Nucleare: domani in Consiglio regionale si parla del deposito di scorie

La prima seduta del 2021 inizierà alle 12, con ripresa pomeridiana. Scaramelli (Italia Viva): "La Toscana sia unita su questo tema. Auspico l'assenza di distinguo politici". Il Consorzio dei produttori di una delle Doc emergenti d’Italia interviene sulla ipotesi di progetto


Firenze - Il Consiglio regionale è stato convocato per domani, martedì 12 gennaio, alle 12. La seduta si terrà in modalità mista, telematica con collegamento da remoto e in presenza, con chiusura dei lavori alle 13.30, ripresa alle 15 e termine alle 19. All’ordine del giorno sono previste un comunicazione della Giunta in merito ai progetti per un centro Ricerca e Alta formazione a servizio del comparto tessile pratese, alle spese sostenute per la sua realizzazione ed al Centro Covid Pegaso; e, inoltre, una proposta di legge dell’Ufficio di presidenza per l’adesione del Consiglio regionale alle associazioni Italiana Biblioteche, Nazionale Archivistica Italiana), Archivio per la memoria e la scrittura delle donne. In agenda anche numerose interrogazioni a risposta immediata sulla situazione dei vaccini e il piano vaccinale in Toscana, un’interrogazione sul recupero dei sottotetti e una in merito ai disservizi degli uffici postali nelle zone montane e periferiche. Altre interrogazioni a risposta orale riguardano il servizio di guardia medica, le assunzioni all’Estar, le donazioni per l’emergenza Covid, la mancata consegna di 200 ventilatori polmonari, il responsabile del centro Gestione rischio clinico. All’ordine del giorno, infine, anche un nutrito pacchetto di mozioni e proposte di risoluzione.

Domani in Consiglio regionale sarà discussa la mozione del vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, Stefano Scaramelli, in merito all'esclusione delle zone di Pienza-Trequanda (SI) e Campagnatico (GR) dall'elenco delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi.

"Chiediamo ampia convergenza e responsabilità per arrivare - dice Scaramelli - all'approvazione all'unanimità dell'atto che impegna la Regione Toscana ad attivarsi nei confronti del Governo per tutelare lo sviluppo sostenibile, culturale e paesaggistico della Toscana tutta, scongiurandone l'indicazione sitografica che danneggerebbe vocazione turistica e produzioni agroalimentari. Non servono distinguo politici ma serve che la Toscana faccia la Toscana per dare al presidente Giani pieno mandato al fine di scongiurare la realizzazione del Deposito nazionale sul nostro territorio. La Toscana ha peculiarità e vocazioni agricole e turistiche tali da rendere impraticabile la realizzazione dello stoccaggio nazionale di rifiuti radioattivi".

