Metti una sera al Teatro del Sale

Si trova nella zona si Sant'Ambrogio, fu e tuttora viene adibito la sera a spettacoli in abbinamento a cene


FIRENZE —
di Paolo Rognini e Susanna Giorgi

In via de’ Macci, a Firenze, c’è un posto che ha tutta l’aria d’esser un piccolo emporio d’altri tempi. All’entrata ci accoglie un bell’ambiente caldo, le luci soffuse. Grossi scaffali in legno ricolmi di tutto un po’ avvolgono il locale: conserve di peperoni e pomodori, saponi alla violetta, magliette in ecocotone, tessuti d’Anatolia…
All’apparenza sembra solo un incrocio tra l’alimentari di paese di un vecchio droghiere ed una libreria, visto che ovunque campeggiano anche pancali di libri vecchi e nuovi.

La sorpresa continua quando ci si addentra nel retrobottega per scovare il vero cuore di questa messinscena: il Teatro del Sale.

Il ristoteatro è assai animato: camerieri che corrono su e giù tra poltroncine rosse e tavoli apparecchiati in platea, sullo sfondo il palcoscenico ancora vuoto e, di lato, cucinieri che gridano con la testa fuori dalle pentole “lampredotto colle patateeeeeee”. Gli avventori divertiti e a bocca piena si alzano velocemente per accaparrarsi uno dei migliori piatti della tradizione.

E poi s’assaggiano le pietruzze al sugo, la tradizionale ribollita, i maccheroni al ragù, la grigliata mista ben aromatizzata, mentre chi prima è arrivato già si gusta rombi di torta al cioccolato coi cannoli tuffati nella panna.

Ad un tratto “la scena” cambia, qualcuno batte le mani. L’invito è a sparecchiare, tutti insieme e in tempi da record: i tavoli spariscono sotto le tendine del proscenio, le poltroncine si dispongono in fila (è la platea), piatti e bicchieri si volatilizzano. Buio in sala, si accendono i riflettori. E che lo spettacolo abbia inizio!
Stasera va in scena “Sonaturi a Jurnata”, un gruppo di musica folk che si diverte a zigzagare su e giù per il sud d’Italia tra pizziche, tarante, tamurriate e persino sirtaki. L’atmosfera del teatro si colora d’armonie mediterranee.

In pochi resistono al coinvolgente ritmo di castagnette, percussioni, tamburi e tamburelli: i piedi e le mani dell’instancabile platea battono a tempo di musica quasi a ogni pezzo, sempre annunciato e spiegato dal brillante, eclettico ed eccentrico presentatore-manager Pino Vivace.

“Sonaturi a Jurnata” nasce da un gruppo di amici che iniziarono suonando appunto “alla giornata”, quasi per gioco. Le “loro” musiche popolari diventarono un repertorio vero e proprio da condividere con il pubblico, colto e non. Una musica “ad effetto”: le armonie sinuose delle chitarre, del flauto, della fisarmonica si sposano perfettamente con il violino, il clarinetto, l’organetto e soprattutto le voci. Voci non impostate, spontanee, proprio come quelle dei contadini che si trovavano intorno al fuoco o ad una tavola imbandita per alleviare le fatiche del lavoro nei campi. Le imperfezioni degli strumenti scordati sono colmate dall’espressività musicale, sempre profonda, vivace. Dal Teatro del Sale si va via contenti, con la gente che all’uscita ha ancora in testa le melodie, tanto orecchiabili che le canticchia ancora mentre la pancia è gaudente di ogni ben di dio. Una serata “nutriente” per lo spirito, per il corpo.

Redazione Nove da Firenze