Il Memoriale italiano di Auschwitz all’EX3 di Gavinana

25 aprile: i valori della Resistenza per un'Italia libera dal razzismo. A Livorno presentazione del volume "Il racconto di una salvezza, il mio incontro con Dino Molho"


Il Memoriale degli italiani di Auschwitz arriverà in città a EX3, che diventerà Polo della Memoria e centro di un museo diffuso sulla deportazione e non solo. Il Memoriale degli italiani di Auschwitz del blocco 21, che rischiava di essere demolito, troverà casa a Gavinana un quartiere in cui le tracce della Resistenza fiorentina e della deportazione si trovano diffusamente disseminate sul territorio, nelle piazze, nelle scuole, perfino nella toponomastica: EX3 si affaccia infatti sulla piazza intitolata a Gino Bartali, Giusto tra le nazioni, a poca distanza da un’altra piazza che porta il nome del Cardinale Elia Dalla Costa, anch’egli Giusto tra le Nazioni; nel quartiere, poi, Villa La Selva ricorda il campo di concentramento per gli ebrei in attesa di deportazione, istituito dalla RSI. Tante altre presenze e tante altre memorie (cippi, monumenti, targhe) ricordano il prezzo pagato dalla popolazione del luogo nella lotta contro il fascismo.

Da tempo, la direzione del museo polacco aveva chiesto di rimuovere la struttura perché considerata troppo opera d’arte e troppo poco monumento documentale, non in linea con gli altri memoriali ed allestimenti. Peraltro dal luglio 2011 il Memoriale era chiuso (per scelta sempre del museo polacco) e nessuno dei visitatori di Auschwitz l’ha più potuto vedere.
Del Memoriale italiano del Block 21 che sarà ospitato in città e del Polo della Memoria ne hanno parlato oggi, vigilia della festa della Liberazione, in Palazzo Vecchio il sindaco, l’assessore regionale alla cultura e al turismo, il sovrintendente dell’Opificio delle Pietre Dure Marco Ciatti, il consigliere nazionale Aned e presidente del coordinamento regionale toscano Alessio Ducci e l’architetto Alberico Belgiojoso che per conto di Aned ha realizzato lo studio di fattibilità per il nuovo allestimento del Memoriale.
Il sindaco si è detto orgoglioso di accogliere in città il Memoriale che comprenderà anche un percorso museale all’avanguardia con una sezione dedicata al Museo della Resistenza e della Liberazione. Un progetto, come ha spiegato il sindaco, che sarà prima di tutto rivolto ai giovani, perché la memoria è fondamentale per trasmettere i valori alle generazioni future.
Prima di optare per l’EX3 erano state valutate varie ipotesi, ma questa è stata ritenuta la più adeguata e realisticamente concretizzabile nei tempi più brevi e nelle prossime settimane Ministero per i beni culturali, Regione Toscana, Comune di Firenze e Associazione ex deportati, proprietari del Memoriale, firmeranno il protocollo d’intesa per il trasferimento a Firenze. Lo spostamento era stato annunciato da mesi. Da un anno e mezzo la Regione Toscana aveva risposto all’appello dell’Aned. Il Memoriale sarà smontato e portato via da Auschwitz entro la fine di settembre, ultima proroga in ordine di tempo concessa dalla direzione del museo. Ex3 che ospiterà il Memoriale diventerà una struttura polifunzionale che vedrà convivere al suo interno più attività di carattere storico culturale, che coinvolgono il Ministero dei Beni Culturali, la Regione Toscana, il Comune e la stessa Aned.
Smontaggio, trasporto, restauro e messa in sicurezza dell’opera saranno a cura del Ministero per i beni culturali, tramite l’Opificio delle Pietre dure. Un’operazione che vale da sola almeno sessantamila euro. Il Comune metterà invece a disposizione la struttura che ospiterà l’opera e assumerà la direzione dei lavori di trasformazione dell’immobile, mentre la Regione garantirà la valorizzazione culturale del memoriale. L’Aned curerà la progettazione artistica della nuova installazione, assieme all’architetto Belgiojoso, e le schede, i documenti e il percorso che lo correderanno. Un comitato storio-scientifico presiederà alla ricontestaualizzazione del Memoriale che non sarà solo un monumento, ma un centro attivo di formazione e diffusione della conoscenza.
Il progetto di ristrutturazione dell’EX3 sarà pronto tra circa due anni.
Il Memoriale a firma Pupino Samonà, Gianfranco Maris, Ludovico Belgioioso, Nelo Risi, Luigi Nono Primo Levi fu inaugurato ad Auschwitz nel 1980 e all’ingresso presenta una targa scritta da Primo Levi: ‘Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita: da qualunque paese tu venga, tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio non sia stato inutile,che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per i tuoi figli, le ceneri di Auschwitz valgano di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell’odio, di cui hai visto qui le tracce, non dia nuovo seme, né domani né mai’.
Il Memoriale è costituito da una passerella lignea circondata da una spirale ad elica all’interno della quale il visitatore cammina come in un tunnel. La spirale è rivestita all’interno con una tela composta da 23 strisce dipinte da Pupino Samonà, seguendo la traccia di un testo scritto da Primo Levi, mentre dalla passerella sale la musica di Luigi Nono intitolata ‘Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz’.
Come proposto dall’architetto Belgiojoso il Memoriale sarà al primo piano dell’EX3. L’edificio con i suoi 620 metri quadrati di superficie e l’altezza di 11,20 metri ha la possibilità tecnica di creare questo nuovo spazio. Oltre al Memoriale, al primo piano troveranno spazio alcuni locali amministrativi e vani tecnici a servizio dell’edificio. L’ingresso sarà su viale Giannotti.
Il piano terra ospiterà, invece, la biblioteca e lo spazio dedicato alla Resistenza. Uno spazio anche indipendente dal Memoriale in quanto l’accesso sarà garantito da piazza Artusi. Non sarà solo una semplice biblioteca, ma un luogo collegato alla memoria della tragedia della seconda guerra mondiale, delle deportazioni, dell’occupazione fascista e della resistenza del popolo italiano. Per questo Anpi e ad Aned collaboreranno per costruire un luogo che tenga viva la memoria di questi fatti. Saranno raccolti i documenti, i cimeli e i racconti dei nostri concittadini che hanno partecipato attivamente a quel periodo storico e soprattutto la biblioteca avrà a disposizione una sala didattica e una sala video in cui sarà possibile organizzare incontri, testimonianze e momenti di formazione con i ragazzi e le scuole perché la memoria possa passare anche alle generazioni più giovani.
L’EX3 sarà centro di un Polo della Memoria e della Resistenza che vedrà comunque la presenza di altre sedi a Firenze: per esempio resterà in piazza Tasso la sede di Anpi in quanto luogo storico per Firenze e i fiorentini.