«I territori dei grandi vini della Valdorcia non accettano e non accetteranno mai infrastrutture che danneggiano l’ambiente, il paesaggio e l’economia». Questa è la reazione indignata dei produttori di Orcia Doc alla notizia che uno dei 23 siti che secondo Sogin (società governativa incaricata dell’indagine) hanno caratteristiche favorevoli per ospitare una discarica, è proprio al centro dell’area di produzione della loro denominazione. Il no è fermissimo «nessuna discarica, insediamento inquinante, edificazione ad alto impatto visivo può essere costruito in un’area che tutti, cittadini, istituzioni e imprese contribuiscono a salvaguardare con impegno e sacrificio. Uno sforzo che dura da decenni ed ha contribuito, in modo rilevante, a preservare il patrimonio di cultura, ambiente e bellezza creato nei secoli, un capolavoro che il mondo conosce e ammira. Una cornice intatta che accresce l’immagine internazionale e il valore commerciale di eccellenze enogastronomiche prodotte nello stesso comprensorio». La posizione unanime del Consiglio di Amministrazione del Consorzio di tutela del Vino Orcia, fa eco all’opinion negativa espressa da tutte le istituzioni toscane. La richiesta è di escludere il territorio dell’Orcia dall’elenco, promettendo, in caso contrario, una durissima opposizione. «Sbalordisce e indigna l’idea di individuare nel territorio della Doc Orcia, dove c’è il paesaggio agricolo più preservato e bello del mondo, una qualsiasi forma di discarica» dice la Presidente del Consorzio del Vino Orcia, Donatella Cinelli Colombini, ricordando che «la Valdorcia è iscritta dal 2004 nel patrimonio dell’Umanità Unesco grazie all’integrità di un contesto storico, culturale e ambientale di enorme pregio. Nel 2018 la campagna introno a Trequanda ha ricevuto dal Ministero delle Politiche Agricole MIPAAF il riconoscimento di Paesaggio rurale storico della Toscana». Sono poco distanti dalla località scelta per depositare rifiuti, alcuni dei luoghi icona della compagna toscana, così come i luoghi dove sono stati girati i film “Il paziente inglese” e “Il gladiatore” incantando il mondo intero con un paesaggio che sembra sospeso nel tempo. «Un’integrità che tutti hanno contribuito a preservare assoggettandosi a norme di tutela rigidissime. Vincoli che hanno preservato la miracolosa armonia fa fra storia, natura e lavoro dell’uomo che dura da secoli ed è stata cantata da poeta Mario Luzi», continuano dal Consorzio. Una sensibilità talmente accentuata che, nel 2007, il progetto di un gruppo di nuove abitazioni, nei pressi di Pienza, scatenò un autentico putiferio per cui non fu realizzato. Per questo i produttori Orcia Doc sono sbalorditi e indignati che nel territorio di produzione della loro denominazione ci sia uno dei 23 siti italiani considerati idonei da SOGIN per ospitare un nuovo insediamento largo 178 ettari di cui 110 destinati a ospitare le 90 costruzioni in calcestruzzo che racchiuderanno 78 mila metri cubi di rifiuti.

Il turismo: volano per città come Pienza e Trequanda

 Accanto al dispiacere nel veder disprezzato un patrimonio culturale e ambientale ammirato in tutto il mondo c’è la preoccupazione della crisi dei sistemi produttivi agroalimentari e turistici già messi a dura prova dal Covid. Fino a 50 anni fa questa area era molto povera ed è diventata una destinazione turistica di prima grandezza. Nei soli due comuni di Pienza e Trequanda, più direttamente interessate al progetto, ci sono 2.194 posti letto turistici e nel 2019 sono state registrate 212.000 presenze turistiche. Oltre un terzo degli occupati e del PIL deriva dal turismo.

Il patrimonio vitivinicolo di questa area

 La Doc Orcia con oltre sessanta cantine e circa 300 mila bottiglie all’anno è considerata tra le emergenti denominazioni italiane e ha contribuito dal suo anno di nascita, il 2000, alla crescita della visibilità della zona interessata grazie non solo alla promozione e vendita di etichette in tutto il mondo, ma anche con eventi legati al vino di interesse internazionale, come l’Orcia Wine Festival.

La Valdorcia: una vetrina di eccellenze enogastronomiche italiane

 Oltre ai prestigiosi vini, questa zona produce agroalimentare certificato con marchi DOP e IGP, in particolare Pienza è celebre da secoli per il cacio Pecorino ma in questa zona le eccellenze sono numerose: l’olio extravergine, ad esempio, alla cui antica produzione fa riferimento la produzione di orci di terracotta di Petroio, che affonda le sue radici nel Rinascimento. Oppure i tartufi bianchi delle Crete Senesi, lo zafferano, l’aglione (aglio gigante), i salumi e la carne di bue chianino. Il gigante bianco che i romani usavano per le cerimonie religiose è l’animale da carne e da lavoro più grande del mondo, si origina in Valdichiana e proprio a Trequanda ha uno dei suoi maggiori allevamenti. Infine come detto il vino, l’area individuata da Sogin si trova infatti sulle colline a poca distanza dai territori di produzione dalle aree di produzione di grandi vini DOCG che avrebbero sicuramente un contraccolpo negativo. Tuttavia il maggiore danno andrebbe alla Doc Orcia al Chianti e all’IGT che sono prodotti nei comuni interessati al progetto cioè Pienza e Trequanda.

Redazione Nove da Firenze