Cancro e carne rossa, una mazzata su Firenze

Oltre 600 le piccole e medie imprese al dettaglio e ingrosso carni del territorio


 L'Oms, inserisce le carni rosse tra le sostanze che possono causare il cancro e, come intuibile, si scatena il finimondo.
"Stamani, nelle macellerie fiorentine e dell'hinterland tutti a chiedere lumi ed informazioni sull'origine e la provenienza del prodotto, il consumo consigliato, la veridicità di alcune notizie apprese in tv, sui giornali o su Internet" lamentano i rappresentanti di categoria che chiedono al Sindaco Dario Nardella di attivarsi e collaborare con le organizzazioni di categoria ad organizzare un incontro pubblico di valenza scientifica, nell'interesse delle imprese e della clientela.

"Per fortuna medici e oncologi raccomandano prudenza e invitano a non fare facile allarmismo: la carne rossa, se assunta in modo moderato ed intelligente, e comunque nell'ambito di una dieta alimentare equilibrata, non fa assolutamente male. Basterà questo ragionamento per non "mandare al macello", un intero settore economico e produttivo?" lo chiede Daniele Guerrini, Presidente Assomacellai Confesercenti.

"Dipende come alcuni messaggi verranno veicolati, a partire dai prossimi giorni, sul territorio nazionale. Noi, non per voler rassicurare nessuno, ma semplicemente perché abbiamo a cuore i nostri clienti, vorremmo limitarci a due argomentazioni. Nel caso italiano è la stessa OMS a ribadire che i consumi pro capite sono abbondantemente sotto la soglia indicata come pericolosa, attestandosi attorno ai 25 grammi giornalieri.
Le nostre produzioni poi si caratterizzano per la bassissima presenza di grassi e additivi, indicati tra i principali agenti cancerogeni.
Le produzioni italiane fanno riferimento ad una lunga e consolidata storia gastronomica che vede nella salumeria italiana un punto di eccellenza. Il nostro è tra i principali paesi produttori di salumi a denominazione protetta e controllata, riconosciuti e tutelati dall'Unione Europea, i cui disciplinari di produzione sono sotto la sorveglianza del Ministero delle Politiche agricole, oltre che ai severi controlli della medicina veterinaria pubblica. Partendo da questi due temi, vorremmo però affrontare la questione con chiarezza, possibilmente una volta per tutte, favorendo il confronto tra le imprese del settore e le le grandi professionalità della medicina chiamate ad occuparsi di questi argomenti.
Quale città, se non Firenze, da sempre Capitale della "Ciccia" e dei "Beccai", può candidarsi ad ospitare una simile iniziativa?"

Confagricoltura Toscana ha deciso di lanciare la campagna social #cicciasanaintoscana “Ci auguriamo che i consumatori, anche attraverso uno slogan scherzoso ma comunque chiaro, accolgano il nostro invito di rilanciare questo messaggio per il bene di tutti gli operatori del settore”.

“Il nuovo e inutile allarmismo sulla carne rossa danneggia pesantemente gli allevatori e i consumatori, mettendo a rischio le tante aziende che operano nel settore in Toscana” affermano da Confagricoltura Toscana dopo l’allarme arrivato dall’Iarc, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, parte dell'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanità, sul rischio che potrebbe comportare il consumo di salumi, insaccati e ogni genere di carne lavorata.

“Non ci sottraiamo al confronto, anzi lo sollecitiamo – sottolinea Confagricoltura – ma, sul settore della carne, riscontriamo un allarmismo inutile, con ripercussioni sui consumi che potrebbero essere peggiori del periodo della BSE. Si sta facendo una pericolosa caccia alle streghe. I rapporti monografici dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC) – osserva Confagricoltura - si basano sull’identificazione degli agenti di rischio e non sulla valutazione del rischio. I risultati raggiunti (di cui peraltro ieri sono stati solo anticipati alcuni primi elementi), non devono quindi portare a conclusioni affrettate. Il consumo di carni rosse e preparate costituisce un eventuale possibile rischio solo nel caso di consumi eccessivi o di prodotti trasformati di scarsa qualità – precisa ancora Confagricoltura - circostanze che tradizionalmente non trovano riscontro nei consumi nazionali. Esempio valido può essere la classificazione data dalla AIRC sulle radiazioni solari; è classificata come agente di rischio elevato, senza che ciò pregiudichi per l’uomo l’esposizione ai raggi solari, che può essere effettuata con le dovute precauzioni”.

“Bisogna bilanciare al meglio i possibili rischi del consumo che, per la carne rossa, sono solo ipotetici, con i benefici nutrizionali che sono indiscutibili – conclude Confagricoltura - Intanto i danni economici che si stanno creando al settore zootecnico sono enormi ed acuiscono le enormi difficoltà che già vivono le aziende del settore”.

 "Si generalizza passando dall’hot dog al prosciutto, dalle salsicce alle carni rosse lavorate, e i titoli attaccano anche la carne rossa in genere. Leggendo meglio si capisce che le carni incriminate in realtà sono soltanto quelle lavorate cotte a lunga conservazione: würstel, insaccati, salumi trattati con conservanti e prodotti chimici. Ma davvero i toscani mangiano tutta questa roba? O si concedono invece un buon salame e un bicchiere di vino in famiglia proprio quella sera della settimana in cui non c’è tempo di cucinare, e allora si prepara una bella insalata e si tira fuori il tagliere? Chi è che tutte le mattine, al risveglio, mangia pancetta affumicata chimicamente?" così Alberto Rossi, Presidente Federcarni Confcommercio Toscana.

