In anteprima i concerti dell'Anfiteatro delle Cascine


L’Anfiteatro delle Cascine è spettacoli, pizzeria, ristorante, cocktail-bar, vineria, aperto tutte le sere al Parco delle Cascine. Tutti gli spettacoli sono ad ingresso gratuito con inizio alle ore 22. Ma ecco il programma:
venerdì 26 maggio - Grande Festa d'Inaugurazione con CIALTRONI ANIMATI in concerto
martedì 30 maggio BUZZCOCKS in concerto
giovedì 1 giugno AMICI DI ROLAND in concerto
venerdì 2 giugno PROZAC + in concerto
giovedì 8 giugno MASSIMO BUBOLA in concerto
sabato 10 giugno MAX GAZZE’ in concerto
giovedì 15 giugno OTTAVO PADIGLIONE in concerto
martedì 20 giugno YO YO MUNDI in concerto
sabato 24 giugno LITTLE LOUIE VEGA Dj session
giovedì 29 giugno MAU MAU in concerto
venerdì 30 giugno VERDENA in concerto
sabato 1 luglio CARMEN CONSOLI in concerto
mercoledì 5 luglio PAOLO MARTELLA in concerto
giovedì 13 luglio TIRO MANCINO in concerto
venerdì 14 luglio ELISA in concerto
martedì 18 luglio VROOM in concerto
venerdì 21 luglio SUBSONICA in concerto
domenica 23 luglio IRENE GRANDI in concerto
Ed ecco i gruppi:

CIALTRONI ANIMATI
Prendete i più famosi ritornelli dei cartoni animati, i jingle che hanno fatto storia e le sigle dei più noti telefilm. Shakerateli, stravolgeteli, e serviteli in versione punk/rock. Più o meno quello che hanno fatto i Cialtroni Animati. I Cialtroni Animati si formano alla fine del 1996 dietro suggerimento dei propri analisti, per superare definitivamente il complesso di peter Pan. Nel giro di sei mesi saltano dalle microbettole "fiumicensi" ai 5000 spettatori delle Teerme di Caracalla. Da allora un susseguirsei di buone occasioni. Lo dimostra l'interesse dei media: trasmissioni come Help e Roxy Bar, riviste come Max e Musica!... Più che un concerto, i Cialtroni Animati propongono un vero e proprio spettacolo che in alcuni momenti "scende" dal palco, prende il pubblico per mano e gli fa attraversare la strada delle inibizioni senza pericolo di ritorno. Si parte dalle sigle dei cartoni animati giapponesi degli anni 70/80, ma Ufo Robot, Daitan II e Jeeg vengono presto profanate dalle interferenze di Police, Little Tony e Led Zeppelin. Assistere a queste performance è come trovarsi davanti ad un televisore impazzito nel pieno degli anni '70. Si salta dai telefilm ai jingle pubblicitari, da Superclassifica Show al Colonnello Bernacca. Inoltre i Cialtroni Animati assecondano invariabilmente la prima parte del proprio nome, ragion per cui salgono, sul palco muniti di costumi assolutamente improbabili e tengono moltissimo a far partecipare attivamente il proprio pubblico... Gli appassionati di manga giapponesi trasalgono di fronte all'esecuzione in lignua originale di alcuni brani, i meno ferrati cedono storditi dalla girandola di colori al momento della distribuzione di Pane e Nutella (il nettare del Cialtrone). Il merito di questi sette bravi ragazzi è quello di riunire gente di età ed estrazione diverse, divertendo. I loro concerti sembrano viaggi nel tempo, si entra adulti e già alla prima canzone si è tornati bambini. La line up: Claudio Campagno voce solista - Vanessa Lausdei voce solista - Luca Lobefaro batteria - Vincenzo Lombardozzi clarinetto, flauto, tastiere - Gabriele Maiolo chitarre e cori - Giacomo Vitullo basso e cori - Carlo Ventura tastiere.
AMICI DI ROLAND
Una delle più divertenti e scoppiettanti formazioni del nuovo panorama rock italiano. La loro formula? Stravolgere, shakerare e riarrangiare in chiave originalissima sigle televisive, celebri colonne sonore e brani storici della canzone italiana. Gli Amici di Roland hanno cominciato a suonare insieme tre anni addietro, girando i palchi di tutta la Penisola (all'attivo oltre 350 concerti) ed arrivando infine ad esibirsi all'arena del Lingotto a Torino in occasione del 1° Salone della Musica, ed al Palavobis a Milano per la festa dei 20 anni di Radio Popolare Network al fianco di altri importantissimi artisti del panorama musicale italiano ed internazionale. Gli Amici di Roland hanno prodotto un bell'album dal titolo La Cartoni Posse Presenta Gli Amici di Roland di cui sono state vendute ben 10.000 copie (un risultato ragguardevole se si considera che la tecnica di vendita adottata dal gruppo è stata quella del... "porta a pora"). La band ha partecipato inoltre a numerose trasmissioni televisive come Help e Roxy Bar (TMC2), Territorio Italiano (Match Music) e Com'è (Telepiù).
