Cala l’export di marmi e graniti nei primi sei mesi del 2008


Carrara, 2 ottobre- Nei primi sei mesi del 2008 il settore lapideo italiano ha esportato di 1 milione e 610 mila tonnellate, per un valore di 849 milioni e 890 mila euro, con un calo del -1,7% in quantità e del -4,8% in valore rispetto allo stesso periodo del 2007. Lo rende noto l’Internazionale Marmi e Macchine Carrara, che ha elaborato le statistiche sui dati Istat limitando le valutazioni ai materiali e prodotti di maggior pregio (marmi, graniti e travertini, grezzi e lavorati) non comprendendo nella valutazione granulati, polveri ed ardesie.
Se il confronto fra i primi semestri del 2008 e quello del 2007 fosse estesa anche a queste categorie, si avrebbe, secondo l’Ufficio Studi IMM, diminuzioni ben superiori tanto in quantità che in valore (vedi tavola allegata Export Italia Tutti i Paesi).
Si tratta di contrazioni rilevanti perché comportano una perdita di valore medio per tonnellata di esportato pari al -3,1% e, nel raffronto fra 2007 e 2008, si riscontra una positività sui blocchi e lastre e una negatività sui lavorati (particolarmente di granito) anche se è difficile definire quanto abbia pesato l’andamento del dollaro nei confronti dell’euro per la redditività dei lavorati esportati soprattutto in Nord America. Il valore medio dei lavorati italiani si conferma in crescita su quasi tutte le voci per l’Unione Europea (particolarmente per marmo e travertino) ma anche per il resto del Continente mentre aumentano il valore medio marmi e travertini lavorati esportati in Nord America con un +9% circa per tonnellata. Emerge, in questo semestre, una situazione molto variegata, che è difficile ricondurre ad un’unica chiave di lettura perché comprende elementi positivi e negativi ma in un quadro che tende al peggioramento.
“Il deterioramento del quadro finanziario ed economico internazionale determina crescente incertezza e influenza la lettura di questi dati che possono essere utili – commenta il presidente dell’IMM Giorgio Bianchini – per valutare gli avvenimenti in corso e quelli che si verificheranno nei prossimi mesi su singoli mercati e per tipologie di prodotto. È evidente che il comparto lapideo italiano, nel primo semestre 2008, ha incontrato difficoltà serie, soprattutto su alcuni mercati che contano. Anche se prevale il segno negativo emergono anche aspetti positivi e i numeri assoluti restano alti, danno il senso della forza del settore e della sua capacità di fronteggiare le crisi anche quando sono insidiose e aggressive come quella che, da mesi, sta avvolgendo la finanza, l’economia e le attività di credito all’edilizia di paesi come gli Stati Uniti che sono il mercato più importante e maggiormente remunerativo per i produttori italiani.”
In una valutazione più dettagliata in relazione alle aree più importanti si rileva, nell’Unione Europea, un export in calo rispetto al primo semestre del 2007, sia in volume (poco più di 407 mila tonnellate per le voci maggiori, -12,4% rispetto al 2007) che in valore ( 281 milioni e 650 mila euro, con un calo sul 2007 di -5,1%) perché anche se l’euro ha protetto i valori medi e salvaguardato la qualità delle esportazioni, i maggiori Paesi hanno registrato sensibili contrazioni, a cominciare dalla Germania, (-20% circa sia su volumi che valori), con il solo marmo (e travertino) lavorati a segnare un saldo leggermente positivo. Fra i partner più importanti per l’export italiano è negativa la Spagna, con i Paesi Bassi, l’Irlanda, la repubblica Ceca, l’Ungheria e il Belgio, mentre si registrano saldi di segno diverso in relazione a singoli prodotti per l’Austria, la Svezia e il Regno Unito. Si mantengono su livelli positivi Francia e Polonia mentre nell’Europa extra UE rimangono importanti, pur arretrando sui volumi e crescendo sui valori, la Russia, la Turchia, la Croazia e l’Ucraina. Discorso a parte merita la Svizzera che privilegia i graniti lavorati ma scende sui valori sia medi che assoluti.
