Montedomini: in Consiglio comunale il caos degli affitti brevi

Dietrofront dell'Amministrazione Funaro sul regolamento tecnico. Una fiducia da ricostruire

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
04 Settembre 2026 14:37
Montedomini: in Consiglio comunale il caos degli affitti brevi

L’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona Montedomini non è un semplice asset immobiliare nel bilancio del Comune; è una "storica istituzione di cura" che da 550 anni incarna l’anima solidale di Firenze. Eppure, il dibattito di stamani in Palazzo Vecchio ha svelato un cortocircuito : come può un ente nato per proteggere i fragili trovarsi al centro di una bufera su appartamenti destinati al mercato turistico in piena area UNESCO?

L'annuncio della Sindaca Sara Funaro di voler cambiare "in fretta e furia" il regolamento di gestione del patrimonio suona come la conferma di quella che Guglielmo Mossuto (Lega) definisce una "macchia indelebile". Se la gestione passata è stata davvero ineccepibile, perché sentire l’urgenza di una discontinuità normativa proprio ora che il caso è esploso?

La narrazione della Sindaca come "nuovo volto" della trasparenza si scontra con un dato di fatto: Funaro abita i vertici del sistema Montedomini e del Welfare fiorentino da 17 anni, ricoprendo ruoli di Vicepresidente (dal 2009 al 2014), Assessora e oggi Sindaca. Per le opposizioni, da Italia Viva a Fratelli d'Italia, questo "dietrofront" non è un’evoluzione naturale dettata dai tempi, ma la prova implicita di un sistema che non è più politicamente difendibile e di un "clamoroso autogol" che tenta di sanare ex post scelte strategiche discutibili.

Approfondimenti

Il tema centrale è la coerenza. Mentre il Comune conduce una battaglia ideologica contro la "famiglia che eredita un piccolo immobile" e vuole metterlo a reddito, l'ente pubblico destinava tre appartamenti in via dell’Albero all'uso turistico-ricettivo con contratti blindati.

Lorenzo Masi (M5S) ha sollevato la questione che mentre i residenti del centro storico, come in via dei Calzaiuoli, combattono quotidianamente contro il degrado e l'impossibilità persino di scaricare la spesa per la precedenza data ai garage turistici, il patrimonio pubblico veniva sottratto alla residenzialità sociale. Non si può chiedere il sacrificio della rendita ai privati se il sistema pubblico non è il primo ad applicare i principi di tutela del tessuto urbano.

L'Amministrazione ha tentato di derubricare le scelte a meri "atti tecnici" dei CdA, ma la composizione della "Commissione Immobili" racconta un’altra storia. Come evidenziato da Fratelli d'Italia, l’organismo che valutava le assegnazioni includeva il Presidente dell’ASP, il Direttore e un delegato dell'assessorato al Welfare. La politica, dunque, non era solo informata: sedeva al tavolo delle decisioni.

Un esempio lampante è il lotto di via dell'Albero: tre appartamenti locati per ben 16 anni a un canone base di circa 2.600 euro mensili. Una cifra irrisoria se confrontata con la potenziale rendita turistica stimata in circa 18.000 euro lordi al mese per il gestore privato. In questo scenario, le dimissioni del Direttore Generale Pellicanò appaiono come il segnale di una crisi interna che la politica non può più ignorare. Chi ha valutato la coerenza tra il profitto del privato e gli scopi statutari di Montedomini?

Il mantra della "valorizzazione del patrimonio" per finanziare il sociale vacilla di fronte ai dati. Alberto Locchi (Forza Italia) ha portato in aula un confronto sulle rette RSA: la quota sociale di Montedomini è di 59,10 euro al giorno, esattamente come il Cottolengo e superiore ai 53,50 euro di Casa Placci, strutture che non vantano lo sterminato patrimonio immobiliare dell’ASP fiorentina.

Se l'ente massimizza i profitti tramite affitti commerciali, perché questo beneficio non ricade sugli anziani con rette più basse? Il sospetto, alimentato anche dai dubbi sul tentativo di rimuovere i vincoli sociali dal "Villino sul Viale Galilei" o dalle incertezze su "Villa Ogier" (donazione destinata a donne disabili), è che la rendita sia diventata un fine e non un mezzo, servendo a coprire inefficienze gestionali piuttosto che a potenziare i servizi gratuiti per i fragili.

La critica più dura mossa da Sinistra Progetto Comune riguarda il "metodo Funaro-Nardella": negare, accusare chi pone domande di strumentalizzazione e, solo dopo la denuncia di comitati come "Salviamo Firenze per Viverci", annunciare tavoli tecnici.

Dmitrij Palagi ha evidenziato un vuoto amministrativo: dal 2021 non esiste un solo "atto di indirizzo" politico scritto dal Consiglio Comunale verso Montedomini. In cinque anni si registra solo un atto tecnico sui regolamenti di contabilità. Un’amministrazione che non scrive indirizzi non sta guidando i processi; sta semplicemente reagendo agli scandali quando questi diventano di dominio pubblico, rincorrendo la crisi invece di prevenirla.

Il dibattito si conclude con una frattura netta. La maggioranza promette l'internalizzazione dei servizi e lo stop a nuove concessioni turistiche; l'opposizione compatta chiede una Commissione d'indagine per fare luce su anni di gestione opaca.

In una città che rischia di perdere la propria anima sotto il peso dell'overtourism, il caso Montedomini è il test definitivo. Può il patrimonio nato dalla carità dei fiorentini tornare a essere la bussola per la residenzialità del centro, o rimarrà prigioniero di una politica che predica il sociale ma pratica la rendita? La fiducia dei cittadini, oggi, passa per la trasparenza di quegli appartamenti.

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