Festival Suoni e Colori in Toscana 2012 XXIII edizione

Alla XXIII^ Edizione confermando, con discrezione e ormai a fine estate, l'appuntamento che delizia per ricercatezza e originalità un pubblico eterogeneo di appassionati


MUSICA — Il Festival Suoni e Colori in Toscana, giunge nel 2012 alla sua XXIII^ Edizione confermando l'appuntamento che annualmente, con discrezione e ormai a fine estate, delizia per ricercatezza e originalità un pubblico eterogeneo di appassionati, amanti della musica in tutte le sue forme e i suoi linguaggi. Il Festival Suoni e Colori Edizione 2012 propone un vario panorama musicale distribuito in 5 appuntamenti proseguendo nella proposta di eventi che esaltino i temi portanti della manifestazione: tradizione e contemporaneità della musica “colta” ma anche attenzione alle diverse anime del presente di qualità. Tutte le date nel file allegato.

Nato nel 1990, il Festival si è sempre contraddistinto per un ricco programma di concerti da camera che hanno portato a suonare in chiese, ville e fattorie del Comune di Rignano sull’Arno alcuni fra i migliori artisti di fama nazionale ed internazionale (Giorgio Gaslini, Luis Bacalov, Chong Park, Andrea Lucchesini, Boris Belkin, Natalia Gutman, Bruno Canino, Die Weimar Hofsanger, il Coro della Cappella Pontificia Sistina, Jennifer Dudley, Salvatore Di Gesualdo, Dario De Rosa, Ensemble de Cuivres des Hautes de France, Dmitri e Vovka Askenazy) e giovani vincitori di concorsi prestigiosi (Pavel Bermann premio Indianapolis, Massimo Quarta, premio Paganini di Genova, Ingrid Fliter, premio Chpin Varsavia, Vittorio Ceccanti Karel-Hilsum Prize Amsterdam, Filippo Gamba, premio Brema). Il Festival ha ospitato giovani stelle della lirica, oggi artisti affermati in campo internazionale, come Jennifer Dudley, Roberto Scaltriti, Patrizia Ciofi, Antonia Brown, Leonardo de Lisi e Lorna Windsor e nel corso degli anni ha saputo rivolgersi verso un pubblico sempre più differenziato ed aprirsi ai più diversi linguaggi musicali: dalla musica da camera, a quella lirica, agli spirituals, al jazz, al folk (Riccardo Marasco con la storia della canzone popolare del XII secolo; il baritono americano Avon Stuart con i negro-spirituals e gospels; Paolo Poli e Antonio Ballista con le favole in musica, Enrico Rava, Giorgio Gaslini e Stefano Bollani con repertori internazionali di jazz, Alessandro Galati e Ares Tavolazzi, l’Opus Avantra Ensemble di Donella Del Monaco e Paolo Troncon, la voce recitante di Eros Pagni, con Claudio Valenti alla viola, il tango del duo Gian Paolo Bandini e Cesare Chiaccheretta per chitarra e bandoneon per finire con le cornamuse del Bagpipe Interest Group …).

La direzione artistica è affidata al maestro Mauro Ceccanti.

Si rinnova anche la collaborazione con il progetto “musica insieme” a cura della Provincia di Firenze dedicato per il 2012 a “Claude Debussy e dintorni...” nel 150° della nascita dell'autore

Il Festival ripeterà la formula che lo ha sempre contraddistinto e lo ha reso un appuntamento costante alla fine dell’estate, ossia le ambientazioni dei concerti nelle ville, nelle fattorie e nelle chiese della bellissima campagna rignanese e reggellese, proprio perché il concerto possa essere anche un importante momento di fruizione del patrimonio artistico, storico e ambientale del territorio.

Infine, per i “Colori” del Festival, quasi tutte le serate dei concerti vedranno la contemporanea presenza, spesso ad alti livelli qualitativi, di mostre d’arte allestite in collaborazione con singoli artisti e con l’Associazione di arti figurative “Ardengo Soffici” di Rignano sull’Arno.

Al Festival è inoltre assegnato il Premio Presidente della Repubblica che la direzione artistica ha a sua volta conferito negli anni a personaggi di rilievo nel campo musicale come Luciano Berio, Bruno Bartoletti Riccardo Chailly e l’Orchestra Verdi di Milano, Hans Werner Henze, Marcello Panni, Emanuele Luzzati, Aldo Clementi, Giorgio Gaslini, Peter Maxell Davies, Luis Bacalov, Rolando Panerai, Bruno Canino, Piero Farulli.

