Museo Piaggio: a Pontedera il 12 settembre 2008 Officina Canuti, l’artista, il territorio e la scuola


Arte ambientale e didattica per i ragazzi sono stati gli elementi fondanti del progetto Officina Canuti che ha investito per un anno e mezzo Pontedera, una città che negli ultimi anni si è fortemente orientata sui linguaggi dell’arte recependo gli indirizzi regionali volti all’approfondimento di una cultura di rete che favorisca le contaminazioni tra le varie discipline artistiche. Se la poetica di Nado Canuti ha trovato sviluppo in città attraverso mostre, installazioni, murales, i laboratori d’arte e didattica sono stati i fondamenti di un processo educativo inserito in una dimensione affettiva degli apprendimenti che si basa sul coinvolgimento emotivo dei ragazzi per mezzo di immaginazione, fantasia e creatività a stretto contatto con l’artista. Critici di fama nazionale come Gillo Dorfles, Vittorio Sgarbi, Dino Carlesi e personaggi della cultura come Paolo Crepet e Gianni Pettena, hanno analizzato l’opera di Canuti ripercorrendo i fondamenti filologici della cultura dell’artista nato a Bettolle (Siena) che oggi vive a lavora a Milano. Venerdì 12 settembre alle 15,30 il museo Piaggio “Giovanni Alberto Agnelli”, Pontedera vivrà la chiusura di questo grande progetto con la presentazione di due volumi che diventano testimonianza delle fasi, l’impegno, lo sforzo e l’entusiasmo che hanno contraddistinto Officina Canuti in tutti i suoi momenti.
Le eleganti pubblicazioni, rappresentano la conclusione di un complesso e ambizioso progetto cominciato nel novembre 2006. Officina Canuti a Pontedera, a Ponsacco, a Palaia e a Lajatico è stata una operazione che con premeditazione ha chiesto all’artista Nado Canuti lo sviluppo su vasta scala di alcuni concetti circa l’evoluzione dell’uso dell’arte nell’urbanistica e nell’architettura.
Non è un caso che l’idea sia stata dell’ architetto Alberto Bartalini, che sfruttando abilmente le sue conoscenze di regia è riuscito a spettacolarizzare, (per usare una definizione che Vittorio Sgarbi ha usato per descrivere l’operazione), proprio quei concetti, che stanno pure alla base delle filosofie sull’habitat.
Non è un caso, nemmeno, che a realizzarle sia stato Nado Canuti un artista sulla cui generosità creativa e poliedricità espressiva non si avevano dubbi ancor prima che intervenisse e che proprio per queste sue caratteristiche è stato scelto come autore unico e nucleo aggregante di questo vasto progetto.
Strade, piazze, intere facciate di caseggiati, banche, giardini e perfino edilizie popolari hanno trovato il segno di Nado Canuti, ora permanente, ora effimero, a rivalutazione non solo estetica ma anche funzionale di quelle strutture.
Si sono concretizzate le teorie dell’architettura contenitore, rivolta all’accoglimento di segni d’arte, o archiscultura, (come la pensilina in piazza Martiri della libertà a Pontedera, una nave che salpa e che imbarca artisti in successione). Archiscultura sulla quale la poesia dell’arte ha modo di esprimersi a beneficio di tutti e sulla quale far ritrovare alla vita quotidiana la gentilezza della civiltà e il senso di una appartenenza superiore.
Anche una “democratizzazione nella fruizione dell’arte”, come dice pure Gillo Dorfles nel suo contributo critico, “dando a tutti quello che una volta veniva dato a pochi”.
Il progetto si è sviluppato sul canovaccio iniziale grazie ad un vero gruppo di lavoro, dove risorse locali hanno trovato spazio espressivo a loro volta, dietro al grande artista che lo ha attuato. Lo storyboard dell’esperienza è l’insieme di due eleganti pubblicazioni, per la regia di Alberto Bartalini, edite da Morgana di Alessandra Borsetti Venier, curate ed elaborate da Stefano Stacchini con il contributo essenziale di Mario Mulas nella sezione fotografia e di Filippo Maria Bartalini per la parte grafica ed è completato dal prezioso video di Graziana Forzoni e Paolo Cresti per Kimera Studio Arti Visive.
