Scoppio del Carro: pasqua alla fiorentina

Foto di Sandro Zagli

La tradizione si ripete a Firenze, a Londa e Rufina. La “Fiera mercato di Pasquetta” a Vallombrosa. A Radicofani la Settimana santa


In provincia di Firenze gli eventi di Pasqua che culminano con il tradizionale Scoppio del Carro.

Sabato 15 e domenica 16 aprile nel capoluogo si svolgeranno le cerimonie legate allo Scoppio del Carro. Domenica 16 aprile dalle 7.15 il passaggio del carro con i buoi. Da via Il Prato partirà, alle 8.15, il “Carro del Fuoco”. Dalle 8.30 infine prenderà il via il “Corteo della Signoria” che terminerà il suo corso in piazza del Duomo. Ma la tradizione non si rinnova solo in città.

A Rufina anche quest’anno alla mezzanotte del sabato di Pasqua in Piazza Umberto I, ci sarà Lo Scoppio del Carro. L’appuntamento, giunto alla sua ottantesima edizione, è per la notte tra sabato 15 e domenica 16 aprile, alle 24 precise in piazza Umberto I , l’evento è organizzato dal Comitato per lo Scoppio del Carro in Rufina. Per celebrare l’arrivo della Pasqua tutto il paese si riunisce in piazza, per aspettare la partenza di questo particolare “carro”, il perfetto funzionamento di quest’ultimo, in passato significava un’annata di buon raccolto. Attualmente invece lo Scoppio del Carro, è solo un bellissimo spettacolo di fuochi e colori che illumina la notte del sabato santo e i primi minuti del giorno di Pasqua. Le origini di questa manifestazione risalgono al 1937, quando un gruppo di cittadini rufinesi inventarono un rudimentale “marchingegno” chiamato Berta (dal nome dell’attrezzo dei fabbri per schiacciare le barre di metallo incandescenti) che tramite un particolare procedimento faceva scoppiare un primitivo petardo, con conseguente forte rumore udito da tutto il paese. Nel 1946 la Berta fu poi chiamata ufficialmente “lo Scoppio del carro” il “marchingegno” usato divenne sempre più sofisticato con la comparsa della “colombina” di carta pesta, accesa all’altezza dell’altare della Chiesa di San Martino, che grazie ai razzi arrivava verso il carro e, una volta accesi i fuochi e ripartiva per la chiesa. Il carro attuale trova spunto da un disegno presente nella Biblioteca Magliabechiana di Firenze che risale alle metà del ‘600, ed è impreziosito da pitture che rappresentano il Cristo Risorto, San Martino patrono di Rufina e vedute del territorio Rufinese. Uno spettacolo da non perdere anche per i suoi risvolti storici e legati alla tradizione della comunità rufinese, ma anche per i suggestivi fuochi d’artificio che ogni anno sono sempre più belli.

Fuochi e colori per celebrare la Santa Pasqua. Domenica prossima 16 aprile a Londa torna la “Colombina” tradizionale spettacolo pirotecnico pasquale. Anche quest’anno si celebra questa importante ricorrenza religiosa con un evento che riunisce tutta la comunità: al termine della Santa Messa, verso le 12, in Piazza Umberto I si terrà, prima, la “Benedizione dei Guidatori di autovetture” e subito dopo partirà la “Colombina”. Questo particolare congegno spiccherà il suo volo che farà accendere una serie di fuochi pirotecnici, il suo giusto percorso sarà di buon auspicio per il paese. Il nuovo meccanismo della “Colombina”, in funzione da cinque anni, dovrebbe garantire uno spettacolo di botti e scintille ancora più suggestivo. La tradizione della “Colombina” risale agli anni ’60, quando il giovane Don Pietro Ermini, da poco nominato parroco di Londa, con l’aiuto di alcuni parrocchiani, dette sfogo alla sua creatività per rendere ancora più bello il giorno di Pasqua, l’iniziativa riscosse da subito successo ed adesso sopravvive da oltre 50 anni.

Si terrà lunedì 17 aprile la seconda edizione della “Fiera Mercato di Pasquetta” a Vallombrosa organizzata dalla Pro Loco Saltino Vallombrosa e dal Comune di Reggello. Nella bellissima cornice della Riserva naturale all’interno della ex segheria dalle 9 alle 19 saranno ci sarà un mercatino con prodotti agricoli ed artigianali del territorio insieme a un mercato “commerciale”, per i golosi sarà presente anche una zona barbecue. Per l’intera durata della manifestazione i più piccoli potranno avere l’occasione di fare il “Battesimo della Sella” a cura del maneggio “Le Roverelle” e sempre per i bambini saranno a disposizione gli amatissimi gonfiabili, il tutto accompagnato da musica dal vivo. Alle 17 nel piazzale ex segheria sarà offerta una piccola merenda con spumante e colomba per tutti i presenti.

Come ogni anno il centro storico di Casole d'Elsa ospiterà il tradizionale mercatino del lunedì in Albis. Espositori di oggettistica, antiquariato, artigianato e prodotti tipici animeranno le vie rendendo suggestiva l'atmosfera nella nostra splendida cittadina medioevale. Il giorno 17 aprile il mercatino aprirà i battenti alle ore 9:00 e durerà per tutto il giorno fino alle ore 20:00 circa, durante la giornata sono previsti intrattenimenti e giochi per bambini. Inoltre potrete visitare il Museo Civico Archeologico e della Collegiata che rimane aperto dalle ore 10:00 alle ore 13:30 e dalle ore 15:30 alle ore 18:00. Ingresso € 3 intero, € 2 ridotto (studenti, ultra 65 e soci coop).

