Leonardo e la Gioconda. Sulle tracce di Monna Lisa sepolta a Firenze

Provincia di Firenze, Palazzo Medici Riccardi, parte da qui il progetto per cercare nell’ex convento fiorentino di Sant’Orsola la tomba di monna Lisa Gherardini. Da un primo studio sarebbe emersa l'esistenza di una cripta ancora intatta


ARCHEOLOGIA — Il Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici, Culturali e Ambientali raccoglie un nutrito gruppo di studiosi, che nei prossimi mesi si dedicherà alla ricerca dei resti della modella del capolavoro leonardesco, la Gioconda, quella madonna Lisa Gherardini, conosciuta nel mondo come Monna Lisa.

"Sant'Orsola è una struttura di rilevanza strategica - spiega subito il presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci - per la quale la Provincia si è mossa per il recupero attraverso un progetto in corso di esecuzione dopo la recente approvazione. In primis opereremo sulle facciate e sulle fondamenta. Quando siamo stati raggiunti dalla volontà di operare questa ricerca abbiamo accolto l'iniziativa con favore e curiosità. Grande interesse nei cittadini che abitano e vivono in prossima dell'edificio. Per il 27 partiranno i lavori della ricerca e voglio mandare un messaggio importante a coloro che aspettano la valorizzazione del complesso, non ci saranno problemi a procedere di pari passo in entrambe le direzioni"

Moglie del mercante Francesco Del Giocondo, Lisa Gherardini una volta divenuta vedova si ritirò tra le mura del convento fiorentino di Sant'Orsola, qui trovò la pace eterna il 15 luglio 1542, all’età di sessantatre primavere.

Il documento che attesta la data della sua morte e il luogo della tumulazione ha visto la luce nel 2007, rintracciato dallo studioso Giuseppe Pallanti nell’archivio della basilica di San Lorenzo.
Lo studioso si è detto entusiasta del progetto "A vedere ora Sant'Orsola sembra un'impresa impossibile, ma nella vita e nella storia non si può mai sapere, magari stavolta il destino è stato benevolo e ce la farà ritrovare".

In molti chiostri dei conventi toscani restano tracce di signorili sepolture, centinaia di lapidi sotto le arcate, ricordano con iscrizioni, a volte molto colorite e poetiche, le spoglie di chi era stato vicino o aveva lasciato in morte una cospicua eredità alla struttura religiosa.
Ad attribuire una generalità certa alla donna del quadro di Da Vinci fu Giorgio Vasari, intuizione poi confermata negli anni successivi. I Gherardini ed i Del Giocondo ebbero nel tempo svariati intrecci con la potente famiglia dei Medici, si va dall'ipotesi di una relazione prematrimoniale tra la stessa Lisa e Giuliano, fratello di Lorenzo il Magnifico, prima dell'esilio della famiglia da Firenze. Fino ad arrivare al ruolo delicato del marito Francesco come Priore della Repubblica mandato in carcere al reintegro dei Medici.

Nove da Firenze, durante l'apertura al pubblico avvenuta alcuni mesi fa per permettere ai cittadini di visionare i resti del complesso architettonico più volte destinato a secondi e terzi fini, intervistò Stefano Giorgetti, l'assessore incaricato di supervisionare il progetto, e dalle sue parole scaturì ben chiara la necessità di "Recuperare in primis le fondamenta visto che esiste un seminterrato completamente allagato sotto ai nostri piedi". Parole che suonano, in questo momento, come una sconfitta annunciata.
Dobbiamo tornare agli anni '80 quando il convento dopo esser stato usato come Manifattura tabacchi e successivamente come rifugio per profughi provenienti dall'est, si avviava a diventare una caserma e si resero necessari lavori di scavo per creare una serie di camere sotterranee ad uso rimessaggio. In quell'occasione si usò particolare cura nell'eseguire i lavori? Questo è quanto dovranno scoprire i tecnici, anche se, a conti fatti, il 2007, anno della sensazionale scoperta del professor Pallanti, era ben lontano dal venire.

