Siena: 400 opere raccontano il complesso rapporto arte, genio e follia


“Un grande artista è sempre un folle e un folle spesso può essere un artista”. Così Vittorio Sgarbi interviene all’inaugurazione di “Arte, Genio, Follia. Il giorno e la notte dell’artista”, la grande mostra in programma a Siena fino al 25 maggio, di cui è ideatore. “Prende vita oggi” ha dichiarato Sgarbi “una mostra che supera il confine della ragione sociale ed è storia di persone che anche se considerate anormali, hanno prodotto immagini e sogni che invece erano assolutamente normali nell’uomo, erano dentro l’uomo, nelle possibilità di espressione della sua mente”. Con il critico d’arte erano presenti anche il sindaco di Siena Maurizio cenni, il presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena Gabriello Mancini e i curatori delle 10 sezioni in cui sono distribuite le quasi 400 opere in mostra.
Van Gogh, Kirchner, Munch, ma anche Ernst, Dix, Grosz, Guttuso, Mafai, Ligabue e Zinelli sono solo alcuni degli artisti che si potranno ammirare all’interno dell’esposizione nata da un’idea di Vittorio Sgarbi in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta, ed è promossa dal Comune di Siena e dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, con l’organizzazione di Vernice Progetti Culturali e del Museo Santa Maria della Scala. Il catalogo è a cura della Fondazione Antonio Mazzotta che si è occupata del coordinamento scientifico generale della mostra.
“Arte, Genio e Follia. Il giorno e la notte dell’artista” prosegue una tradizione di studi e ricerche italiane sui rapporti tra produzione artistica e disagio psichico in un percorso che attraversa momenti fondamentali della storia dell’arte. Quasi 400 opere tra dipinti e sculture, alcune delle quali di grande impatto emotivo, illustreranno il complesso rapporto tra arte e follia, dando vita ad un percorso espositivo articolato in 10 diverse sezioni, affidate alla cura di grandi nomi del campo dell’arte e della psichiatria.
L’intento è quello di indagare “l’essere nel mondo” degli artisti attraverso i loro capolavori, senza tuttavia rinunciare alla fondamentale prospettiva storica e a tutti quei contributi che hanno studiato “arte, genio e follia” da punti di vista differenti, siano essi di natura artistica, scientifica o medica.
In mostra le opere dei protagonisti dell’arte moderna e contemporanea, provenienti dai più importanti musei d’Europa: ricordiamo tra questi il Musée d’Orsay, il Musée National d’Art Moderne – Centre Georges Pompidou di Parigi, il Museo Nacional del Prado di Madrid, il Kirchner Museum di Davos, il Musée de Beaux-Arts di Lille, la Sammlung Prinzhorn di Heidelberg e la Collection de l’Art Brut di Losanna. Numerosi anche i musei italiani, quali: la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Firenze, la Pinacoteca di Brera e la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano, la Galleria Internazione d’Arte Moderna – Cà Pesaro di Venezia e il Museo Marino Marini di Firenze.
Hanno preso parte al progetto espositivo alcuni tra i maggiori centri italiani per la psichiatria: il Museo del Manicomio di San Servolo di Venezia, il Centro di Documentazione di Storia della Psichiatria “San Lazzaro” di Reggio Emilia, il Museo Lombroso di Torino ma anche il Museo di Storia della Medicina dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Coinvolti anche il Museo di Anatomia Umana “Luigi Rolando” dell’Università degli Studi di Torino, il Museo di Antropologia dell’Università di Padova e il Museo Anatomico “Leonetto Comparini” dell’Università degli Studi di Siena, insieme ad altri centri europei, come il Musée de l’Assistance Publique, la Biblioteca Universitaria e il Musée d’Historie de la Médicine René Descartes di Parigi. Tra i capolavori esposti il celebre Ospedale di Saint-Paul a Saint-Rémy-de-Provence di Vincent Van Gogh, proveniente dal Musée d’Orsay di Parigi, la Testa di Erna di Ernst Ludwig Kirchner, E nuova vita sorgerà dalle rovine di Otto Dix, Pace I di Gorge Grosz, l’Autoritratto con sciarpa rossa di Antonio Ligabue. Tra le opere attribuite a Hieronymus Bosch figura Le concert dans l’œuf, XVI sec., proveniente dal Musée de Beaux-Arts di Lille, accanto ad un dipinto fiammingo coevo di grandi dimensioni dedicato a Le tentazioni di Sant’Antonio. Un altro protagonista della mostra è Max Ernst, presente accanto ad altri surrealisti quali André Masson e Victor Brauner. Di Ernst sono esposte tra le altre opere anche L’ermaphrodite e La verre. Oltre al Giardiniere di Van Gogh, altro dipinto realizzato tra le mura dell’ospedale, proviene dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma il Trionfo della morte di Renato Guttuso, opera esposta insieme ad alcuni dei capolavori di Mario Mafai appartenenti al ciclo Fantasia. Di grande impatto è la galleria di sette busti a grandezza naturale, dalle bizzarre ed esasperate mimiche facciali: sono i volti di Messerschmidt. Suggestiva la sezione in cui si affronta il disegno come forma primaria dell’espressione dell’inconscio attraverso le opere di Henri Michaux. Di grande importanza storica ed artistica sono poi le ampie antologie della Collezione Prinzhorn di Heidelberg, a cura di Giorgio Bedoni, e quella della sezione curata da Lucienne Peiry, dedicata alla Collezione dell’Art Brut di Losanna. Il catalogo pubblicato dalla casa editrice Mazzotta vuol essere un punto di riferimento per tutti quegli studi e ricerche che uniscono il binomio genio-follia all’arte. Apre il volume il saggio di Vittorio Sgarbi ideatore della mostra a cui seguono interventi di moltissimi studiosi (qui di seguito elencati secondo l’ordine in qui compaiono nel volume): Giulio Macchi, Alfredo Civita, Francesca Vannozzi, Fabrizio Pavone, Luca Trabucco, Karin Schick, Fausto Petrella, Giorgio Bedoni, Lucienne Peiry, Augusto Tota (non ha scritto), Marco Alessandrini, Marzio Dall’Acqua, Sarah Demagistri, Raffaele De Grada, Marco Moretti, Jean-Jacques Lebel, Murielle Gagnebin, Hubert Klocker. Alla mostra è abbinata la visita dell’ospedale psichiatrico San Niccolò prevista dalle 10 alle 17 solo su prenotazione telefonica (Civita Servizi 199.199.111). Il percorso di circa un'ora, con ingresso da Porta Romana, farà scoprire al visitatore l'articolazione in "villaggio a padiglioni diffusi" dell’ex manicomio e terminerà con l’arrivo all'ex colonia agricola Orto de' Pecci a pochi passi da Piazza del Campo. La storia dell’ospedale psichiatrico San Niccolò con la sua attività, i suoi spazi, i suoi pazienti e il suo personale è documentata in un volume edito da Mazzotta. Con il biglietto della mostra, sarà anche possibile visitare l’esposizione “La lente di Freud. Una galleria dell’inconscio” a cura di Giorgio Bedoni, aperta tutti i giorni e negli stessi orari presso il Complesso Museale Santa Maria della Scala.

Redazione Nove da Firenze