Con un terno secco la Fiorentina-bis squaglia il gelo polacco

Tutto nella ripresa: apre Ranieri, poi Mandragora e rigore di Piccoli. Pochi fronzoli ma il risultato non si discute

Paolo
Paolo Pellegrini
19 Febbraio 2026 23:23
Con un terno secco la Fiorentina-bis squaglia il gelo polacco

Faceva un freddo da paura, e sul finire si è visto perfino qualche fiocco di neve. Su un campo che nemmeno i peggiori terreni degli amatori di terza serie. Contro una squadra vogliosa e tignosa, pareva uno di quei piccoli botoli ringhiosi e stizzosi che ti abbaiano contro di continuo e fanno di tutto per morderti la caviglia, e il modo migliore per scacciarli è la calcagnata, non le belle parole e il sorriso. E contro un arbitro che Dio ce ne scampi, le ha davvero inventate di tutte, un giallo a Fazzini che ancora grida vendetta per un fallo assolutamente inesistente, una punizione dal limite ancor più inesistente tra l’altro conseguente a un gol annullato per tre metri di fuorigioco, e meno male che c’era San Palo sulla traiettoria, perle costellate da una collana di altre gemme incredibili tra falli inventati quando non invertiti e amenità d’ogni genere.

Ecco, se tu in queste condizioni il primo tempo lo giochi maluccio ma poi capisci che insomma, basta alzare un po’ la voce e i giri del motore e provi a menare ceffoni, ecco, se esci dal campo e gliene hai rifilate tre non hai certo rubato nulla. Anche perché loro hanno messo per la prima volta il pallone nello specchio, palo di Wdowik a parte quando si era ancora sull’1-0, una volta sola, al minuto 88, con un tirotto finito sereno tra le braccia di Lezzerini. Il quale ha ritrovato il sapore del campo in gara ufficiale, si è comportato bene dimostrandosi all’altezza della migliore scuola De Gea, della serie io sui palloni alti sto buono e se esco lo faccio un po’ alla meglio, ma il suo l’ha fatto.

Come tutti, del resto. Ed era, s’è detto e s’è scritto, una specie di Fiorentina-bis, anche se bene o male son tutta gente che in campo di riffe o di raffe c’è andata quasi sempre o comunque spesso. Quindi una buona intuizione, questa di Vanoli, di lasciare chi a casa e chi in panca i cosiddetti “titolarissimi”, tra scelte dettate da condizioni non perfette (Gud, De Gea, Solomon) e altre pensate in vista del campionato. Così, in effetti, qualche magagna s’è vista, lo dice perfino uno score finale che assegna allo Jagiellonia il 68% di possesso palla, ma soprattutto un buon 88% di precisione nei passaggi contro un assai modesto 74 dei viola: dato che deve far riflettere, il primo tempo si è vissuto tra ritmi lenti e impacciati, contrasti appena sfiorati, ciabattate a caso e difficoltà a trovare una trama anche con il compagno più vicino; e tuttavia, malgrado ciò, è della Fiorentina l’occasione migliore per andare a rete sul finire della frazione, con Fabbian che calcia forte ma troppo sul primo palo e così il portiere può arrivarci e deviare in corner.

Soffre il centrocampo, perché la difesa non sempre consente di ripartire, e Ndour ci mette il fisico ma è macchinoso, come del resto un po’ Mandragora, mentre Fabbian un po’ svaria un po’ si perde, e nessuno lega con il povero Harrison a destra mentre Fazzini a sinistra soffre qualche distacco da un Gosens spesso in apnea contro l’indiavolato Pozo, ed eccede in tocchetti e giochetti poco produttivi. Là davanti, il solito Piccoli: gran lottatore, sportellate, rincorse, ma il piede non si decide a darsi la consistenza e la precisione che ci vorrebbe.

Poi nella ripresa la musica cambia, si sente maggiore confidenza. E un gigantesco Ranieri – che gli abbia fatto bene qual tantino di penitenza… - con tanto di fascia ritrovata si riscopre goleador, poi Mandragora inventa una magia con una pennellata d’alta scuola su punizione, roba da antologia, e infine Piccoli si conquista caparbio un rigore che trasforma alla grande. In mezzo, un’occasionissima per Fortini (sull’1-0 subito prima di quei famosi tre metri di fuorigioco e di San Palo), cresciutissimo col passare dei minuti, così come Fazzini si è fatto più velenoso e concreto al tempo stesso, e Parisi ha rilevato Harrison con la sua consueta baldanza, e Ndour si è annodato qualche altra volta ma senza fare danno, e la diga là dietro ha retto bene all’assalto furibondo ma poco costruttivo dei giallorossi locali.

Ai quali resta la consolazione del grande commovente affetto e sostegno di una tifoseria capace di bellissime coreografie, con uno striscione perfino in italiano, e del primo posto nella classifica del campionato polacco.

E dal Miejski Stadion è tutto, con la mente ormai protesa al derby dell’Arno, lunedì contro il Pisa. Poi, giovedì, rivedremo i polacchi al Franchi. Certo, non sarà il caso di buttarsela dietro le spalle, anzi: in fondo, sarà una coppetta ma è la vetrina che ci rimane.

JAGIELLONIA: Abramowicz; Wdowik, Bernardo Vital, Pelmard, Wojtuszek; Pozo, Flach (60’ Drachal), Mazurek (89’Sylla), Jozwiak (68’ Rallis); Bazdar (89’Kozlowski), Imaz. A disposizione: Damasiewicz, Kobayashi, Krasiewicz. Allenatore: Adrian Siemieniec

FIORENTINA: Lezzerini, Fortini, Comuzzo, Ranieri (68’ Pongracic), Gosens; Ndour (84’ Balbo); Harrison (68’ Parisi), Mandragora, Fabbian, Fazzini; Piccoli. A disposizione: Leonardelli, Magalotti, Fagioli, Kouadio, Braschi, Bonanno, Deli, Sadotti, Bertolini. Allenatore: Paolo Vanoli

ARBITRO: Sebastian Gishamer (Austria); assist. Riedel-Schreiner (Aut), quarto uff. Altmann (Aut); Var Schuettengruber-Spurny (Aut)

MARCATORI: 53’ Ranieri, 65’ Mandragora, 79’ Piccoli (rig.)

NOTE: ammoniti Fazzini, Mandragora, Lezzerini (F), Wdowik (J). Angoli 4-3 Fiorentina. Spettatori 18mila circa

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