''Europa-Mediterraneo-Oriente'' fra danza, teatro, musica e installazioni

La XVII edizione del festival è così dedicata all'indagine, attuata attraverso gli strumenti della creazione artistica contemporanea, dei percorsi, dei nessi, delle suggestioni, ma anche delle differenze, tra Occidente e Oriente.


FABBRICA EUROPA 2010 — Fabbrica Europa 2010 chiude il ciclo triennale dedicato all'indagine sui rapporti artistici e culturali tra Europa e altri continenti con “Europa-Mediterraneo-Oriente”, un articolato programma di eventi di danza, teatro, musica, installazioni, laboratori e incontri.

La XVII edizione del festival è così dedicata all'indagine, attuata attraverso gli strumenti della creazione artistica contemporanea, dei percorsi, dei nessi, delle suggestioni, ma anche delle differenze, tra Occidente e Oriente. Muovendoci idealmente verso Est, dall'Europa e dal Mediterraneo per giungere fino in Cina.

Un'altra direttrice è quella dell'indagine del rapporto arte e scienza. Sempre di più, coreografi, registi, musicisti, artisti e studiosi conducono insieme ricerche a livello internazionale che uniscono alla prassi puramente artistica scienza e nuove tecnologie, contribuendo alla definizione di nuovi paradigmi estetici e superando il concetto classico di discipline artistiche. Proseguendo l'indagine sulle procedure artistiche più innovative e originali, Fabbrica Europa dà così spazio a quegli artisti che più di altri oggi si confrontano con la pratica sperimentale e la ricerca tecnologica indagando i meccanismi "segreti" della conoscenza e facendo proprio il potenziale offerto da nuove teorie e metodologie.

Indagando il rapporto tra arte, scienza e ricerca, viene presentata un’installazione sulla relazione tra arte, matematica e cosmologia. A 20 anni dalla grande mostra personale che il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato ha dedicato a Mario Merz, figura di spicco del movimento Arte povera, gli spazi della Stazione Leopolda accolgono La spirale appare, un’opera totale creata con ferro, fascine di legno, vetro, neon e giornali. Presente nell’opera di Merz sin dagli esordi, l’immagine cosmica della spirale diviene la cifra distintiva del suo lavoro, visualizzando la sequenza numerica scoperta dal matematico Leonardo Fibonacci e scelta dall’artista per rappresentare i processi che regolano la crescita naturale (Stazione Leopolda, 6-25/5).

Areal è l’installazione dei media artists Granular Synthesis, la cui arte multimediale mira alla fusione di video e suono in un unico mezzo espressivo. Come parte importante di questo percorso, sviluppano software video e specifiche configurazioni per computer che consentono loro di “suonare” video come fossero strumenti musicali. Creano delle macchine elettroniche emozionali che circondano il pubblico, sopraffacendone i sensi grazie all'uso di infrasuoni e particolari frequenze luminose. Una performance/installazione multisensoriale che, attraverso elettronica e nuove tecnologie, invita a una riflessione sul fenomeno naturale della luce e del suono. Proiezioni multischermo e surround sound dai bassi dominanti immergono lo spettatore in un coinvolgente spazio sonoro, spingendolo a coscienza della propria percezione e dei suoi limiti (Stazione Leopolda, 6/5).

Framerate 0_primo esperimento, la nuova creazione del gruppo romano Santasangre (recente vincitore del Premio Ubu), è una performance/installazione intorno alla traduzione in linguaggio artistico di ciò che appartiene alla scienza. Lo spazio scenico diventa il laboratorio, il luogo dove poter trasferire i fenomeni che normalmente si verificano in natura per sottoporli a diminuzioni o accelerazioni temporali. I processi naturali sono gli elementi di questo esperimento, in cui il risultato è la conquista da parte della materia di un nuovo stato, ad esempio la solidificazione dell’acqua. Il ghiaccio è l’assenza di calore, paralisi del movimento, gelo della notte, azzeramento concettuale che porta un pensiero nuovo, è candore, nitidezza, quiete necessaria per fondare una nuova tensione (Stazione Leopolda, 6-9/5).