L'ipotesi che i resti ossei siano già stati asportati e portati in discarica è priva di fondamento secondo il professor Vincenti presidente del Comitato. "Dal lavoro compiuto in archivio - ha spiegato - è emerso dove avvenissero le sepolture interne ed esterne e dove trovavano posto i singoli corpi. Da capire è, casomai, se la salma sia stata interrata o solo ricoperta di terra, se le ossa siano rimaste in acqua per cedimento della falda o se si siano conservate in altro modo. Basterebbe un piccolo frammento delle ossa lunghe per ricostruire gli ultimi 5 anni della sua vita, non solo dal punto di vista biologico che riguarda l'età, ma anche per la nutrizione e per eventuali patologie"

La ricerca sarà articolata in più fasi: ricerca d'archivio, ricerca sul posto con georadar e scavo per riportare alla luce i resti, valutati con l'esame del Carbonio 14, che verranno fotografati in 3D e ricostruiti.
Non solo, verranno recuperati i resti di Francesco e dei figli di Lisa presenti in Santissima Annunziata, sui quali è già stato svolto uno studio specifico di reale presenza in loco, in modo tale da ricavarne il codice genetico per la comparazione. Successivamente, con la presenza del cranio, elemento imprescindibile che farebbe crollare l'intero scopo della ricerca, verranno effettuati studi specifici per la ricostruzione fisiognomica dei tratti somatici paragonandoli con il quadro di Leonardo e con altre raffigurazioni.

"Un esame con il georadar è stato già svolto in fase preliminare - hanno anticipato i membri del Comitato - e sotto l'altare sarebbe stata trovata una cavità composta da alcuni scalini che scendono verso una cripta. Durante un vecchio restauro della chiesa di sant'Orsola probabilmente le scale per scendere nella cripta sono state spostate e le sepolture delle monache potrebbero essere nel chiostro piccolo. Nella distruzione selvaggia, violenta e barbara che è stata fatta negli anni, andando in deroga a qualsiasi regolamento, possiamo affermare con certezza che i chiostri delle chiese interne non sono stati manomessi per quanto concerne la parti sottostanti".

Francesco Mallegni, antropologo, si dice emozionato per l'esperienza che arriva per lui a fine carriera, e difende il diritto di effettuare la ricerca nonostante le critiche rivolte ad una iniziativa che parte con molte difficoltà oggettive da superare "ma se mettiamo in dubbio la ricerca dall'inizio, allora non potremmo mai fare della scienza".

"L'operazione è sostenuta anche dalla soprintendente Cristina Acidini - ha sottolineato il presidente del Comitato - che è informata di tutto anche se oggi non è qui con noi. Può darsi che non si riesca a trovare nulla, potremmo però trovare anche una iscrizione "Qui è sepolta Lisa Gherardini" e da lì inizieremo le ricerche spostando i resti a Ravenna".

Questa storia ci porta, con il suo carico di fascino e di mistero, a poter sondare i confini dell'immaginazione. Ricordate quel tale Dan Brown che nel suo 'Codice Da Vinci' esplora l'universo femminile contrapposto alla potenza della Chiesa? Erge Da Vinci a grande maestro di un priorato che conserverebbe uno sconvolgente segreto. Svariati riferimenti religiosi, pagani, mistici alla ricerca di un sarcofago perduto, quello di Maria Maddalena, che in linea di sangue avrebbe potuto avere interessanti eredi anche a Firenze lì dove il "fleur de lis" non sarebbe altro che il simbolo della città. Già, il giglio ovvero.. il fiore di Lisa.

Prendiamo in prestito questa frase "Sotto l'antica roseline il sangreal aspetta, calice e lama sorvegliano l'eletta. Adorna d'opre d'artisti incantati, riposa infine sotto cieli stellati"
Tutto parte dalla via della Rosa, e cosa c'è attigua a Sant'Orsola? Toponomastica alla mano, via Rosina.
Il chiostro aperto di un convento fiorentino trecentesco si presta perfettamente ad essere un luogo adorno di opere di artisti incantati esposto al cielo stellato. Restano da trovare "calice e lama" che sorvegliano la tomba dell'eletta.

A cento anni esatti dal furto compiuto al Louvre di Parigi che riportò per alcuni giorni la Gioconda in Italia, da quella fugace esposizione fiorentina, si torna a parlare di lei, del suo sorriso.


di Antonio Lenoci

Redazione Nove da Firenze