OTTAVO PADIGLIONE
Ironici, irriverenti, istrionici… Ladies and gentlemen, ecco gli Ottavo Padiglione, la formazione livornese capitanata da Bobo Rondelli – il vocalist sta in questi giorni partecipando alle riprese del film "Sud Side Story" di Roberta Torre – che in dieci anni di attività è riuscita a conquistare un ruolo di assoluto rispetto nel mutante scenario musicale italiano. Le novità, rispetto al recente passato, sono tante: innanzitutto Ondereggae, la recente fatica discografica degli Ottavo Padiglione che tanto successo ha riscosso tra critica e pubblico, dando una svolta allo stile del gruppo. E poi il film, “Sud Side Story” (di Roberta Torre, ancora in fase di realizzazione) che segna l’esordio di Bobo sia nelle vesti di attore protagonista, sia in quelle di sountrack-composer. Gli Ottavo Padiglione oggi stracciano la camicia di forza del rock ed indossano i panni colorati del dub. Con tre dischi Bobo Rondelli e la sua band hanno seminato (il panico) ma anche raccolto i frutti di un lavoro atipico fatto di canzoni allegre che sul palco s'incrociano ad istrioniche interpretazioni teatrali. Rondelli ha una faccia da attore anni '50. Una voce calda e potente che disegna trame melodiche di grande effetto su quei ritmi che dai Caraibi hanno raggiunto anche le nostre coste e che lui, da bravo livornese, ha subito avvistato all'orizzonte. La bussola degli Ottavo Padiglione ha molti punti cardinali e la rotta spesso si perde. Il gruppo ha toccato tante terre e ogni volta molti suoni e ritmi hanno contagiato il repertorio. Nei lunghi viaggi la band ha spesso trovato nuovi amici. Recentemente Dennis Bovell, già bassista di Linton Kwesi Johnson, è salito sulla barca portandosi dietro grandi musicisti che hanno nelle vene un sangue caldo quanto il sole equatoriale. Lo stesso calore che da sempre infuoca la musica reggae. Musicisti come Roy Paci - già ai fiati con Mau Mau e Manu Chao - che con i suoi maestosi squilli di tromba allieta la compagnia. Ondereggae è un disco di grandi successi, brani immortali della tradizione italiana come 'Bimbo Sul Leone' (celebre è l'interpretazione di Adriano Celentano), 'Un Anno D'Amore' (scritto da Nino Ferrer e portato al successo, da Mina), 'Una Giornata Al Mare' (Paolo Conte) e 'Notte Di Luna Calante, (Domenico Modugno) affiancati a versioni riviste e corrette di grandi canzoni straniere come 'A Non So Dove' (originariamente di Billy Bragg) e 'Dove Te Ne Vai' (rifacimenti di 'The Guns Of Brixton' tratto da 'London Calling' dei Clash) Successi lontani per tradizione ed atmosfera ma accomunati dall'inconfondibile stile degli Ottavo Padiglione, per l'occasione "vestiti di nuovo", pronti per essere suonati da un juke box in riva al mare. Una storia lunga e singolare quella del gruppo livornese. Dal loro inizio nel '91, la loro fama è cresciuta di pari passo con l'intensificarsi delle loro esibizioni. Da un successo prettamente locale, anno dopo anno, gli Ottavo Padiglione sono passati alla notorietà nazionale. Le loro prime uscite, all'insegna della più intrisa cultura toscano-labronica, erano un vero e proprio evento teatrale e musicale. Le canzoni erano il pretesto per una scorribanda di parole, gesti, mimiche, provocazioni e divertimento. Una caratteristica che li ha fatti sempre essere al di fuori di ogni semplice catalogazione musicale (il gruppo ha maturato una notevole esperienza aprendo concerti di artisti del calibro di Bob Dylan, Nick Cave, Willy DeVille).. Il loro non è semplice rock, non è pura musica leggera italiana, è una sintesi di avanspettacolo ed una fusione sonora di rock e canzone d'autore, di blues e poesia. Il nome è stato preso in prestito dal numero di reparto dell'ospedale di Livorno che accoglieva i malati di mente... Come detto Bobo Rondelli è attualmente impegnato anche come attore protagonista nelle riprese del nuovo film di Roberta Torre "Sud Side Story", film al quale sta partecipando anche nella stesura delle musiche e della colonna sonora.
LITTLE LOUIE VEGA
Indiscusso principe della scena house mondiale, un maestro della consolle oltre che un profeta del remix: un artista, per rendere l'idea, a cui da tempo si rivolgono big come Madonna, Michael Jackson, Lisa Stansfield, Soul II Soul, George Benson, Donna Summer, Incognito per remixare, in versione dance, i loro più grandi successi. Figlio d'arte - il padre Louie Vega Sr. è un compositore di musica jazz e latino-americana mentre lo zio Hector la Voe è un acclamato cantante di salsa – Little Louie Vega inizia molto presto a frequentare gli ambienti musicali di New York: più che con gli strumenti tradizionali, LITTLE LOUIE VEGA dimostra sin dagli esordi una grande dimestichezza con la consolle e con il mixer.Il suo stile originalissimo e soprattutto la grande abilità nel miscelare stili apparentemente inconciliabili (hip hop, house, jazz, latin roots...) non passano inosservati: non ancora ventenne è già una star, nel giro di pochi mesi Little Louie Vega passa dai piccoli club del nightlife di New York a blasonati ritrovi come il Devils Nest, l'Heartthrob e lo Studio 54. Ed è qui che lo notano produttori e manager del business discografico: al fianco di Kenny "Dope" Gonzales Little Louie Vega fonda il "Masters At Work", una label specializzata nel remissaggio e nella produzione discografica: dalle mani di questi due demiurghi della dance 90 passano brani come Al Women di Lisa Stansfield, Buddy X di Neneh Cherry, Driving degli Everything But The Girl, I Feel Love di Donna Summer, Rock With You e Don't Stop Till You Get Enough di Michael Jackson, Runaway di Deee Lite. Nonostante i molteplici impegni discografici, Little Louie Vega continua tuttora la propria attività di Dj - "è più forte di me" ammette lui stesso - nei migliori locali europei ed americani. Il suo stile? Un house eclettico, aperto a suoni hip hop e soprattutto latin-jazz. Little Louie Vega rappresenta un guru per i nottambuli di tutto il globo, tanto che su Internet esiste una chat-line (allestita insieme al collega Kenny "Dope" Gonzales: www/mastersatwork.com) dove i fans si scambiano informazioni, commenti e anticipazioni sulle nuove date e sulle produzioni discografiche.
