Gestione immobiliare pubblica: frazionamenti" e rendita turistica

Meno cure per i malati per fare spazio al al "target alto"?

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
03 Settembre 2026 18:13
Gestione immobiliare pubblica: frazionamenti

L’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona Firenze Montedomini è stata per secoli il "braccio operativo della carità fiorentina", un rifugio sicuro per gli ultimi. Oggi, quel patrimonio nato per lenire le sofferenze della città sembra essersi trasformato in un corto circuito, dove la missione sociale viene sacrificata sull'altare dell'accoglienza di lusso.

Cosa succede quando l'istituzione che dovrebbe proteggere i fragili decide di diventare un protagonista del mercato immobiliare? Attraverso l'analisi di verbali, visure camerali e atti amministrativi, i consiglieri comunali di opposizione stanno paralando di una verità che scotta: la gestione del patrimonio pubblico sta scivolando verso un "estrattivismo urbano" che espelle i residenti per far spazio ai profitti del turismo.

Il caso di Via Faenza 38 svela la logica della nuova gestione. Un tempo occupato da una famiglia in emergenza abitativa inviata dal Comune, l'appartamento è stato svuotato con una decisione della commissione immobili che ha stabilito, pur essendo l'immobile "molto appetibile per il mercato turistico", il nucleo dovesse essere trasferito altrove (in via del Porcellana) per procedere alla "massima valorizzazione".

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La conferma di questo cambio di paradigma arriva dai verbali su Via Guelfa 83. Si legge testualmente negli atti: “Si tratta di un bed and breakfast rivolto ad un target alto. Il progetto edilizio arricchisce il complesso di un congruo numero di bagni igienici.”

Mentre la città affoga in una crisi abitativa senza precedenti, l'ufficio sociale di Montedomini esprime "apprezzamento" per la moltiplicazione dei bagni destinati però ai turisti, celebrando la fine della funzione dell'immobile.

L'analisi dei vincitori dei bandi solleva interrogativi inquietanti sulla solidità delle garanzie pubbliche. La "Siamo srl", che si è aggiudicata il complesso di Via Guelfa 83 per 18 anni, è una società costituita appena tre giorni prima della scadenza del bando, con un capitale sociale minimo di 10.000 euro e nessun bilancio alle spalle.

Com'è stato possibile affidare un bene così prezioso a una realtà senza storia? La risposta è in un cavillo amministrativo: l'amministrazione ha permesso di bypassare l'obbligo dei due anni di bilanci solidi accettando una semplice fideiussione semestrale. La giustificazione ufficiale? Gli "effetti della pandemia Covid-19", usata nel 2023 per spalancare le porte a società neonate.

La "Siamo srl" ha vinto offrendo un canone mensile di 9.500 euro, superando la base d'asta di appena 200 euro. Un rialzo quasi simbolico per un contratto blindato per quasi un ventennio. Lo stesso schema si ripete in Via dell'Albero 10, affidata alla "N&T Guest House srls", nata con soli 1.000 euro di capitale.

Le anomalie amministrative toccano l'apice nel caso di Via Guelfa 81. Qui, la figura della "delegata dell'assessorato al sociale" — obbligatoria per garantire che le scelte abbiano un fine pubblico — risulta "assente non giustificata" nel verbale di aggiudicazione di questo immobile chiave.

Montedomini ha proceduto a deliberare ugualmente, sollevando dubbi sulla legittimità legale di atti privi della necessaria supervisione sociale. Ma è scavando tra i soci che emerge il dettaglio più opaco: il bando è stato vinto dalla "General Impianti", che ha poi firmato il contratto insieme alla già citata N&T Guest House.

Tra i soci di queste due realtà emergono legami di parentela diretti. Un intreccio che suggerisce una regia coordinata, il tutto sotto il silenzio di un'amministrazione: tra la pubblicazione del bando e l'aggiudicazione sono passati appena 30 giorni.

Fuori dal centro, gli immobili vengono venduti "a pezzi" (come in via Maccari o via Vittorio Emanuele) per fare cassa. Nel centro storico, invece, il patrimonio non si aliena ufficialmente, ma si trasforma fisicamente attraverso i "frazionamenti".

Quelle che sembravano sparizioni di particelle catastali nei registri sono in realtà operazioni immobiliari: grandi appartamenti storici vengono spezzettati in piccoli "box turistici" per massimizzare la redditività. È l'essenza dell'estrattivismo urbano: su 103 unità abitative in centro, una su sei è già stata convertita in affitto breve o struttura ricettiva (con CIN).

Il bilancio di previsione 2026 lo ammette: l'obiettivo è creare un'area in grado di generare "elevata redditività". La missione originaria di assistenza viene così rovesciata: il patrimonio pubblico non serve più a ospitare chi non ha una casa, ma a generare profitti per sostenere un ente che sembra aver smarrito la propria bussola etica.

Mentre Montedomini festeggia i canoni da 9.500 euro al mese di Via Guelfa, la sanità pubblica territoriale subisce una dismissione silenziosa. Il caso della RSA Le Civette è il simbolo di questo declino. I posti letto sono stati tagliati, passando dai 60 originari a soli 20, a causa di "manutenzioni urgenti" mai concluse.

Il Centro Diurno per l'Alzheimer è stato chiuso nel 2025 senza una delibera pubblica che ne spiegasse le ragioni. Le Civette è una delle pochissime strutture pubbliche a garantire una retta calmierata di circa 53 euro al giorno.

Il volto di Firenze sta cambiando, e lo sta facendo partendo dalle sue istituzioni più antiche. Se anche Montedomini, nata per proteggere i poveri, sceglie la logica della rendita e del "target alto", la trasformazione della città in un parco a tema per turisti è definitiva.

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