"I macellai toscani escono anche stavolta a testa alta, e con loro tanti consumatori della nostra regione. Nelle nostre botteghe artigiane – piccole ma di grande professionalità- sui nostri banchi, preparati con cura certosina, non troverete prodotti conservati dubbi e nocivi, ma soltanto carni fresche provenienti da piccoli allevamenti locali che producono pochi capi con criteri tradizionali e finalizzati esclusivamente alle macellerie (guardate i certificati di tracciabilità esposti nei negozi). Sono carni sane dalle quali poi ricaviamo - con trasformazioni casalinghe e antiche - ottimi pronti a cuocere che hanno un massimo di cinque giorni di scadenza, oppure carni cotte in proprio che devono esser consumate entro i tre giorni, insaccati freschi come le celebri salsicce toscane, preparate minimo due volte a settimana, e infine gli insaccati stagionati con piccole partite che vanno da 20 a 50 kg di prodotto. Vuoi per la qualità delle carni, vuoi per i tempi di consumo, queste nostre “carni lavorate” non hanno alcun bisogno di conservanti e tanto meno di prodotti chimici. Con Federcarni Confcommercio Italia abbiamo per altro intrapreso un percorso di aggiornamento e formazione affiancato da una biologa nutrizionista in modo da continuare la tradizione della macelleria adattandola alle necessità della alimentazione contemporanea. 
Le comunicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono di grande importanza per dissuadere da abitudini scellerate chi è tentato dal prezzo contenuto di prodotti inscatolati di dubbia provenienza e qualità scadente. La qualità e la freschezza delle carni fresche come di quelle preparate, la grande varietà della nostra alimentazione, nonché la sapienza di tante famiglie toscane che fanno la classica spesa, se non giornaliera, ogni due o tre giorni, dal macellaio di fiducia garantiscono contro i rischi paventati in questi giorni. A volte spendere un euro in più per acquistare un prodotto sicuro, sano, tracciato e buono vale proprio la pena".

"Sotto i 350g a settimana non si corre alcun rischio. Basta parlare di dieta mediterranea, non vuol dire nulla" lo ha detto la massima esperta in Europa in Culinary Nutrition, Chiara Manzi (Direttore Scientifico di Art joins Nutrition Academy), intervenuta ai microfoni della trasmissione “Genetica oggi”, condotta da Andrea Lupoli su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano (www.unicusano.it).

 “Non bisogna allarmarsi ma sapere come stanno le cose realmente –ha affermato la Dott.ssa Manzi in merito all’allarme lanciato dall’Oms sulle carni rosse-. L’emoglobina presente nella carne rossa nel nostro organismo si trasforma in sostanze cancerogene. Non sono gli additivi di questi cibi a favorire l’insorgenza di tumori allo stomaco e al colon, ma sono i metaboliti, quindi le sostanze che vengono prodotte dopo l’assimilazione di emoglobina. L’allarme si concentra in particolare sugli insaccati perchè, oltre a contenere l’emoglobina, hanno anche degli additivi cancerogeni come nitrati e nitriti, spesso vengono affumicati e cotti sulla brace. Ma c’è una dose al di sotto la quale la ricerca scientifica assicura che non si corre nessun pericolo, questa dose è 50 grammi al giorno o 350 grammi a settimana. Certo, non è facile, perché già con due wurstel si supera la dose settimanale”.

Dieta mediterranea. “Sono stufa di tutto questo parlare di dieta mediterranea –ha aggiunto la Dott.ssa Manzi-, perché non vuol dire niente. Pizza e pasta fanno parte della dieta mediterranea, ma la dieta mediterranea deve evolvere, non basta parlare di cereali, legumi, olio extravergine d’oliva. Se questi piatti vengono cucinati con troppe calorie, troppi grassi e troppo zucchero, fanno male anche se appartengono alla dieta mediterranea. Questi professoroni che dicono di tornare alla dieta mediterranea, neanche sanno spiegare cosa vuol dire. E’ solo un modo per banalizzare la questione”.

L'affondo di Aduc"Nuoce gravemente alla salute e' l'etichetta che troviamo sui pacchetti di sigarette. Visto che L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha classificato le carni lavorate (salate, affumicate con additivi) nel primo gruppo di pericolosità, insieme al fumo e all'alcol, di conseguenza il ministero della Salute dovrebbe imporre etichette simili per questa tipologia di alimenti. Quindi, nel menu dei ristoranti dovrebbe comparire la nota dizione accanto al piatto a base di carne lavorata, nelle rivendite di carni dovrebbe apparire una simile etichetta e cosi' via per i supermercati. Analoga iniziativa potrebbe essere presa per le bevande alcoliche, vino incluso.

L' Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha valutato in 984 le sostanze che possono essere collegate al cancro. La domanda che molti di noi si fanno e': fumare, bere alcolici e mangiare carne rossa produce gli stessi effetti? La risposta e' no, perche' pur appartenendo tutti al primo gruppo, i livelli di pericolosita' sono diversi. Infatti, secondo l'Istituto per la valutazione metriche della salute a fronte di 34 mila morti per cancro da eccessiva dieta carnivora, ce ne sono un milione di morti per il fumo, 600 mila per consumo di alcol e 200 mila per inquinamento dell'aria. Come si vede la mortalita' e' molto diversa. Il consiglio? Per essere piu' sani, sentirsi meglio e in forma occorre mangiare piu' vegetali".

Redazione Nove da Firenze