VERDENA
Poco più di cinquant'anni in tre (Alberto, chitarra e voce, nato il 6 Ottobre 1978, Roberta, al basso, nata il 3 Maggio 1979, Luca, batteria, nato il 28 Agosto 1981), i Verdena sono una meravigliosa addizione di un compositore maudit (Alberto, stralunato cantautore che pensa rime con un'attitudine pop strabiliante, incollando termini con un gusto spiccato per il fragore della parola), di un pestifero batterista (Luca, ipercinetico come John Bonzo Bonham, fantasioso come un volo in caduta libera) e una bassista (Roberta), testa rotolante del gruppo che con il suo headbanging furioso scandisce il tempo delle esplosive implosioni melodiche del gruppo. Risultato? Insieme colpiscono dritto allo stomaco con il loro sonico assalto frontale che porta alla mente il rock alternativo americano oltre che quel sottile mal de vivre dei Marlene Kuntz, la lezione del punk primordiale e una naturale propensione al pop in odore di Beatles. I Verdena nascono nel lontano e gelido inverno del 1992 ad Albino, comune di circa 16.000 abitanti in provincia di Bergamo, quando i fratelli Alberto e Luca Ferrari decidono di far sloggiare galli e galline da un pollaio sotto casa e improvvisano una sala prove. Il nome del gruppo inizialmente era Verbena "con la B", che è una pianta dalla quale si estrae l'essenza. Ma nel 1997 si viene a conoscenza dell'esistenza di un gruppo omonimo americano, così che il gruppo s'impegna a trovare un altro nome. Non riuscendoci, decide di tenere quel nome, cambiando una sola lettera a discapito del significato della parola. Solo in seguito il gruppo scoprirà che Verdena è un nome di donna, seppure assai poco comune. Alberto e Luca hanno uno zio che suona da sempre e che possiede anche una bella collezione di dischi; i due fratelli sono cresciuti a stretto contatto col rock: i Beatles, il punk dei Clash, Sex Pistols e Damned, il blues, Tom Waits. Di conseguenza per loro è stato naturale passare dalla musica ascoltata a quella eseguita. All'inizio fanno cover degli Stray Cats e in seguito dei Nirvana. Poi, un bel giorno, Verdena diventa un trio. E qui inizia l'esplorazione di diversi generi musicali e il cambio di parecchi bassisti. Nel 1996 il bassista Maurizio (copartecipe di un primissimo demo del gruppo - Frollsound), lascia il posto a Roberta Samarelli, che a sua volta viene costretta in modo a dir poco animalesco a lasciare la sua vecchia band, i Porno Nuns. Con Roberta, il gruppo passa ai Melvins, agli Sham 69 di "Borstal Breakout" ed iniziano a scrivere anche pezzi propri, prima in inglese e poi in italiano. Nel Maggio del 1997 escono vincitori dal concorso nazionale di Medialogos per gruppi studenteschi emergenti, dopo aver passato una selezione di 250 band. Nell'estate 1997 registrano il secondo demotape (ora esaurito). Mentre il primo demotapes è venduto in poche copie, questo secondo demo arriva alle cinquecento copie. A Settembre del 97 incidono una track - Fiato adolescenziale - per Soniche Avventure (The Fridge in collaborazione con Rock FM). Poi inizia un anno di concerti a tappeto in tutto il nord Italia, specie nei dintorni di Milano (Container, Binario Zero, centro sociale Garibaldi, Leonka e Vittoria), Bergamo e Brescia, organizzati faticosamente dal gruppo stesso e dal manager (Gian Paolo Giabini). Riescono anche ad organizzare qualcosina fuori dalla Lombardia, qualche data in Liguria e Toscana...ma le cose non vanno bene: ad Empoli, per esempio, si ritrovano davanti solo due ragazzi che per di più stanno per tutto il tempo a sbaciucchiarsi...e se ne vanno via prima della fine del concerto! Ma il gruppo non si perde d'animo perché dalle loro parti i piccoli locali dove si esibiscono sono sempre pieni. I Verdena continuano a suonare in cantina e dal vivo mentre il loro manager invia demo a tutte le etichette tanto che ricevono varie offerte. Non accettano il primo contratto che gli viene offerto ma si prendono un po' di tempo per valutare le diverse offerte che gli vengono proposte: per loro la cosa importante non è tanto incidere un cd quanto farlo alle loro condizioni, senza avvilire la propria musica. La prospettiva della BlackOut (Universal) sembra quella più interessante e nel Settembre 1998 arrivano i primi contatti. Il tutto però tarda a concretizzarsi perché Luca Fantacone, il discografico che li contatta, vuole prima vederli "live" ma non riesce mai a farlo. Ma alla fine viene: il concerto è disastroso, con mille problemi d'impianto, nel quale si sentono le spie di palco. Ma il gruppo piace, soprattutto per la grinta, e qualche mese più tardi firmano il contratto. Ed è così che nel Marzo 1999 il gruppo entra allo studio Sonica di Firenze, senza pre-produzione, affiancato dal produttore Giorgio Canali (chitarrista dei C.S.I. e negli ultimi tempi anche solista): le registrazioni durano circa un mese. Ecco che cosa pensa il gruppo del produttore: "Oltre ad essere un professionista, Giorgio è anche molto creativo: è stato stimolante e divertente trovarci con lui ad inventare soluzioni strane, a sperimentare sulle posizioni dei microfoni e sull'uso dei vari strumenti. Il rapporto con lui ci ha senz'altro arricchiti, anche se non ci troviamo del tutto d'accordo sul risultato finale: nonostante le registrazioni interamente in analogico, ci sembra un po' troppo pulito e un po' troppo 'pesante', specie al confronto con il 'live'. Probabilmente è stata la nostra esperienza limitata a far sentire parecchio la mano di Giorgio, e forse è anche giusto così." Ma i Verdena sono comunque soddisfatti del disco: "Ne siamo sostanzialmente soddisfatti, specie considerando la nostra incapacità di allora su come gestire il lavoro in studio. E' solo che dal vivo siamo diversi, improvvisiamo parecchio e ci dilunghiamo sui brani cercando di privilegiare gli aspetti psichedelici. Ci teniamo che la dimensione 'live' offra qualcosa di più. Usciti dallo studio i Verdena ricominciano a