La spiaggia di Marina di Campo: splendore e tragedia fra le due guerre mondiali


Chiamata agli inizi “la marina di Campo”, Marina di Campo deve la sua vita al mare e alla spiaggia. Il paese, situato sulla costa sud dell’isola d’Elba, oggi viene chiamato comunemente Campo. E’ nato sotto la vecchia torre pisana arrampicandosi dal mare verso la collina. Si è sviluppato formando il borgo marinaro “Le Scalinate” per poi allargarsi verso la pianura con l’impegno della Società di Mutuo Soccorso La spiaggia campese, con un golfo stupendo, si dipartiva dal porto. Era molto bella, selvaggia e incontaminata. La sabbia dorata mostrava un paesaggio incantevole. Dietro l’arenile c’erano case di campagna e campi coltivati. Si vedevano spesso sulla spiaggia, col sole, signore con l’ombrellino e in abbigliamento elegante come pure famiglie con bambini camminare lungo la riva del mare. Con la primavera sulle dune, lontane dal mare, nascevano le margheritine bianche e cresceva il Fico degli Ottentotti (Carpobrotus acinaciformis) color lilla, chiamato anche Caprettaia dai campesi. Erano diffusi i tamerici e i giunchi. Sulla riva, nella zona vicino al porto, le mareggiate accumulavano la Posidonia, comunemente chiamata “àliva” marina. Insetti piccolissimi e libellule rendevano l’ambiente più duro e selvaggio. Volava nel cielo di Campo il Gabbiano Corso mentre pescavano fra gli scogli il Marangone e il Cormorano. L’aria era salubre e l’atmosfera serena, con un paesaggio che assumeva al mattino sfumature poetiche.
Sicuramente, Napoleone Bonaparte, imperatore-prigioniero, ospite di Tommaso di Gregori, ebbe occasione di ammirare la spiaggia di Campo. In quel tempo l’arenile veniva frequentato da personaggi illustri che apprezzavano la bellezza del paesaggio, la calda sabbia e l’aria dolce col fresco venticello di maestrale. Pier Luigi Dini, poeta campese vivente, ricorda nel suo libro “Riverberi” il paese natale con l’incantevole spiaggia. “Nata dalla campagna e dal mare, espressione di riuscita armonia, racchiudi il mistero e la bellezza ...
Ti adagi in una culla di sabbia, hai la luce e il colore della festa, il sapore degli aromi marini ...”
I passaggi poetici della lirica si rifanno al tempo passato e alla sua fanciullezza, con sentimenti di melanconia.
Con la nascita del Comune di Campo nell’Elba nel 1894 il paese e la spiaggia cominciarono ad avere più attenzioni. Ma solo alcuni anni dopo la fine della prima guerra mondiale la vita riprende su tutto l’arenile. La spiaggia prese sempre più forza nel suo splendore. Nel 1920 Paolo Mibelli era sindaco a Campo. Si impegnò molto per aumentare la partecipazione scolastica. Il maestro Scoppettone, proveniente da Salerno, burbero e bonario, usava spesso espressioni colorite. Benché amante della natura, raramente portava i bambini sull’arenile. L’agricoltura era in crisi e non c’era lavoro sul mare così iniziò l’emigrazione verso l’estero.
L’anno successivo il principe Umberto di Savoia arrivò all’Elba sbarcando a Portoferraio. Visitò anche Campo scendendo al molo grosso. Circondato da una folla incuriosita ricevette un omaggio di fiori nella piazzetta delle Scalinate. Si racconta che una bambina, Annamaria Mibelli, figlia di Paolino e Agostina, dapprima timida si fece coraggio rivolgendosi al Principe: “Tené! per voi, il vostro babbo e la vostra mamma”. La spiaggia col suo fascino guardava da lontano. Negli anni successivi il paese, sospinto anche dal fascismo e dalla voglia di crescere, si assestava su un modello di vita basato su impegno laborioso, orgoglio nazionale e rispetto. In estate l’arenile era più vivo. Attorno alle casette in legno di proprietà privata chiamate “baracchine”, talvolta colorate con terrazze e tettoie, le famiglie si incontravano. I ragazzi facevano i consueti giochi come “Rubabandiera” e “Lancio del cerchio”. I bambini passeggiavano lungo la riva alla ricerca di conchiglie e di minerali. A Portoferraio, nel 1924 fu inaugurata la biblioteca-pinacoteca Foresiana. La società agraria si stava trasformando in società industriale. L’ambiente marino e la sabbia dorata affascinavano sempre più. Ospiti illustri si costruivano ville presso la spiaggia. L’ingegner Camillo Gentini semina la grande pineta dopo la villa Nomellini e dietro l’arenile.
