Guerra in Medio Oriente: è crisi energetica

Nuovo salasso per le imprese e timori per l'impatto sull'inflazione e sul costo della vita delle famiglie

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
09 Marzo 2026 14:31
Guerra in Medio Oriente: è crisi energetica

Il nuovo balzo dei prezzi dei carburanti registrato negli ultimi giorni rappresenta una vera e propria emergenza nazionale e rischia di produrre un effetto tsunami sui prezzi al dettaglio dei beni di largo consumo. L'effetto panico per la guerra in Iran e la situazione nel Golfo Persico fa volare le vendite carburanti in un solo fine settimana. Il week end è stato caratterizzato da aumento vendita di Gasolio, Super ed altri prodotti petroliferi su diversi impianti nazionali. Se il conflitto dovesse proseguire o intensificarsi, il rischio concreto è quello di assistere nelle prossime settimane a un ulteriore effetto domino sui prezzi dei beni di largo consumo, con un aggravamento dell’inflazione e nuove difficoltà per le famiglie italiane.

Secondo i dati più recenti basati sulle comunicazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la benzina in modalità self service ha raggiunto una media nazionale di 1,767 euro al litro, mentre il gasolio self service ha superato 1,950 euro al litro. L’aumento registrato rispetto ai valori del precedente monitoraggio risulta particolarmente significativo soprattutto per il gasolio, che rappresenta la componente energetica maggiormente incidente sui costi della logistica, del trasporto merci e della distribuzione alimentare. Proprio per questo motivo, i nuovi rincari rischiano di tradursi rapidamente in un ulteriore aumento dei prezzi al consumo.

Le nuove stime indicano infatti che entro la fine di marzo l’incremento dei prezzi dei beni alimentari potrebbe collocarsi in una forbice compresa tra lo 0,6% e l’1,7%, con effetti più evidenti sui prodotti a maggiore incidenza logistica. Sul piano macroeconomico, il livello attuale dei carburanti rende plausibile una pressione inflazionistica già nel mese di marzo compresa tra l’1,3% e l’1,5%, superiore alla stima iniziale dell’1,2% formulata nel comunicato del 6 marzo.

Approfondimenti

Faib Confesercenti Toscana interviene con fermezza sull'emergenza prezzi dei carburanti legata alla crisi geopolitica in Medio Oriente, denunciando una situazione divenuta ormai insostenibile per i benzinai, oltre che per i cittadini.

“Il clima di sospetto alimentato dai recenti controlli della Guardia di Finanza anche in Toscana, nel fine settimana, rappresenta un errore di prospettiva, perché sposta l'attenzione dai veri responsabili verso l'ultimo anello della catena, il gestore, che vive la stessa condizione di fragilità dell’utente finale”, dichiara Federico Valacchi, presidente di Faib Confesercenti Toscana.

Il margine di guadagno del gestore è fisso e ammonta a soli 5 centesimi lordi per ogni litro erogato, indipendentemente dalle oscillazioni del mercato o dai rincari alla pompa. Ogni aumento di prezzo viene deciso dalle compagnie petrolifere e non produce alcun beneficio economico per chi gestisce l’impianto. “In tutto questo - prosegue Valacchi - il Governo resta inerte e beneficia indirettamente dell’aumento del gettito fiscale attraverso l’IVA applicata sulle accise, una sorta di tassa occulta che penalizza ulteriormente i consumatori”.

Faib Confesercenti Toscana punta il dito contro un esecutivo debole con i forti e forte con i deboli, accusandolo di accanirsi sui piccoli imprenditori anziché intervenire alla fonte del problema. I gestori inoltre attendono da tre anni una riforma strutturale e organica del settore. “Nonostante le promesse del Ministro Urso arrivate dopo le polemiche sul cartello del prezzo medio - spiega Valacchi - il Disegno di Legge giace dimenticato in Parlamento, impedendo di fatto la modernizzazione di un comparto nevralgico per l'economia nazionale e lasciando campo libero alle manovre speculative delle compagnie”.

Questa situazione sta spingendo la categoria verso la protesta. Valacchi avverte che “se il Governo continuerà a ignorare le richieste della federazione e a non affrontare seriamente il nodo della speculazione alla fonte, ricorreremo inevitabilmente allo sciopero dei gestori per dare un segnale forte contro un sistema che danneggia lavoratori e cittadini”.

“Le tensioni internazionali e la guerra in Iran stanno già producendo effetti sui mercati del gas e dell’energia e proprio lo shock energetico che potrebbe costare fino a 670 milioni in più per le imprese toscane ci preoccupa particolarmente”. Cita la stima della Cgia di Mestre il presidente di Confcommercio Pisa Stefano Maestri Accesi per mettere in luce “uno scenario che avrebbe pesanti ricadute, difficilmente sostenibili per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi”.

“Siamo preoccupati ed angosciati per il conflitto in Medio Oriente e per la sofferenza che sta portando a migliaia di persone, ma allo stesso tempo non possiamo nascondere il suo impatto sul tessuto economico. Il conflitto rischia di aggravare una situazione già critica per famiglie e imprese, già provate dalla crisi energetica del 2022. Il salasso per le imprese italiane è stimato in quasi 10 miliardi, con la Toscana tra le regioni più interessate dagli aumenti, che per il l 2026 sono stimati nel 13,6% rispetto all'anno scorso, in particolare per i consumi di luce e gas”.

“A pesare è soprattutto l’impennata dei prezzi di gas ed energia elettrica: l'incertezza sulle possibili evoluzioni e la durata del conflitto aggiungono ulteriori nubi alle stime che indicano una spesa di 7,2 miliardi di euro in più per l’elettricità e di 2,6 miliardi per il gas, con effetti devastanti su alcuni settori come commercio e servizi, ma anche turismo, se pensiamo ai consumi di strutture ricettive, bar e ristoranti, e in particolare settori di produzione alimentare come panifici e pastifici.

“Nel 2022 molte aziende hanno subito una crisi energetica durissima, assorbendo aumenti enormi dei costi per continuare a garantire un servizio essenziale. Oggi però le imprese sono molto più fragili: i margini sono stati ridotti e la capacità di assorbire nuovi rincari va esaurendosi” afferma il direttore generale di Confcommercio Pisa Federico Pieragnoli. “Siamo molto preoccupati per questo ulteriore shock che alimenta una situazione già difficile, come conferma l'ultimo studio Confcommercio che ha calcolato aumenti di energia e gas rispettivamente del 30 e del 70% per il periodo 2025- 2019, considerato l’ultimo anno “normale” prima della pandemia e delle successive turbolenze dei mercati energetici. Non c'era assolutamente bisogno di una nuova guerra che minacciasse la tenuta delle nostre imprese”.

Notizie correlate
In evidenza