suonare qua e là. Fanno da supporter in una data ai Marlene Kuntz, mentre a Giugno aprono la seconda giornata del Gods Of Metal, tra gli insulti dei metallari estremisti (prontamente e simpaticamente ricambiati dalla bassista) e apprezzamenti di chi il metal non lo vede come unica via. Sempre nei primi giorni di Giugno il gruppo registra il suo primo videoclip (regia di Francesco Fei), che dopo due settimane viene trasmesso da MTV e TMC2. Il 20 Giugno aprono l'ultima giornata dell'Heineken Jammin' Festival, accanto a nomi quali Hole, Placebo, Blur e Marilyn Manson, ricevendo grande apprezzamento da parte del pubblico presente. All'Heineken Festival di Imola, il gruppo, per la prima volta, tiene una conferenza stampa. E' una conferenza che rimarrà famosa in quanto i Verdena mandano a cagare il "critico musicale" meno sopportato nell'ambiente: Fegiz. "Era in assoluto la nostra prima conferenza stampa, oltretutto decisa all'ultimo momento, e lui ha aperto la serie di domande chiedendoci cosa ne pensassimo della scena Hip-hop italiana...ma d'altronde non c'aveva neppure visti suonare ...in realtà non l'abbiamo mandato a cagare: abbiamo solo detto tra di noi qualcosa tipo: "ma che cazzo di domanda è questa?". Parecchi giornalisti sono scoppiati a ridere, e l'episodio è stato poi, come dire?, "amplificato". Il 21 Giugno esce nei negozi Valvonauta EP, contenente due pezzi del disco, e due bonus-track. Nei primi giorni di Luglio invece i Verdena sono ospiti del Beach Bum Rock Festival, mentre dopo l'estate, il 4 Settembre, suonano all'Independent Day Festival, accanto a gruppi come Offspring e a un mito del punk come Joe Strummer. Il 24 Settembre 1999 esce Verdena, l'album d'esordio del terzetto di Albino. L'album viene accolto molto favorevolmente dalla critica e dal pubblico. Il 18 Ottobre 1999, a Codroipo in provincia di Udine, inizia il tour promozionale del gruppo. Alcune date del tour fanno parte del progetto di MTV "brand: new tour" che è un tour itinerante con ingresso completamente gratuito nei migliori locali della penisola. Oltre ai Verdena, al progetto partecipano anche alcuni tra i migliori gruppi emergenti italiani: Scisma, Reggae National Tickets, Super B, Moltheni, La Sintesi. I Verdena instaurano un rapporto di amicizia con questi gruppi, soprattutto con Moltheni, Scisma e R. N. Tickets. Il tour, o meglio la prima parte, termina il 22 Dicembre 1999 a Trieste. In questi concerti il gruppo mette in risalto la propria grande vena psichedelica e la grande propensione all'improvvisazione. La canzone Eyeliner dura anche mezz'ora e viene impreziosita da accenni di canzoni dei Motorpsycho. Anche Bambina in Nero e Ultranoia vengono leggermente modificate. Il gruppo mostra tutte le sue enormi capacità proprio nei concerti. Il 20 Gennaio 2000 esce in tutti i negozi di dischi il secondo EP della band, VIBA. Registrato nei primi giorni di Ottobre del 1999, sui freddissimi monti bergamaschi nello studio New Motor Inside, l'EP contiene, oltre a Viba, altre tre canzoni: due inediti, Stenuo e Cretina (strumentale) e una cover dei Cream, Sunshine Of Your Love, canzone che spesso il gruppo esegue nei concerti. In Stenuo, Roberta, che ha studiato per otto anni pianoforte, suona il piano Rhodes. L'EP è prodotto dai Verdena e dal cantante e chitarrista degli Hogwash, la band italiana preferita dal gruppo.
PROZAC+
I Prozac+ hanno debuttato nel 1996 con l'album Testa Plastica (Vox Pop) che, assieme a un'infaticabile attività concertistica, li ha imposti come sicura promessa - next big thing, se preferite un termine anglosassone – del rock italiano. Nel gennaio 1998 la EMI pubblica su CD, MC e, in edizione limitata, vinile 10", Acidoacida, l'album con cui i Prozac+ inaugurano il loro contratto con la major discografica. L'album rappresenta il logico seguito del disco precedente, con il sostegno di una maggiore maturità compositico-interpretativa, di una produzione più accurata e di un allargamento di orizzonti che ha portato i Prozac ad approfondire e sviluppare alcune sfumature di quel 'power-pop-punk' veloce e decisamente antidepressivo che aveva colpito pubblico e critica all'epoca di Testa Plastica. I Prozac+ continuano a raccontare il disagio giovanile con testi sintetici e immediati, ricchi di gustosi doppi sensi, a volte intrisi di ironia, anche malinconica, il cui obiettivo non è mai giudicare ma raccontare. Di certo nei due anni passati da Testa Plastica non hanno perso la loro immagine esuberante e più che mai colorata. Le nuove canzoni, tutte, brillano per vivacità e freschezza. Queste loro caratteristiche li hanno imposti non solo a un pubblico affamato di novità ma anche ai media e agli operatori di un mercato della musica quanto mai alla ricerca di 'acts' che abbiano lo spessore per durare più dello spazio di una stagione. Non sono dunque passate inosservate le loro esibizioni negli appuntamenti più importanti per la scena rock nel nostro paese, da Sonoria 96 al Beach Bum Festival del 95 (dove furono visti e subito 'firmati' dalla Vox Pop che l'anno successivo pubblica Testa Plastica) e del 97, o il loro live al II° Premio Italiano della Musica (ben due nomination: miglior band esordiente e miglior video), davanti al gotha del 'music biz' italiano, tra cui gli uomini della EMI che tre mesi dopo li accoglie nella propria scuderia e nove mesi dopo pubblica il loro secondo album Acidoacida. Va infine ricordato l'evento che ha chiuso il primo tour dei Prozac+: il 18 e 20 settembre 97 suonano davanti a oltre 200.000 persone sul palco dell'U2 Pop Mart Tour a Roma e Reggio Emilia. L'accoglienza riservata loro dal pubblico non lascia dubbi: i Prozac+ ricevono il caldo applauso dei presenti e colpiscono la critica per la notevole energia trasmessa dal loro live set e la loro contagiosa vitalità. Un discreto periodo di silenzio termina con la pubblicazione dell'album, "3", uscito nei primi mesi del 2000.