Nel 1928 avviene la prima visita di Mussolini all’Elba, ricevuto con grande entusiasmo. Il più importante giornale dell’Elba, Il POPOLANO, appoggiava il fascismo, affiancato da LA DIFESA, periodico cattolico più equilibrato. Quest’ultimo, nel marzo dell’anno successivo porge le congratulazioni al generale Luigi Tiscornia, frequentatore di Campo, per la sua nomina a Senatore del Regno. Iniziarono i primi timidi interventi per rendere più salubre e sicuro tutto l’arenile. Il regime fascista si sforzava di promuovere l’attività sportiva con un forte spirito popolare e nazionale: corse di biciclette, partite di calcio, gare di nuoto, gare remiere e a vela. All’Elba prese particolarmente a cura le feste popolari e le manifestazioni ginniche. Famosa era la Festa dell’Uva che si svolgeva a Portoferraio.
Frattanto in Italia non si poteva manifestare liberamente il proprio pensiero e si affermava sempre più lo squadrismo di facinorosi. Poi si cominciarono a proibire i Concorsi di Bellezza per ragazze, considerati il degrado della vita italiana. La vita sulla spiaggia era più serena e meno aperta al modernismo imperante in Europa e negli Statu Uniti d’America. Anche a Campo ci fu l’adeguamento a questo stile di vita con eliminazione di forme considerate immorali e non rispondenti all’etica fascista. Cominciarono ad organizzarsi le prime colonie marine ma con pochi bambini campesi. Sulla spiaggia giocavano sempre più spesso e gioiosamente i ragazzi e le ragazze. Le baracchine erano sempre più frequentate da famiglie campesi e del continente. Cominciarono a diffondersi le prime gite in barca verso Fonza, lo scoglietto della triglia, la grotta del Vescovo e la grotta di Cavoli. Prendeva forza il fascino della scampagnata verso coste vicine per fare merenda. Anche all’Elba, sospinta dalla propaganda fascista, la gente stava vivendo momenti di gioia e spensieratezza. Sulla spiaggia si vedevano sempre più spesso Plinio Nomellini e Cesare Vinzio, nei pressi delle loro ville: ambedue pittori post macchiaioli della scuola livornese. Plinio, molto legato all’Elba, amava dipingere marine con l’arenile sereno e selvaggio. Bello è il dipinto di Vittorio, figlio di Plinio, con scene di Guerra d’Africa, donato al Comune di Campo nell’Elba. Sulla spiaggia elbana mai si parlava delle restrizioni, dei sacrifici, delle insofferenze politico-sociali. La radio faceva la propaganda di regime e il popolo volava sulle ali dell’entusiasmo. La vita scorreva tranquilla e mai si leggeva, sui giornali locali, di incidenti sociali o politici.
Nell’agosto 1931 il conte Costanzo Ciano di Castellazzo, eroe di Buccari, fece il suo usuale viaggio all’Elba visitando soprattutto i vari paesi della costa. L’anno dopo Guglielmo Marconi, con il suo panfilo Elettra, arrivò a Portoferraio. Visitò le località storiche dell’Elba ed ammirò i panorami della zona sud, compresa la spiaggia di Campo. Gli avvenimenti di regime venivano vissuti con manifestazioni all’aperto, al Campello, dietro la spiaggia all’inizio del centro abitato fatto di poche case. Dalla vicina torretta del dottor Danilo Colombi, medico condotto, si poteva vedere il mare ed assistere alle manifestazioni. Sul piano terroso, spesso acquitrinoso nei mesi invernali, circondato da piante di “prispari” e “scalzapreti”, si adunavano i cittadini assieme agli alunni delle scuole elementari in divisa per partecipare a saggi ginnici. Il campo veniva anche utilizzato, dai giovani del paese, per giocare al calcio, sport spontaneo molto diffuso. Durante gli incontri sportivi le risse erano frequenti: si giocava duro e talvolta con “botte da orbi”. Dopo la partita ogni tanto si organizzavano delle innocenti bravate come gli scherzi goliardici nelle strade e il bagno di mezzanotte sulla spiaggia. In quegli anni aprì il Cinema ed iniziò la proiezione di film con tematiche popolari e di regime. Si interruppe alcuni anni dopo e la sala fu presa dalla Segreteria del Fascio. Fu utilizzata soprattutto per organizzare spettacoli teatrali e per il ballo. Per alcuni mesi fu assegnata anche al pittore Plinio Nomellini che la usò come “atelier” per dipingere. Nel 1935 Giuseppe Conti, chiamato Capitan Conti, assieme alla moglie e i figli Tina, Marcello e Luciano ricevette nella sua villa, presso la spiaggia, il conte Costanzo Ciano, il quale visitò il porto e poté ammirare la spiaggia meravigliosa con lo splendido mare.