L’operazione ha coinvolto pure un gran numero di studenti di Pontedera che, nel laboratorio d’arte ricavato da uno spazio industriale cittadino, per sette mesi con Canuti hanno usato le tecniche e i materiali della sua arte realizzando installazioni effimere all’Ospedale Lotti e in piazza Garibaldi.
“ Bisogna dire ai ragazzi che l’arte non è tutto ciò che si studia a scuola” afferma Paolo Crepet, intervistato in merito al laboratorio, “e che se si va a vedere cosa è successo nel passato, è proprio da ‘piccole’ esperienze che sono partiti molto spesso ‘grandi’ cambiamenti”.
“Il progetto Officina Canuti si è costruito poco alla volta come una rete - scrive nella sua introduzione il sindaco di Pontedera Paolo Marconcini - e proprio come in una trama si sono formate relazioni, incontri tra enti, persone, in diversi punti della Valdera. Idealmente il cantiere di Nado Canuti proseguirà con la realizzazione di nuovi progetti urbani per la città volti all’esecuzione del cancello del Teatro Era e alle sedute che insieme alla parete artistica già realizzata andranno ad arredare, abbellendola, Piazza Andrea da Pontedera. Così un’iniziativa di cultura e di arte che nasce come effimera, diventa momento formativo, educativo, civile, trasformandosi in valore duraturo, sedimentando patrimonio culturale toscano, italiano, universale”.
“In tutti questi anni - dice l’assessore alla Cultura Daniela Pampaloni - ho messo accanto alle installazioni di opere d’arte - importanti, durature , abbellenti - nella piazze, nelle vie, nelle rotonde di Pontedera, attività educative e formative offerte alle nuove generazioni, cercando di superare quella sterile stabilità che nasce dalla mancanza di volontà comunicativa tra artista e contesto: basta non mettere filtri tra i ragazzi e il fare artistico perché l’arte contemporanea è il nostro presente ed è un linguaggio comprensibile se ci si avvicina in modo diretto, spontaneo, non influenzato da luoghi comuni”.
La Fondazione Piaggio ha partecipato in prima fila alla straordinaria esperienza di Nado Canuti. Un artista che in questi mesi di attività della sua Officina nella città di Pontedera e nei comuni limitrofi, ha creato una “scuola”, ha formato alcuni giovani che, attraverso lui, si sono accostati al difficile, quanto esaltante, lavoro dell’espressività artistica. “Canuti ha esposto nelle sale del nostro Museo, - scrive il presidente Tommaso Fanfani - ha condiviso con noi le ansie, i successi, le attese di una lunga stagione ideata per la formazione artistica: ha seminato sensibilità, passione, umiltà nell’approccio al lavoro dell’artista e noi siamo stati volentieri suoi sostenitori, osservatori attenti anche se non sempre capaci di contribuire nella misura e nel modo che il suo impegno artistico, ma ancor prima civile e sociale di formatore, avrebbe meritato. Ora siamo alla conclusione di un’esperienza stimolante: per noi Nado Canuti entra nella storia della Fondazione Piaggio per aver voluto e saputo portare la sua sensibilità, la sua particolare interpretazione della vita. Le sue realizzazioni interpretano le tensioni, le inquietudini, la fatica del lavoro; ma la sua poetica sa trovare una giusta, forte e al tempo stesso rasserenante, chiave di lettura degli eventi, anche dei più drammatici. Nell’esposizione alla Fondazione Piaggio anch’io ho provato ad entrare nelle sue opere esposte: ho mosso le parti di alcune sue opere, volutamente lasciate alla curiosità, all’attenzione, al pensiero del visitatore e, così facendo, sono entrato in un fantastico modo di interpretazione della natura, del lavoro, del mondo, della vita e comunque in ogni “costruzione” pensata e realizzata dalla creatività di Nado Canuti”. “Un’iniziativa significativa - aggiunge l’assessore alla Cultura della Regione Toscana Paolo Cocchi - dal punto di vista della crescita culturale, formativa e sociale che rappresenta oggi per la Regione Toscana un’ulteriore importante occasione nella costruzione di un sistema regionale per l’arte contemporanea cha ha come obiettivo il consolidamento e la valorizzazione di quelle esperienze, situazioni, luoghi e persone presenti nel nostro territorio che operano sui linguaggi della creazione artistica con competenza e obiettivi di qualità”.