BUZZCOCKS
Una delle formazioni piu` dotate del punk-rock britannico e sarebbero state altrettanto influenti dei Sex Pistols sulle generazioni future. Se i Sex Pistols aprirono la corrente "hardcore" del punk-rock, i Buzzcocks aprirono quella "punk-pop". Entrambi erano figli dei Ramones, ma isolarono di quel gruppo visionario due elementi diversi: da un lato la violenza, dall'altro la melodia. I Buzzcocks si sono formati a Manchester. Howard Devoto e Pete Shelley approfittarono del boom del punk-rock per pubblicare il 45 giri Orgasm Addict (ottobre 1977), e soprattutto l'EP Spiral Scratch (New Hormones, 1977), che sarebbe comunque importante perché fu una delle prime incisioni "indipendenti". Il brano Boredom valeva anche in se', essendo uno degli inni punk piu` epici del periodo. Quando Devoto se ne ando` (per formare i Magazine), Shelley prese il comando e i Buzzcocks presero a sfornare canzoni molto più melodiche della media. Se le liriche parlavano ancora dell'angoscia adolescenziale dei ragazzi, le musiche svelavano invece l'influenza di Kinks e Who, da What Do I Get (febbraio 1978) a I Don't Mind (1978), con coro epico alla Clash, e Ever Fallen In Love (1978), il loro massimo hit e la loro romanza pop per eccellenza. Gli album Another Music In A Different Kitchen (UA, 1978) e Love Bites (UA, 1978) sfiguravano in confronto a tale dovizia di melodie memorabili. Vide la luce persino l'album che Pete Shelley aveva composto nel 1974, Sky Yen (Groovy, 1979), un'opera sperimentale di musica elettronica. A ritornelli facili e sentimentali come Promises (1979) si contrapponevano brani dalla struttura piu` complessa come Everybody's Happy Nowadays, vagamente psichedelico, o Harmony In My Head, sospinto da un riff "duro", o Something's Gone Wrong Again, un boogie decadente. I primi otto singoli vennero raccolti su Singles Going Steady (IRS, 1979). Shelley aveva ormai raggiunto la maturita` e le canzoni intellettuali di A Different Kind Of Tension (UA, 1979), in particolare You Say You Don't Love Me e I Believe, ne facevano gia` uno dei piu` creativi cantautori inglesi del momento. Iniziatori della scena di Manchester, i Buzzcocks fusero Beatles e Stooges in un "punk pop" poetico e a tratti epico. Tyra le ultime produzioni discografiche della band, certamente da ricordare il live Bbc Session, del 1998.
MASSIMO BUBOLA
Massimo Bubola si può definire la sintesi tra la canzone d’autore italiana e il rock: atipico in questo panorama, fuori dai carrozzoni roboanti dello show business, un artigiano di liriche e melodie di primordine. Finita la stagione del beat dei Sessanta e quella progressive dei primi anniSettanta, incomincia a farsi sentire la voce dei cantautori, personalità di primissimo piano che incominciano a gestire con la voce e una chitarra acustica la scena musicale italiana di quei tempi. Appena Massimo Bubola entra sulla scena si capisce che il suo modo di far musica è in rottura con gli schemi tradizionali di un certo cantautorato. Il suo linguaggio visionario impregnato di sonorità rock che provengono d’oltremanica ridanno una ventata di novità. Un anello di raccordo tra il rock e la canzone d’autore. Infatti lui stesso ama definirsi «singer with a band». Tutto questo lo percepisce Fabrizio De André, che ha voglia di rinnovare il suo linguaggio musicale. La ricerca di Massimo di questa sua connotazione musicale lo porta a scontrarsi con le differenti visioni delle case discografiche, dei media, dove domina spesso il modo di apparire più che essere. La sua costanza nonostante contrarietà e incomprensioni incomincia a trovare gratificazione oggi fra i nuovi fermenti dei musicisti italiani: non a caso Bubola ne diventa un punto di riferimento e ispirazione. Soprattutto perché il rock possiede fraseggi spesso refrattari alla nostra lingua, cosa che Massimo è riuscito a colmare grazie alla passione per i suoi studi classici, l’approfondimento che hanno giovato le varie scuole poetiche cui ha partecipato e l’amore mai pago per la lettura. Rimane fortemente influenzato dalla poetica musicale di Bob Dylan e dal suo stile «abrasivo» e visionario. Bubola con Francesco De Gregori sono gli unici due a impossessarsi della poetica di Dylan e della Beat Generation e ritrasmettercela arricchita dagli insegnamenti di altri maestri di poesia come Boudelaire, Mallarmè, Verlaine, Rimbaud, Garcia Lorca, T.S. Eliot, Breton, Dostoevskij, William Blake, da cui lo stesso Dylan aveva attinto. Disco d’esordio di Massimo Bubola è Nastro giallo, del 1976, impregnato di atmosfere rock. E' il disco che ascolta Fabrizio De André, rimanendone fortemente impressionato. Arriva alle tre di un pomeriggio del 1977 la telefonata di De Andrè che vuole Massimo con lui per collaborare al suo album Rimini. Tra sorpresa e incredulità Massimo si trasferisce in Sardegna, nella casa in campagna di Fabrizio. Incomincia una collaborazione musicale che andrà avanti col tempo. Al tempo Massimo ha poco più di vent’anni. Per De Andrè incomincia un nuovo capitolo musicale e Massimo sarà il filtro conciliatore tra la formula classica di stampo francese e la nuova avventura versoil rock. Il disco Rimini volerà verso le alte classifiche. Bubola ne è il coautore di testi e musiche. Brani come Rimini, Andrea, Sally, Avventura a Durango, rimarranno nel tempo. Massimo diventa il ragazzo prodigio per la