Giorno della memoria, Rossi: 'Dai giovani la speranza di un futuro di pace'

In Consiglio provinciale di Firenze le testimonianze di Rav Levi, del Sindaco di Mauthausen. 23 i riconoscimenti assegnati agli ex internati. A Palazzo Vecchio Vannucci (Pd) ha invitato i consiglieri ad indossare un tringolo rosa


TOSCANA — Firenze– “Sono convinto che il silenzio, profondo e attento, con cui gli studenti hanno seguito stamani, al Mandela Forum, le celebrazioni del Giorno della Memoria, rappresenti una speranza affinché prevalga una cultura di rispetto e di pace che scongiuri il ripetersi di orrori come la Shoah”. Con queste parole il presidente della Giunta regionale, Enrico Rossi, ha chiuso la seduta solenne del Consiglio regionale decicata al Giorno della Memoria. Rossi ha scelto di citare l’incontro con gli studenti, avvenuto poche ore prima, per riconfermare la volontà della Regione di riproporre, anche il prossimo anno, l’esperienza del Treno della Memoria, che nel corso degli anni ha permesso a tanti studenti toscani di vedere con i propri occhi la tragedia umana che si consumò nei campi di sterminio nazisti. Non solo, il presidente della Regione ha anche accolto l’appello del rabbino capo della comunità ebraica di Firenze, Joseph Levi, “per promuovere la conoscenza della storia delle diverse comunità che vivono in Toscana, perché l’interculturalità è la dimensione del nostro futuro”. La Toscana, ha ricordato, “è già multietnica ma si deve creare una miscela, una ‘mescola’ come si dice nell’industria tessile di Prato, capace di unirci in una convivenza fatta di reciproco rispetto”. Nel suo intervento Rossi ha ricordato che la tragedia della Shoah fu solo una parte dell’orrore vissuto dall’Europa nel corso della Seconda guerra mortale: “Ci furono 65 milioni di morti, 13 dei quali nei campi di sterminio e di questi, la metà furono ebrei. È nostro dovere non dimenticare e respingere l’idea della persecuzione basata su base etnica, religiosa o politica”. Il presidente della Regione ha anche invitato a ricordare “la dignità del nostro esercito, che si rifiutò di servire i nazisti che avevano invaso il nostro paese. Anche i nostri militari pagarono un prezzo altissimo, con 630 mila uomini che furono rinchiusi nei campi di lavoro”. Allo stesso modo, ha aggiunto, il Giorno della Memoria “deve celebrare anche gli operai che nel 1943 si ribellarono e attuarono lo sciopero per il pane pagando quella protesta con quattromila deportati”. E in ultimo, ma non per importanza, Rossi ha voluto ricordare le stragi di civili comopiute dai nazifascisti: dall’eccidio di Civitella Val di Chiana a quello di Sant’Anna di Stazzema. Il presidente della Giunta ha sottolineato che il “rispetto per i morti, per tutti i morti, non si discute, ma vanno però distinte le ragioni e i torti di questi morti”. “Ricordare è un dovere”, ha aggiunto, “perché tutto ciò non si ripeta mai più. E ricordare è un dovere anche oggi che l’Europa viene da anni di crescita e di pace. E col senso dell’attualità politica mi viene da dire: Dio salvi l’Europa da quei rigurgiti antisemiti e xenofobi che qua e là si affacciano, perché ci sono gli esempi che tornare a precipitare nel baratro è questione di poco. Basta guardare a ciò che anni fa è accaduto nei Balcani o a ciò che sta accadendo oggi in Siria”. “Ricordare”, ha concluso, “è necessario per avere un paradigma e idee per leggere il mondo attuale. Per raggiungere l’obiettivo di parlare di un unico genere umano che ha bisogno di un governo mondiale. Per questo, agli studenti ho rivolto un appello a volare alto per superare le difficoltà che abbiamo di fronte a partire da quelle del lavoro”.