Racconta la storia emblematica di un ebreo livornese scampato, da bambino, alla Shoah, il volume “Il racconto di una salvezza, il mio incontro con Dino Molho”, scritto da Rosa Distaso. Volume che verrà presentato martedì 28 aprile, alle 17.30, nella sala Badaloni di Villa Fabbricotti (viale della Libertà 30), alla presenza dell’autrice e dello stesso protagonista, Dino Molho.
L’iniziativa è promossa dal Comune insieme alla Comunità Ebraica nell’ambito del ciclo di appuntamenti “Le Genti di Livorno”.
Interverranno un rappresentante dell’Amministrazione Comunale e Vittorio Mosseri, presidente della Comunità Ebraica livornese.
Come racconta l’autrice Rosa Distaso, “il mio incontro con Dino Molho è stato un incontro fortunato perché lui e sua moglie Lydia risiedono non a Livorno ma a Magenta. Ci siamo conosciuti ad un pranzo in Comunità Ebraica a Livorno ed ho scoperto le loro origini livornesi, ho subito pensato che la storia di Dino Molho, superstite della Shoah, appartenesse anche a questa città ed era giusto che tutti la conoscessero. Le persone di Magenta che hanno aiutato Dino Molho e la sua famiglia a salvarsi, sono un po’ il simbolo di un atto di umanità e di eroismo che proprio in questi giorni dobbiamo ricordare, non solo perché ricorre il 60° anniversario della Liberazione, ma per tutto quello che oggi ci accade intorno. Oggi, nell’era moderna, dove tutto è tecnologico, robotico, dove la trasformazione e l’evoluzione sono al centro della ricerca, dove tutto deve diventare “sostenibile”, ancora esseri umani fuggono dalla guerra e dalla morte e affidano la loro “salvezza” all’incertezza, percorrendo tratte di morte.
Ancora oggi, come allora, il discrimine religioso, etnico, politico e di pensiero, ancora oggi, come allora, l’essere umano perde la dignità e gli vengono negati tutti i diritti, quelli dei bambini, quelli dei giovani quelli delle donne, quelli degli anziani, ma soprattutto si nega loro il sogno: il sogno della vita. Mai come oggi questa storia, che dedico ai miei figli e ai miei nipoti che sono il domani, è così attuale e così vera. È importante ricordare l’orrore per poter vedere e riconoscere l’orrore, per poter guardare negli occhi un bambino, un giovane, una donna e un anziano e poter vedere una luce, quella della dignità della vita che è un diritto di tutti e oggi nulla di tutto ciò è retorica”.

Redazione Nove da Firenze