critica musicale d’autore. Due anni dopo esce MARABEL, quello che potrebbe essere definito il vero esordio di Bubola, avvalendosi di accompagnamento musicale di Roberto Puleo e Robert Smith alle chitarre, di Roger Sims al basso e di Alberto Visentin alle tastiere e pianoforte. Determinante e incisiva la rockeggiante Marabel come pure forti e elettriche Cocis e Billi, Iris & Re Michele. La voce ha un’impostazione di gusto dylaniano. Ferida è di sapore messicano, mentre Lorelai è uno dei primi brani di sapore folk-irlandese. Nel 1980 esce un 45 giri con Chi ruberà - Bar dei Cuori infranti. Chi ruberà è una cadenzata ballata semiacustica, con mandolino in evidenza, strumento cui Massimo ricorrerà spesso fino ai suoi più recenti «viaggi poetico-sonori». Bar dei cuori infranti è invece una country-ballad accentuata dalla presenza del pianoforte il cui stile ci riporta a Nicky Hopkins, figura indimenticabile di session man e collaboratore dei Rolling Stones. Nel 1981 ritorna in sala d’incisione con De André per incidere il 45 giri Una storia sbagliata, un’amara composizione che si ispira alla tragica morte dello scrittore poeta regista Pier Paolo Pasolini, che servirà da sigla alla trasmissione televisiva della Rai «Dietro il Processo». Eccellente brano che ripropone l’accoppiata De André-Bubola come coppia di autori e coproduttori a cavallo fra due generazioni. Accompagna i due artisti il gruppo dei New Trolls (notissimo gruppo genovese dei Sessanta, che accompagnò De André nella sua prima tournée del 1974). Nel 1982 Massimo Bubola ritorna con un nuovo Lp, 3 rose, prodotto da Fabrizio De André con supervisore degli arrangiamenti musicali Oscar Prudente. Collaborano all’incisione di questo album Claudio Bazzarri, Tony Soranno e Chico Santulli alle chitarre; Mark Harris alle tastiere e pianoforte; Pierre Michelatti al basso; Lele Melotti al basso; Mauro Pagani (Premiata Forneria Marconi) al violino; Claudio Pascoli al sax; Fabrizio De André, Cristiano De André, Dori Ghezzi e Oscar Prudente ai cori. I tempi stanno cambiando: il punk e la pop dance hanno condizionato e rivoluzionato il panorama musicale internazionale. Anche gli altri autori italiani si trovano a disagio in questi mutamenti. Ne risente delle trasformazioni anche questo lavoro di Massimo, nonostante che il disco riesca a piazzarsi in classifica discografica nelle prime dieci posizioni. Decisamente ritmica è Hoa Iò Iò. Un po’ scontata risulta Calypso, mentre di spiccati sapori tex-mex è Carmelina. Senza famiglia si muove su ritmi bluesistici. Esce nello stesso periodo De André, l’ultimo album di Fabrizio, in cui Massimo scrive con De André tutti i testi e le musiche dell’album (conosciuto con il nome de «L’indiano» per la pittura del pellerossa in copertina). Su questi temi si materializza anche il terzo album di Bubola, Massimo Bubola, di cui è anche produttore assieme a Willy David. Collaborano all’incisione: Claudio Cattafesta alle chitarre, Francesco Casale alla batteria, Claudio Golinelli (futuro bassista di Vasco Rossi) al basso, Fio Zanotti all’hammond e al pianoforte e Alan king al sax. Deciso ritorno al suono elettrico con Viale del Tramonto. Treno di Mezzanotte parte con secchi tocchi di batteria avvolti poi nel più corposo dei rock blues. Chiari i riferimenti al nuovo suono americano che Massimo ha assimilato da Willie e Ville, Jim Carroll, Willie Nile, e a un ripescaggio di pure sonorità beat e rock’n’roll della prima metà degli anni Sessanta. Abbandonato un po’ Dylan e preso il suo discepolo Bruce Springsteeen come riferimento. Billi, Billi, pezzo tipicamente rollingstoniano è la versione italiana di Baby Love Me Like You Did Before di Mink De Ville. Spezzacuori, brano teso con una chitarra dal suono decisamente distorto ci addentra nel triste mondo della droga e della sua dipendenza. Vieni alla finestra è un intenso riadattamento di Vagabond Moon di Willie Nile, autore stimatissimo da Bruce Springsteen. Tutti i brani sono intrisi di romanticismo e di storie di solitari e di perdenti. Esce pure in questo periodo un 45 giri con due brani mai pubblicati, Il cielo non cadrà e Canzone dolcissima. Bubola dopo la chiusura dell’etichetta di Fabrizio De Andrè, scompare stranamente dall’ambiente musicale per un po’ di tempo. Riappare più tardi come autore del brano Rapsodie gitane in un album di Milva nel 1986, in cui produce quattro brani dell’album. Collabora pure all’album d’esordio di Cristiano De André, scrivendo due brani: Il cielo non cadrà e Se all’improvviso. Negli anni seguenti arrivano quindi gli album “Vita, morte e miracoli”, “Doppio Lungo Addio”, “Amore e guerra”, “Mon tresor” e, nel febbraio del 2000, “Diavoli e Farfalle”.
YO YO MUNDI
Gli Yo Yo Mundi nascono nella primavera del 1989 ad Acqui Terme, nel Monferrato, dall’unione di Paolo Archetti Maestri (voce solista e chitarra), Eugenio Merico (batteria), Andrea Cavalieri (basso elettrico e acustico) e Fabio Martino (fisarmonica e campionamenti). A loro si è aggiunto, da circa tre anni, il fonico Fabrizio Barale (chitarra). Dediti a una mistura di combat-folk fortemente influenzato dalla canzone d’autore, gli Yo Yo Mundi hanno via via approfondito l’elemento più personale della propria musica, che giunge a pieno compimento in occasione del loro più recente album, L’IMPAZIENZA, alle cui registrazioni ha partecipato Ivano Fossati.
