L'assordante silenzio di Casorati

Felica Casorati - Nudo femminile disteso (1925 c.)

Per il ciclo Wunderkammer - curato da Virginia Bertoni -, Torino rende omaggio a uno degli artisti italiani più attenti alle correnti artistiche a lui contemporanee. Fino al 1 febbraio alla GAM di via Magenta 31. Tutte le informazioni sugli orari e i prezzi dei biglietti al sito www.gamtorino.it.


TORINO - Priva di colori, l’arte può paradossalmente farsi più espressiva nella sua volontà di raccontare l’uomo, di perdersi nella sua interiorità, rispondendo anche all’esigenza dell’artista di trovare ispirazione nel silenzio, nella solitudine, soprattutto in un decennio non semplice quale furono gli anni Venti in Italia.

L’elegante sobrietà del bianco e del nero diviene, per Felice Casorati, lo sfondo ideale per riflettere sulla nuova società del XX Secolo, in aperta polemica con il Futurismo inneggiante alla velocità, al movimento affannoso, allo scoppio del motore e al rombo del cannone.

Autodidatta della pittura, Casorati si affaccia sulla scena artistica italiana all’inizio del Novecento, sulla scia delle Secessioni, viennese prima e tedesca poi. Militare nella Grande Guerra dal 1915 al 1918, al suo ritorno si stabilisce a Torino, dove conosce l'antifascista Gobetti ed entra nell’orbita degli “Amici di Rivoluzione Liberale”, cui si unisce nel ‘22. Per queste sue frequentazioni “sovversive”, l’anno seguente viene arrestato, e pur trascorrendo in carcere solo pochi giorni, l’esperienza lo segna profondamente, al punto che si asterrà da ogni futura iniziativa politica, anche se non nasconderà mai la sua ostilità per il Fascismo.

Felice Casorati. Il pensiero assorto, una piccola ma raffinatissima mostra che accompagna il visitatore sin nelle pieghe più riposte del percorso artistico di Casorati, è incentrata sulla sua produzione degli anni Venti, un periodo che lo vide “artista del silenzio”, come appunto suggerisce il bel titolo scelto dal curatore Riccardo Passoni. Erano gli anni di Pirandello e del suo teatro sull’incomunicabilità fra individui, dell’apparenza che mai coincide con lo stato interiore; erano gli anni di Alberto Savinio, Giorgio De Chirico, Giorgio Morandi e Massimo Bontempelli. Quest’ultimo, sulle pagine della rivista “900”, Cahiers d’Italie et d’Europe, fondata assieme a Malaparte, espone la sua poetica innovatrice del Realismo Magico che invita l'artista a scoprire l'incanto dell'inconscio e delle sue imprevedibili derive, senza però rinunciare alla funzione di controllo della ragione. Accanto a disegni e sculture, anche una scelta di bozzetti databili al periodo 1910-1920, dove già si nota la compiutezza della ricerca volumetrica dell'artista.

Non era un'Italia facile, quella fra gli anni Venti e Trenta, che Vasco Pratolini ha superbamente raccontata in Allegoria e derisione, in bilico fra racconto autobiografico, metafora politica, romanzo sentimentale, romanzo di formazione. Un’Italia struggente di ruffiani e idealisti, di paradossi e miserie. Un’atmosfera che Casorati ripercorre nelle opere qui esposte, che spaziano dalla dolcezza adolescenziale del nudo femminile, alle angosce pirandelliane, alle aspirazioni sognate e forse mai raggiunte.