Quest'anno sarà conferito a Moni Ovadia, quale riconoscimento per la carriera artistica dedicata ai temi della pace e dell'integrazione delle culture.

Sono da sempre previste agevolazioni sul costo del biglietto di ingresso per i giovani sotto i diciannove anni, per gli anziani sopra i sessanta, per gli allievi dei Conservatori e delle Scuole di Musica, oltre a forme di abbonamento particolarmente vantaggiose.


I luoghi del Festival dell’edizione 2012


Villa Pitiana (Comune di Reggello)

Si trova a 430 mt sul livello del mare e con la sua poderosa struttura divide gli ultimi ulivi del Valdarno dal secolare arboreto di Vallombrosa. Il 3 Luglio 1039 la Badessa Itta del monastero di S. Ellero, donava a S. Giovanni Gualberto il terreno di Vallombrosa, ma per il loro sostentamento dovette aggiungere a questo terreno un podere con orto e vigna a Pitiana. Nei due secoli successivi tra acquisti e donazioni, tra cui quella di Matilde di Canossa, l'Abbazia di Vallombrosa entrava in possesso di quasi tutte le terre tra il Pratomagno e l'Arno. Pitiana, antica curtis dominica, che si trovava sul luogo dell'attuale villa, diventa uno dei quattro centri amministrativi di questo territorio. La parte più antica di Villa Pitiana è certamente una "casa da signore" - così chiamate queste costruzioni fortificate, caratterizzate dalla presenza di un'alta torre, non diversa dalle case-torri di S. Gimignano - databile al Trecento. La parte più antica della villa, che si può confrontare con altre antiche fattorie fortificate vicine come Altomena o Ristonchi e con la torre del Castellano, è però pervenuta in una versione compromessa da modifiche e pesanti ripristini - probabilmente del 1931 - ai quali si deve tra l'altro il rifacimento quasi completo delle incorniciature delle finestre (ma rimangono nella muratura tracce delle finestre originali). Nel 1808, con l'annessione della Toscana all'Impero di Napoleone, l'abbazia di Vallombrosa fu soppressa e tutti i suoi possedimenti, inclusa Pitiana, furono alienati a privati, per rinsanguare le casse dello stato, eccetto la foresta che rimase demaniale. La Villa dovette più tardi nell'Ottocento passare ai Grottanelli perché è segnata con quel nome in molte vecchie carte geografiche. Di quest'epoca esistono nel cortile maggiore vari monumentali orci di terracotta imprunetana, un tempo usati per conservarvi l'olio: uno di essi reca la data 1840; tre sono opera firmata Giovanni Vanni, uno F.D.S. Nistri, uno F.S.N. Alla fine dell' Ottocento la fattoria di Pitiana si trasforma definitivamente in villa e acquista la facciata monumentale, anche se la parte posteriore continuava fino a tempi recenti a essere una vera fattoria. La parte nuova è architettonicamente ancora nello stile accademico di derivazione rinascimentale: neorinascimentali sono le cinque sale del piano terreno e quelle soprastanti, nonché il sontuoso scalone. Ma nella stessa epoca imperversava il gusto Liberty ed ecco che le decorazioni pittoriche delle sale di rappresentanza, quasi in contrasto con l'architettura, mostrano già una apertura al nuovo stile. Tardo ottocentesco è anche il parco all'inglese ed i tre cancelli (di cui quello di sinistra è murato). Ai primi del Novecento la ferrovia che portava da S. Ellero al Saltino passava vicino a Villa Pitiana: ne resta ancora la stazione. Nel 1931 furono fatti altri lavori, la cui entità è difficilmente misurabile: probabilmente si tratta della fine dei lavori iniziati nel 1897, col ripristino delle parti medievali e le trasformazioni interne.

