A Seravezza non finisce il mare

Fotografie di Miriam Curatolo

Lungo la via Francigena, alla scoperta delle meraviglie naturali e architettoniche delle terre medicee, dove Michelangelo andò a cercare il marmo nelle storiche cave del monte Altissimo


SERAVEZZA- Un tratto di Via Francigena attraversa il territorio comunale (nella frazione di Ripa), trafiggendo il cuore della Versilia medicea. L’antico tracciato dei pellegrini incrocia qui la via del marmo che Michelangelo Buonarroti percorse in una terra ricca di storia, arte e suggestioni ambientali. E’ l’occasione per scoprire le origini del suo marmo e dei disegni formatisi strato dopo strato nel corso di milioni di anni di sedimentazione, visitare i laboratori dei marmisti, osservare come lavorano, come lucidano il nobile materiale, seguendone le vene, immedesimarsi in uno scultore, provando a carpire i segreti di un'arte difficile e affascinante.

Circondata dalle Alpi Apuane, la cittadina in provincia di Lucca si trova al centro di un territorio a cui la natura ha regalato una roccia forte e luminosa, dalle caratteristiche uniche e apprezzate in tutto il mondo. Le prime notizie su Seravezza risalgono al 1040, anche se le tracce della presenza dell’uomo sulle Alpi Apuane sono antichissime. Per conoscerle meglio, si devono visitare le celebri cave verso il Monte Altissimo, dalla cui pietra sono nate opere di artisti immortali. A partire dalla storica cava di Trambiserra, una decina di vene attive costellano ancora i versanti delle valli dei torrenti Serra e Vezza. Nel 1518 Michelangelo Buonarroti venne a scegliere il marmo da utilizzare per la realizzazione delle statue commissionategli da Papa Leone X. A questo periodo risale anche la strada delle cave, conosciuta come la Via di Michelangelo. Dal ’500 in poi la storia di Seravezza coincide con quella dell’escavazione.

Nel parco archeominerario si può avere la fortuna di ascoltare le storie di chi ci lavora, narrate nel dialetto locale, per capire le difficoltà di questa professione e l'essenza del materiale amato dagli scultori di tutti i tempi. Senza dimenticare di raggiungere la pieve di San Martino (tra le frazioni di  Cappella e Azzano), monumento di interesse storico-artistico con veduta panoramica sulle cave di marmo, sulla valle seravezzina e sulla pianura del litorale.

“Il peccato”, il film diretto da Andrey Konchalovsky sulla vita di Michelangelo Buonarroti, uscirà nelle sale italiane giovedì 28 novembre 2019. Proprio a Seravezza, due anni fa ne ha ospitato per alcune settimane il set. Nella pellicola il regista russo racconta i momenti cruciali della vita di Michelangelo e i suoi conflitti interiori sullo sfondo delle cave di marmo, nelle sue intenzioni, per celebrare anche gli umili cavatori delle Apuane, impersonati nella pellicola da gente comune scelta sul posto.

Nel centro storico, arte, artigianato, laboratori e studi di pittori animano la vita cittadina tra via Roma e piazza Carducci, sino al monumentale duomo dei Santi Lorenzo e Barnaba. Sulla sommità il Palazzo Mediceo, fatto costruire dal Granduca di Toscana Cosimo I. Il monumento, patrimonio Unesco, ospita il Museo del lavoro e delle tradizioni popolari della Versilia storica, oltre a una delle più ricche collezioni di coppi e orci in terracotta di epoca rinascimentale. Sono i manufatti rinvenuti alcuni anni fa tra le volte del piano terra e il pavimento del piano nobile durante alcuni lavori di restauro. La collezione è conservata nell’Antiquarium, nella piccola cantina del Palazzo che accoglie anche i resti ossei di un uomo di età medievale la cui sepoltura fu scoperta nel 2002 durante gli scavi per la realizzazione dell’ascensore. Fino al 3 novembre 2019 al Palazzo Mediceo sono esposte (venerdì, sabato e domenica dalle ore 16 alle ore 20) 31 le opere dell’artista americana Rachel Lee Hovnanian, che ha per tema la denuncia delle dipendenze digitali.

