Olio: nella stagione 2015 raccolti raddoppiati in Toscana

Dopo il disastro 2014, buone previsioni. Confagricoltura Toscana: “L'olio tunisino rischia di danneggiare il settore, intervenga la Regione”. Elisir di lunga vita, il segreto della giovinezza è nell'oro verde. Una ricerca scientifica sugli anziani di Greve e Bagno a Ripoli intervistati, sottoposti a visite e screening da medici italiani e americani. Castagne, prospettive rosee e produzione in ripresa nel senese


Il 2015 è l’anno della rinascita per l’extravergine toscano. Dopo un 2014 disastroso con un crollo dellaproduzione che aveva sfiorato il 90% in alcune aree della regione anche a causa della mosca olearia, la stagione olivicola ormai alle porte riporta il sorriso tra gli oliveti toscana. La raccolta delle olive in Toscana inizia sotto tutti i più buoni auspici e con un aumento della produzione di olio raddoppiata, se non triplicata, rispetto all’anno scorso, ed una qualità ottima figlia dell’andamento climatico favorevole. A fornire la prima fotografia è Coldiretti Toscana in occasione dell’avvio della campagna olivicola che mette in moto un settore che può contare su un patrimonio di 17milioni di piante, circa 100 mila ettari di superficie coltivata, oltre 77mila aziende che coltivano olivi, 400 frantoi e ben 5 dei 43 extravergine italiani riconosciuti dalla comunità europea di cui 4 Dop (Terre di Siena, Chianti Classico, Lucca, Seggiano) e 1 Igp (Toscano Igp). L’olio Made in Tuscany è anche, insieme al vino, uno dei prodotti del nostro paniere più esportati con oltre 500 milioni di euro di valore con un incremento del 15,2% nel primo semestre del 2015. Rispetto allo scorso anno, che sarà ricordato come uno dei più neri della storia dell’olivicoltura della nostra regione (circa 50mila quintali), la produzione 2015 dovrebbe risalire a circa 140-150mila quintali pur rimanendo sotto la media storica (intorno a 180mila quintali). In compenso – rileva Coldiretti – la qualità delle olive è ottima grazie anche al caldo che ha limitato gli attacchi della mosca olearia. “La mosca – spiega Tulio Marcelli, Presidente Coldiretti Toscana - era stata, assieme al maltempo, una delle cause del crollo produttivo fatto registrare lo scorso anno con molte aziende che avevano addirittura preferito non raccogliere per evitare di immettere sul mercato un prodotto qualitativamente non all’altezza dei precedenti. Come per il vino, anche la stagione dell’olio è fino a qui molto positiva. Ci sono tutti i presupposti per un prodotto di altissima qualità”. Il primo momento delicato del processo produttivo, la fioritura/allegagione, non è stato molto positivo. E’ stato caratterizzato da alcune giornate molto calde che hanno sicuramente diminuito la capacità d’allegagione, riducendo in partenza la produzione attesa. Dopo questo primo momento difficile, non si sono verificati altri eventi negativi; gli olivi hanno sopportato senza particolare stress il grande caldo del mese di luglio che invece ha contrastato gli attacchi di mosca consentendo di arrivare all’ultimo periodo senza necessità di interventi di difesa. Le piogge del mese di agosto hanno consentito alle piante di recuperare l’equilibrio vegetativo proseguendo nel loro sviluppo produttivo. Il risultato è un’annata quantitativamente medio-scarsa, ma le aspettative, rispetto alla qualità, sono sicuramente grandi. La maturazione sta procedendo secondo processi normali. Si confermano ancora una volta i circa 10-15 giorni di differenza fra la zona costiera e le aree interne. In alcune zone la raccolta è già iniziata anche se la motivazione di tanta sollecitudine sembra essere dettata più dall’emotività derivante dagli effetti dalla scorsa campagna che tecnica. I primi oli ottenuti confermano una qualità eccezionale.

Un’app salva-truffe per tutelare il veroextravergine d’oliva

E’ l’app creata da un giovane imprenditore agricolo pistoiese, Pietro Barachini, titolare dell’azienda Società Pesciatina di Orticoltura, insieme ad un amico esperto di tecnologie, Dario Gronchi fa tremare i truffatori e “falsificatori” di olio extravergine. Da oggi, grazie a questa geniale invenzione, tutta la storia delle piante, dal ramoscello alla tavola, si tradurrà in un certificato disponibile a tutti gli appartenenti al circuito dell'extravergine toscano e nelle etichette dei suoi clienti, attraverso codici 'Qr'. Questi due futuristi dell'agricoltura hanno realizzato anche il metodo Coi, che ruota attorno al mondo di “I Olive”. Insomma la vera lotta alla contraffazione dell'extravergine. L’azienda di Pietro è stata premiata in occasione degli Oscar Green, il premio nazionale promosso da Giovani Impresa Coldiretti. Se fino ad oggi poteva bastare avere qualche assaggiatore certificato sospettoso di essere troppo amico dell'azienda così da favorire qualche produttore a danno di altri e dei consumatori, ecco il sistema rivoluzionario che trafigge l'artificio. Una giuria di assaggiatoricertificati, che agiscono da diverse parti del mondo, riceveranno il campioncino dell'olio, senza sapere neppure da chi sia stato prodotto, e lovaluteranno attraverso i sistemi scientifici del sistema “Coi”. Un dato per capire che di strumenti come “I Olive” possono essere molto utili: ad ogni litro d’olio prodotto – denuncia Coldiretti - in Toscana corrispondono 10 litri di olio imbottigliato che finisce negli scaffali nazionali e soprattutto internazionali dando così vita alla parabola della “moltiplicazione” dell’extravergine.