MAX GAZZÉ
Nato a Roma nel 1967, Max Gazzè è cresciuto in Belgio dove la sua famiglia si è trasferita durante la sua infanzia. I suoi esordi nella musica risalgono ai primi anni ‘80 come bassista, arrangiatore e coautore nei 4 Play 4, gruppo soul inglese. Trasferitosi alla fine del decennio in Francia, ha lavorato come produttore artistico dei Pyramid e Tiziana Kutich. Rientrato a Roma nel 1991, ha realizzato colonne sonore per cortometraggi e ha suonato con il gruppo rhythm’n’blues Emporium. Nel 1996, dopo un tour come supporter di Franco Battiato, ha pubblicato il suo primo album. Dopo una tournèe con Daniele Silvestri, ha partecipato a Sanremo Giovani con "Cara Valentina". Nel 1998 ha vinto il Disco per l’Estate in coppia con Niccolò Fabi (con il brano "Vento d’estate", e ha pubblicato il suo secondo disco "La favola di Adamo ed Eva". La sua interpretazione di "Oh Caroline" dei Matching Mole costituisce il singolo di un album di tributo a Robert Wyatt. Nel 2000, dopo la partecipazione al Festival di Sanremo con il brano "Il timido ubriaco", Max Gazzé esce con un nuovo album, intitolato semplicemente con il suo nome e cognome.
CARMEN CONSOLI
Carmen Consoli nasce a Catania nel 1974. A nove anni inizia a suonare la chitarra elettrica, a 14 si esibisce già con una cover band di rock-blues, i Moon Dog’s Party. Proprio durante un concerto dei Moon Dog’s Party, Carmen viene notata da Francesco Virlinzi, produttore e titolare di un’etichetta in quel momento molto popolare a Catania, la Cyclope Records. Virlinzi decide di seguirne la carriera: il primo passo vede Carmen trasferirsi a Roma, dove mette in piedi un’altra blues band e rimane qualche anno a suonare e scrivere canzoni. Quando, nel ’94, torna a Catania, si presenta al suo produttore con il materiale che finirà su DUE PAROLE, il suo album d’esordio. Per quel disco Carmen incide 22 canzoni per chitarra e voce, mettendo da subito in evidenza quella timbrica naturale e uno stile interpretativo che diverranno le sue caratteristiche. L’album, registrato ai Cyclope Studios di Catania, viene preceduto dalla partecipazione al Festival di Sanremo del ’96, dove Carmen si presenta (e ottiene un ottimo riscontro) con "Amore di plastica", brano firmato in coppia con Mario Venuti. A fare breccia nel pubblico, come negli addetti ai lavori, non è soltanto il valore della canzone né quello, altrettanto importante, della sua interpretazione: Carmen colpisce anche per il suo aspetto aggressivo e fragile al tempo stesso, e per una personalità che buca lo schermo. Il ’96 per Carmen è un ottimo anno, nel corso del quale parte per una lunga tournée nelle principali città italiane e partecipa a manifestazioni importanti (Concerto del 1° maggio, Max Generation, Sonoria, Premio Recanati, Premio Tenco), destando sensazione per l’energia e la passione delle sue performances. In alcuni casi, presenta già delle nuove canzoni, come "Per niente stanca" che andrà a far parte del suo secondo lavoro. A dimostrarne la versatilità, in quell’anno esce anche un tributo a Franco Battiato, che vede Carmen interpretare, con il suo inconfondibile stile, uno dei brani più suadenti dell’artista siciliano, "L’animale". Il ’97 si apre con il ritorno a Sanremo con un nuovo brano: "Confusa e felice" è una nuova ventata di energia, che mette in mostra la forza e la determinazione di Carmen. Il brano, dal suono scarno ed elettrico, è la migliore presentazione del nuovo album, CONFUSA E FELICE, titolo che diverrà uno degli slogan dell’anno. L’album conferma il talento di Carmen presentandola in una veste più elettrica e ‘sporca’ rispetto a quella dell’anno prima: tra le canzoni colpiscono il segno "Venere", "La bellezza delle cose", "Blunotte", "Fino all’ultimo" - questo forse il brano che maggiormente evidenzia la direzione futura della sua musica - ma in generale è il clima del disco a convincere e sorprendere. La foto di copertina ritrae Carmen sulla porta di una stanza d’albergo, e forse non è un caso, visto che tra il ’96 e il ’97, gli impegni e i concerti le hanno lasciato pochissimo tempo per sé. Anche quell’anno trascorre suonando e dedicandosi alla musica, inaugurando un tour italiano che si conclude a novembre. Nel frattempo sono nate altre canzoni, provate e rese più solide durante le prove con il suo gruppo. Basta chiudersi tre mesi in una casa alle porte di Catania e metterle a posto: le registrazioni seguono veloci, e da questo iter che potrebbe sembrare forsennato arriva Mediamente isterica, a poco meno di un anno e mezzo dal precedente "Confusa e felice". "Besame Giuda", il primo singolo, segna l’ennesimo momento di crescita artistica, distante da "Confusa..." almeno quanto quel brano era lontano da "Amore di plastica": l’album è un condensato di energia che, nuovamente, stupisce. Testi graffianti, un suono potente e capace di liberare melodie purissime fanno il resto, e offrono ancora una volta il ritratto fedele di un’artista d’intensità senza pari. Carmen Consoli presenta dal vivo le sue nuove canzoni a partire da gennaio del ’99: con lei, il suo inseparabile (e fondamentale) gruppo, formato da Massimo Roccaforte alla chitarra, Leif Searcy alla batteria, Enzo Ruggiero, basso, e Santi Pulvirenti, chitarra. Al termine di questo tour si chiude nuovamente in sala e per febbraio 2000 e già pronta con un nuovo album, Stato di necessità, e una buona canzone per Sanremo, intitolata "In bianco e nero".
