Giornata del Non Acquisto: domani iniziative in tutta Italia


Per curare la “sindrome da acquisto compulsivo” che ci spinge a riempire il carrello del supermercato, il movimento “Bilanci di Giustizia” propone anche quest’anno la Giornata del Non Acquisto. E’ un’iniziativa mondiale fatta conoscere in Italia dalla rivista Terre di Mezzo, una giornata provocatoria per riflettere sui nostri consumi e per sottolineare l’importanza e le implicazioni del nostro essere consumatori. La Giornata del Non Acquisto: un giorno intero in cui non comprare niente per riconquistare del tempo e dello spazio, per trovare un’occasione per riflettere sulla nostra vita, per sognare e scegliere una vita intessuta di relazioni. Le relazioni tra le persone non si comprano, il mercato non può regolarle. Molte le iniziative in tutta Italia per la Giornata del Non Acquisto.
A Firenze volantinaggio nei mercati, incontro "Decrescita felice: alternativa o utopia?" e festa in piazza. A Quarrata (Pt) recupero di vestiti dagli stracci.

Quanto sono sviluppati i consumi critici in Italia e qual è il loro ruolo presente e futuro?
Il business etico, l’attenzione per i diritti degli animali, il mercato biologico, il commercio equo e solidale, il boicottaggio come forma di consumo critico sono strategie di marketing per le classi medie che incrementano l’inflazione oppure sintomi di nuove tendenze a livello economico culturale, riflesso di nuovi modi di pensare l’acquisto? Come l’azione politica può passare oggi anche attraverso i consumi? Quanto sono sviluppati i consumi critici in Italia e qual è il loro ruolo presente e futuro? Come si pongono tra di loro le diverse associazioni che si occupano di consumi alternativi e critici ?
Queste alcune delle domande a cui cercheranno di dare risposta, docenti, esperti ed associazioni invitati a partecipare all’incontro dal titolo “Consumi critici la qualità dei consumi”organizzato dall’Istituto Gramsci Toscano per il 26 Novembre prossimo presso l’Educatorio di Fuligno a Firenze. Al convegno interverranno sul tema dell’evoluzione dei consumi Paolo Capuzzo e Roberta Passatelli, docenti dell’ Università di Bologna, Susanna Cenni, assessore al Commercio della Regione Toscana e Franco Cioni, direttore marketing strategico Unicoop Firenze. Per il tema “Stili di vita emergenti e globalizzazione” relazioneranno Donato Romano, Alessio Cavicchi , Massimiliano Andretta e Maria Fabbri, docenti dell’Università di Firenze, Luigi Ceccarini, professore dell’Università di Urbino e Renato Mannheimer, professore dell’Università La Bicocca di Milano/Ispo. Tra le Associazioni invitate ad interloquire con gli interventi citati Adiconsum, Altroconsumo, Arci Firenze, Associazione Finanza Etica, Confcommercio, Confesercenti, Rete Lilliput, Consumatori, EMI Editrice Missionaria Italiana, Gruppi d’acquisto solidale, Legambiente Toscana, Scuola Nazionale del Consumo e Slow Food.
Alleghiamo a questo comunicato il programma del convegno. L’incontro è aperto a tutti.

