Dice il mio amico: se Piccoli fosse stato Toni avremmo chiuso prima. Dico io: se la mi’ nonna aveva le rote, l’era un carretto… Perché come si sa, a Firenze il se gli è patrimonio de’ bischeri e de’ poeri… Però, certo: se. Ha davvero tutti i torti, il mio amico? Perché il ragazzo si impegna e lotta, certo. Ma un centravanti strapagato avrebbe anche un obbligo, morale e materiale: fare gol. E invece. Lui la porta non la vede.
Minuti 71 e 72, sequenza rapida, come in un action thriller. Lui si fionda caparbio su un pallone, lo ruba e lo difende, ma poi spara alla traversa. Lui, poi, si trova una bellissima palla a sei-sette metri dalla linea di porta, tutti l’hanno giocata per lui, e che fa? Spara alla luna. Ecco, se. E però non è il solo, questo se. Tipo: se invece di Comuzzo c’era un difensore, il cugino di Haaland – alla lontana, ma non poco – sarebbe passato inosservato dal Franchi fino alla sostituzione, peraltro ingloriosa perché oltre alla piccionata-infilata al Giovane Pollo in tutto il match non ha messo a taccuino proprio più nulla. E quindi, ancora se. Tipo: se il mercato di gennaio serve a qualcosa, prendine un paio di centrali, e almeno uno piazzalo in lista Uefa; perché diversamente, vedi, ti si ferma un Pongracic squalificato – guarda un po’ chi ti tocca rimpiangere – e l’altro l’hai sciaguratamente fuori lista Uefa.
E allora sei costretto a mettre in campo questo ragazzo che non passa il suo momento migliore: piccionata su Brunes a parte, in difficoltà ci è andato spesso. Buon per lui e per la Fiorentina che il Rakow sembra perfino più scarso dello Jagiellonia, però con due caratteristiche marcate e chiare: velocità individuale con movimento lesto di palla, e chiusura a maginot su due linee strette dietro.
Tutto qua, ma è il famoso “quanto basta” minimo per mettere in crisi una Fiorentina che Vanoli schiera all’inizio con un turnover senza nessun guizzo di fantasia. E che quindi rincorrerà per tanta partita la solita immagine della squadra lenta, compassata, prevedibile, senza accelerazioni né movimenti a dettare soluzioni, miriadi di passaggi laterali in comfort zone per non sbagliare ma di certo anche per non tentare, niente idee né cambi di passo. E in compenso subito un brivido di paura rimediato da Christensen, che sostituisce De Gea anche nell’immagine del portiere che finalmente esce sui cross alti, ne sbuccia solo uno ma il resto son suoi.
E sull’improvviso vantaggio del Rakow non può nulla, perché quelle caratteristiche poco sopra descritte si attagliano alla perfezione alla solita scena: punizione da dietro, palla lunga a superare facilmente la voragine tra linea di difesa e centrocampo viola, un tocco, una piccionata e Brunes, il cugino lontano ma lontano lontano, si trova solo davanti al portiere, e non può sbagliare.
L’incubo per fortuna dura un amen, tocca subito dopo a Ndour, certo l’unico proattivo di un centrocampo che più arido non si può, inventarsi un eurogol con un destraccio velenosissimo ma precisissimo che dal limite sibila imprendibile sotto la traversa e trafigge Sych, fino a allora impegnato solo da un maligno tacco volante di Gosens indirizzato ai piani alti, mentre Fazzini s’era divorato da sette-otto metri un gran pallone sparando anche lui alla luna l’invito di Parisi, il quale tuttavia non aveva visto il meglio piazzato di tutti in area, quel Fabbian che comunque continua a rimanere oggetto pressoché misterioso, temo che ci siano serie incomprensioni tattiche con la guida tecnica.
Che però non lo fa rientrare nella girandola di cambi da cui scaturirà un minimo di sveglia, del resto deve entrare Fagioli anche se pure lui il solito passaggino in zona comoda non lo disdegna, e con lui la girandola in fascia destra a ricostruire la catena tra Dodo e Harrison – poveretto, perennemente costretto a dare palla indietro perché tanto nella sua posizione naturale non ci sarà mai verso di vederlo – e uno stranito Gudmundsson al posto di Fazzini. Il quale Gudmundsson tocca palla dopo vari minuti per consegnarla al Rakow, e sembra davvero sempre più in quelle serate da turista in vacanza. Ma poi arriva il momento clou, cross di Dodo e smanacciata di Arsenic, l’arbitro – bravino con qualche accenno di disastro – punta subito il dischetto e il Var conferma. Va Gud, glaciale, portiere di qua, palla di là.
Vittoria meritata, certo, lo dicono anche i numeri, e minimo vantaggio da giocarsi bene tra una settimana. Però in mezzo c’è la sfida di Cremona, da dentro o fuori. Vediamo chi dei titolari irrinunciabili riuscirà a recuperare Vanoli, l’ideale sarebbe riavere in campo Solomon e Kean. Se il goleador non ce la dovesse fare, però, proviamo a puntare su Braschi: i dieci minuti di stasera raccontano di un ragazzo certo meno possente ma vispo e sveglio. E chissà che non possa essere una mossa vincente.
FIORENTINA (4-3-3): Christensen; Fortini (68' Dodò), Comuzzo, Ranieri, Gosens (58' Harrison); Fabbian, Mandragora (82' Fagioli), Ndour; Parisi, Piccoli (82' Braschi), Fazzini (58' Gudmundsson). A disp.: De gea, Leonardelli, Kouadio, Balbo, Bonanno, Sadotti. All. Vanoli.
RAKOW (3-4-3): Zych; Tudor, Racovitan, Svarnas; Ameyaw, Struski (69' Bulat), Repka, Pienko (58' Arsenic); Makuch, Brunes (79'Rocha), Lopez (58' Diaby-Fadiga). A disp.: Trelowski, Czeremski, Mosor, Napieraj, Ilenic, Mircetic. All. Tomczyk.
ARBITRO: Georgi Kabakov (Bulgaria); assist. Margaritov-Venev, quarto uff. Gidzhenov; Var Draganov-Popov
MARCATORI: 60' Brunes, 62' Ndour, 92' Gudmundsson (rig.)
NOTE: ammoniti Ranieri (F), Struski (R), Tudor (R), Parisi (F), Fagioli (F), Zych (R); angoli 8-3 Fiorentina; spettatori 7.852