Luogo della memoria per definizione, negli ultimi anni Seravezza ospita il Memofest, il festival che Smemoranda organizza ogni primavera, coinvolgendo il Palazzo Mediceo e il centro storico. Musica, teatro e danza sono i mezzi con cui il Blues Festival da cinque anni a luglio trasforma Seravezza nella capitale della “musica del Diavolo”, con una kermesse internazionale con la prerogativa dell’ingresso gratuito. Un festival per tutti nel giardino di Palazzo Mediceo, dove vengono allestiti il palco su cui si esibiscono gli artisti, il Blues Village, e le Scuderie Granducali, che ospitano gli spettacoli teatrali e i film a tema, oltre a parte delle attività del Blues Camp. In pochi anni il Blues Festival ha saputo imporsi come uno degli appuntamenti di maggior rilievo in Toscana.

Seravezza è celebre, ogni tre anni, anche per una notte di grande meraviglia, di suggestione e raccoglimento religioso. È la triennale celebrazione del “Gesù Morto” (la prossima nel 2022), che il venerdì santo chiama a raccolta i fedeli di tutta la Versilia per una tradizione secolare. Un rito collettivo che, tra liturgia e folclore, in uno scenario ineguagliabile. Mentre l’oscurità lentamente riempie la valle, decine di migliaia di fiammelle rischiarano il borgo e il percorso della solenne processione lungo il fiume, mentre sulle colline circostanti si accendono le luci della Via Crucis. Lumini sulle facciate delle case, sui davanzali, sui muretti, ai bordi delle strade, nel greto del fiume, con un effetto scenografico che emoziona e amplifica il sentimento devozionale. Una tradizione che a Seravezza si fa risalire al Seicento e che ogni tre anni si ripete nel rispetto di antichi codici, sotto l’attenta regia della Venerabile Arciconfraternita di Misericordia.

“Sono tanti i progetti, che ha riscosso unanimi apprezzamenti spiega a Nove da Firenze il sindaco Riccardo Tarabella sempre alla base cerchiamo l’originalità delle iniziative e la capacità di rivolgersi a un vasto pubblico –adulti ma anche bambini– come stimolo a conoscere ed amare il territorio della Versilia”.

Le alte valli offrono possibilità di praticare attività all’aria aperta agli amanti della natura e a chi vuole rilassarsi lontano dalla folla, con percorsi di trekking, di cicloturismo, mountain-bike, equiturismo e pesca sportiva.

Da 20 anni Seravezza ospita in primavera Enolia, la rassegna dell’enogastronomia d’eccellenza. Un intenso week-end di gusto dedicato al buon cibo e ai prodotti tipici, ai vini e agli oli di qualità, alle riscoperte e alle sperimentazioni dei più creativi produttori. Un’immersione nei sapori, nei sentori e nei colori della Versilia. Da tempo Slow Food ne ha riscoperto i vitigni minori. La Versilia è una terra con una lunga tradizione agricola e vinicola spesso dimenticata. Esiste un patrimonio di biodiversità per lo più sconosciuto. Ad esempio la pianta di olivo quercetano, originaria di Seravezza e diffusa in tutta la Versilia ed alcune zone della provincia di Massa. L'olio ottenuto dalle olive quercetane ha un leggero sapore di fruttato e di colore verde-giallo intenso.

Senza dimentica il Penitente, un prosciutto in odor di castagna tipico della zona. Un prodotto che nasce da un processo di lavorazione antico, a cui erano sottoposti i prosciutti imperfetti, quelli che non venivano messi in commercio e finivano a stagionare nei metati, le costruzioni usate per essiccare le castagne. Il prosciutto, durante questa stagionatura, acquisiva così un sapore dolce per il contatto ravvicinato con gli aromi delle castagne. All’epoca veniva consumato nei pasti frugali dei lavoratori. Oggi il Penitente è considerato ottimo per antipasti, aperitivi o accompagnato da un pezzo di pane ed un buon vino rosso.

Nicola Novelli