La Toscana celebra il Giorno della Memoria con i ragazzi delle scuole

A Firenze il ricordo della Shoah nella Galleria delle Carrozze. In prefettura consegnate le medaglie d'onore ai deportati nei campi di prigionia nazisti.La collaborazione con lo Yad Vashem di Gerusalemme. A Prato la deposizione di una corona. L’intervento del presidente della Giunta regionale Rossi: “Senza valori e senza tenere saldi i principi di umanità e solidarietà può accadere di nuovo”. Il presidente Giani: “Toscana si stringe attorno a vittime e superstiti”


Firenze- Il presidente del Consiglio ha aperto la seduta solenne del Consiglio per la Giornata della Memoria. Dopo il saluto a tutte le autorità presenti, Giani ha pronunciato un intervento da cui è emersa vivida l’esperienza appena conclusa del viaggio con il Treno della Memoria. Il presidente è rimasto “commosso, l’altro ieri a Cracovia, a vedere i 501 ragazzi del Treno della Memoria ascoltare le testimonianze dei sopravvissuti”; commosso, a vedere tutti quei diciotto e diciannovenni ascoltare la voce di Andra e Liliana, che a 4 e 6 anni vissero Auschwitz nella baracca adibita agli esperimenti di Mengele, impegnato sui bambini che “sembravano” gemelli (le due bambine non lo erano, ma si assomigliavano tantissimo e per questo finirono lì). “Esperimenti condotti con ganci, corpi contundenti inseriti in modo straziante nei corpi dei bambini”, per capire, infine, “come accelerare il processo di nascita dei gemelli e quindi l’espandersi della razza ariana”.

Il viaggio in Polonia, nell’orrore nazista, è stato condiviso con la vicepresidente Lucia De Robertis, Tommmaso Fattori (ancora sul Treno) e Manuel Vescovi. “Abbiamo vissuto insieme, come un tutt’uno, l’intensità di questi momenti”, dice Giani, che elogia a più riprese il viaggio organizzato “meritoriamente dalla Regione”, per la decima edizione, a cui hanno partecipato quest’anno l’assessore Cristina Grieco e la vicepresidente Monica Barni.

Giani richiama l’importanza di consentire oggi, a ragazzi di 18 e 19 anni “di essere testimoni di quanto accadde; domani devono diventare ambasciatori, per tramandare e insegnare cosa è accaduto quando non ci saranno più i superstiti”. Ambasciatori della crudeltà e della follia che il viaggio fin dentro i luoghi del massacro mostra senza nulla nascondere. Il presidente descrive i metodi dell’uccisione di massa, “la catena umana” per procedere a quel massacro che si intensificò proprio dal settembre ’45, quando ormai i nazisti sapevano che era finita. “Le guide – aggiunge Giani - ricordavano che si è parlato di 1 milione persone che erano consapevoli e collaborative nel decretare la catena di distruzione di massa; erano a conoscenza e collaboravano”. Agli ebrei va “il senso profondo della solidarietà assoluta”, e con loro “ai Sinti, ai Rom, ai diversi..”. Di ogni tempo e anche di quello più recente. Giani cita la Yugoslavia di 20 anni fa, “oggi le concezioni dell’Isis”, e anche all’affermarsi, in Austria, di chi ritiene che “quei valori che presiedevano a questa ideologia totalizzante” abbiano “dignità di espressione ancora oggi”. Le “immagini devastanti” che quei 501 ragazzi oggi hanno negli occhi devono perciò attivare un “monito”: queste sono occasioni in cui ciascuno, nel ruolo che svolge per le istituzioni, trova l’energia per trasmettere il miglior antidoto, “i valori di democrazia e libertà, l’elevazione culturale dell’uomo”. Perché “la civiltà possa crescere nel rispetto degli altri”. “Il nostro essere qui è fare attivo”, conclude Giani, che ringrazia “di cuore” tutti i presenti. Ovvero l’importante parterre di Istituzioni e autorità che all’inizio di seduta il presidente del Consiglio ha nominato e salutato per ricordare “una Toscana che si stringe intorno alle vittime, ai superstiti, a coloro che hanno vissuto direttamente il dramma che avvenne con l’Olocausto e ai partecipi nella Memoria chiamati qui oggi”.

