Rubrica — Mostre

Del Bravo, la collezione entra nel patrimonio degli Uffizi

455 opere d'arte anche di grande valore


Un tesoro di 455 opere d’arte, tra dipinti, sculture e disegni dal ‘500 al ventunesimo secolo, con capolavori del Tribolo, Jacopo Vignali, Giovanni Battista Foggini, Ingres, Pio Fedi, Giuseppe Bezzuoli, e lo straordinario San Giovannino del Rosso Fiorentino, ultimo quadro del genio manierista fino ad oggi in mani private.

A circa tre anni dalla sua morte, entra a far parte del patrimonio degli Uffizi la straordinaria collezione di Carlo del Bravo (16 luglio 1935 - 12 agosto 2017), professore di storia dell’arte all’Università di Firenze, studioso di fama internazionale e scopritore di vaste aree nel campo artistico dal Rinascimento al contemporaneo. Il lascito è stato reso possibile grazie alla generosità e lungimiranza del suo allievo ed erede universale Lorenzo Gnocchi, anch’egli professore all’ateneo fiorentino. Laureatosi nel 1959 con Roberto Longhi, Carlo Del Bravo in seguito insegnò all’Istituto d’Arte di Porta Romana, prima di diventare assistente di Roberto Salvini all’Università di Firenze. Nel 1982 gli viene conferita la cattedra di Storia dell’Arte Moderna nello stesso Ateneo, dove insegna fino al 2008, e in forma volontaria anche oltre: sotto la sua guida si sono formate generazioni di studenti, tra i quali tre direttori della Galleria d’Arte Moderna, Ettore Spalletti, Carlo Sisi, Simonella Condemi, e Antonio Natali, già direttore della Galleria degli Uffizi. La produzione scientifica di Carlo del Bravo è vastissima e spazia, fra l’altro, dall’arte senese del Quattrocento – ricordiamo il suo pionieristico libro sulla scultura senese di quel secolo, del 1970 – a Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello; dalla pittura del Seicento fiorentino (e non solo) alla scultura di Cellini e Lorenzo Mochi; dagli artisti italiani ed europei dell’Ottocento alla scultura italiana tra le due Guerre. In una serie di indimenticabili saggi ha affrontato argomenti “trasversali” con un approccio interpretativo originalissimo: ricordiamo qui, tra gli altri, Sul significato della luce nel Caravaggio e in Gianlorenzo Bernini, del 1983; Ritratti petrarcheschi, del 1997; L’iconologia generale e Rodolfo, del 2012. È impossibile comprimere nello spazio di poche righe la portata dei suoi studi come storico dell’arte di respiro internazionale, e l’importanza del suo insegnamento: a testimoniare la straordinaria personalità di Carlo Del Bravo, la sua schiettezza severa nel rapporto con gli studenti, la fiducia che sapeva ispirare e che riponeva in loro, sta oggi questo dono alla città di Firenze e all’Italia, per mano del suo allievo ed erede Lorenzo Gnocchi.

LE OPERE D’ARTE DELLA DONAZIONE

Entra così a far parte del patrimonio pubblico lo stralunato, irriverente San Giovannino del Rosso Fiorentino – l’ultimo quadro del grande pittore manierista finora in mani private – e farà parte del nuovo allestimento della pittura del primo Cinquecento agli Uffizi (in corso di preparazione). Due tele tra le più struggenti del fiorentino Jacopo Vignali – il Giovane flautista e Gesù incoronato di spine – verranno esposte nella Galleria Palatina. Ma la maggior parte della collezione, con opere di maestri dell’Ottocento come Giuseppe Bezzuoli, Léon Bonnat, Antonio Ciseri, Raffaello Sernesi, e molti altri; nonché dipinti di amici artisti come Bruno Innocenti, Giovanni Colacicchi, Renzo Dotti e Rodolfo Meli, verrà esposta in due sale dedicate nella Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, che verrano restaurate e allestite nei prossimi mesi: spazi per molti decenni chiusi al pubblico e utilizzati come uffici, ma con una veduta spettacolare sui monumenti di Firenze che sempre incantava Del Bravo quando si affacciava a quelle finestre. Altre due sale adiacenti, anch’esse inaccessibili da più di mezzo secolo e ultimamente adoperate come depositi, ospiteranno di nuovo le sculture di Domenico Trentacoste (1859-1933), come era in origine. La collocazione del lascito Del Bravo alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti è particolarmente appropriata, dato che lo studioso è stato per decenni membro della Commissione per la valutazione e le nuove acquisizioni della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, che in quegli spazi si riuniva regolarmente. All’interno di questo organo, Del Bravo ha rappresentato un modello culturale all'avanguardia per scelte e indirizzo metodologico, caldeggiando acquisti di importanza fondamentale fra cui i disegni di Pietro Benvenuti, il celebre Paesaggio a Grizzana di Giorgio Morandi, la stele marmorea di Lorenzo Bartolini.

Inoltre, è in preparazione una mostra su Carlo Del Bravo come collezionista, studioso e maestro di generazioni di studenti, e un catalogo scientifico completo di tutte le opere della sua collezione. Secondo la politica delle Gallerie degli Uffizi di contribuire attivamente al risveglio culturale del territorio, alcuni gruppi di opere dal Lascito Carlo Del Bravo saranno esposte a San Casciano Val di Pesa, luogo di nascita e della prima infanzia dello studioso.

Commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt: “Così come negli studi accademici, anche la collezione che Carlo Del Bravo mise insieme nel corso della sua vita – una delle più importanti donazioni ai musei fiorentini dal secondo dopoguerra– è il frutto di una vita all’insegna di passione del sapere e senso del bello, studi rigorosi e intense amicizie artistiche. Proprio questi valori hanno ispirato oggi l’atto di generosità compiuto dal suo allievo ed erede universale Lorenzo Gnocchi, che ha consegnato i tesori più preziosi, personali ed intimi del suo maestro al popolo italiano intero: si realizzano così la volontà e le speranze del testatario, con lungimiranza e vero amore filiale verso uno dei più grandi storici dell’arte che il secondo Novecento ha visto”.


Lorenzo Gnocchi, professore di storia dell’arte all’Università degli studi di Firenze, allievo ed erede universale di Carlo Del Bravo: “Carlo Del Bravo ha consacrato l’intera sua esistenza alla bellezza portatrice di grandi pensieri, ed ha rappresentato una vera luce, negli studi, nell’insegnamento, come nelle amicizie. Egli ha profuso gran parte delle proprie, molte, forze umane ed intellettuali, con severità, ma anche con affettuosa partecipazione, con straordinaria chiarezza e lessicale elezione, e privilegiando una didattica seminariale; instaurava così con gli allievi vere amicizie fondate sull’intesa dei valori dell’arte e della bellezza: i corsi presentavano ogni anno argomenti nuovi e metodologicamente formativi, e le «Lezioni di lettura e attribuzione di opere d’arte» dal XV al XXI secolo allargavano la conoscenza a quegli artisti che egli presentava in largo anticipo sui tempi della loro riscoperta, come, già dagli anni sessanta, i pittori scandinavi, gli «accademici» italiani ed europei dell’ottocento, le secessioni fotografiche, gli scultori figurativi fra le due guerre”.

Redazione Nove da Firenze