Rubrica — Agroalimentare

Covid-19, l’allarme Coldiretti: “Vendite dimezzate per i ristoranti senesi e toscani”

Rischio crac di filiera per mancate forniture. I numeri preoccupanti legati alla filiera dell'agroalimentare, dall'agricoltura alla ristorazione, secondo l'indagine Ismea


Praticamente dimezzate (-48%) nel corso dell’anno le vendite di cibi e bevande nel settore della ristorazione con un impatto drammatico a valanga sull’intera filiera, dai tavoli dei locali fino alle aziende agricole e alimentari regionali. E’ quanto emerge da una elaborazione della Coldiretti sulla base dei dati Ismea in occasione della mobilitazione in piazza dei ristoratori con la Fipe sulle pesanti conseguenze dell’emergenza Covid.

“Sono 16.163 i ristoranti, bar e pizzerie in Toscana, l’8,1% delle aziende operanti sul totale nazionale, fiore all’occhiello e di accoglienza che stanno vedendo crollare le attività, con un effetto negativo sull’intero agroalimentare regionale che pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco”, denuncia Fabrizio Filippi, presidente di Coldiretti Toscana.

In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione – precisa la Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato.

Nell’attività di ristorazione – sottolinea Coldiretti Toscana – sono coinvolte circa 16.613 tra bar, mense e ristoranti in Toscana che complessivamente nel turismo danno lavoro a 95.833 dipendenti, con una incidenza di 4,33 aziende per 1000 abitanti, secondo i dati di FIPE Confcommercio, ma a rischio è tutta la filiera agroalimentare con 40 mila aziende agricole e stalle in Toscana, più di 2 mila imprese di lavorazione alimentare e una capillare rete di distribuzione alimentare tra negozi, supermercati, discount e mercati contadini di Campagna Amica.

“Le limitazioni alle attività di impresa devono dunque prevedere un adeguato sostegno economico e iniezioni di liquidità lungo tutta la filiera – conclude il presidente Filippi - e misure come il taglio del costo del lavoro con la decontribuzione protratta anche per le prossime scadenze superando il limite degli aiuti di Stato, interventi a fondo perduto per agriturismi e ristoranti per incentivare l’acquisto di prodotti alimentari Made in Italy”.

L’emergenza rischia di penalizzare ingiustamente i circa 5000 agriturismi toscani che offrono la possibilità di stare all'aria aperta lontano dalle preoccupazioni dove leader dell’ospitalità agrituristica regionale è Siena con 1150 aziende seguita da Grosseto con 960 e Firenze con 600.

Gli agriturismi, spesso situati in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse – conclude Coldiretti Toscana - i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche.

Redazione Nove da Firenze