“Grazie alla Regione Toscana per questa occasione in cui è possibile ricordare e riflettere”. Lo ha detto Joseph Levi, rabbino capo della comunità ebraica di Firenze, in apertura del suo intervento nella seduta solenne del Consiglio regionale dedicato al Giorno della Memoria. Di fronte alla tragedia della Shoah, ha detto Levi, “dobbiamo chiederci: che cosa era successo alla collettività? Come poté accadere tutto questo?”. Si tratta di domande necessarie, ha spiegato, “per chiedere perdono alle vittime innocenti e per capire cosa imparare per prevenire drammi simili e costruire un futuro migliore, rispettoso di ogni cultura, pluralista e democratico”. Il rabbino Levi ha sottolineato che “la Shoah deve renderci consapevoli della complessità della natura umana e che il passaggio da un clima di democratica convivenza civile a un clima di xenofobia può essere repentino”. Ricordando il sacrificio di tanti innocenti, “in nome di un’ideologia oscura”, e “la crudeltà e il furore” della persecuzione nazifascista contro gli ebrei, Levi ha citato le memorie di Himmler, uno dei gerarchi nazisti che teorizzò e attuò lo sterminio del popolo ebraico, dalle cui pagine “emerge la figura di un padre normale. E allora, con Primo Levi, ci chiediamo: Chi sei, uomo?”. E guardando al futuro, Levi ha posto ancora domande: “Può accadere di nuovo? È solida la democrazia? Che cosa pensano coloro che nei giorni scorsi hanno offeso la Comunità ebraica di Roma?”. Il sentimento antiebraico, ha poi spiegato, “è stato insegnato per secoli sulla base della teoria del deicidio e solo dopo la Shoah la Chiesa cattolica ha iniziato un processo di revisione che ha cancellato quella affermazione, avviando un dialogo e un percorso di nuova fratellanza tra cattolici ed ebrei”. Un percorso, ha aggiunto, rispetto al quale “siamo pieni di fiducia nell’operato di Papa Francesco”. Eppure, ha sottolineato Levi, ci sono nuovi segnali di antisemitismo, di xenofobia contro i popoli dell’islam, contro altre minoranze etniche e culturali. “Sono solo fenomeni marginali?”, ha domandato. Per sconfiggere questi fenomeni, ha aggiunto, “serve educare e formare le future generazioni. Vanno rafforzati il concetto di pluralismo e interculturalità. Dobbiamo promuovere la conoscenza del prossimo per far crescere l’empatia tra culture e popoli diversi”. E ha proposto, a questo scopo, che si insegni la storia di tutte le comunità che convivono in uno stesso territorio: quella degli albanesi, dei cinesi, dei protestanti. Infine, riconoscendone il grande valore per la memoria e per l’educazione delle giovani generazioni, Levi ha ringraziato la Regione Toscana e la Provincia di Firenze per l’iniziativa del Treno della Memoria, grazie alla quale tanti studenti toscani hanno potuto visitare i campi di sterminio di Birkenau e di Auschwitz.

"Dal male assoluto alla vista di una coscienza civile". Il giorno in cui le truppe sovietiche entrarono nel campo di Auschwitz, il 27 gennaio 1945, viene ricordato così in una delle numerose testimonianze sui lager. L'ha richiamata il Presidente del Consiglio provinciale Piero Giunti aprendo l'Assemblea solenne di Palazzo Medici Riccardi dedicata alla Giornata della Memoria, con gli interventi del rabbino capo di Firenze Rav Joseph Levi e il sindaco di Mauthausen Thomas Punkenhofer. Per Giunti bisogna domandarsi perchè la Shoah sia stata sorretta dalla sorretta dalla covinzione che quello sterminio fosse un'autentica ragione di Stato. Gli innocenti sono stati così vittime di una follia strutturata e radicata nei nazisti. La cultura, la conoscenza, la memoria fanno la differenza nell'essere umano, l'unico vivente che è capace di individuare ed ammazzare quelli della sua stessa specie, a partire dai più deboli. "Possiamo impegnarci a costruire una società migliore, sensibile alla sofferenza e alla differenza dell'altro - ha detto Levi - E' questa sensibilità che fa crescere una società democratica e pluralista". Il Sindaco di Mauthausen Punkenhofer ha ricordando le duecentomila persone deportate nel lager della sua città, svolgendo un intervento per molti versi complementare a quello di Alessio Ducci, presidente sezione Aned di Firenze, che ricordando la figura del padre deportato, ha poi individuato le aree culturali in cui tra dimenticanza e ideologia si sviluppa nuovamente violenza. "Ritrovarci - ha commentato il Presidente della Provincia Andrea Barducci - è anche trovare spiegazioni per capire cosa possiamo e dobbiamo fare, per evitare che siano percorse nuovamente strade terribili. E' utile tutto ciò che tiene viva la memoria". Doveroso rivolgersi ai giovani, ma questi capiranno meglio se riceveranno una testimonianza autorevole dai loro padri. "Ci sono contesti culturali - ha continuato Barducci - che mettono in condizione di agire quelli che poi vengono definiti folli, come è accaduto nel caso dei nostri fratelli senegalesi Samb e Diop. Ci aiuta a guardare il futuro il non uscire dall'idea di comunità, che vuol dire condivisione". Testimoni, Presidenti e consiglieri hanno poi deposto una corona nella Galleria delle Carrozze, presso la targa che riporta tutti i nomi della deportazione toscana dal 1943 al 1945.

Nel Giorno della Memoria, in cui viene celebrato il Consiglio provinciale solenne per ricordare la tragedia della Shoah, il consigliere di Forza Italia Filippo Ciampolini auspica che "venga al piů presto approvata la mozione da me presentata con i consiglieri del Centrodestra perché sia intitolata una struttura sportiva di pertinenza della Provincia al Giusto Gino Bartali".