Nel Nord America, dove l’export comprende anche il Canada che è positivo nei calcarei, il calo è pesante, riguarda tutte le voci e si salvano solo i valori medi per l’export dei marmi lavorati che assomma ad oltre 106 milioni di euro. Gli Stati Uniti restano il maggior mercato di sbocco per i valori, coprendo con 197 milioni e 700 mila euro, comprensivi di tutte le voci, oltre il 22% del nostro export. Nessuna novità per il Sud e Centro America, dove le esportazioni italiane non hanno mai raggiunto livelli veramente apprezzabili. Infatti, il totale dell’export di settore verso il sub-continente non raggiunge i 20 milioni di euro nel semestre. Nel complesso è meno negativo il quadro del Medio Oriente: l’intero areale scende di poco, rimane in pratica stabile il valore medio per tonnellata di esportato con un saldo positivo alla voce marmi e travertini lavorati. Il ruolo dell’Arabia Saudita in questo quadro è importante, assieme al Qatar, mentre il maggior partner, gli Emirati, vede passare al negativo tutte le voci nel confronto con il primo semestre dello scorso anno. Poco incoraggiante anche l’andamento dell’Estremo Oriente, anche se i due maggiori Paesi, India e Cina, registrano consuntivi in crescita. Si tratta ancora di cifre troppo contenute per le dimensioni potenziali dei mercati, e in più sono partner che si rivolgono ai nostri produttori principalmente per forniture di materia grezza e semigrezza, soprattutto marmi (85% dei valori per la Cina, e 62% circa per l’India). Recuperano qualcosa Hong Kong e Singapore, mentre scende ancora il Giappone, che non raggiunge nemmeno i 4 milioni di euro su tutte le voci, in confronto dei pure già modesti 9 e mezzo dello scorso anno.
Una riflessione specifica meritano le importazioni che, in sei mesi, hanno portato in Italia 1 milione e 500 mila tonnellate di pietre (grezzi e lavorati) per un valore di quasi 290 milioni di euro, 177 dei quali (61%) dovuti al granito principalmente in blocchi e lastre. Il raffronto con il primo semestre del 2007 offre numeri negativi, -11,7% in volume, e -9,3% in valore su tutte le voci ed è soprattutto l’andamento relativo ai blocchi e lastre di granito che segna un calo significativo, sia in quantità (-24,8%) che in valore (-22,3%), mentre rimane attiva la voce delle importazioni di lavorati in granito assieme a quella delle altre pietre lavorate.
Da segnalare che su un totale di 35 milioni di euro di lavorati in granito importati da tutti i Paesi, circa 20 provengono da Cina e India, con un aumento su base annua del +14,2% sulle quantità e del +16,6% in valore. Nonostante le difficoltà di mercato, è ancora il granito in blocchi e lastre a costituire la nostra maggiore voce d’import con oltre 142 milioni di euro per 644 mila tonnellate. Il maggior fornitore resta l’India, anche se in calo del -27% in valore, seguita dal Brasile, e poi dal Sud Africa mentre la novità interessante viene dall’Africa centro meridionale con la crescita di Angola e Mozambico, di nuovo esportatori di graniti e pietre dopo una lunghissima pausa per vicende interne. In particolare, il Mozambico ha raggiunto lo Zimbabwe in termini di valore, e lo ha già superato come volumi, mentre l’Angola presenta valori medi per tonnellata inferiori. Per la voce “Marmo in blocchi” i produttori del 2007 si sono confermati anche nel 2008, con l’Egitto che rimane il nostro primo fornitore, pur cedendo rispetto allo scorso anno, seguito da vicino da una Turchia in crescita. Positive, tra i fornitori, le performance di Tunisia, Iran e Macedonia. Emerge dunque un quadro difficile, con elementi di stabilità e tanti motivi di apprensione che si aggiungono a quelli generali di uno scenario in cui nessuno è al riparo perché il modello di economia è in larga misura impostato sulla capacità degli USA di trainare i consumi e di muovere le risorse. Difficile immaginare il ritorno a un modello di economia come quello degli ultimi decenni, con livelli di deregolamentazione e centralità di paesi così importanti, perché la globalizzazione, ormai secondo molti, comporta una multicentricità che nel settore della pietra naturale si è già verificata.

Redazione Nove da Firenze