Firenze: l'affondo di Giani sul cubo nero

Il Presidente della Giunta regionale della Toscana guarda alla carica di sindaco in caso di crisi politica?

Nicola
Nicola Novelli
21 Febbraio 2026 15:42
Firenze: l'affondo di Giani sul cubo nero

Firenze, la città della "misura" e dell’armonia rinascimentale, si ritrova oggi a contemplare un orrore che pare uscito da un incubo distopico: il cosiddetto "cubo nero". Sulla stampa il manufatto si erge a monumento all'amnesia amministrativa che ha squarciato il tessuto urbano, generando uno shock che va ben oltre l'estetica. Siamo di fronte a una "degenerazione" di cui oggi, improvvisamente, nessuno vuol essere padre, madre o anche solo parente alla lontana. Ma in una città dove ogni sampietrino ha un pedigree, come è possibile che un tale monolite sia sorto nel silenzio generale? E' in corso il gioco del cerino.

Ieri Eugenio Giani, ha tentato la via della metafora poetica per smarcarsi dall'imbarazzo, definendo l'opera una "rigenerazione non felice" e, soprattutto, un "figlio di padre incerto". Una definizione che ha il sapore della beffa, considerando che l'opera è il parto  di anni di scelte compiute dalla medesima area politica che governa ininterrottamente.

La reazione delle opposizioni non si è fatta attendere, tra il sarcasmo della Lega e l'indignazione di Fratelli d'Italia. Mentre la sinistra si agita nel tentativo di declassare il Cubo a "incidente di percorso", resta il fatto che quando c'è da tagliare nastri la paternità è chiarissima; ma in questo caso che c'è un'inchiesta, il figlio diventa improvvisamente un orfano.

Approfondimenti

Mettiamo da parte le metafore e guardiamo i fatti. Secondo la Lista Civica Eike Schmidt, la narrazione del "non potevamo fare nulla" crolla miseramente davanti ai documenti. La colpa non è della Soprintendenza, come molti vorrebbero far credere, ma di chi non ha esercitato il potere di vigilanza edilizia, che è competenza esclusiva del Comune. Dalle carte emergono tre passaggi:

  • la vendita dell'immobile da parte di Comune e Cassa Depositi e Prestiti a un prezzo svantaggioso. Un "regalo" che ha dato il via all'operazione.
  • non è stato bloccato un piano di recupero che, inizialmente, prometteva materiali e colori integrati nel contesto, salvo poi trasformarsi in questa massa scura.
  • nessun controllo ha messo a verbale la contrarietà ai materiali utilizzati, nonostante l’orrore cromatico fosse palese a chiunque passasse nei paraggi già anni fa.

Per i parlamentari di Fratelli d'Italia, Paolo Marcheschi e la capogruppo Angela Sirello, il Cubo Nero non è un errore, ma il sintomo di un "sistema". Quella che viene spacciata come "inevitabile modernizzazione" sarebbe in realtà una svendita della città ai grandi interessi internazionali, priva di una visione collettiva.

C’è un aspetto inquietante che emerge dalle denunce: chiunque osi dissentire dal "regime rosso" — che si tratti della Rettrice dell’Ateneo, di storiche famiglie fiorentine o delle minoranze — viene sistematicamente bannato. "Firenze non è un laboratorio di esperimenti urbanistici. E i fiorentini meritano verità, trasparenza e responsabilità."

Perché Giani parla proprio ora? Per Alberto Locchi (Forza Italia) e Luca Santarelli (Gruppo Misto) la mossa è puramente elettorale. Giani sarebbe già sceso in campo come futuro Sindaco di Firenze, usando il Cubo per regolare i conti interni al PD e screditare chi, anni fa, gli sbarrò la strada verso Palazzo Vecchio.

Mentre la sinistra regionale discute la nomina del "nono assessore" e deleghe come quella alla "felicità", la città deve fare i conti con il cemento. In questo scenario, il "centro" politico è evaporato, lasciando spazio a una guerra fratricida a sinistra dove l'urbanistica è l'arma del delitto.

La Fondazione Bioarchitettura denuncia una deriva socio-urbanistica lunga quindici anni. Ma dopo un silenzio durato sette mesi, orasi intravede forse un timido "cambio di passo". Non basta però una dichiarazione tardiva. Mentre la politica continua a passarsi il cerino acceso per non scottarsi con la paternità del disastro, la vera spada di Damocle resta quella della Magistratura.

Ma la domanda per i fiorentini resta un'altra: se l’urbanistica è lo specchio dell'identità di una comunità, quale volto avrà la Firenze di domani se il modello resta quello del "profitto mascherato da progresso"? Una volta rimosse le macerie politiche del Cubo Nero, resterà da ricostruire la fiducia in chi dovrebbe sorvegliare la bellezza della città.

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