Tango argentino per il risveglio della Fiorentina targata Vanoli

Tripletta di Mastantuono (Il più giovane in viola), a segno Pellegrino. Quantità e qualità ma c'è ancora da lavorare

Paolo
Paolo Pellegrini
11 Settembre 2026 23:52
Tango argentino per il risveglio della Fiorentina targata Vanoli
Foto Acf Fiorentina

C’è un Niño Maravilla in maglia viola, a suonare El Tango del Despertar, il Tango del Risveglio. Franco Mastantuono, 19 anni e 28 giorni, è il più giovane giocatore viola a segnare una tripletta. E a completare il poker della rinascita, un altro argentino: Mateo Pellegrino, entrato all’ora di gioco a sostituire Beto, voglioso di gran cose ma in difetto di gambe e cattiveria (anche se a onor del vero il secondo sigillo del Niño Maravilla nasce da una sua felice intuizione).

Chissà se è l’ora di sognare fasti che si rinverdiscono, con questo tripudio albiceleste. Forse corro troppo, forse la vittoria corsara di Venezia è frutto solo di episodi fortunati. Eh no, perdìo, no. Sì, abbiamo beccato due gol, e maluccio, a ricordarci che comunque lo score delle reti subite è salito a undici in quattro gare, mentre quello attivo è fermo a cinque. Ma intanto da Venezia si torna con il bottino pieno, e sui problemi di cui sopra c’è tempo per lavorare anche se tra otto giorni piomba al Franchi il Napoli, che per ora di punti ne ha pochi ed è scivolato malamente in Champions ma insomma non è comunque l’ultima arrivata.

Non lo è forse, benché resti solo soletto in fondo alla lista sempre a quota zero, nemmeno il Venezia che la Viola ha mezzo strapazzato nella serata che al Penzo l’ha vista finalmente accompagnata da un bel coro di tifo, dopo otto mesi di castigo dietro la lavagna. Non lo è, ma va così: ha vinto chi ha sbagliato meno dietro. Eh certo, perché se si contano anche gli errori davanti, la pratica poteva chiudersi con un sereno 7-2 e tutti zitti: i ragazzi di Vanoli hanno segnato quattro gol ma ne hanno mancati almeno, e dico almeno, altri tre clamorosi, i più incredibili con Jimenez e Njie, senza contare il palo di Grosso e qualche incespico di Beto.

Già, i ragazzi di Vanoli. Ecco dov’era la differenza, già. E son sincero, avevo paura del solito tricche tracche a palla indietro e lancioni a vuoto o a rete asfissiante di passaggi a un metro, pensando ai mesi di Vanoli. Macché. Direi che s’è visto perfino giocare. S’è vista voglia. Ora non parliamo di champagne e cotillons, di brio e bollicine, questo no, e mettiamoci sul piatto anche il talento dei singoli. Dove però incide, è indubbio, anche la mano della panchina.

foto Acf Fiorentina

Perché ve lo sareste aspettato, dite la verità, un Fagioli in questo spolvero? Un miliardo e mezzo di palloni recuperati con grinta, difesi con garra, e magari rigiocati in bello stile, penso come minimo a due gran lanci: quello per il gol di Pellegrino – che ci ha messo del suo seminando Moreno, proprio lui, quello nostro, in mezzo all’erba – e quello per lo sciaguratissimo Njie capace solo di sparare sul portiere, a tu per tu. Sport, questo dell’impallinare il portiere, garbato assai anche a Jimenez dopo una ventina di minuti, e dopo che al quarto d’ora Ndour aveva beccato il palo per voler tirare da un punto impossibile invece di rimetterla in mezzo.

Ecco, quei venti minuti di buone occasioni mancate, e poi subito la ciabattata al sette di Adams comunque lasciato a correre indisturbato sul pallone di Busio perso male a mezzocampo dal medesimo Ndour, confesso che mi son detto: vai, ci risiamo. La partita della Fiorentina finisce qui. E invece no. E credo di poter affermare che il merito è davvero di Vanoli (“ci ha dato una scossa, è carico a pallettoni”, ha detto Fagioli nel dopo-match) per alcune scelte tecniche ma soprattutto per l’iniezione di carattere.

Senza comunque togliere alle capacità dei singoli, malgrado qualche sbandamento sotto i momenti di maggior furia del Venezia, malgrado qualche errore di valutazione o gli incespichi di Beto (un altro tentativo di acrobazia, ma questa volta l’ha lisciato pieno…) e i passaggi sbagliati e qualche copertura dimenticata nei cassetti, tipo Ranieri sul bel gol di Hainaut, giovanotto interessante cui tuttavia Viery ha consentito troppa libertà sulla corsia laterale. Ma in compenso, detto di Mastantuono con le sue tre perle di astuzia, classe e cinismo, detto che Atta non è al massimo e si vede, che Ndour alterna cose buone a periodi di latitanza, vale sottolineare anche la gran serata di Njie: a parte il gol sbagliato, il ragazzo è preziosissimo, corre ovunque e ovunque è utile, dribbla, ubriaca, forse gli manca davvero la dimestichezza con il tiro in porta ma chissà, magari un giorno o l’altro si sblocca.

Insomma, quantità ma anche qualità, al Penzo in laguna. Non tutto era bruttissimo prima, non tutto è bellissimo ora, per riprendere l’unica, o una delle poche frasi non pro Venezia del telecronista di Dazn. Vabbè, è uno spunto interessante, dai. E magari aiuta, nel Tango del Despertar.

VENEZIA (3-5-2): Filip Stankovic; Schingtienne, Matias Moreno (69' Juan Jesus), Haps; Hainaut, Kike Pérez, Busio (44' Helgason), Sohm (80’ Lauberbach), Sagrado (69' Correia); J. Yeboah (80’ Fernandes), Akor Adams. A disp.: Rahmani, Mohammed, Halhal, Berardi, Panada, Lisman, Mazzocchi, Gomes, Montipò. Allenatore: Stroppa.

FIORENTINA (4-3-3): de Gea; Jiménez, Drăgusin, Ranieri (89' Pongracic), Viery; Ndour, Fagioli, Atta (60' Gnonto); Mastantuono (89' Brescianini), Beto (60' Pellegrino), Njie (80' Gonçalves). A disp.: Dodo, Joao Mario, Lezzerini, Valdepeñas, Oulaï, Christensen. Allenatore: Vanoli.

ARBITRO: Francesco Fourneau (Roma; assist. Alassio-Barone, quarto uff. Ayroldi; Var Dionisi-Maggioni.

MARCATORI: 22' Akor Adams, 29', 30', 84' Mastantuono, 66' Pellegrino, 86' Hainaut.

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