Rubrica — In cucina

"La Cuccìa" ovvero zuppa di grano e ceci di ​Simone Siliani

La ricetta di questa settimana è di un intellettuale e uomo politico fiorentino, attualmente membro dell’ufficio di Gabinetto del Presidente della Regione Enrico Rossi


Noto intellettuale e uomo politico fiorentino, è stato Presidente del Consiglio regionale toscano, Assessore regionale alle politiche sociali, sport e tempo libero, cooperazione allo sviluppo e politiche per la pace edAssessore alla Cultura del Comune di Firenze. Attualmente è membro dell’ufficio di Gabinetto del Presidente della Regione Enrico Rossi. 

E’ giornalista pubblicista, da poco è condirettore della rivista Testimonianze con la quale collabora fin dai tempi di padre Balducci è anche direttore della rivista online Cultura Commestibile. Collabora inoltre con la Fondazione Culturale di Finanza Etica, meglio conosciuta come Banca Etica. E’ italoamericano e la storia della sua famiglia è davvero avventurosa come lui stesso ci racconta nella presentazione che ci ha mandato della sua Ricetta del Cuore. Dobbiamo dire che la cosa più sorprendente è stata lo scoprire la sua origine da un paese vicino a Corleone ed addirittura una possibile lontana parentela con la famiglia Provenzano. Per un uomo come lui, da sempre militante nella sinistra, vicinissimo ai movimenti pacifisti fiorentini e a tutte le associazioni che lavorano attivamente per la lotta alla mafia, è davvero una curiosa nemesi.

La sua Ricetta del Cuore è la Cuccìa, pietanza dalla storia molto particolare. La leggenda narra che in Sicilia ci fu una lunga carestia e la gente moriva di fame. Ovviamente la popolazione pregò a lungo l’aiuto divino ed il giorno di Santa Lucia, il 13 dicembre, nel porto di Palermo arrivò finalmente una tanto attesa nave carica di grano che fu prontamente distribuito. Dato che macinarlo sarebbe stata una gran perdita di tempo, fu cucinato così com’era. Da allora il 13 dicembre, in segno di riconoscenza a Santa Lucia, è rimasta la tradizione di non mangiare pasta e pane ma solo grano intero, cioè "si cuccìa", dal verbo "cucciari" derivato da "còcciu", cosa piccola, chicco. Simone si ricorda di questa usanza da sempre dato che sia la nonna che la mamma gliela hanno sempre preparata fin da quando è nato. Lui stesso ce la racconta così:

Cuccìa (zuppa di grano e ceci)

La Cuccìa sta alla mia famiglia, come il genoma sta all’essere umano: qualcosa che affonda, misterioso, nella memoria profonda, nell’origine – per quanto la nostra memoria risalga indietro nelle generazioni – della famiglia. E’ una storia di immigrazione, di sradicamento dalla propria terra, ma anche di caparbio legame con essa. La mia bis-nonna, Francesca Provenzano, lascia – all’età di 12 anni – il paesino della Sicilia, Giuliana, in provincia di Palermo, per l’America, “Nuova” York (come immagino la chiamasse). Va a lavorare in casa di lontani cugini già immigrati e ad accudire i loro figli. Non tornerà mai più in Sicilia e vivrà in una sorta di enclave siciliana a Brooklyn, dove non imparerà mai l’inglese (per quanto avesse frequentato la scuola elementare fino alla terza classe in Italia, fatto assai peculiare per una persona nata nel 1881), coltivando – forse – ogni minuscolo collegamento della memoria con il suo paese. Uno di questi è, appunto, la Cuccìa, una zuppa di grano e ceci che, da sempre prima di lei fino alle ultime propaggini della famiglia nel XXI secolo, si prepara e si mangia solo il 13 dicembre (S.Lucia). L’origine sta in una antica tradizione siciliana particolarmente sentita a Giuliana per cui i suoi abitanti il 13 dicembre non mangiano niente cucinato con la farina (come pasta, pane, dolci, ecc.) in ricordo dell’aiuto di S.Lucia in occasione di una carestia di qualche secolo prima: il 13 dicembre mangiano soltanto questa zuppa preparata con grano e ceci.

Si tratta di un piatto molto semplice, come non poteva non essere in una tradizione contadina di una zona depressa dell’Italia, ma assai saporito, come capita spesso nei piatti poveri, e particolarmente duttile, dovendo servire all’alimentazione di un’intera giornata

Basta lessare grano e ceci in acqua e sale, fin quando il grano non si è intenerito. La zuppa può essere condita in diversi modi. Da noi il primo piatto viene condito a crudo con olio, sale e pepe; il secondo piatto, invece, viene condito con latte e zucchero. Ma può anche essere condito con panna o ricotta e zucchero.

Al suo bel racconto noi aggiungiamo solo che, prima della cottura, sarà bene tenere a bagno il grano per almeno un paio di giorni, cambiando l’acqua perlomeno un paio di volte mentre ai ceci basterà una giornata al massimo: alla fine della cottura insomma i ceci devono mantenere almeno la loro forma.

Buon Appetito!

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