I primi 10 consigli per entrare nella resistenza con la decrescita
1. Liberarsi dalla televisione
Per entrare nella decrescita, la prima tappa è prendere coscienza dei propri condizionamenti. Il primo portatore di condizionamenti è la televisione. La nostra prima scelta sarà di liberarsene. Così come la società dei consumi riduce l’uomo alla sua dimensione economica – consumatore -, la televisione riduce l’informazione alla superficie, l’immagine. Media della passività, quindi della sottomissione, non smette di far regredire gli individui. Per sua natura, la televisione richiede la rapidità, non tollera i discorsi approfonditi. La televisione inquina al momento della sua produzione, durante l’utilizzo e poi come rifiuto. Noi le preferiamo la nostra vita interiore, la creatività, imparare a fare musica, fare ed assistere a spettacoli viventi…Per tenerci informati abbiamo delle scelte: la radio, la lettura, il teatro, il cinema, incontrare gente, ecc.
2. Liberarsi dall’automobile
Più che un oggetto, l’automobile è il simbolo della società dei consumi. Riservata al 20% degli abitanti della terra, i più ricchi, porta inesorabilmente al suicidio ecologico per la distruzione delle risorse naturali (necessarie per la sua produzione) o per i diversi tipi di inquinamento tra cui l’aumento dell’effetto serra. L’automobile provoca guerre per il petrolio di cui l’ultima per data è il conflitto irakeno. L’automobile porta anche come conseguenza una guerra sociale che provoca un morto ogni ora solamente in Francia. L’automobile è uno dei flagelli ecologici e sociali del nostro tempo. Noi le preferiamo: il rifiuto dell’ipermobilità. La volontà di abitare vicino al luogo di lavoro. Camminare a piedi, andare in bicicletta, prendere il treno, utilizzare i trasporti collettivi.
3. Liberarsi dal telefonino
Il sistema genera dei bisogni che diventano delle dipendenze. Ciò che è artificiale diventa naturale. Come numero di oggetti della società dei consumi, il telefonino è un falso bisogno creato apposta dalla pubblicità. “Con la telefonia mobile, siete mobilitabili in un istante”. Assieme al telefonino butteremo via i forni a micro-onde, le falciatrici a motore, e tutti gli oggetti inutili della società dei consumi. Noi preferiamo al telefonino la posta, la parola, ma soprattutto cercheremo di vivere per noi stessi invece di cercare di riempire il vuoto esistenziale con degli oggetti.
4. Rifiutare l’aereo
Rifiutare di prendere l’aereo, è prima di tutto rompere con l’ideologia dominante che considera un diritto inalienabile l’utilizzo di questo mezzo di trasporto. Però, meno del 10% degli esseri umani hanno già preso l’aereo. Meno dell’1% lo utilizza tutti gli anni. Questo 1%, la classe dominante, sono i ricchi dei paesi ricchi. Sono loro che detengono i media e fissano le regole della società. L’aereo è il mezzo di trasporto più inquinante per passeggero trasportato. A causa dell’alta velocità, sballa la nostra percezione delle distanze. Noi preferiamo andare meno lontano, ma meglio, a piedi, sul carretto a cavallo, in bicicletta o in treno, in barca a vela, con ogni veicolo senza motore.
5. Boicottare la grande distribuzione
La grande distribuzione è inscindibile dall’automobile. Disumanizza il lavoro, inquina e sfigura le periferie, uccide i centri delle città, favorisce l’agricoltura intensiva, centralizza il capitale, ecc. La lista dei flagelli che rappresenta è troppo lunga per essere elencata qui. Noi le preferiamo: prima di tutto consumare meno, l’autoproduzione alimentare (l’orto), poi le botteghe di quartiere, le cooperative, l’artigianato. Questo ci porterà anche a consumare meno e a rifiutare i prodotti industriali.
6. Mangiare poca carne
O meglio, mangiare vegetariano. Le condizioni di vita riservate agli animali di allevamento rivela la barbarie tecnoscientifica della nostra civiltà. L’alimentazione carnea è anche un grosso problema ecologico. E meglio nutrirsi direttamente dei cereali che utilizzare il terreno agricolo per nutrire animali destinati al macello. Mangiare vegetariano, o comunque mangiare meno carne ci porta anche una miglior igiene alimentare, meno ricca in calorie.
7. Consumare prodotti locali
Quando si compra una banana delle Antille, si consuma anche il petrolio necessario al suo trasporto verso i nostri paesi ricchi. Produrre e consumare localmente è una delle condizioni migliori per entrare nel movimento di decrescita, non in senso egoistico, chiaramente, ma al contrario perché ogni popolazione ritrovi la sua capacità di autosufficienza. Per esempio, quando un contadino africano coltiva delle noci di cacao per arricchire qualche dirigente corrotto, non coltiva di che nutrirsi e nutrire la sua comunità (vedere il testo “Dieci forti obiezioni al commercio equo”.
8. Politicizzarsi
La società dei consumi ci lascia la scelta: tra Pepsi-Cola e Coca-Cola o tra caffè Lavazza e caffè “equo” di Max Havelaar. Ci lascia delle scelte da consumatori. Il mercato non è né di destra, né di centro né di sinistra: lui impone la sua dittatura finanziaria avendo come obiettivo di rifiutare qualunque contraddittorio o conflitto di idee. La realtà sarà l’economia: gli umani si sottomettano. Questo totalitarismo è paradossalmente imposto in nome della libertà, di consumare. Lo status di consumatore è addirittura superiore a quello di essere umano.
Noi preferiamo politicizzarci, come persone, nelle associazioni, nei partiti, per combattere la dittatura delle fabbriche. La democrazia esige una conquista permanente. Muore quando viene abbandonata dai cittadini. E’ ora di propagare l’idea della decrescita.
9. Sviluppo della persona
La società dei consumi ha bisogno di consumatori servili e sottomessi che non desiderino più essere degli umani a tutto tondo. Questi non possono più esistere che grazie all’abbrutimento, per esempio davanti alla televisione, ai “divertimenti” o al consumo di psicofarmaci (Prozac…) Al contrario, la decrescita economica ha come condizione uno sviluppo sociale ed umano. Arricchirsi sviluppando la propria vita interiore. Privilegiare la qualità della relazione con se stessi e con gli altri a detrimento della volontà di possedere degli oggetti che a loro volta vi possiederanno. Cercare di vivere in pace, in armonia con la natura, non cedere alla propria violenza, ecco la vera forza.
10. Coerenza
Le idee sono fatte per essere vissute. Se non siamo capaci di metterle in pratica, serviranno solo a far vibrare il nostro ego. Siamo tutti a bagno nel compromesso, ma cercheremo di tendere alla maggior coerenza. E’ la scommessa della credibilità dei nostri discorsi. Cambiamo ed il mondo cambierà. Questa lista sicuramente non è esaustiva. A voi completarla. Ma se non ci impegniamo a tendere verso la ricerca della coerenza, ci ridurremo a lamentarci ipocritamente sulle conseguenze del nostro stile di vita. Evidentemente non c’è un modo per vivere “immacolati” sulla Terra. Siamo tutti a bagno nel compromesso, e va bene così.

Redazione Nove da Firenze