La spazializzazione del suono è alla base anche di The table of earth, una prima assoluta in cui la versatilità vocale e gestuale del performer americano David Moss è ancora una volta messa in relazione con la ricerca di Tempo Reale nei settori dell’interattività, delle tecniche di microfonazione e di elaborazione del suono. Il progetto si basa su un grande tavolo di lavoro dove trovano posto oggetti, strumenti, sensori e microfoni, attraverso i quali i musicisti coinvolti danno vita a una “storia sonora” immaginaria, al confine tra teatro e suono, in una continua scoperta, anche estemporanea, di percorsi musicali inauditi, divertenti e accattivanti (Stazione Leopolda, 13,14/5). Tempo Reale presenta inoltre il concerto acusmatico TR_Playlist #5, Canada di Dominic Thibault (Villa Strozzi, 15/5).

Oriente e Occidente si fondono nel personalissimo linguaggio contemporaneo di Shen Wei, coreografo, danzatore, regista, pittore, calligrafo e designer, considerato dalla critica internazionale uno degli artisti più originali del momento. Shen Wei è nato e cresciuto artisticamente in Cina, ma è a New York che ha fondato la Shen Wei Dance Arts. Il festival ospita il trittico Re–(I, II, III) - Tibet (2006), Angkor Wat (2007), New Silk Road (2009) – manifesto, introspettivo e al contempo universale, di un’arte interdisciplinare e interculturale che mostra tre impenetrabili, misteriose e affascinanti società, Tibet, Cambogia e Cina, filtrandole attraverso danza, fotografia, voce, musica (Teatro Era di Pontedera, 15/5).

Della Shen Wei Dance Arts è inoltre la cura di un progetto formativo ideato e promosso da Marinella Guatterini per il 2° corso di teatrodanza dalla scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano e da Fabbrica Europa, in collaborazione con CanGo Cantieri Goldonetta. Il percorso didattico della durata di 7 settimane - il primo in Europa sotto la supervisione del maestro cinese e articolato in una serie di masterclass con 20 giovani danzatori italiani e stranieri - ha portato alla creazione di Mycelial Sketches, in scena a Firenze in apertura del Festival (Stazione Leopolda, 6,7,8/5) e poi a Milano.

In prima nazionale, in collaborazione con il 73° Maggio Musicale Fiorentino, va in scena La verité 25 x par seconde, la nuova creazione del coreografo belga Frédéric Flamand con il Ballet National de Marseille: una riflessione sulla mutazione della percezione, sull’ambiguità del rapporto verità/menzogna, sullo stato del corpo in rapporto alle evoluzioni tecnologiche. Nello spettacolo le scansioni elettroniche di 3 videocamere di sorveglianza creano un nuovo ambiente di controllo in tempo reale di 25 immagini al secondo. Flamand si è sempre confrontato con la scienza e l’architettura a livello internazionale: in questa occasione per disegnare le scene ha scelto il cinese Ai Weiwei, artista, architetto, critico, considerato l’icona di una Cina ribelle (Stazione Leopolda, 20-22/5).

Another Sleepy Dusty Delta Day di Jan Fabre trae ispirazione da una canzone di Bobbie Gentry. È uno studio sulla morte, sull’amore assoluto, sul suicidio e sulle conseguenze psichiche in chi sopravvive alla perdita della persona amata. Una grande installazione con trenini sul pavimento e uccelli in gabbia appesi al soffitto fa da scenario. Inizia con la lettura di una lettera d’amore e prosegue con intensi momenti di teatro danza, in cui la protagonista sembra asservirsi a una logica meccanica che sfigura il corpo in oggetto di trasporto, per poi esplodere in una follia e in un terrore del vuoto che porta alla distruzione delle installazioni, al lancio di bottiglie, a gesti inconsulti, a simboliche azioni sessuali, fino a simulare il drammatico assassinio di un uccello. Sul palco la giovane e talentuosa performer greca Artemis Stavridi (Stazione Leopolda, 12,13/5).

