Cubo nero: quando lo skyline di Firenze ha smesso di essere tutelato?

La trasformazione urbanistica che ha interessato corso Italia è stata approvata tra il 2018 e il 2020

Nicola
Nicola Novelli
07 Febbraio 2026 10:19
Cubo nero: quando lo skyline di Firenze ha smesso di essere tutelato?
Fotografia di Jacopo Bianchi

Firenze non è una semplice città; è un’idea di perfezione cristallizzata tra il Quattrocento e il Seicento, un organismo architettonico che sfida il tempo. Per chi osserva la Cupola del Brunelleschi stagliarsi contro le colline, l’immagine appare come un’immutabile cartolina. Ma a partire dal nuovo millennio, dietro questa facciata di armonia, si sono animati conflitti politici, strategie urbanistiche e una lotta per gestire la "modernità immobiliare". Come può un centro storico rimanere fedele al proprio ideale rinascimentale mentre è sottoposto alla pressione di trasformazioni inarrestabili? La risposta corriamo il rischio che la dia la magistratura, che nei giorni scorsi ha confermato di aver recapitato dieci avvisi di garanzia in relazione all'inchiesta sull'operazione immobiliare realizzata in Corso Italia, al posto del vecchio teatro comunale,  il cosiddetto "Cubo Nero".

Massimo Sabatini, consigliere della Lista Civica Eike Schmidt, ha l'ha definito il simbolo di una politica che ha "trasfigurato Firenze". Il caso è diventato "giallo" amministrativo: Sabatini parla di un’"opera senza padri né madri", poiché né le passate amministrazioni né la Soprintendenza sembrano rivendicarne la paternità tecnica. La tensione è culminata lo scorso settembre, quando una proposta di indagine in commissione è stata bocciata, alimentando quello che Sabatini definisce un "muro di silenzio". Il punto di rottura istituzionale riguarda la mancanza del verbale di rispetto delle prescrizioni dettate dall'autorizzazione paesaggistica, un vuoto documentale che ha innescato uno scontro senza precedenti tra Comune e Soprintendenza. "I fiorentini meritano di sapere la verità... le responsabilità sono prima politiche che tecniche e amministrative" conclude Massimo Sabatini.

Eppure la trasformazione urbanistica di corso Italia è avvenuta lentamente e sotto gli occhi di tutti. A partire dall’adozione del piano di recupero dell’ex Teatro comunale nel settembre del 2018. La delibera approvata dalla giunta di Palazzo Vecchio dava il via libera a un edificato di 15 mila metri quadrati, grazie alla demolizione e ricostruzione di tre nuovi edifici integrati. Nel 2020 infine il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica.

Approfondimenti

"Un progetto di modernizzazione per dare spazio alla residenza in una parte di città che potrà tornare ad essere vissuta dai cittadini; ma anche di riqualificazione complessiva di via Solferino e delle aree circostanti a partire dal disegno del Poggi. Un nuovo modo di vivere questo pezzo di centro storico secondo l’idea centrale che ne aveva fatto una zona di pregio a fine 800” annunciava all'epoca l’assessore all'Urbanistica Giovanni Bettarini.

"La città ha il diritto di conoscere con chiarezza i passaggi che hanno portato alla realizzazione del complesso e le responsabilità, qualora vengano accertate, dovranno emergere con rigore dalle indagini della magistratura" ha dichiarato stamani il capogruppo di Movimento 5 Stelle Lorenzo Masi.

Come si è potuto realizzare tanti interventi estemporanei a Firenze nonostante la normativa urbanistica generale, l'Ufficio UNESCO del Comune e la vigilanza della Soprintendenza preposta? Nell'era digitale può una Variante al Piano Strutturale modificare impunemente la vista panoramica della città? Eppure l'uso di geographic information systems permette di proteggere l’integrità visiva della città con una precisione millimetrica, rendendo gli strumenti informatici e le simulazioni al computer autentici guardiani dell’immagine di Firenze.

Che forma deve avere una città? Oggi, la confusione urbanistica tradizionale è degenerata in un caos indescrivibile, dove le trasformazioni appaiono spesso estranee all'identità del luogo. Per salvare Firenze, gli urbanisti si rifanno al concetto di imageability: la capacità di una forma urbana di essere letta chiaramente. In questo sistema, la Cupola del Duomo non è solo un monumento, ma l'asse visuale assoluto, un punto di orientamento percepibile "per miglia e miglia" fuori dalla città, che garantisce il senso di appartenenza a chiunque ne incroci lo sguardo.

Per decenni, si è pensato che proteggere Firenze significasse tutelare solo i 505 ettari racchiusi entro le mura del XIV secolo (la cosiddetta Core Zone). Questo perché l’iscrizione UNESCO del 1982 non prevedeva una zona di rispetto, una lacuna che è stata colmata con la creazione della Buffer Zone. L’idea è chiara: non puoi salvare il cuore se non proteggi i polmoni. La zona di rispetto coinvolge anche una "quinta scenica collinare" che attraversa i comuni di Bagno a Ripoli, Fiesole e Sesto Fiorentino. Questa fascia di territorio è essenziale per preservare il setting geografico e l'integrità dell'Outstanding Universal Value.

La gestione di Firenze è una sfida numerica prima che estetica: la città deve bilanciare le esigenze di appena 366.000 residenti con l'impatto di oltre otto milioni di turisti all'anno. In questo contesto, il rilievo critico diventa uno strumento di autodifesa. Bisogna distinguere tra "vista", la capacità meccanica dell'occhio, e "visuale", un'immagine carica di storia e cultura. La metodologia del rilievo critico permette di mappare non solo i punti di forza, ma soprattutto gli "elementi di detrazione visiva": quegli errori architettonici o degradi urbani che interrompono l’armonia del paesaggio storico. 

La tutela di Firenze non è un atto statico di conservazione museale, ma un processo dinamico e complesso. Come ci insegna la storia, la città è il risultato di un sovrapporsi di idee e progetti che hanno cercato, secolo dopo secolo, di dare un senso estetico allo spazio abitato. Solo attraverso una conoscenza meticolosa e "stratificata" del territorio è possibile governare la pressione antropica, trasformando la tutela in un atto di conoscenza attiva anziché in un mero vincolo burocratico.

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