Agroalimentare: su Amazon ed e.bay il pecorino prodotto in Ontario e il Tuscan Cheddar in Australia

Il falso Made in Tuscany impedisce la creazione di 30 mila posti di lavoro. Ma la Toscana si conferma regione leader con 461 prodotti imitati. Pizza: agli stranieri piace surgelata e bizzarra


Ci sono anche il Chianti bianco svedese ed il Salami (si proprio così) prodotto in Canada nella lista dei prodotti “sfregiati” che minano e danneggiano l’identità del Made in Tuscany nel mondo. Ci ha pensato ancora una volta Coldiretti Toscana a metterli in mostra, questa volta nella vetrina internazionale dell’Expo di Milano, a fianco delle tantissime, fantasiose, imbarazzanti interpretazioni di piatti e prodotti falsamente toscani ed italiani. In questi anni Coldiretti di “brutti esempi” ne ha scovati tanti in giro per l’Italia. Ha beccato, sempre per restare nel territorio dei vini, nella Napa Valley il Chianti tarocco ed il sangiovese “Tuscan Moon”, il kit per pseudo Chianti in bustina venduto online ma anche il “Toscano”, salame prodotto in qualche paese sconosciuto degli Usa - il “Fennel Pollin Saleme” venduto in accoppiata al vino, ancora toscano, la “Palenta” prodotta in Serbia, la “Finocchiono”, tentativo cacofonico di imitare il successo della nostra Finocchiona oggi diventata Dop e l’olio extravergine che sfrutta immagini e riferimenti della toscanità, come per esempio Firenze, per commercializzare confezioni il cuiolio è la somma di miscele provenienti da paesi europei. “Monumenti”, li ha definiti, Tulio Marcelli, Presidente Coldiretti Toscana nel corso della settimana dedicata proprio al Made in Tuscany all’interno del Padiglione Coldiretti, che “vengono danneggiati, imbrattati e ridicolizzati contribuendo a rendere più profonda la crisi delnostro paese. La pirateria agroalimentare ci costa, ogni anno, diversi miliardi di euro ed impedisce la creazione di almeno 30 mila nuovi posti di lavoro lungo tutta la filiera. Ogni tarocco che finisce sul mercato è uno schiaffo ai produttori serie, leali, che rispettano le regole e le tradizioni, l’ambiente e l’identità del territorio che raccontano ed esprimono”. Intanto la Toscana si conferma, ancora, leader indiscusso per numero di prodotti. Sono 461 le bandiere del gusto assegnate alla regione insediata però, come non mai, dalla Campania (457) e dal Piemonte (336). In realtà, a differenza di quanto avviene per altri articoli come la moda o la tecnologia, a taroccare il cibo italiano non sono - precisa la Coldiretti - i Paesi poveri, ma soprattutto quelli emergenti o i più ricchi a partire proprio dagli Stati Uniti e dall’Australia da dove arriva il Parmesan con il marchio Perfect italiano, ma molto diffuse sono le imitazioni dei prodotti tipici e i piatti della cucina italiana completamente inventati come la “Pasta con mais, erbe e Parmesan” indicata sul sito ufficiale di Masterchef Australia. La situazione è ancora molto più grave negli Stati Uniti dove il 99% dei formaggi di tipo italiano è realizzato in California, Wisconsin e nelloStato di New York, nonostante i nomi richiamino esplicitamente le specialità casearie più note del Belpaese. A pochi giorni dall’azione di protesta contro il formaggio fatto con il latte in polvere, così come vorrebbe l’Ue, sa ancora più di beffa. Sul web, sui principali siti di e.commerce, è pieno di prodotti tarocchi: si va dal Tuscan Cheddar prodotto nel Queensland, Australia al pecorino “TaniaToscano Sheep’s Milk Cheese venduto su Amazon e prodotto in Ontario, Canada, fino addirittura alle patatine “Tuscany Three Cheese e tanti altri. “La tutela del patrimonio agroalimentare all’estero ha spiegato ancora Marcelli – è una area prioritaria di intervento per le Istituzioni a tutela dell’identità nazionale, ma anche per recuperare risorse economiche utili al Paese e per tornare a crescere”.

Paese che vai, pizza surgelata che trovi, anche se prodotta sempre in Italia da Roncadin. È quanto emerge dall’esperienza pluriventennale dell’azienda friulana che, nello stabilimento di Meduno (Pn) produce oltre 65 milioni di pizze surgelate in un anno, il 68% delle quali destinate al mercato straniero. «Pur amando tutti, indistintamente, la pizza italiana, tra gli stranieri non manca mai un tocco di personalizzazione legata ai gusti locali» afferma l’amministratore delegato Dario Roncadin. Per quanto riguarda la pizza, i tedeschi preferiscono il gusto piccante e i salumi, mentre nel mondo anglosassone la cipolla e l’aglio sono d’obbligo. Negli Stati Uniti, invece, il gusto italiano si impone maggiormente: soprattutto nel settore d’alta gamma ci sono pizze molto vicine alle preferenze italiane, in quanto il desiderio è vivere pienamente l’italian styleNon mancano poi le pizze insolite. Qualche esempio? «Un classico molto amato all’estero è la pizza con peperoni, ananas e pancetta affumicata –afferma sempre Roncadin–. Piacciono molto anche quella con aglio e formaggio e la “Breakfast”, ossia la pizza con uova, pancetta affumicata e funghi». La digestione non sembra essere un problema per gli stranieri, che gradiscono anche la pizza con ragù condito, anelli di cipolla, peperoni e cipolla, oppure quella con peperoni, mais, pollo condito e formaggi. Senza dimenticare la pizza con cipolla rossa, cipollotto e anatra.

Redazione Nove da Firenze