Albero senza ombra è la creazione, in prima assoluta, di César Brie. Nella regione di Pando, nella giungla boliviana, l'11 settembre 2008 c’è stato un massacro di contadini che andavano a una riunione sindacale: 11 morti ufficiali, decine di scomparsi di cui non si conoscono né nomi né provenienza. L’attore e regista argentino ha indagato sui fatti, viaggiando nella giungla, intervistando vittime e carnefici, analizzando informazioni poliziesche, giudiziarie e mediche. Questo lavoro cerca di dare nome e storia alle vittime e scoprire le ragioni che stanno dietro l'eccidio (Istituto Francese, 11-15/5). Un incontro a cura di Ferdinando Marchiori illustra, attraverso testi e immagini, 10 anni di successi dell’Iliade del Teatro de Los Andes di Cesar Brie (Istituto Francese, 12/5).

La sperimentazione e l'utilizzo di sistemi di illuminotecnica è al centro del lavoro della Compagnia Krypton che propone Il ponte di pietra, regia di Giancarlo Cauteruccio, testo del canadese Daniel Danis. Krypton fonda la sua poetica sull’esplorazione delle tecnologie e della loro applicazione sulla scena e nelle arti con un’attitudine interdisciplinare che si rivolge al teatro come all’architettura e alle arti visive. L’uso della luce, la sua capacità di creare architetture e modificare lo spazio, si delinea come una possibilità, in divenire, di intervento sul mondo sensibile (Teatro Studio di Scandicci, 11-13/5).

Giving voice, in collaborazione con il Centre for Performance Research di Aberystwyth (UK), è un percorso di performance, workshop e work session. L’israeliana Victoria Hanna, dal particolarissimo timbro e dallo straordinario registro vocale, compone rifacendosi agli antichi testi sacri dell’ebraismo ed esplorandone la natura mistica in relazione alla simbologia legata agli aspetti trascendentali della voce, del testo e della percezione spaziale (Stazione Leopolda, 11/5). Dalla Siberia la musica sciamanica di Stepanida Borisova: attrice, cantante e figura di culto del fenomeno Yakutian rock, incanta per la straordinaria voce che sa spaziare dal rock al jazz, all’avanguardia (Stazione Leopolda, 16/5).

Sempre nell’ambito del progetto Giving Voice, Teatr Zar, gruppo polacco nato in seno al Centro Grotowski di Wroclaw, porta in scena il dittico Gospels of childhood. Ouverture e Anhelli. The calling. La compagnia ha realizzato una serie di spedizioni nel Caucaso entrando in contatto con persone depositarie di antichi canti tradizionali. In Svetania il gruppo ha incontrato una tradizione di canti polifonici che risalgono all'inizio della nostra era. Proprio il canto è uno dei tratti distintivi del lavoro teatrale di Teatr Zar (Stazione Leopolda, 19-22/5).

Il Workcenter di Jerzy Grotowski e Thomas Richards prosegue la propria ricerca su musica e parola con due lavori: The living room e I am America (Istituto Francese, 18,19/5).

Le Cri è la creazione della franco-algerina Nacera Belaza, premiata in Francia come “rivelazione coreografica 2008”. Nella sua danza minimalista ed espressiva – che prende le mosse dal corpo femminile inerte poi animato dai salmi di Larbi Betsam e dalle voci di Maria Callas e Amy Winehouse - convivono ascesi e piacere, spiritualismo e una forma discreta di sensualità (Stazione Leopolda, 16/5).

Young Ho Nam esplora il legame tra corpo e spirito nella danza tradizionale coreana. Il solo, in prima nazionale, Une Femme Coréenne è la reinterpretazione di una delle danze rituali dei monaci buddisti. Astratta e non narrativa, si caratterizza per la sobrietà dei movimenti. In questa creazione Young Ho Nam esplora i rapporti con la poesia grazie ai testi di Paul Godard, composti appositamente per la pièce, che fanno da controcanto all’azione coreografica (Stazione Leopolda, 8/5).