Nell’anno successivo l’Elba ebbe la seconda visita di Mussolini che definì l’isola “Elba ferrigna, sentinella avanzata dell’impero” rendendo orgogliosi gli elbani. Anche a Campo ci fu entusiasmo e sull’arenile ripresero, più forti che mai, le canzonette fasciste.
In questi anni Teseo Tesei, Ufficiale del Genio Navale della Regia Marina, amava passare le licenze militari all’Elba e a Campo passeggiando spesso per il porto e sulla collina sovrastante. Il suo sguardo poteva spaziare lungo la spiaggia allargandosi fino allo scoglietto ed oltre. Portava sempre con sé la bandiera dell’Elba (3 api). Nacque a Campo il 3 gennaio 1909 da famiglia di spiccate tradizioni marinare. Amava l’Elba per il suo clima mite ed ammirava i capitani della marineria elbana. Aveva grande coraggio e credeva nei grandi valori etici della monarchia italiana. Era impegnato in progetti militari innovativi in una base segreta presso La Spezia.
Prima dell’entrata in guerra dell’Italia si capiva poco della reale situazione italiana. La lira era forte e si opprimeva ogni dissenso. La radio e giornali erano controllati dal regime. Fra la gente elbana si sentivano i soliti discorsi balneari e si facevano le solite chiacchere paesane. Pochi erano gli svaghi a parte qualche festa popolare. Si andava spesso in bicicletta, lungo la spiaggia si facevano gite in barca e nel porto si facevano gare camminando sul “palo insevato”. Tutto era abbastanza tranquillo. L’Italia era ancora neutrale.
Avvenimenti lontani, di guerra, venivano ancora sentiti con distacco e cieca fiducia nei governanti.
In questi anni anche Oreste del Buono frequentava l’Elba e Campo. Aveva una grande stima per lo zio materno, Teseo Tesei, e grande ammirazione per la sua genialità. Iniziava i suoi primi passi come scrittore e giornalista. La spiaggia continuava la sua vita e i campesi si sentivano ancora orgogliosi dei buoni risultati che il regime propagandava: pace sociale, coltivazione delle paludi pontine, lira forte, le conquiste imperiali. Le ragazze cantavano “Oh quante belle figlie Madamadorè”. Poi, soprattutto verso la fine dell’estate, i ragazzi giocavano a “Scaricabarile” dicendo la filastrocca: “ Biribiribiri scaricabarili, biribiribocci scarica barocci”. Bambini e bambine giocavano usando un’altra filastrocca, ”Giro giro tondo”. E poi, per fare la “conta”, si usava la filastrocca: ” Ambarabaccicciccoccò, tre civette sul comò, che facevano l’amore, con la figlia del dottore, il dottore s’ammalò, ambarabaccicciccoccò!” Sulla spiaggia c’era anche Adolfo Moderni con le sorelle Anna e Nina mentre vicino cantavano Giorgio Mattera con Sara Gimelli, Adria Cocchi e Gina Esercitato.