Castello di Torre a Monte (Comune di Reggello)

Torre a Monte si trova sulla collina soprastante la chiesa di San Clemente, in territorio reggellese, su quella che un tempo era la strada che dalla Cassia Vetus scendeva prima al guado e poi ponte sull’Arno a Rignano e proseguiva verso Firenze. Il toponimo denuncia un luogo e una costruzione con radici molto antiche nella quale hanno abitato la nobile famiglia dei Cavalcanti di Siena, la famiglia Gianfigliazzi, i Dini ed i Morelli Adimari, la famiglia maltese dei Caruana. Oggi Torre a Monte si presenta come un robusto edificio quadrangolare merlato, frutto di una ristrutturazione tardo-ottocentesca ed è sede di cerimonie, meetings e banchetti.

Pieve di San Leolino (Comune di Rignano sull’Arno)

La pieve di San Leolino ebbe origine probabilmente tra il X e il XI secolo. Tra i primi documenti che la ricordano si annovera l'atto di Donna Gilda, vedova di Azzo di Pagano, redatto nel 1066 a favore del monastero di San Pier Maggiore di Firenze. La pianta a tre navate, divise da archi appoggiati a pilastri a sezione quadrangolare, l’impianto a basilica, i muri in alberese e pietraforte, sono tipici dell’architettura romanica. Ristrutturata più volte durante i secoli, mantiene nella sola parte absidale il carattere originario, mentre la parte anteriore risulta modificata, probabilmente nel ‘700. L’interno sobrio è rischiarato dalla presenza di alcune opere di rilievo, restaurate in occasione della riapertura della pieve. Sormonta l’altare di sinistra l’affresco con l’Incoronazione della Vergine, di scuola fiorentina, della fine del XIV secolo. Durante il restauro, lo stacco dell'affresco ha permesso il recupero, come elemento a se stante, della sinopia, ossia il disegno preparatorio che l'artista tracciò in rosso sul primo e grossolano strato di intonaco. La sinopia rivela delle differenze rispetto all'affresco finito e quindi i pentimenti dell'artista rispetto alla sua prima idea.All’altare di destra, è collocato l’affresco staccato rappresentante la Madonna che allatta il Bambino di Bicci di Lorenzo che, fino al 1797, era stato venerato nell’oratorio di Sezzano dei padri vallombrosani presso il Bombone, in località detta appunto “La Madonna” Esiste anche un fonte battesimale del Cinquecento, in terracotta invetriata policroma, con le Storie di San Giovanni Battista, della bottega di Santi Buglioni. Di forma esagonale, esso è infatti costituito da sei scomparti, con scene della vita del Santo, divisi tra loro da doppi pilastrini ornati. L’alto basamento è sagomato, mentre, il coronamento, inizia con i capitelli dei pilastri e culmina con una serie di cornici aggettanti, decorate ad ovoli e dentelli. Completamente sconosciuto alla critica è il bassorilievo in terracotta policroma con la Natività della Vergine, opera di un ignoto scultore fiorentino della seconda metà del XVI secolo, in stile tardo-manieristico.

Fattoria di Castiglionchio (Comune di Rignano sull’Arno)

Menzionato per la prima volta nel 1066 il castello originario apparteneva alla nobile famiglia guelfa dei da Quona e da Volognano. Nel castello visse fino al 1378 messere Lapo da Castiglionchio, giurista e umanista amico del Tetrarca, ambasciatore della Repubblica fiorentina. Oggi Castiglionchio è una grande villa-fattoria che ha aperto le porte all’agriturismoma continua a produrre Chianti Colli Fiorentini, bianco di Castiglionchio, vin santo della Fattoria invecchiato in caratelli sotto tetto, le famose pesche di Rosano, pere, mele e Olio Extra Vergine di Oliva.

Oratorio di Santa Maria della Neve presso la Villa Fattoria Il Palagio (Comune di Rignano sull’Arno)

L'oratorio di Santa Maria della Neve e San Giuseppe, che sorge su un fianco della Villa che fu a lungo di proprietà della Famiglia Altoviti, fu consacrato nel 1818. Una lapide in pietra sopra il portale dell'edificio ricorda come il titolo dell'oratorio provenga da una cappella, situata a poca distanza e documentata fin dal 1646, dismessa agli inizi dell'Ottocento. Nel nuovo oratorio, a navata unica, con tetto a capriate e voltato nel presbiterio fu così trasferito l'affresco secentesco della Madonna col Bambino che si trovava nell'antica cappella e ancora oggi esso campeggia nella parete di fondo in una cornice lignea bianca con decorazioni dorate.

Redazione Nove da Firenze