La performer Luisa Cortesi in collaborazione con l’artista visivo Massimo Barzagli presenta Action Figures. Monumental Sculptures, nell’ambito di Per vedere, progetto articolato in più processi performativi, visivi ed espositivi, bidimensionali e tridimensionali. Una performance sullo scorrere del tempo e sulla costruzione di un'opera scultorea che si svela e si compone direttamente davanti allo sguardo dello spettatore (Stazione Leopolda, 6/5). Di Massimo Barzagli è il progetto installativo sul piazzale esterno della Stazione Leopolda (6-25/5).

Alessandro Carboni è un attento osservatore e interprete della geo-politica culturale che esplora le connessioni tra mentale e fisico, tra cervello e corpo, tra immaginario e reale. Nella performance Lâu Nay la coreografia diviene strumento per indagare, codificare e studiare i processi cognitivi, percettivi e di apprendimento. Il corpo del danzatore è il territorio in cui proiettare e traslare gli spazi da reali a metaforici e psichici (Teatro Studio di Scandicci, 20,21/5).
Carboni è anche protagonista insieme a Dickson Dee (sound artist, produttore, compositore) di un vj e dj set cui si aggiunge il dj set della tailandese Nakadia (Stazione Leopolda, 22/5).

Fabrice Lambert in Solaire mette a punto un dispositivo di luce che è attivato da movimenti manuali d’immagini in funzione di azioni sul pavimento. Una partitura per 5 danzatori che esplora il rapporto tra luce e corpo. Una ricerca della dinamica teatrale che utilizza i suoi mezzi tradizionali, pensata in termini d’immagine moderna grazie alla nozione dei pixel (Teatro Cantiere Florida, 18/5).

Gruppo Nanou presenta la Prima e Seconda stanza di Motel [Faccende personali], un’unità di tempo, un luogo familiare, disabitato; è la stanza dei segreti, degli amanti, delle puttane, il rifugio degli assassini, la sosta dei viaggiatori. La drammaturgia, scandita in episodi, è l’interazione di un ristretto numero di personaggi immersi in un ambiente familiare e sostanzialmente ordinario, in cui elementi straordinari spostano l’andamento quotidiano dell’azione (Teatro Cantiere Florida, 8,9/5).

Letizia Renzini e Marina Giovannini presentano La Bambola di Carne, una composizione per schermi video, corpi, suono e luci basata sul film di Ernst Lubitsch Die Puppe (1919). Parte della narrazione cinematografica viene rielaborata in video e inserita nell'installazione a tre schermi che diventa partitura, sfondo e contrappunto (Teatro Studio di Scandicci, 6,8,9/5).

Cristina Rizzo, partendo da un progetto di scrittura di una partitura poi affidata ad altri 3 coreografi per una rielaborazione personale (Eszter Salamon, Michele Di Stefano, Matteo Levaggi), propone la nuova creazione Dance N°3, tre soli da lei stessa interpretati (Teatro Cantiere Florida, 22,23/5).

In collaborazione con Switch Social Network e l’etichetta francese I.O.T viene presentato Back to Mongolia: Tradizione sciamanica/ritualità elettronica. Sul palco Gendos Chamzyryn, sciamano, performer, insegnante di musica e cultura tradizionale a Tuva (Mongolia), esperto suonatore di vari strumenti tradizionali e grande interprete e innovatore delle tecniche del canto armonico tra cui il profondo canto di gola “Kargiraa”. Insieme a lui, a formare il trio K-Space, Tim Hodgkinson, compositore e musicista inglese, e Ken Hyder, percussionista e batterista scozzese. A seguire il live set del vincitore del Premio Mongolia Sound Banking, il dj set di Leon P ispirato alle sonorità sciamaniche e il dj set di Crystal Distortion (Stazione Leopolda, 8/5).

Alla scena elettronica multimediale del Giappone è dedicato il dj set di preview del Muv Festival, evento che indaga le arti digitali, la musica elettronica e la sperimentazione audiovisiva. Sul palco: Radiq, Akiko Kiyama, Fumiya Tanaka (Stazione Leopolda, 7/5).