Si vedevano ogni tanto sulla spiaggia Anna e Lia Franca, figlie di Giovanni Ditel, giocare allegramente con la piccola Lida Perna. Vicino, i ragazzi, fra cui Nedo Danesi, Vittorio Ricci, Alberto Matteoni, Mario Galeazzi, giocavano al calcio e poi, sudati, si tuffavano in mare. Fulvio Tesei, Franco Baldetti, Danuccio Danesi, Angelo Mattera, Adolfo Ulivelli passavano il loro tempo a giocare con le barche di “pitta” utilizzanti delle vele di carta, costruite da loro stessi. Idilio e Egisto Spinetti, Luigi Mattera, Nicodemo Bontempelli, Adulio Greco erano spesso sull’arenile giocando a “Garagolla”. I bambini Giuseppe e Mario Tacchella con Franco Gimelli e Pasquale Esercitato detto Pasqualino ammiravano spesso il loro gioco guardati a distanza dai genitori. Alcuni giovanotti, fra cui Ilio Greco, amanti della pesca con la lenza, cercavano fra la sabbia sulla riva del mare i vermetti rossi chiamati veci, da usare come esca. Negli ultimi anni prima dell’entrata in guerra dell‘Italia, il pittore Pietro Pieroni, spesso immerso nella natura, aveva dipinto nella Chiesetta di San Gaetano un affresco meraviglioso che mostrava quattro apostoli con angeli ai lati e lo Spirito Santo al centro. Il generale Luigi Tiscornia visitava sovente Campo e pescava nel mare presso la sua abitazione. Talvolta faceva lunghe passeggiate sulla riva o andava a pescare, con la sua barca Podgora, nel golfo con i suoi attrezzi abituali (bollentino e nattelli). Ai remi c’era Mario Bartolommei, forte e generoso giovanotto. Sulla spiaggia c’erano spesso Nenne e Maria Antonucci, Maria Mibelli, Gildippe e Laudomia Dini detta Moma all’ombra delle loro cabine. Al mattino partivano dalla riva delle barche, con Andrea Nomellini, Marisa Baldetti, Regina Gennari, Siria Gimelli che andavano a visitare Calenzana e porto Caccamo. La grotta di Cavoli era visitata soprattutto da Andreina Mibelli, Camillo Gentini, Marie e Lucie Tesei, portati con il “Gabbiano” da Demetrio Tesei e il fido marinaio Lisandro Paolini. Talvolta Marisa Dini e Flora Perna amavano fare lavori a maglia, chiacchierando con Editta Mibelli e altre amiche sotto l’ombrellone. Il pittore Nello Tacchella continuava a dipingere paesaggi marini e scogliere selvagge, con forti tinte rosse, quale preludio alla guerra imminente. In questi ultimi anni di pace il pittore Ilvo del Signore (chiamato Bruno) sposato con Giuseppina Mibelli visitava sovente l’Elba con il figlio Marco. Dipingeva paesaggi di mare e campagna. C’era, in quegli anni, anche il generale Monticelli con il figlio Giorgio e il generale Matteini, cognato di Teseo Tesei. Ambedue avevano delle ville sul mare e ospitavano politici o militari d’alto rango. Inoltre a Calenzana, oasi di pace, passava i suoi periodi di villeggiatura nella sua villa il generale Fabio Mibelli. Talvolta portava la famiglia sulla spiaggia campese giocando poi con i nipotini Massimo, Andrea, Ludovico De Vito e Renato Palmieri. Anche Giuseppe Pietri, musicista e compositore di operette, villeggiava a Sant’Ilario durante i mesi estivi, visitando anche l’arenile presso la Foce.
Con la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940 cominciarono a vedersi sui muri elbani scritte come “Taci il nemico ti ascolta!”. C’era anche una canzone molto popolare che veniva canticchiata durante le gite in barca “Vincere, vincere, vincere…e vinceremo in terra, cielo e mare!” Nelle cartoline italo-germaniche c’erano delle frasi bilingue:”Due popoli, una vittoria” e “Zwei volker, ein Sieg”.
Con lo scoppio della guerra tutti inizialmente si sentirono responsabili e parteciparono con orgoglio. Nel luglio dell’anno successivo si diffuse la notizia che Teseo Tesei era morto nell’attacco del porto di Malta. Il figlio più eroico di Campo era caduto in guerra. Ricevette la medaglia d’oro al valore militare. La popolazione campese rimase attonita, immersa nel dolore.
