Una Residenza Sanitaria Assistenziale dovrebbe essere, per definizione, il porto sicuro dove la fragilità incontra la protezione. Eppure, a Firenze, nel cuore del complesso di San Salvi, l’RSA "Le Civette" sembra aver invertito questa missione. A settembre 2026, quella che dovrebbe essere una struttura di eccellenza pubblica si trasforma in un cantiere a cielo aperto, privo delle norme di sicurezza.
Dal 2 settembre 2026, all'interno della struttura sono stati avviati lavori che, invece di migliorare la vivibilità, hanno introdotto nuovi pericoli. La Cooperativa Proges, che gestisce la struttura in appalto per conto dell’Azienda USL Toscana Centro, nonostante la presenza di 19 ospiti non autosufficienti, molti dei quali deambulanti ma con gravi difficoltà cognitive, permette che mancano transenne, segnaletica e delimitazioni.
Il padiglione di sinistra, sbarrato dal 2023, è ora accessibile tramite il montalettighe, lo stesso elevatore utilizzato quotidianamente per il trasporto di persone e letti. Il 3 settembre è scattata una segnalazione al Comando dei Vigili del Fuoco (Distaccamento di Porta al Prato).
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"L’area non è transennata né segnalata: chiunque — compresi ospiti anziani con difficoltà cognitive o motorie — può accedervi liberamente, con concreto rischio di caduta o infortunio" affermano familiari dei residenti.
Mentre centinaia di famiglie fiorentine combattono quotidianamente con la burocrazia per ottenere un letto articolato o una carrozzina, nel cortile de "Le Civette" letti, sollevatori e presidi sanitari di proprietà pubblica giacciono accatastati all'aperto, esposti alle intemperie e al fango.
Da un lato si distrugge patrimonio pubblico già pagato dai contribuenti; dall'altro si nega il diritto alla cura a chi, in lista d'attesa da mesi, vedrebbe in quegli ausili una svolta per la propria sopravvivenza dignitosa.
La cronologia del ridimensionamento de "Le Civette" rivela un progressivo smantellamento. La struttura è passata dai 60 posti del 2001 ai 40 posti del 2017, fino a ridursi ai soli 20 posti attuali dall'ottobre 2023. Quando l’ala sinistra fu chiusa quasi tre anni fa, le autorità assicurarono che si trattava di una misura temporanea per "lavori di messa a norma".
Oggi quell'ala è ancora inutilizzabile, ma i varchi sono aperti e incustoditi. Viene da chiedersi: questa inerzia è figlia della negligenza o di una precisa volontà politica di spingere verso la privatizzazione?
Perché la sorte de "Le Civette" è un'emergenza sociale che riguarda tutti i fiorentini? Per una questione di sopravvivenza economica. Questa struttura garantisce la retta sociale più bassa della città (circa 53 euro al giorno), contro una media di 61,60 euro nelle strutture private accreditate. Ridurre i posti letto qui significa colpire direttamente le famiglie con minori possibilità economiche.
I dati sono impietosi: a metà agosto 2026, a Firenze si contavano 206 persone in lista d’attesa per un posto in RSA e zero posti liberi. In questo scenario, lasciare che l'unico presidio pubblico accessibile cada a pezzi o resti dimezzato è un atto di abbandono verso i più fragili. Il ridimensionamento de "Le Civette" non è solo un problema di metri quadri, ma una ferita all'equità sociale della città.
Lunedì 14 settembre 2026, il comitato dei familiari e i cittadini scenderanno in piazza per rivendicare risposte chiare. Sono previsti due appuntamenti:
- Ore 11:00: Presidio davanti alla Regione Toscana e incontro con il Presidente Giani.
- Ore 14:00: Presidio davanti al Comune di Firenze con l'Assessore Paulesu.
La responsabilità istituzionale non può più nascondersi dietro i ritardi di un cantiere o le inadempienze di un gestore. È tempo che la politica decida da che parte stare.
Quale tipo di assistenza e di rispetto vorremmo per i nostri genitori, o per noi stessi, quando la fragilità busserà alla nostra porta?