“La proposta della Commissione europea di aumentare di ulteriori 35 mila tonnellate le importazioni di olio tunisino che potrebbero arrivare in Europa senza dazi e senza restrizioni, potrebbe mettere in forte difficoltà tutto il settore dell'olivocultura della nostra regione” E' quanto dichiarato da Orlando Pazzagli, presidente della sezione regionale di prodotto Olivicoltura di Confagricoltura Toscana. “Dopo la disastrosa annata del 2014 – spiega Pazzagli - che ha visto un calo della produzione in alcune zone della Toscana fino al 90%, mettendo in ginocchio numerose aziende del territorio, non possiamo permetterci di essere danneggiati ulteriormente dall'immissione sul mercato di olio a bassissimo prezzo e di qualità sicuramente inferiore ai nostri prodotti. La regione Toscana e nello specifico l'assessore all'agricoltura Marco Remaschi, deve quindi intervenire per garantire la tutela del nostro prodotto anche in sede di Conferenza Stato-Regioni. Serve salvaguardare il prodotto made in Italy opponendosi con tutte le forze a questa scelta sconsiderata che mette a rischio tutto il settore dell'olivocultura toscana e italiana”

La ricetta del buon invecchiamento nel Chianti?

Ambiente, cibo, dieta mediterranea e consumo delle produzioni locali, in pole position l'olio di extravergine di oliva. Un mix perfetto che fa andare di pari passo qualità della via e prolungamento della sua durata media. Insomma se si mangia in modo genuino, come nelle terre della tradizione toscana, si vive più a lungo. A rivelare i segreti dell'elisir di lunga vita è il progetto “InChianti”, diventato uno degli studi più significativi al mondo sull’invecchiamento e sostenuto dal National Institute of Aging di Bethesda negli Stati Uniti. La qualità della vita e dell’alimentazione sono alla base della longevità. E' questo uno dei dati più rilevanti emersi da quindici anni di attività e studi portati avanti da un'equipe di medici e studiosi italiani e americani. Il progetto ha coinvolto complessivamente circa 1500 anziani residenti nei Comuni di Greve in Chianti e Bagno a Ripoli, intervistati, sottoposti a visite mediche, controlli e percorsi di screening.
Ideata e promossa dal gerontologo Luigi Ferrucci, la ricerca ha analizzato i processi di invecchiamento della popolazione residente nel Chianti, considerata a livello mondiale terra del buon vivere. “Il valore di questo progetto - commenta il sindaco Paolo Sottani - è ampio e mirato in quanto approfondisce dal punto di vista scientifico i dati riguardanti la longevità degli abitanti, parametro che risulta superiore a quella di altre zone d’Italia e d’Europa”. Un modello virtuoso legato anche ai livelli raggiunti nel Chianti sul piano della qualità della vita, dell'aria e dell’alimentazione incentrata sulla dieta mediterranea e sul consumo di olio di oliva che tutela l'organismo dall'insorgere di molte patologie relative all’età avanzata. “I dati emersi dallo studio – conclude il sindaco - ci invitano a promuovere la produzione di prodotti naturali e a coinvolgere le aziende del nostro territorio, che già mostrano una spiccata sensibilità, a muoversi in tale direzione, il mio ringraziamento va alla responsabile del progetto, la dottoressa Stefania Bandinelli e al suo staff, al National Institute of Aging di Bethesda che ha finanziato integralmente il progetto e all'Azienda Sanitaria Fiorentina per la preziosa collaborazione”.
Lo studio sarà al centro di un work shop in programma il 16 ottobre nel Palagio di Parte Guelfa a Firenze incentrato sul tema “Quale salute per una buona vecchiaia?”. Il convegno e' organizzato dai medici Stefania Bandinelli e Paolo Francesconi. L'obiettivo della giornata è quello di ripercorrere lo stato della ricerca scientifica sull’invecchiamento condotta negli ultimi quindici anni, focalizzando in particolare i risultati che possono essere tradotti nella pratica clinica e gli obiettivi della ricerca in corso e futura. In particolare, i relatori forniranno dati legati allo stato di salute associato all’invecchiamento.

L’anno della ripresa. Buone prospettive per la castanicoltura senese nell’autunno 2015. È questa la previsione della Cia Siena in merito alla produzione di castagne: dopo il tracollo del 2014, è lecito attendersi una ripresa produttiva del castagno su livelli soddisfacenti, grazie anche ad un andamento climatico che ha limitato l’azione del cinipide. «L’andamento stagionale meno piovoso e umido ha permesso di far diminuire il numero di castagne attaccate da funghi e muffe che aveva paralizzato la produzione del 2014 – spiega Luca Marcucci, presidente della Cia Siena -. Semmai, la mancanza di precipitazioni piovose nella seconda metà di settembre sta ritardando, fino ad ottobre inoltrato, l’apertura dei ricci e la caduta a terra delle castagne. L’attesa degustazione di queste prelibatezze – conclude Marcucci – è però solo rimandata di qualche giorno». Le prospettive future del comparto nei comprensori senesi vocati alla castanicoltura (Amiata, Montagnola senese e Val di Merse) sono rosee e in grado quantomeno di soddisfare la richiesta che arriva dal mercato locale. «Importante – sottolinea Roberto Bartolini, direttore della Cia Siena - il successo che sta ottenendo la lotta biologica al cinipide del castagno con l’introduzione di un insetto antagonista, il torymus sinesis: privati ed enti pubblici lo stanno diffondendo con risultati incoraggianti, provvedendo a salvaguardare le selve castanili dagli attacchi».

Redazione Nove da Firenze