Si è svolta in Prefettura, nella ricorrenza del “Giorno della Memoria”, la cerimonia di consegna delle 23 medaglie d’onore del Presidente della Repubblica ai deportati della provincia di Firenze nei campi nazisti durante l’ultimo conflitto mondiale. Il riconoscimento è stato ricevuto personalmente da tre ex internati: Giuseppe Galeotti (dal 1° settembre 1943 a Muhlberg e a Torgau in Germania); Dante Raspanti (dal 29 maggio 1944 al 21 aprile 1945 a Mauthausen in Austria e a Spandau in Germania); Furio Simoncioni (dall’8 giugno 1944 al 1° maggio 1945 a Mauthausen). Le altre medaglie, alla memoria, sono state ritirate dai familiari di Zelindo Bali, Giuseppe Bagnoli, Nello Brogini, Duilio Cioni, Vasco Emilio Cinotti, Bruno Coronelli, Mario Fabrizi, Galliano Fiorini, Silvano Gasparri, Tommaso Gasparri, Augusto Mercatali, Saffo Morelli, Renato Mori, Giuseppe Nencioni, Luigi Pasco, Renato Sani, Bruno Silei, Antonio Scolari, Otello Tatini e Loris Valori. A conferire le decorazioni il prefetto Luigi Varratta insieme ai sindaci dei comuni di provenienza degli insigniti (Firenze, Bagno a Ripoli, Barberino di Mugello, Certaldo, Firenzuola, Figline-Incisa Valdarno, Empoli, Marradi, Montelupo Fiorentino, Sesto Fiorentino). “Registro con soddisfazione il moltiplicarsi di eventi celebrativi nel Giorno della Memoria – ha detto il prefetto Luigi Varratta aprendo la cerimonia - . Un segnale positivo di una consapevolezza che va tramandata alle generazioni più giovani perché si impegnino a far sì che non accadano più eventi così tragici, ma anche episodi di discriminazione e intolleranza, come il gesto inqualificabile nei confronti della comunità ebraica accaduto due giorni fa a Roma. Occorre tenere alto il livello dell’attenzione anche verso le posizioni negazioniste dello sterminio, che si vanno sempre più ampliando soprattutto attraverso internet”. “Il miglior antidoto a questo – ha proseguito Varratta rivolgendosi agli insigni in sala - siete voi, con le vostre testimonianze, e la conoscenza diretta dei lager da parte dei ragazzi delle scuole”. “A voi va la mia profonda gratitudine perché avete spalancato la strada della libertà e della democrazia. Avete contribuito a creare la Costituzione italiana, bella perché è nata dalla sofferenza. Una Carta - ha concluso il prefetto - ricca di sentimenti, spinta da soffi di riscatto e di speranza in un cammino nuovo del nostro Paese, fatto di libertà, democrazia, giustizia, pace uguaglianza e solidarietà. Un pacchetto di valori che nessuna ragione al mondo può mettere in discussione”. Alla cerimonia hanno portato il saluto delle istituzioni la vice presidente della Regione Stella Targetti, il vice presidente del Consiglio regionale Giuliano Fedeli, l’assessore provinciale Giovanni Di Fede e l’assessore comunale Cristina Giachi. In sala erano presenti le autorità civili e militari e i rappresentanti fiorentini delle associazioni nazionali degli ex internati e combattenti, partigiani e delle famiglie dei caduti e dei dispersi in guerra.

A Palazzo Vecchio il consigliere del Pd Andrea Vannucci che ha proposto ai colleghi dell'assemblea cittadina di aderire all'iniziativa dell'associaione nazionale ex deportati indossando un triangolo rosa. Quest'anno contro l'omofobia e gli anni prossimi di un altro colore, per rappresentare ogni 'gruppo' che ha vissuto la tragedia della discriminazione, della persecuzione, della deportazione, dello sterminio.

Domani alle Oblate (in via dell'Oriuolo 26, a Firenze), alle ore 17.30, presentazione del libro "Io, Raimondo Ricci. Memorie da un altro pianeta" di Domenico Guarino e Andrea Marotta. Partecipano gli autori e coordinano Franco De Felice, caporedattore RAI Firenze, e Paolo Ciampi, giornalista e scrittore.

In occasione del “Giorno della Memoria” il Prefetto Francesco Tagliente e il Sindaco di Pisa Marco Filippeschi hanno promosso una serie di iniziative sul territorio, alcune delle quali organizzate insieme ad altri Comuni della provincia, alla Comunità Ebraica e ad altri Enti. Si tratta di iniziative di alto valore etico e di contenuto simbolico ed evocativo. Le celebrazioni pisane si affiancano alle tante manifestazioni organizzate, a livello nazionale e dalle altre Prefetture nelle varie provincie italiane, per rinnovare la vicinanza alla comunità̀ ebraica, nel ricordo della tragedia di 70 anni fa, per riaffermare i valori fondamentali del rispetto e del rifiuto di ogni forma di intolleranza e di violenza. Il momento centrale delle celebrazioni si è tenuto questa mattina a Palazzo Gambacorti, sede del Comune. Il Prefetto Tagliente, il Sindaco Filippeschi e le altre Autorità, gli Enti e le Associazioni, hanno celebrato l'evento testimoniando la vicinanza morale ed umana alle vittime e alle loro famiglie.

Redazione Nove da Firenze