Rubrica — Agroalimentare

Vino: a giorni il Vinitaly 2018

Nel 2017 il vino italiano "festeggia" l'ottavo anno consecutivo di crescita. Il Gallo Nero diventa sempre più verde. Ruffino raddoppia in 5 anni il fatturato


ConsorzioA giorni il grande appuntamento di Vinitaly a Verona, e anche i consumatori hanno qualcosa da chiedere ai viticoltori e alle Autorità interessate. Ecco le richieste dell'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori: donde viene il vino, cioè l'uva? Il vino di qualità spesso riporta la dizione "imbottigliato all'origine da..." (o analoghe dizioni), ma rappresenta una percentuale minoritaria della produzione nazionale, il resto e' vino del quale non viene indicato il luogo di provenienza. Si può certo ricorrere ai vini doc o docg, nei quali è indicata l'area di coltivazione. Perchè non ricercare la trasparenza? Sarebbe utile mettere in etichetta la provenienza dell'uva, il luogo di vinificazione e imbottigliamento per tutti i vini, a garanzia del consumatore e qualificazione del produttore. Perchè si usano bottiglie da 75 cl (tre quarti di litro) e non da mezzo e da un litro? Una bottiglia dal costo di 7,75 euro in effetti costa 10,33 euro al litro e non abbiamo trovato nelle enoteche etichette sulle bottiglie che rapportino il costo con l'unità di volume.

La prima forma di tutela nel Chianti Classico fu istituita dal Granduca Cosimo III de' Medici, che nel 1716, consapevole del valore di un territorio particolarmente vocato per la viticoltura di qualità, ne definì per la prima volta i confini, per difendere un patrimonio unico al mondo e contrastare le contraffazioni. Oggi questa regione gode in primis della tutela dei suoi attori principali, i viticoltori, che sono i veri e propri custodi della loro terra: da un recente sondaggio effettuato dal Consorzio Vino Chianti Classico sulla propria base sociale, emerge infatti un trend in crescita verso la viticoltura biologica e le buone pratiche di un’agricoltura sostenibile. Da un campione di 115 aziende (circa un terzo delle aziende socie del Consorzio che imbottigliano Chianti Classico con propria etichetta) risulta infatti che il 62% ha già la certificazione biologica o è in conversione. Le prime certificazioni risalgono alla fine degli anni 90 e negli ultimi 5 anni sono state numerose le aziende che hanno richiesto la certificazione. L'utilizzo di componenti chimiche per trattare i vigneti, dichiarano i produttori, è limitato ben al di sotto le soglie limite imposte dalla UE e in alcuni casi è del tutto eliminato, a favore di metodi alternativi. La sostenibilità gioca un ruolo importante: quasi il 70% delle aziende mette in atto buone pratiche di gestione del suolo come l'inerbimento e una su tre sfrutta fonti energetiche alternative come pannelli solari e impianti fotovoltaici. Non sono rari i casi in cui l'energia viene prodotta anche utilizzando le biomasse tramite appositi impianti, e frequente pratica è il compostaggio del materiale organico di scarto, per esempio della potatura, delle fecce e delle vinacce. Ma non è solo vigneto. Tratto distintivo del territorio del Chianti Classico è anche la sua ricchezza boschiva: meno di un ettaro su cinque è dedicato all'agricoltura, e i restanti sono coperti da boschi. La gestione delle foreste è un tema di grande attualità e insieme una tradizione antica: la pratica di mantenere il bosco "sano" (rinnovamento della vegetazione, contenimento di malattie) concorre alla conservazione della biodiversità e dell'equilibrio dell'ecosistema Chianti Classico.

Vinitaly è la vetrina per eccellenza del vino italiano, – afferma Carlotta Gori, direttore del Consorzio Vino Chianti Classico - e il fatto che il Salone dedichi una sua sezione alle produzioni biologiche, è la riprova che esiste un forte interesse del pubblico per questa tipologia di prodotto. Ma per il Chianti Classico il rispetto e la tutela del territorio sono qualcosa di più. Il vino è frutto della fusione di due elementi quello naturale e quello umano; la viticoltura biologica e quella sostenibile non sono solo scelte produttive ma atteggiamenti verso la terra che custudiamo.”

L'Area Studi Mediobanca ha pubblicato l’annuale indagine sul settore vinicolo italiano e internazionale. Dall’analisi emerge che nel 2017 aumenta il fatturato delle società italiane (+6,5% sul 2016) grazie alla buona performance dell’export (+7,7%), con il boom del commercio verso l’Asia (+21,1%), ma anche al contributo delle vendite domestiche (+5,2%). Aumentano gli occupati (+1,8%), continuano a crescere gli investimenti (+26,7%) e c’è ottimismo sulle aspettative di vendita per il 2018. Punte di diamante dell’industry si confermano le aziende venete e toscane. Anche l’aggregato dei 15 maggiori produttori internazionali quotati è in crescita.