MAU MAU
Torino, 1990. Tre musicisti, provenienti da diverse esperienze, si uniscono per dare vita ad un gruppo che scuote la scena della musica italiana con il soffio nuovo di una musica rivoluzionaria e antica nello stesso tempo. Sono Luca Morino (voce e chitarra), Fabio Barovero (voce e fisarmonica) e, dal Camerun, Bienvenu Nsongan (djembè e percussioni). Si chiamano Mau Mau, una parola che nel dialetto piemontese definisce straccioni, marocchini, vagabondi, gente quasi sempre del Sud dell’Italia o del mondo. Mau Mau però era anche il nome di un gruppo di liberazione del Kenia che ha combattuto ferocemente per anni i coloni inglesi fino a cacciarli. I Mau Mau cercano, fin dall’inizio, di suonare a contatto diretto con la gente, senza dipendere necessariamente dalle tecnologie di amplificazione. La loro musica è infatti soprattutto passione per i suoni acustici, crudi, immediati: suggestioni diverse si mescolano generando un linguaggio nuovo, un paesaggio di incanti che unisce la montagna al mare, e dal mare le opposte sponde del Mediterraneo. I testi raccontano storie di trasmigrazioni, di povertà, di cibo e periferie urbane, di americhe scoperte e "spesso anche perdute". I Mau Mau approfondiscono la ricerca sull’uso del dialetto, dell’italiano e del piemontese che si incrociano e si inseguono, acquisendo il diritto ad una nuova cittadinanza. I suoni, gli strumenti popolari, l’uso della voce, dei cori, delle ritmiche sottolineate da mani e piedi, il nuovo pop arabo e africano, le composizioni solo percussive dei blocos brasiliani, tracciano un ponte fra la cultura regionale e popolare del Piemonte e la musica del mondo. Nel l992 i Mau Mau pubblicano per la Vox Pop - Just for fun il loro primo lavoro discografico, un mini album intitolato "Soma la macia" (Siamo la macchia), cantato interamente in dialetto piemontese. Nel novembre dello stesso anno pubblicano il primo album "Sauta rabel", inciso per la Vox Pop e licenziato alla EMI, con missaggi realizzati al Real World Studio di Bath. Intorno al gruppo si crea un clima di enorme interesse: i Mau Mau compongono la colonna sonora del film "Nero" di Giancarlo Soldi, ed irrompono al Festival Internazionale del Cinema di Venezia. "Sauta rabel" viene pubblicato in Svizzera e nei Paesi Bassi e nell’estate del 1993 parte un importante tour europeo che vede la band partecipare a molti grandi festival. Inoltre il gruppo viene invitato all’unico festival organizzato dai palestinesi nei territori occupati, il Palestine International Dance & Music Festival, e al Festival Internazionale di Babilonia, in Iraq. Al rientro i Mau Mau partecipano al Club Tenco, dove "Sauta rabel" viene premiato come migliore opera prima. Nell’aprile del 1994 esce il secondo album "Bass paradis", pubblicato e distribuito in Italia, Germania, Svizzera, Francia, Olanda, Belgio, Ungheria e Giappone. Al disco, missato ancora una volta negli studi Real World di Peter Gabriel, hanno partecipato più di 24 musicisti. Il tour tocca più di cento città in Italia e in Europa, con grandissimo successo di pubblico. Si registra la cover di "Omenaje" di Pablo Milanes. Nel 1995 viene pubblicata la compilation "Materiale Resistente" (C.P.I./Polygram) che contiene la canzone "Resistenza, marzo 1995" composta in Marocco e registrata a Casablanca con musicisti locali. Nell’aprile del 1996 esce "Viva Mamanera", registrato in parte a Los Angeles con la collaborazione di Eric Serafin, già ingegnere del suono nei dischi di Ben Harper e Spearhead. Nell’ottobre dello stesso anno, dopo un altro viaggio in Marocco per approfondire la conoscenza delle ritmiche e della cultura araba, i Mau Mau realizzano, per l’inaugurazione del primo Salone della Musica di Torino, il concerto evento R@dio Trance. Insieme a loro, sul grande palco circolare, i marocchini della Confraternita Gnawa Les Maitres du Guembri, l’indiano Inder Mathanu e il gruppo di techno trance Omega Tribe. All’evento assistono 5.000 persone. Nel marzo 1997 i Mau Mau scuotono le strade del centro di Torino con una spettacolare parata musicale, creano e realizzano una colonna sonora originale per il film inaugurale del Festival Internazionale del Cinema Sportivo di Torino, eseguita dal vivo al Teatro Regio di Torino. Dopo aver ripreso e concluso il tour italiano, tornano a visitare il pubblico spagnolo che affettuosamente li segue attraverso un minitour che culmina con la partecipazione, da Madrid, alla manifestazione Yes for Europe, trasmessa in Eurovisione. Il 21 giugno, inoltre, partecipano da Budapest alla Festa della Musica come unici rappresentanti dell’Italia. Prendono intanto forma i progetti per il nuovo album: tra la sala prove "Il Mulino" di Torino, lo studio di registrazione Esagono di Rubiera e i quartieri di Salvador de Bahia con i meninos de rua. Nel novembre 1997 i Mau Mau vengono invitati nell’isola di Las Palmas alle Canarie, al Festival Womad, la più importante manifestazione internazionale dedicata alla world music. Al rientro, tornano in studio e definiscono, con la cooproduzione di Cesare Malfatti dei La Crus, il nuovo lavoro intitolato "Eldorado", che esce il 12 marzo. Formazione: Luca Morino: voce, chitarra - Fabio Barovero: fisarmonica, organo, cori - Bienvenu Tatè Nsongan: djembè, percussioni - Roy Paci: tromba - Josh Sanfelici: basso, chitarra - Marco Barberis: batteria, percussioni.

Redazione Nove da Firenze