“Oggi ricordiamo – ha esordito il presidente della Giunta regionale Enrico Rossi - che nel cuore dell’Europa vennero torturati, affamati, sterminati 10 milioni di individui ritenuti ‘scarti della società’: disabili, Rom e Sinti, omosessuali, oppositori politici, prigionieri di guerra, gli appartenenti alle comunità ebraiche”. Il presidente ha sottolineato che è necessario chiedersi come questo sia potuto accadere nel cuore dell’Europa civile, come si siano potute realizzare “quell’irreggimentazione di massa” e “quell’anestesia emotiva” che hanno permesso di organizzare una macchina di morte con sistemi moderni, ricorrendo alla tecnologia. Rossi ha ricordato che in Germania, dopo la Grande guerra, le condizioni umilianti imposte dai vincitori e la crisi economica gettarono buona parte della popolazione nella povertà e nella disperazione; già da tempo, inoltre, era iniziata l’identificazione della nazione con la razza. I nazisti ebbero dunque gioco facile nel trovare negli ebrei il nemico interno contro cui scatenare la rabbia della popolazione frustrata. “Ma la belva immonda – ha proseguito - non è stata sconfitta, è accaduto e può accadere di nuovo, anzi accade nuovamente, basti pensare agli eventi occorsi in Ruanda, Bosnia, alle guerre in Medio Oriente, Africa, Asia e ai milioni di persone che vivono in condizioni di fame e stenti. Senza valori e senza tenere saldi i principi di umanità e solidarietà può accadere di nuovo”. Il Treno della memoria anche quest’anno è partito con oltre 500 studenti, e Rossi ha ribadito che la Regione Toscana, che dal 2002 si impegna ad organizzare questa e altre iniziative, vuole continuare su questa strada. “L’obiettivo è vaccinare i nostri ragazzi contro il virus della violenza e promuovere la cultura dei diritti universali, una cultura che riconosca il valore dell’articolo 3 della nostra Costituzione proiettato a livello mondiale”. “Questa è una necessità in un mondo globalizzato come quello attuale. Un mondo - ha proseguito Rossi – in cui la politica è stata eccessivamente ancillare rispetto agli interessi finanziari. Dobbiamo trovare una strada per rimettere al centro le persone, per restituire alla politica la forza di orientare le scelte. Dobbiamo provare a costruire un mondo secondo quanto previsto dall’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, firmata a Parigi il 10 dicembre 1048” per cui tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti, sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. E ha concluso: “Dobbiamo domandarci: questo principio è veramente da noi adottato nelle scelte politiche e nella vita di tutti i giorni? Io temo di no e questo deve indurci a riflettere e ad agire di conseguenza”.

I lager nazisti rappresentano il punto più basso della storia dell'umanità divenuta disumana e di popoli complici del silenzio e della Shoah. Stamani, in in occasione del Giorno della Memoria, si è svolta nella Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi, sede della Città Metropolitana di Firenze, una cerimonia di commemorazione con l'intervento del Sindaco Dario Nardella e la deposizione di una Corona di fronte alla targa dei nomi degli oltre 1800 deportati toscani nei lager. Osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime. Alla cerimonia hanno preso parte l'Aned-Associazione nazionale ex deportati e i rappresentanti dell'Istoreco (Istituto storico della Resistenza e della Società contemporanea di Livorno) che cura la mostra 'Ebrei in Toscana' proprio nella Galleria delle Carrozze. In questi giorni 600 studenti toscani hanno raggiunto Auschwitz per il Viaggio della Memoria. Il 20 dicembre scorso è stata inaugurata, nella Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi, la mostra "Ebrei in Toscana XX-XXI secolo". Un luogo non casuale, visto che lì si trova la lapide che riporta i nomi dei 1821 deportati toscani dall'autunno 1943 alla primavera del 1945. E proprio davanti ad essa si è svolta la cerimonia in cui il sindaco metropolitano Dario Nardella ha deposto una corona d'alloro in ricordo delle vittime. A rappresentare coloro che hanno sofferto il dramma delle deportazioni c'era Alessio Ducci, presidente della sezione di Firenze dell'Associazione Nazionale ex Deportati, che ha voluto evidenziare come nella società attuale ci siano segnali che rendono fondamentale il compito di non dimenticare.

Quasi 300 tra uomini, donne a bambini furono ammassati su alcuni vagoni di un treno e trasportati ad Auschwitz. Era il 9 novembre 1943 quando furono stipati in un convoglio diretto verso il più grande campo di concentramento realizzato dal regime nazista. Sono trascorsi 74 anni da quella deportazione e stamani, in occasione della Giornata della Memoria, è stata ricordata dal Comune e dalla Comunità ebraica con una cerimonia sul binario 16 della stazione di Santa Maria Novella. All’evento, che si è svolto alla presenza delle chiarine e del Gonfalone della città di Firenze, medaglia d’oro al valore militare, erano presenti tra gli altri l’assessore al Welfare Sara Funaro, il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani, il presidente della Comunità ebraica di Firenze Dario Bedarida e il presidente di Aned Firenze Alessio Ducci.