La Settimana santa, a Radicofani, presenta tradizioni e movenze antiche. Un patrimonio immateriale che ottiene continui riconoscimenti, fatto di pie pratiche, liturgie, processioni che ci riportano in un mondo nel quale la fede permeava tutti gli ambiti della vita dei singoli e delle famiglie. Tradizioni che hanno varcato i secoli, ancora vive e sentite in questo borgo che domina le vallate dell'Orcia e del Paglia. Il profumo di questi riti è quello del bosso, un arbusto che viene usato per realizzare – da parte dei confratelli di Sant'Agata - una quinta che rappresenta il Calvario. Il bosso viene raccolto, preparato intrecciato e montato su impalcature che coprono tutta la parte centrale, del presbiterio, della chiesa di Sant'Agata. In questa chiesa come nella parrocchiale di San Pietro Apostolo e nella chiesa di Santa Maria Assunta della Misericordia si svolgono i vari riti. Già nella mattina del giovedì santo (13 aprile) i vari confratelli preparano tutto il necessario per la messa in “Coena Domini”: i lumi, i pani, i biscotti della vigilia (senza uovo), gli arredi, i candelabri. Per la lavanda dei piedi, il giorno di San Giuseppe, vengono estratti confratelli della Misericordia e di Sant'Agata che prenderanno parte alla Messa alla processione di Penitenza del Giovedì santo, alla liturgia della Passione, alla processione del Venerdì santo e, infine, alla Compieta solenne la sera di Pasqua. Dopo la messa in “Coena Domini” e la Lavanda dei piedi, il giovedì si compie un antico rito: la processione di Penitenza. Avanti gli scalzi che portano una grande croce e due lampioni, dietro gli "apostoli" estratti per la lavanda e poi il popolo. La processione dopo un giro di tutto il paese rientra nella chiesa parrocchiale, mentre i confratelli sostano in ginocchio davanti all'altare della Reposizione e il coro intona il salmo 50, il Miserere, in latino. Poi, in silenzio, la processione si scioglie ed inizia l'adorazione notturna dei confratelli che alle sei del mattino cedono il passo alle consorelle dell'Addolorata e del Carmine. Il venerdì gli oratori sono in fermento. Alle ore 13 il "Regolone" annuncia che stanno per iniziare le Tre ore di agonia. Questa pia pratica si compie ancora sui testi settecenteschi. Il contesto: la chiesa di Sant'Agata, con il Calvario illuminato e le tre croci svettanti. Si ripercorre l'agonia di Gesù sulle sette parole che pronunciò sulla croce tra meditazioni, canto corale ed assoli, approfondendo l'importanza della redenzione. Intorno alle ore 16 il rito termina, e si porta la statua dell'Addolorata nella chiesa di Santa Maria Assunta, di fronte alla statua di Gesù morto. La sera (alle 20,30) con la liturgia della Passione nella chiesa di San Pietro, c'è il bacio della croce e, di seguito, la grande processione. Questa inizia con gli scalzi che portano una grande croce ottocentesca, seguiti da altri incappucciati, poi dai confratelli di Sant'Agata con la cappa rossa, la banda, le consorelle del Carmine, le consorelle dell'Addolorata e l'Azione cattolica con i loro stendardi. Quindi il parroco e la statua di Gesù morto con il baldacchino portato dai confratelli della Misericordia con la cappa nera, la statua dell'Addolorata portata dai confratelli del santissimo sacramento con la cappa bianca, e il popolo. La banda intona musiche sacre, i canti tradizionali accompagnano il cammino per le vie, e il patos raggiunge il culmine quando la processione rientra nella Chiesa di Sant'Agata. Il Calvario è illuminato, le confraternite si dispongono per il rito dell'adorazione del Cristo morto. Due a due percorrono la navata facendo tre genuflessioni e baciando la statua di Gesù, il coro canta ilMiserere, finito il rito tutto il popolo bacia la statua di Gesù e porta con sé un rametto di bosso, che ricorderà tutto l'anno la passione del Cristo all'interno delle case. Il sabato mattina ci si riporta nella chiesa di Sant'Agata, dove si svolge la pia pratica del pianto di Maria: sette stazioni che ripercorrono il dolore della Madonna, meditazioni, canto corale e assoli. Dopo circa un'ora e mezza, cantando lo “Stabat Mater”, si porta la statua dell'Addolorata nella chiesa di Santa Maria, dove già si trova quella del Gesù morto e si rimane in silenzio sino a sera. Nel pomeriggio le famiglie si ritrovano in San Pietro per la benedizione delle uova, per poi attendere la grande veglia (inizia alle 23). Il mattino di Pasqua è caratterizzato dalla santa messa solenne e, in ultimo il pomeriggio, dopo la messa vespertina, dalla solenne Compieta con la presenza dei confratelli di Sant'Agata e della Misericordia in abito storico che, di fronte al Santissimo Sacramento cantano i salmi e ringraziano Dio dei doni spirituali ricevuti in questi giorni così intensi. La Settimana santa a Radicofani ci parla di un mondo antico ma sempre nuovo: è un momento di intensa spiritualità che si percepisce anche senza spiegazioni. Si rincorrono emozioni ormai dimenticate che, nel lento ritmo della vita di questo borgo permettono di entrare come in una dimensione “parallela”, caratterizzata dalla meditazione e dal riposo, nel contesto straordinario della Val d'Orcia.

Redazione Nove da Firenze