Ieri sera Sigfrido Ranucci era al Politeama Pratese per un evento del Prato Crime Festival. Il giornalista conduttore di Report ha portato in scena “Diario di un trapezista”, uno spettacolo teatrale che racconta il dietro le quinte delle sue inchieste. Un viaggio tra indagini e storie scomode, incontri e scelte che hanno segnato il suo percorso professionale e umano. Un monologo coinvolgente che svela ciò che spesso è restato fuori dalle telecamere d’inchiesta, mostrando il lato più oscuro del giornalismo.
Valter Lavitola è rinchiuso dal 10 agosto nel carcere di Rebibbia con l'accusa di “concorso nella detenzione nel porto in luogo pubblico e nell’utilizzo di un ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso” in relazione all'attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025 contro l'“amico, quasi un fratello”.
Approfondimenti
Il 30 giugno 2026, l'arresto dei quattro presunti esecutori materiali dell'attentato dinamitardo, Antonio Passariello, Pellegrino D’avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis. Il 4 luglio, l'iscrizione di Lavitola sul registro degli indagati con perquisizione domiciliare e sequestro dei supporti informatici.
Lavitola si è detto completamente estraneo all'attentato, poi ha ammesso di esserne il mandante, ma di aver ordinato al suo factotum Gomes Clesio Tavares, riparato in Africa, di sparare alcuni colpi di pistola control'abitazione di Ranucci e non di mettere una bomba,. Successivamente ha ammesso di aver commissionato l'attentato a “fin di bene” per “ proteggere l'amico fraterno” e “per fargli aumentare la scorta”. Sui sospetti che Ranucci fosse al corrente dell'attentato per “aumentare la sua popolarità” Lavitola si è detto “Pentito di aver messo nei guai mio fratello.
L’attentato fu una scelta solo mia” e tra i moventi Lavitola rivela la sua aspirazione a produrre Report: “Volevo costituire una società e produrlo io il programma...Mi sarei sistemato economicamente anche io” e ciò sarebbe tornato utile “per Ranucci, ma anche per interesse personale”.
Gli inquirenti, al termine dell'interrogatorio di garanzia, hanno deciso di lasciare in carcere Lavitola perché sono convinti che dietro l’attentato ci sarebbe stato un progetto politico per preparare la discesa in campo di Ranucci alla guida del “campo largo” per la conquista di Palazzo Chigi e con l'ideatore del progetto, Lavitola, nelle vesti di consigliere personale.
Il 7 settembre Lavitola è tornato di nuovo davanti ai giudici del Tribunale di sorveglianza accompagnato dai suoi avvocati che hanno annunciato la consegna di una memoria difensiva di 60 pagine in cui promette di raccontare tutta la verità sull'attentato a Ranucci per ottenere gli arresti domiciliari. Durante le tre ore di audizione Lavitola ha affermato: “Con Ranucci c’era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me”.