''Il Sogno di Galileo''

Al Teatro della Pergola l’azione musicale "Il Sogno di Galileo" di Federico Bonetti Amendola su libretto di Adam Pollock.


TEATRO DELLA PERGOLA — Gli Amici della Pergola, neonata associazione di mecenati e appassionati che partecipano alla vita del Teatro, si presenta alla città e al pubblico, dopo l’evento inaugurale del Gran Galà di Carnevale alla Pergola, offrendo un altro prezioso spettacolo: "Il sogno di Galileo" del maestro Federico Bonetti Amendola, l'ingresso è libero con prenotazione obbligatoria (domenica 21 marzo 2010 ore 21 presso il Saloncino del Teatro della Pergola).

La realizzazione fiorentina dell’azione musicale Il sogno di Galileo nasce grazie alla virtuosa collaborazione di prestigiose istituzioni, prima tra tutte l’Ente Teatrale Italiano con il Teatro della Pergola, che hanno riunito intorno al progetto i già citati Amici della Pergola, e ancora l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e il Laboratorio di Tecniche Nucleari per i Beni Culturali di Firenze, e hanno affidato ancora una volta allo spettacolo un omaggio al geniale scienziato con i linguaggi universali di musica e teatro. Spunto per il progetto è stata anche la coincidenza della fine delle celebrazioni dell’anno Galileiano con l’anniversario degli 800 anni dalla fondazione dell’Ordine francescano che per primo ha ospitato il Sogno nella forma originaria di cantata drammatica.

Il sogno di Galileo, nell’odierna forma completa, per baritono, due attori, quattro archi solisti e l’autore al pianoforte, conclude un lavoro del compositore Bonetti Amendola partito lontano nel tempo. Il percorso era iniziato con il Goethe di Apparso il mare... (EMI Classics, 1993) che scriveva il “Viaggio in Italia” ricostruendolo in tarda età a Weimar, dipanando il filo delle sue memorie; passando per l’ispirazione ‘spaziale’ dell’opera Concerto Planetario presentata al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1990 e di Green Planet, sempre a Spoleto l’anno successivo.

"Il Sogno di Galileo" nasce come racconto in musica, rappresentato il 20 dicembre 2004 nella cornice di Palazzo Altemps a Roma. Una breve narrazione, Galileo cieco e solo, chiuso nella sua casa in Arcetri, che ripercorre le tappe della sua vita, fa da contenitore a una serie di sequenze musicali, affidate ad un trio barocco: clavicembalo, violino e violoncello. Il 26 ottobre 2007, su iniziativa del Rettore di Santa Croce, in occasione dei 270 anni dalla sepoltura di Galileo nella Basilica, Il Sogno di Galileo prende la forma di una cantata drammatica: il racconto originale è integrato da testi galileiani e da passi delle lettere della figlia Suor Maria Celeste. Il 29 settembre 2009 in prima assoluta, nella Basilica di San Nicola di Bari, per iniziativa del DISTI-Distretto di Informazione Scientifica e Tecnologica e dell’Università e Politecnico di Bari, viene presentato Il Sogno di Galileo attuale approdo dell’itinerario creativo.

L’azione musicale, come già anticipato, è ambientata a Villa Il Gioiello ad Arcetri dove Galileo morì nel 1642, la dimora è stata recentemente restaurata e riaperta al pubblico proprio in occasione dell’anno galileiano ed ha ospitato a gennaio la presentazione di alcuni estratti dell’opera esaltandone la suggestione dell’esecuzione. Il racconto originario si è trasformato in un libretto scritto a quattro mani con Adam Pollock. Gli elementi delle precedenti edizioni, il racconto e le lettere della figlia di Galileo, sono stati integrati in una nuova drammaturgia che intreccia le storie parallele dello scrittore G., uomo di oggi, e di Galileo, uomo di ieri.

Il primo, un attore, incaricato di scrivere un monologo su Galileo, ne scopre passo passo vita, dimensione umana e inedite prospettive. Dall’immaginazione dello scrittore G. nasce un inaspettato Galileo, impersonato dal baritono Giuseppe Naviglio, che ne canta gioie, malinconie, rimpianti e speranze. La parte elettroacustica descrive, come in una scenografia sonora, il mondo interiore, le memorie, la voce della figlia nelle sue lettere, e anche il suono di una Pulsar, catturato da un radio-telescopio:

“La voce della Pulsar 0833-45, così captata dal radiotelescopio di Parkes in Australia, è come un tamburello, un motore… la voce di una stella che muore grida “vita… vita…” nel suo ritmo terribilmente complesso… denso… lo avrebbe immaginato Galileo che le stelle avevano una voce?”

Redazione Nove da Firenze