La spiaggia divenne sempre più triste e desolata. Iniziò il razionamento dei generi alimentari. Poche famiglie la frequentavano e la gioia non era più nei cuori dei campesi. Ci si frequentava sempre meno e solo le famiglie strettamente amiche si incontravano soprattutto la sera a “veglia”. Ilio Cocchi e Ulisse Greco, con altri bambini, andavano talvolta sul molo piccolo a guardare Luigino Nelli (detto Babbalù), allora cuoco dell’albergo principe Vittorio Emanuele, che puliva il pesce. I bambini continuavano ad andare all’asilo e a scuola elementare. Elba Dini (sor Elba) e Giovanni Gentini (Nannino) erano i maestri più seguiti e ascoltati. Umberto di Savoia visitò ancora Portoferraio e le guarnigioni militari all’Elba a maggio, due anni dopo. Si cominciava a vedere qualche Fiat Balilla per le strade. Il tempo passava e i cuori trepidavano. Cominciavano ad arrivare notizie di sempre più soldati campesi morti in guerra. Con la primavera dell’anno successivo la spiaggia tardò ad animarsi. Era frequentata da poche famiglie del continente che amavano passare vacanze più sicure. Passarono altri mesi e la spiaggia fu cosparsa di mine e vennero messi dei reticolati di filo spinato, da villa Nomellini a la Foce. Da questo momento dominano piante spinose e insetti. C’era un lugubre silenzio fra le dune. Antonio Ricci, detto il dottorino, con il figlio Renzo, portavano con l’asino acqua e derrate alimentari ai militari italiani di Capo Poro. I generi alimentari scarseggiavano. I bastimenti delle famiglie Mattera erano spesso in porto usati per trasportare il vino nelle tipiche botti. Leonardo Spinetti col fratello Luigi, Flavio Zoppi e Franco Danesi continuavano a pescare a canna e nattelli fra gli scogli sotto la Torre pisana.
Nel maggio accadde una grande tragedia a Campo. Nella batteria di Capo Poro esplosero due cannoni provocando cinque morti: De Luca, Broccio, De Martino, Manzoni e il sanpierese Pacini. Grande fu lo sconforto. La popolazione campese si chiuse nel dolore.
Si svolgevano attività di vendita nelle zone del Porto e dei Macchioni. Gino Danesi (alimentari), Giuseppe e Bovio Gentini (macelleria), Meino Mortula (calzoleria), Elio Sembranti (bar), Ippolito Galli detto Politino (giornali), Giovanna e Aristide Tesei (abbigliamento), Zenobia (merceria), Antonio e Leda Baldacci (spaccio alimentare con tessera), Cesare Dini (alimentari), Antonio Ricci (forno), Antonietta Greco (mescita di vino detta Montecatini). Il nome Montecatini fu dato perché si diceva ironicamente che nel locale si faceva la cura dell’acqua. Le mogli dei pescatori Nunziata, Romilda, Antonietta, Pompea e Tilde vendevano il pesce nel mercato a tettoia. Nel vecchio borgo Marinaro c’era la Guardia di Finanza, il Municipio di Campo nell’Elba, la banca Monte dei Paschi di Siena, la Posta, la Chiesetta di San Gaetano mentre la Caserma dei Carabinieri si trovava fuori dal Borgo vecchio. In questo periodo di guerra i podestà erano Giuseppe Conti, Pietro Carpinacci e Bontempelli Italo. I pescatori campesi, lontani dalla politica, vivevano gettando le reti lungo la costa vicina e presso la spiaggia. In particolare, Antonio Costantino detto “Tató” pescava con la sciabica in mezzo al golfo prendendo i “bianchetti” come pure Scipione Greco pescava con i tramagli nel mare di Calenzana. La campagna continuava a dare frutti sempre più limitati. La spiaggia viveva la sua solitudine nell’ineluttabile attesa della catastrofe. Solo alcuni bagnanti isolati prendevano il sole. Bianca e Clara Mibelli, sorelle, amavano nuotare non lontane dalla riva mentre i bambini guardavano rattristati il mare da lontano, controllati dai genitori che impedivano loro di giocare. I bambini della Scuola Materna Vincenzo e Tommasina Battaglini, accompagnati dalle suore calasanziane, andavano spesso a passare ore liete sulla riva facendo i castelli di sabbia. Ubaldo e Mauro Dini, Piero Ulivelli giocavano talvolta sulla sabbia a “Guardie e Ladri” e ai “Quattro Cantoni”. Giuseppe Battaglini, Piero Medori, Mario Palmieri e Pier Luigi Dini di maggior età, facevano scherzi mentre giocavano al “Circuito” con palle marine. Fra i giornalini letti dai ragazzi in questo periodo troviamo IL BALILLA , più di regime, e CINO E FRANCO, più popolare. Anche Maria Lucia Ricci e Giuliana Dini, assieme ad altre ragazze, ogni tanto partecipavano ai giochi sull’arenile.