Nell’anno del suo centoquarantesimo anniversario, l’azienda vinicola Ruffino, fondata a Pontassieve nel 1877, ha festeggiato risultati particolarmente significativi. Infatti, Ruffino ha superato per la prima volta i 100 milioni di euro di fatturato, con una solida crescita complessiva dell’8% sull’anno precedente, al cui interno si registra un +11% per il mercato domestico (dove la crescita è stata superiore rispetto ad altri paesi). Anche l’EBIT, l’indicatore che misura gli utili e la redditività aziendale, conferma la performance positiva, attestandosi intorno al 21% del fatturato. Si tratta di risultati ancor più confortanti se comparati all’anno fiscale 2017, già caratterizzato da performance aziendali di alto livello. La principale voce di crescita è rappresentata ancora una volta dall’export, che incide per il 93% sul totale del fatturato: tutte le aree geografiche in cui Ruffino viene distribuita presentano infatti segni positivi. Il principale mercato di Ruffino, gli Stati Uniti, prosegue la sua crescita (+2%): qui è rilevante sottolineare come soltanto in questo paese si superino abbondantemente il milione di casse da 12 bottiglie vendute. In continua ascesa anche il Canada (+15%), dove Ruffino è diventata il primo marchio italiano di vino in assoluto. La crescita è stata determinata da due azioni parallele. Da un lato, in accordo con le strategie della casa madre Constellation Brands, Ruffino si è proposta con nuovi vini quali il Rosatello Cuvée Perlage, un rosato metodo Martinotti pensato per intercettare nuove tendenze di consumo nel mercato estero, in particolar modo negli Stati Uniti. Dall’altro, ha consolidato la sua leadership come azienda di vini radicata in Toscana, ponendo al cuore del suo sviluppo Riserva Ducale e Riserva Ducale Oro Gran Selezione, due Chianti Classico che hanno scritto pagine fondamentali della storia dell’enologia italiana. Inoltre, per festeggiare i 140 anni, Ruffino ha recentemente lanciato Chianti Riserva, un vino che si rifà alla storica eredità del Chianti Stravecchio di Ruffino. Infine, è stato siglato un accordo per la gestione agronomica, enologica e commerciale per l’Italia e l’Europa della cantina maremmana La Corsa, grazie al quale Ruffino si presenta adesso sul mercato con due classici rossi toscani che mancavano storicamente nel suo portafoglio: il Bolgheri Classico e il Morellino di Scansano. La crescita del fatturato e l’aumentato giro di affari ha determinato un incremento di organico: sono entrate recentemente in azienda nuove risorse qualificate in quasi tutti i dipartimenti. Un segno tangibile della volontà di Ruffino Constellation di consolidare la crescita reinvestendo nel patrimonio più importante a disposizione dell’azienda, le persone.

"C’è un ritorno alle denominazioni storiche di qualità In USA anche per noi crescono i grandi autoctoni. E un picco del +45% per il Dogajolo Rosato molto di moda in tante città statunitensi. Si tratta di un'interpretazione originale di concepire il terroir toscano secondo uno stile moderno. Siamo in un momento molto emozionante per la Carpineto, noi familiari siamo grandi appassionati del nostro lavoro ma abbiamo la fortuna che anche i nostri collaboratori lo sono ed è anche a loro che va il merito di risultati così eccezionali", ha dichiarato Antonio Michael Zaccheo, giovane generazione della Carpineto ed Export Manager. Performance affidate fin dall'inizio ai vini rossi da invecchiamento che sono presenti trasversalmente su tutti i mercati. Il core business di Carpineto (il 95% dell'intera produzione), dove in 50 anni di storia si è maggiormente concentrato l'impegno e le capacità dell'azienda, sono infatti i vini rossi di grande intensità ed estratto, affidabili e soprattutto di qualità costante nel tempo, rilasciati superando spesso il limite di 6-12 mesi richiesto dalle regole dei disciplinari. Vini delle più prestigiose DOCG toscane fino a vini varietali di grande struttura.

Due seminari per far conoscere il Pecorino Toscano DOP che fa bene al cuore, partendo dalla ricerca dell’Università di Pisa e della Scuola superiore S. Anna di Pisa, per arrivare l’utilizzo del formaggio in cucina, fra conservazione e abbinamenti. Sono quelli che vedranno protagonista il Pecorino Toscano DOP a Verona durante Vinitaly, e che sono in programma lunedì 16 e martedì 17 aprile all’interno dello spazio dedicato all’Associazione Tipicità Toscane, Padiglione 9 - stand D4. I due appuntamenti saranno curati da Andrea Righini, direttore del Consorzio tutela Pecorino Toscano DOP.

“Pecorino Toscano DOP - un formaggio che fa bene al cuore” è il titolo del primo seminario, in programma lunedì 16 aprile alle ore 16.30. L’incontro proporrà un approfondimento sulla ricerca dedicata al miglioramento dell’alimentazione ovina condotta dall’Università di Pisa e dalla Scuola superiore S. Anna di Pisa, da cui sono emerse le proprietà di un formaggio ricco di Omega3 e CLA, Acido Linoleico Coniugato, sostanze in grado di abbassare i livelli di colesterolo nel sangue e il livello di acidi grassi saturi presenti nel formaggio. Un valore aggiunto che rende il Pecorino Toscano DOP un alleato per la salute, oltre che un piacere per il palato. Il secondo seminario, in programma martedì 17 aprile alle ore 15, sarà dedicato, invece, a “L’uso del Pecorino Toscano DOP in cucina”, con consigli utili su come si conserva, si serve e si abbina il Pecorino Toscano DOP, sempre pronto ad accompagnare ogni portata, dall’antipasto al dolce, oltre che a essere gustato da solo e accompagnato da un calice di buon vino.

“I due seminari - afferma Andrea Righini, direttore del Consorzio tutela Pecorino Toscano DOP - saranno occasioni importanti per promuovere il nostro formaggio parlando di aspetti quotidiani che vanno dal corretto utilizzo in cucina, per apprezzare fino in fondo la qualità del nostro formaggio, all’attenzione per la salute, un ambito in cui il Consorzio sta investendo molto grazie alla collaborazione con l’Università di Pisa e con la Scuola superiore S. Anna di Pisa. Il nostro obiettivo è far conoscere sempre di più il Pecorino Toscano DOP ai consumatori, valorizzando il lavoro quotidiano dei nostri produttori, e una vetrina internazionale prestigiosa come Vinitaly rappresenta una bella opportunità”.

Redazione Nove da Firenze