Casorati è artista difficilmente etichettabile, poiché elabora uno stile personalissimo, prestando attenzione alle maggiori correnti artistiche europee a lui contemporanee, guardando anche ai maestri del passato. Così la delicatezza di tratto, sullo stile di Jean-Baptiste-Siméon Chardin, si replica in Casorati attraverso morbide e sommesse figure, attraversate da una purezza arcaica mediata da echi di Piero della Francesca, dall’esperienza pre-cubista di Cézanne, dalla Secessione, e dalla Metafisica di De Chirico. Chardin è conosciuto come il pittore del silenzio, e analogamente il silenzio è elemento fondante delle opere di Casorati qui esposte, dove esprime una sua personale Metafisica, attraverso forme statiche di estrema semplicità e severità, e tuttavia non scevre di quella dolcezza rinascimentale mutuata dal sofficiano “Ritorno all’Ordine”, e interpretata attraverso la dotta eleganza umanistica di Piero Della Francesca.

Casorati si sofferma sull’uomo e la sua mente, immortalando volti ora pensosi ora sottilmente angosciati. Il ritratto, una forma d’espressione artistica particolarmente complessa, probabilmente fra le più ambiziose che un artista possa indagare. Attraverso i tratti del volto, egli parla di un soggetto, delle sue ambizioni e angosce, dei suoi dubbi e spavalderie. Si tratta di una sorta di biografia visiva, scelta coraggiosa prima ancora che narcisistica, che quasi sempre esprime un’intensità tanto intima da indurre chi osserva a provare una certa qual commozione. Le sue donne, dagli occhi grandi e scuri, dai tratti garbatamente duri, commuovono per la solitudine che esprimono, con disincanto e ironia. E salgono alla mente Montale e quel suo individuo che meriggia “pallido e assorto”, tanto intensi e drammatici sono gli sguardi su quei volti.

Struggente, nella sua bellezza shakespeariana che ricorda Ofelia, il Nudo femminile disteso, dal fine tratto impressionista (quasi un’acquaforte di Renoir).

Pur negli echi di altre esperienze artistiche, Casorati tende a riportare il linguaggio alla sua elementarità, cercando di dare ordine a spazi, bisogni, pensieri, ragionamenti. Con pochi, sapienti tratti, al punto da richiamare alla mente la “sublime povertà” del vocabolario di Leopardi, suggerita da Giuseppe Momigliano, e riferibile anche alla leggiadria dello stile di Casorati. Leggiadria che si ripresenta anche nella scultura: in quella che si può definire una ricerca psico-antropologica, Casorati si spinge nell’interiorità dell’uomo, estrapolando dalla materia le emozioni, le pulsioni e le paure dell’animo, che, per essere attentamente ascoltate, richiedono silenzio, solitudine, pazienza, umiltà. È magistralmente umile il tratto di Casorati, radicalmente primitivo, dimostrando attenzione per l’arte tribale africana e gli echi che questa ha suscitati in Europa, da Picasso a Modigliani.

Un approccio umanistico di matrice pirandelliana permea la suggestiva Testa di Ada, dal sonnolento sguardo levantino, le labbra sigillate a celare pensieri che nessuno conoscerà mai. E parimenti pirandelliano è Il suonatore di chitarra (La commedia), con quel volto d'antico romano votato al culto di Bacco, nel cui sguardo spento si avverte, drammatico, il bisogno di dimenticare. Sé stesso?

Il bassorilievo Mattanza del toro (Macelleria), è un diretto rimando alla Tauromachia, a sua volta omaggio a Goya (Hemingway e Picasso sarebbero arrivati dopo); Casorati ne prosegue il sentiero allegorico della vicenda umana, il bene contro il male, l’uomo e la donna, Eros e Thanatos.

Osservando questi esseri umani, viene da pensare a quei Miti inquietanti cantati in prosa poetica da Blaise Cendrars, personaggi legati a un immaginario onirico e arcaico insieme, inquietanti perché difficilmente afferrabili con l’intelletto. È questa la grandezza di Casorati, ovvero il saper infondere alla figura umana quel carattere mitico e soprannaturale che forse l’umanità primordiale ha per un attimo posseduto.

Nonostante una certa apparente austerità, che preferiamo chiamare sobrietà, Casorati non è pittore della malinconia, bensì del pensiero, e in questa bella mostra è possibile ammirare oltre all’artista, l’uomo.