L’immagine della Toscana è cristallizzata in una cartolina globale: colline sinuose, filari di cipressi e borghi intatti. Eppure, dietro questa estetica perfetta, i dati raccontano una storia diversa. Dalle riflessioni emerse nell'odierna Assemblea Anci "Prospettive Comuni" e dal seminario sulle aree interne che si è svolto in contemporanea, emerge un territorio alle prese con vulnerabilità profonde: spopolamento montano, crisi dei servizi essenziali e un assetto idrogeologico messo a dura prova dal clima che cambia.
La domanda che oggi anima il dibattito politico non riguarda solo la conservazione, ma la trasformazione: come può la Toscana smettere di essere una splendida "cornice" per diventare un laboratorio di resilienza nazionale? La risposta non risiede in interventi a pioggia, ma in un nuovo paradigma che vede nei Comuni i motori di un "Patto per lo sviluppo" capace di tenere insieme welfare, ambiente e innovazione.
La gestione delle emergenze climatiche non può più essere un’eccezione burocratica, ma deve diventare pianificazione strutturale. Susanna Cenni, presidente di Anci Toscana, ha proposto di superare la logica del soccorso con il modello della "città spugna". L’idea è quella di trasformare i centri urbani attraverso infrastrutture verdi e materiali permeabili capaci di assorbire l'acqua, riducendo il rischio idraulico.
Per supportare questa visione, Anci Toscana punta su uno strumento innovativo: la creazione di un Centro di competenze regionale sugli usi transitori nella rigenerazione urbana. Questo organismo avrebbe il compito di gestire il recupero di spazi dismessi in attesa di destinazione definitiva, trasformandoli in luoghi di partecipazione e inclusione. È la base per quello che la Cenni definisce un "PNRR per l’ambiente", finanziato dai fondi europei post-2027.
Nel borgo di Levigliani, in Alta Versilia, la resilienza non è uno slogan ma un assetto societario. Con soli 350 abitanti, questo centro è riuscito ad azzerare la disoccupazione grazie a una struttura economica a tre pilastri che affonda le radici in una proprietà collettiva del 1794.
Il modello si regge su un equilibrio perfetto tra istituzione e impresa: la Comunione dei Beni Comuni (il governo della proprietà collettiva), la Coop. Sviluppo e Futuro (nata nel 2001 per gestire turismo e servizi) e la Coop. Condomini (specializzata nell'estrazione del marmo). Questo sistema genera un fatturato annuo di circa un milione di euro e garantisce quasi 100 posti di lavoro. La vera innovazione, tuttavia, è etica: la comunità ha scelto di dimezzare volontariamente l'estrazione di marmo per preservare il giacimento per le generazioni future. Levigliani dimostra che quando la proprietà è condivisa, la sostenibilità diventa l'unico profitto possibile.
L'emergenza abitativa in Toscana ha cambiato volto. Non colpisce più solo gli indigenti, ma una crescente "zona grigia": persone con redditi troppo alti per l'Edilizia Residenziale Pubblica ma troppo bassi per i prezzi gonfiati del mercato libero. Il Presidente della Regione Eugenio Giani ha risposto con una manovra da 58 milioni di euro, frutto di una rimodulazione dei fondi Fesr, destinata proprio all'housing sociale.
L'intuizione toscana è però quella di non fermarsi ai soli "mattoni". La strategia lega il fondo per la casa al potenziamento della sanità territoriale, con la creazione di 70 nuove Case di Comunità finanziate dal PNRR. L'obiettivo è combattere la "povertà abitativa" non solo fornendo un tetto, ma garantendo servizi sociali e sanitari di prossimità, rendendo il diritto all'abitare la precondizione per la tenuta dei territori.
La Toscana è per il 50% bosco, ma la densità vegetale non garantisce la vita sociale. Come ricordato da Stefania Saccardi e Alfonso Luzzi, la chiusura di un ufficio postale o di uno sportello bancario è il segnale che precede la desertificazione umana. Luis Pedro Mota Soares, già ministro portoghese, ha avvertito che "preservare l’identità europea significa proteggere le aree rurali".
Per contrastare l'abbandono, il vicepresidente del CNEL Claudio Risso ha promosso un Disegno di Legge che introduce una "clausola sociale" per i giovani sotto i 40 anni e le giovani coppie, offrendo premialità nei bandi pubblici per chi decide di restare o insediarsi nelle aree interne. Tuttavia, l'economista Lanfranco Senn avverte: bisogna distinguere tra la fisiologica "mobilità giovanile" e l’"abbandono forzato". Senza uno sviluppo che nasca dal basso e rompa la logica dell'assistenzialismo, le aree montane resteranno solo bellissimi deserti verdi.
La Toscana è diventata un punto di riferimento nazionale per la capacità di far dialogare Regione e Comuni. Gaetano Manfredi, Presidente Nazionale Anci, ha indicato il territorio toscano come esempio virtuoso di co-progettazione, sottolineando come i Comuni siano stati i soggetti più efficienti nella spesa dei fondi PNRR.
La sfida ora è trasformare questa prassi in norma. Anci Toscana, guidata da Susanna Cenni, spinge per una legge regionale sugli "Accordi di collaborazione", prendendo come benchmark l'esperienza della Regione Liguria. L'obiettivo è creare strumenti giuridici snelli per la co-pianificazione territoriale, evitando sovrapposizioni burocratiche e accelerando la messa a terra dei progetti.
La programmazione UE post-2027 rappresenta il vero spartiacque per il futuro della regione. Il "Nuovo patto per lo sviluppo" invocato dai sindaci toscani deve saper integrare il dinamismo del manifatturiero con la fragilità dell'agricoltura e della ricerca. Non si tratta solo di gestire risorse, ma di ridefinire il ruolo politico delle comunità locali nel contesto europeo.