Il Memoriale della Shoah che nascerà a Firenze nella sede dell’ex Ex3, a Gavinana, collaborerà con lo Memoriale dei Martiri e degli Eroi dell’Olocausto Yad Vashem di Gerusalemme. E’ quanto emerso da alcune riunioni degli ultimi giorni che fanno seguito al recente viaggio del sindaco Dario Nardella in Israele. I responsabili del settore formazione dello Yad Vashem sono disponibili a fornire supporto e a costruire progetti comuni sul tema della formazione. Con loro è stato anche approfondito il ruolo che il Memoriale avrà a Firenze e sono state condivise idee per la sua valorizzazione.

In Prefettura la consegna delle medaglie d’onore che il Presidente della Repubblica conferisce ai cittadini italiani, militari e civili, internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra durante il secondo conflitto mondiale. Quest’anno il riconoscimento è andato a Romualdo Pratelli (deportato in Germania dal 9 settembre 1943) che non ha potuto partecipare alla cerimonia e la sua medaglia è stata consegnata al nipote Simone. Le altre decorazioni sono state concesse alla memoria di Bruno Morandi (internato in Austria dall’8 ottobre 1943 al 10 maggio 1945), di Vittoriano Rosati (internato in Austria dal 7 ottobre 1943 al 28 agosto 1945), di Pilade Ciulli (internato in Germania dall’8 settembre 1943) e di Dante Pelosini (internato a Dachau dal 12 agosto 1944 al 1° aprile 1945). Le medaglie sono state ritirate dai familiari. A conferire le decorazioni il prefetto Alessio Giuffrida insieme ai rappresentanti dei comuni di provenienza dei decorati: l’assessore fiorentino Sara Funaro per Pilade Ciulli e Dante Pelosini, il sindaco di Vinci Giuseppe Torchia per Romualdo Pratelli e Vittoriano Rosati, il presidente del Consiglio Comunale di Bagno a Ripoli Francesco Conti per Bruno Morandi.

“Il pericolo più grande, oggi, è che questa preziosa giornata diventi un rito collettivo annuale fatto soprattutto di parole, slegato dai fatti che poi accadono ogni giorno.. E invece è necessario che quanto accaduto sia profondamente conosciuto e compreso, perché mai come oggi abbiamo bisogno degli anticorpi contro l’indifferenza, i pregiudizi, i razzismi, che la storia ci ha insegnato a riconoscere come l’incubatore dei peggiori crimini ‘legalizzati’”. Sono le parole del presidente di Anci Toscana e sindaco di Prato Matteo Biffoni in occasione della Giornata della Memoria in ricordo delle vittime dei lager nazisti.
“Oggi in tutta la nostra regione le iniziative sono innumerevoli, e questo è segno molto positivo – prosegue Biffoni – Ma voglio invitare tutti i sindaci toscani a promuovere, ogni giorno e ad ogni livello, il ricordo della Shoah e a combattere contro l’intolleranza e l’ignoranza, soprattutto rispetto alle generazioni più giovani. Vediamo segnali preoccupanti, che ci fanno temere sulla tenuta dei valori fondanti delle nostre democrazie. E questo non possiamo permetterlo”.

A Chiusi il "Giorno della Memoria" è stato onorato e celebrato con una matinee cinematografica alla multisala CleVillage dove è stato proiettato il film “Il Viaggio di Fanny” storia vera della dodicenne ebrea Fanny Ben costretta alla fuga, insieme ad un gruppo di altri bambini, verso la Svizzera alla ricerca della salvezza. Alla proiezione hanno partecipato tutte le classi delle scuole medie dell’Istituto Comprensivo Graziano da Chiusi e le classi quinte dell’Istituto Einaudi Marconi. Proprio due rappresentanti dell’istituto superiore, insieme all’assessore Sara Marchini e alla consigliera Daniela Masci, hanno introdotto il film e ricordato che domani torneranno alcuni compagni di scuola che nei giorni passati hanno avuto l’occasione, grazie al Treno della Memoria (progetto della Regione Toscana) di visitare il campo di concentramento di Auschwitz, emblema della follia nazista.

Redazione Nove da Firenze