RSA Le Civette: il destino di San Salvi

Tre anni di lavori mai terminati

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
07 Settembre 2026 23:55
RSA Le Civette: il destino di San Salvi

Lunedì 14 settembre un doppio presidio nel cuore di Firenze. Da una parte Piazza Duomo, davanti alla Regione; dall’altra Piazza della Signoria, sotto le finestre di un Consiglio Comunale che sembra voler ignorare le grida che salgono dalla strada. Saranno i parenti degli ospiti della RSA Le Civette, stanchi di essere spettatori. A Firenze, il termine "temporaneo" ha smesso di essere una misura cronologica. Quella che era stata spacciata come una parentesi per lavori di manutenzione si sta rivelando la dismissione lenta di uno degli ultimi presidi pubblici di San Salvi, un pezzo di welfare cittadino che viene svenduto sull'altare della logistica aziendale.

"Dietro la retorica della temporaneità si nasconde uno schema ormai noto: definanziamento, segnali di dismissione lanciati dalla ASL Toscana Centro, e la messa in discussione di un servizio pubblico essenziale. Non parliamo di una pratica amministrativa, ma della vita di anziani non autosufficienti e del lavoro di chi li assiste ogni giorno" affermano dal sindacato USB Firenze.

L'autorizzazione per 40 posti viene oggi interpretata dal Comune non come un impegno verso i cittadini, ma come un semplice "tetto massimo". Secondo questa lettura, l’ASL potrebbe decidere di ospitare anche solo cinque persone, o zero, restando formalmente "in regola". Ma ecco il paradosso: mentre i posti vengono lasciati vuoti per "autonomia gestionale", le liste d’attesa per la non autosufficienza a Firenze scoppiano.

Approfondimenti

Perché chiudere proprio a San Salvi? La risposta dell’Assessore Nicola Paulesu al question time di Dmitrij Palagi (SPC) e Italia Viva è che l'ASL intende destinare l'area ad "altra destinazione d'uso". In una Firenze che corre verso la messa a profitto di ogni metro quadro, è il segno di una città che ha smarrito la propria bussola etica. San Salvi non è solo un complesso di edifici; è un simbolo di accoglienza territoriale che rischia di essere sacrificato per far posto a uffici.

L’Assessore Paulesu dichiara che il Comune può solo "prendere atto" delle scelte autonome dell’ASL. Il Comune siede nella Società della Salute, l'organo che deve programmare i servizi. Come può dichiararsi impotente chi ha il compito di dirigere? Le opposizioni, da Firenze Democratica con Serena Berti a Sinistra Progetto Comune, non chiedono solo di "gestire il disagio" dei trasferimenti, ma pretendono una battaglia politica:

  • Pretendere la permanenza definitiva della RSA Le Civette nel Quartiere 2.
  • Imporre il rilancio della struttura e il ripristino della capacità originaria.
  • Esigere la riapertura immediata del Centro Diurno per l'Alzheimer, un servizio specialistico la cui chiusura è un atto di crudeltà verso le famiglie.
  • Assumere una posizione netta contro la logica della dismissione davanti ai tavoli regionali.

Questa struttura è uno degli ultimi baluardi della gestione pubblica diretta, dove il fine non è il margine di profitto ma la qualità della cura e la dignità del lavoro. Perdere questo presidio, insieme al Centro Diurno Alzheimer, significa consegnare la gestione della fragilità interamente al privato o a logiche aziendalistiche.

Il declino di San Salvi non è inevitabile; è il risultato di scelte precise. "Prendere atto" non è un’opzione per chi governa: è una rinuncia alla politica. Se permettiamo che il "temporaneo" diventi definitivo, avremo perso non solo una RSA, ma l'anima stessa di una città che si dice solidale.

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