Il 23 luglio avvenne la caduta del fascismo. I tedeschi occuparono l’Elba. Alla fine dello stesso anno diversi elbani fra cui taluni del Comune di Campo, con ideali di democrazia e libertà, si dettero alla macchia pur di non partecipare alle nefandezze fasciste e tedesche. I rifugiati, furono aiutati coraggiosamente, con amor patrio e rischio personale, da alcuni sampieresi fra cui Ugo Montauti e Riccardo Spinetti (Sottomarino). Anche il maestro Nannino si impegnò nell’aiutare le persone bisognose.
Poi avvenne, nel 22-9-1943 alle ore 9,30 del mattino, l’affondamento del piroscafo Sgarallino vicino alla costa elbana, che portò gravi lutti. Morirono molte persone campesi fra cui Giovan Battista Baldetti, Gina Nelli, Salvatore Locci, Vittorio Battaglini, Michele Ricci, Angioletto Baldetti. Ci fu un grande sgomento. La svolta era nell’aria e si cominciava a capire che la guerra, con i suoi morti, non sarebbe stata di breve durata. Si pensava con più preoccupazione ai bombardamenti e ai contraccolpi negativi sui campi di battaglia. Mentre il paese di Campo veniva abbandonato dalla popolazione, le campagne e i piccoli paesi vicini si riempivano di “sfollati”.
L’occupazione tedesca sarà il preludio di drammi umani, di distruzione e morte. Taluni facevano la borsa nera. Le signore di mezza età, facendo la spesa nei pochi negozi di Campo, visto la mancanza di alimenti, continuavano a dire “Stiamo lustri!”. I bombardamenti e le truppe tedesche all’Elba facevano crollare le illusioni rimaste. La radio era limitatamente diffusa e veniva usata dal regime soprattutto per la propaganda. Si potevano ascoltare alcune canzoni come “Giovinezza”, “Fischia il Sasso”, “Faccetta Nera” ed altre quali “Reginella Campagnola”, “Non ti scordar di me” e “Ba...Ba...Baciami piccina”. A La Foce, sul lato interno dell’arenile e sulla collina, pascolavano le pecore di Giacaino, guardate dai nipoti Tobia e Stefano Dini. Le poche ragazze che andavano in spiaggia cantavano, con tanta voglia di vivere, le canzonette popolari. Si sentiva talvolta l’eco lontano di “Lili Marleen” cantata dai soldati tedeschi. La canzone era famosa fra le truppe tedesche prima e successivamente lo fu fra gli angloamericani. I vertici militari all’Elba, capivano che l’isola era praticamente indifendibile ed attendevano l’ineluttabile. Campo, a protezione del porto e della spiaggia, fu fortificata con grotte artificiali mimetizzate e con batterie di cannoni e mitragliatrici a Monte Tambone, la Foce e sotto la Torre pisana. Furono messi i “Cavalli di Frisia” lungo la spiaggia. Cominciarono i primi rastrellamenti tedeschi e fascisti, nei paesi e nelle campagne con “Achtung! Banditen!” I quattro fossi principali, durante l’inverno, continuavano a scorrere ed alimentare l’arenile con nuova sabbia. C’era un’atmosfera da incubo.
La guerra arrivò a Campo con le truppe coloniali francesi del generale Jean Marie Gabriel de Lattre de Tassigny. L'operazione Brassard scattò il 16 giugno 1944. Il giorno successivo il sangue dei feriti e dei morti dei soldati senegalesi e marocchini bagnava la sabbia dorata del litorale campese. Fu un disastro annunciato. Ci vorranno alcuni anni prima che la spiaggia liberata si avvii verso il suo nuovo splendore fra le alterne vicende della vita italiana.
Raffaele Sandolo

Redazione Nove da Firenze