Firenze- Non bastavano le trasformazioni del mercato digitale innescate dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale ad alimentare incertezza sulla sopravvivenza dell’editoria giornalistica. Adesso a Firenze ci si mette anche un clima politico inasprito da baruffe continue e violenza verbale che rischiano di coinvolgere gli intermediari del dibattito pubblico, i giornalisti, che dentro il palazzo ci stanno solo per raccontare i fatti.
Questa è la percezione dal piccolo osservatorio del più antico quotidiano online della città: oltre 200.000 notizie pubblicate dal 1997 a oggi. Credete: quello che abbiamo dovuto registrare negli ultimi 10 mesi è molto più della somma dei precedenti 29 anni.
A partire dalla telefonata carica di ingiurie ricevuta durante la campagna elettorale per le regionali da parte di un consigliere comunale candidato, di cui avevamo diffuso una foto che lo ritrae in un luogo incoerente con i valori professati dal suo partito. Per non parlare della minaccia di querela a mezzo whatsapp ricevuta dall’attivista di un nuovo partito in occasione dell’inaugurazione della loro sede fiorentina.
Approfondimenti
E siccome Nove da Firenze è una testata indipendente, gli schiaffi sono arrivati sia sulla guancia destra che su quella sinistra.
Infatti le maggiori preoccupazioni si sono animate quando le nostre pagine hanno dato conto delle polemiche politiche suscitate a seguito delle controverse gestioni di alcuni enti economici, al centro dell’attenzione mediatica negli ultimi mesi. Serpeggia nell’ambiente la voce che i consigli di amministrazione avrebbero valutato di sporgere querela per diffamazione contro chi abbia diffuso critiche sul loro operato. Naturalmente, qualora vi fossero gli estremi la tutela della propria onorabilità è un diritto soggettivo. Ma perché i consigli di amministrazione, che sono organi di nomina politica, soggetti all’attività ispettiva delle assemblee elettive e alla vigilanza della stampa libera, si sentirebbero in diritto di dare mandato ai legali per tutelare l’immagine dell’ente che amministrano? E a spese di chi? Eppure c’è chi giura di aver letto una discussione su tale questione sui verbali istituzionali.
Si può comprendere quanto sia difficile fare cronaca, dare conto giornalisticamente del dibattito nelle assemblee elettive, pubblicare i virgolettati dei consiglieri di opposizione, sentendosi il fiato sul collo di una possibile querela.
Ultimo episodio, in questi giorni, la scoperta che un assessore comunale ha messo le mani su un comunicato stampa pubblicato in rete civica nel 2025. Per intendersi ha modificato retroattivamente il testo di sintesi di un suo incontro con i giornalisti per “correggere” le date dichiarate di ultimazione dei lavori della tramvia.
La cosa è talmente assurda da risultare comica. Evidentemente l’esponente di maggioranza non vanta tra le sue letture scolastiche nemmeno 1984 di George Orwell. Altrimenti ricorderebbe che il Grande fratello faceva “correggere” tutte le copie dei giornali già pubblicati e non soltanto una.
Anche questa vicenda concorre ad alzare un alone di insicurezza sull’operato dei giornalisti a Firenze. Un clima senza precedenti negli ultimi 30 anni, persino per chi, come noi, ha sempre offerto spazio a tutte le voci del dibattito politico, dal CPA a Casapound. Anche in stagioni contrassegnate da esponenti che non lesinavano toni aspri, come quelle dei sindaci Domenici e Renzi, o da personalità difficili come quella del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.
Mai la sensazione è stata quella che si sta respirando a Firenze da un anno a questa parte. Ed è pericoloso, perché la libertà di stampa è il frutto della solidità economica delle imprese editoriali e della serenità del clima politico in cui i giornalisti devono operare. Qualità che difettano in questo momento.
Può darsi che il dibattito politico fiorentino assomigli sempre più a una rissa da Far west. Però tutti sanno che nei film di Hollywood, nella scena in cui i cowboy sfasciavano gli arredi del saloon, su una parete campeggiava la scritta “Non sparate sul pianista”. I giornalisti che c’entrano?