L’esperienza laboratoriale e didattica progettata e coordinata dalla professoressa Anna Ferretti (come le altre svolte fin qui) con gli artisti iniziata tre anni fa con Lorenzo Pezzatini proseguita con Stefano Tonelli e oggi con Nado Canuti per continuare l’anno prossimo con Ugo Nespolo, è stata importantissima per riproporre la centralità dell’arte nella progettazione formativa. Tutte le esperienze svolte finora, sono state pubblicate nella collana “Diritto all’arte” curata da Morgana edizioni di Alessandra Borsetti Venier. L’artista agisce nel processo creativo di un’opera insieme ai ragazzi, che non è un “contenuto” da apprendere, ma è la proposta di un’esperienza da elaborare e interiorizzare. L’arte diventa quindi strumento di lettura del presente poiché gli artisti con le loro opere parlano della società, esprimono questioni, preoccupazioni, istanze dell’attualità e può essere strumento didattico efficacissimo.
Nado Canuti, oltre a contaminare con le sue opere le città di Pontedera, Ponsacco, Forcoli, Palaia, e Lajatico dando nuova “luce” alle piazze, agli edifici e a buona parte del tessuto urbano del territorio, ha individuato con i ragazzi angoli dimenticati e degradati della città. Durante il laboratorio ha interagito con i ragazzi attraverso un percorso didattico artistico che li ha condotti alla realizzazione, prima virtuale e poi reale, di opere che sono state collocate in questi luoghi della città.
I due volumi
Officina Canuti: l’artista e il territorio presenta una emozionante sequenza di immagini capaci di “pungerci”, di farci scoprire qualcosa che non sospettavamo esistesse. Non documento dunque, e neppure cronaca, ma interpretazione della verità scaturita dalle operazioni di Canuti: film di carta delle installazioni in Valdera e delle opere esposte in occasione della mostra antologica al Museo Piaggio “Giovanni Alberto Agnelli”. A Pontedera dei bronzi posti sotto il loggiato del Palazzo della Pretura e nella Chiesa del Crocifisso, dei marmi in Piazza Martiri della Libertà, in piazza Garibaldi, in Piazza Cavour e piazza Curtatone, delle installazioni effimere nell’Oratorio di San Giuseppe, sulla e della pensilina in piazza Martiri e sui sottopassi di Via delle Colline e della Montagnola, del grande parietale blu in piazza Andrea da Pontedera, dell’imponente divano di pietra nella stessa piazza in rifacimento e del grande cancello al nuovo Teatro Era. A Ponsacco delle monumentali porte est e ovest in pietra di Santa Fiora e travertino, delle due panche di identico materiale, del grande obelisco in marmo bianco sul corso e della decorazione esterna del capannone industriale di Giannoni & Santoni. A Forcoli degli interventi effimeri sulla scuola media e dei due grandi parietali sull’edilizia popolare sotto Alica. A Lajatico il complesso e totale recupero della sede della Banca Popolare omonima con la firma di tutti i dettagli dell’interno.
Officina Canuti: l’artista e la scuola è invece il volume che attesta l’esperienza didattica realizzata con gli istituti superiori e le scuole medie di Pontedera, con la vivacità propria di “un diario di bordo”, a restituire la complessità e la ricchezza degli scambi interattivi di Nado Canuti con i giovani dai dodici ai diciotto anni per arrivare alle installazioni dei loro lavori all’Ospedale Lotti e in via della Misericordia a Pontedera. Il primo momento di questa proposta didattica - racconta l’insegnante Anna Ferretti, autrice e coordinatrice del progetto didattico seguito con la collega Roberta Giglioli, - è stato quello dell’individuazione con i ragazzi di angoli dimenticati e degradati del territorio, il secondo quello della realizzazione di opere effimere con le tecniche più care al Maestro e il momento finale quello della loro installazione in quegli angoli come conclusiva presa di coscienza.

Redazione Nove da Firenze