Firenze e Scandicci capitali delle multe

Stress da autovelox con l'incubo della patente a rischio

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
27 Luglio 2026 14:29
Firenze e Scandicci capitali delle multe

Se dovessi rifare l’esame della patente oggi, saresti sicuro di farcela? È una domanda che agita i sogni di molti, ma i dati raccolti fino a metà 2026 ci consegnano una realtà impietosa: l'esperienza accumulata in anni di guida non è affatto sinonimo di competenza. I numeri emersi dalla simulazione condotta da AutoScout24 ed Egaf, con il supporto di Confarca e Unasca, sono un colpo a freddo per la sicurezza stradale regionale. Se gli automobilisti toscani con la patente B da almeno cinque anni dovessero ripetere oggi il test teorico, solo l’11,2% riuscirebbe a superarlo. Questo significa che la stragrande maggioranza dei conducenti esperti oggi viaggia senza una reale padronanza delle regole vigenti.

Nonostante la Toscana (11,2%) performi leggermente meglio rispetto alla media nazionale (ferma a un misero 8%), il dato resta allarmante. L’abitudine ha sostituito la norma, portando a dimenticare aggiornamenti cruciali del Codice della Strada.

“Ma chi ti ha dato la patente?” Non è più solo un insulto da semaforo, ma un’evidenza statistica: l’88,8% dei guidatori esperti oggi non supererebbe l'esame di teoria.

Anche i nuovi aspiranti guidatori faticano: nel 2025, il 43,1% dei candidati toscani ha fallito il test teorico (contro il 39,7% nazionale). Ma è guardando alla geografia delle bocciature che emergono i veri "punti neri":

  • Grosseto: 50.2% di bocciati (maglia nera della regione)
  • Livorno: 48,3%
  • Massa Carrara: 47,6%
  • Arezzo: 46,9%
  • Lucca: 44,3%

E se si passa alla pratica, la Toscana resta indietro: il tasso di promozione è dell'81,8%, inferiore alla media italiana dell'83,8%. Le criticità sono tecniche e psicologiche. Gli ostacoli maggiori riguardano la gestione degli incroci (59%), le rotonde e i passaggi a livello (48%), ma anche il parcheggio (41,4%) e i cambiamenti di corsia (31%). A questo si aggiunge un ambiente percepito come ostile: il 93% degli intervistati considera la strada urbana un contesto critico, dove l'ansia del candidato (86%) e l'atteggiamento dell'esaminatore (90%) pesano quanto la capacità di manovra.

Se la preparazione teorica scarseggia, la macchina sanzionatoria è invece a pieno regime. Analizzando i dati consolidati del 2025, Firenze si conferma "Capitale delle multe", detenendo il primato nazionale per i proventi da autovelox. Ma il fenomeno non riguarda solo il capoluogo: il caso di Scandicci è emblematico. La cittadina dell'area metropolitana è diventata il simbolo della "moltiplicazione degli autovelox", arrivando a ipotizzare l'esternalizzazione della gestione delle sanzioni a soggetti privati per massimizzare l'efficienza.

La ripartizione delle sanzioni a Firenze nel 2025 delinea una strategia di bilancio precisa:

  • Accessi ZTL: 506.000 sanzioni
  • Autovelox: 454.000 sanzioni
  • Passaggio con semaforo rosso: 17.000 sanzioni

Vincenzo Donvito Maxia, presidente di ADUC, solleva una questione fondamentale: la distinzione tra prevenzione e "fare cassa". Con i trasferimenti statali ai Comuni in costante calo, le amministrazioni locali hanno trovato negli autovelox lo strumento perfetto per rimpinguare i bilanci (Firenze ha previsto circa 100 milioni di euro in sanzioni). È la nascita di uno "Stato ideologico" che preferisce la punizione alla messa in sicurezza delle strade.

Perché le amministrazioni scelgono lo strumento più punitivo? La provocazione di ADUC è chiara: se l'obiettivo fosse realmente la sicurezza, nei punti critici si installerebbero dei dossi artificiali.

Il dosso ha un merito che l'autovelox non ha: costringe fisicamente il veicolo a rallentare, prevenendo l'incidente in tempo reale. Tuttavia, il dosso ha un "difetto" imperdonabile per le casse comunali: azzera le infrazioni e, di conseguenza, i proventi. Preferire l'autovelox significa scegliere deliberatamente la repressione postuma al posto della prevenzione strutturale, alimentando un sistema in cui l'utente della strada è visto più come un contribuente forzoso che come un cittadino da proteggere.

Mentre le auto si riempiono di sensori, i guidatori si sentono sempre più soli e stressati. L'indagine Sara Assicurazioni rivela che il 53% dei fiorentini vive la mobilità come una fonte di tensione costante. Esiste un'ironia di fondo: desideriamo tecnologie avanzate per correggere i nostri errori — come i sistemi per rilevare la distrazione (47%) o il monitoraggio dello stile di guida (34%) — ma al contempo sentiamo la mancanza di basi civiche elementari.

I tre comportamenti che logorano maggiormente la convivenza stradale sono:

  1. L’impazienza aggressiva: il tossico "ti sbrighi?" urlato a chi è in difficoltà o sta manovrando, che esaspera il 53% dei conducenti.
  2. Le reazioni spropositate: gesti volgari e parole d'ira che trasformano ogni piccolo intoppo in un conflitto aperto (45%).
  3. L’ingratitudine sistematica: il mancato uso del "grazie" quando viene concessa una precedenza, un gesto smarrito che infastidisce il 33% dei cittadini.

Nonostante l'avvento dell'intelligenza artificiale a bordo, un fiorentino su tre sogna una mobilità definita prima di tutto dalla "gentilezza".

Il quadro del 2026 è quello di un sistema al limite: guidatori tecnicamente impreparati, un'urbanistica che genera ansia e amministrazioni che utilizzano il Codice della Strada per bilanciare i conti. La sicurezza non può essere solo una questione di verbali e algoritmi; richiede un'infrastruttura intelligente che aiuti a non sbagliare e un ritorno al rispetto reciproco.

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