Un incontro fortunato quello tra Pasquale Mirra al vibrafono e Hamid Drake, batteria, frame drum e voce, vero maestro nel creare basi poliritmiche torrenziali su cui si inne­stano le sonorità poetiche e impattanti di Mirra. Due culture appa­rentemente lontane si ritrovano, si amalgamano, creando un ponte immaginario tra l’onirico, l’ancestrale e le melodie sospese, a tratti quasi ipnotiche, dove le pulsazioni africane e orientali dei tamburi sanno assorbire l’eclettismo del vibrafono (Stazione Leopolda, 9/5).

La scena musicale indiana è rappresentata dal live di Talvin Singh - emblema della fusione tra elettronica e musica tradizionale - e dal dj set di Raj Pannu, artista dalla tecnica sopraffina e dalla straordinaria capacità di gestire le tecnologie video, capace di mixare suoni di ogni ambito musicale. In coproduzione con Musicus Concentus (Stazione Leopolda, 14/5).

I Dhoad, gitani del Rajasthan, sono musicisti che incarnano la più autentica tradizione gitana che li vuole nomadi e appartenenti a religioni e a caste diverse, ma anche musicisti classici sufi, cantastorie, artisti di strada (Stazione Leopolda, 15/5).

Il quartetto composto da Ares Tavolazzi, Elias Nardi, Edmondo Romano ed Emanuele Le Pera, porta avanti una ricerca musicale, creando un ponte sonoro tra la musica mediorientale e il jazz. Nadir è un originale impasto sonoro che scaturisce dalle avvolgenti melodie e dalle ritmiche trascinanti tipiche del repertorio arabo-ottomano classico (Stazione Leopolda, 18/5).

Il cantiere creativo internazionale Roots&Routes, sostenuto dall’Unione Europea, sviluppa istallazioni, performance e dj set attraverso laboratori di lavoro di giovani artisti di tutto il mondo. Maestro di cerimonie della serata Badara Seck con il Badamj Ensamble (Stazione Leopolda, 19/5).

Una performance-installazione, che prende spunto dall’Odissea di Omero e dall’Ulisse di Joyce, permette allo spettatore di vivere l’esperienza di un’odissea consapevole o inconsapevole. Il collettivo D.L.T., attraverso la manipolazione di audio, video e azione performativa, rielabora in tempo reale gli interventi del pubblico (Stazione Leopolda, 12/5).

Non mancano le serate dedicate ai dj set: Peter Yu & Paul Harden (13/5), i progetti Monochrome Grooves (20,21/5) e Global Kan Kan (15/5).

Gong e sciamani: una performance estatica introduce alla musica come tramite per un viaggio nelle realtà superiori della coscienza (Stazione Leopolda, 11/5).

Putho! è uno spettacolo di circo cambogiano che fa scoprire la cultura khmer. Da anni l’ONG Phare Ponleu Selpak Cirk lavora con i bambini cambogiani vittime di violenze (Stazione Leopolda, 16/5).

Fabbrica Europa dà come sempre spazio a momenti di riflessione e approfondimento sui principali temi legati al contemporaneo e alle linee guida del festival attraverso incontri e conferenze: Luigi Lombardi Vallauri, Mino Gabriele, Alessandro Carboni e molti altri. Inoltre viene presentato il volume La terza vita di Leo, un omaggio a Leo de Berardinis, maestro della scena contemporanea (Istituto Francese, 13/5).

Chiude il programma del festival L’Imbalsamatore, su testo di Renzo Rosso, prima regia d’opera di Giorgio Battistelli. I livelli narrativi di questo monodramma si dipanano in una intensa drammaturgia che si colora di ironia, toni grotteschi e surreali. Interprete unico è l’attore Paolo Calabresi; sul podio dell’Orchestra Regionale Toscana Erasmo Gaudiomonte (Stazione Leopolda, 24,25/5).

Redazione Nove da Firenze