Rubrica — Mostre

Grandi Personaggi e Grande Guerra: la mostra dal 4 dicembre

La memoria dei giovani fiorentini caduti nel conflitto in Santa Croce: i nomi incisi nelle pareti del Famedio


Ripercorrere la Grande Guerra attraverso le storie dei Grandi Personaggi del nostro Paese. È questo l’obbiettivo di “Memoria d’Autore”la mostra promossa e curata dall’Associazione Nazionale Case della Memoria in occasione del centenario della fine della Prima Guerra Mondiale. La mostra, che sarà ospitata da 4 all’8 dicembre nella Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi, apre un programma di manifestazioni che si concluderà nel 2019 e ripercorre le vicende di alcune personalità legate al circuito delle Case della Memoria, coinvolte o legate al conflitto bellico. Martedì 4 dicembre (ore 16.30) a Palazzo Medici Riccardi (Sala Giordano) si terrà la presentazione della mostra con Adriano Rigoli e Marco Capaccioli, Caterina De Renzis Sonnino e Francesco Cutolo. A seguire sarà presentata la sezione della mostra dedicata a “Piero Bargellini e la Grande Guerra” e Gregorio Nardi, pianista e curatore dell'Archivio di Piero Bargellini, si esibirà al pianoforte per il concerto“Musica senza guerra”, in collaborazione con l’Associazione nazionale Case della Memoria e l’Associazione Musicale Il Foyer – Amici della lirica Firenze. Alle 19, nella Galleria delle Carrozze, si terrà il taglio del nastro della mostra alla presenza del presidente del Consiglio Regionale della Toscana Eugenio Giani. L’allestimento si concentra, soprattutto, su due protagonisti di spicco della vita politica e intellettuale italiana, che rivestirono un ruolo decisivo nella drammatica esperienza bellica. Il primo è Sidney Sonnino che fu Ministro degli Esteri del Regno d’Italia, dalla neutralità fino alla conferenza di pace di Parigi; l’altro è Gabriele D’Annunzio, capofila dell’interventismo, militare pluridecorato e, infine, comandante delle truppe di “irregolari” che, tra il 1919 e il 1920, occuparono la città di Fiume. Attraverso le vicende di queste due figure e di altre personalità quali Pellegrino Artusi, Piero Bargellini, Sigfrido Bartolini, Raffaele Bendandi, Ivan Bruschi, Ferruccio Busoni, Enrico Caruso, Giorgio De Chirico, Primo Conti, Enzo Ferrari, Antonio Gramsci, Carlo Levi, Indro Montanelli,Maria Montessori, Giorgio Morandi, Marino Moretti, Giovanni Pascoli, Giacomo Puccini, Augusto Radicati, Filadelfo Simi, Giulio Turci, la mostra offre brevi notizie sulla guerra combattuta dai soldati, sulle condizioni di vita nel fronte interno, sull’assetto internazionale postbellico e sul difficile dopoguerra italiano, caratterizzato da violenta conflittualità politica e sociale, povertà e crisi economica. Ma anche su come il conflitto influenzò la vita di artisti, intellettuali e letterati. La mostra, nata da un’idea di Adriano Rigoli e Marco Capaccioli, presidente e vicepresidente dell’Associazione Nazionale Case della Memoria, è curata da Francesco Cutolo e organizzata con il contributo della Regione Toscana sul bando "Celebrazioni e Ricorrenze". È stata realizzata con la collaborazione del Centro Studi Sidney Sonnino e della Fondazione Vittoriale degli Italiani e gode del patrocinio del progetto dedicato alla Commemorazione della Prima Guerra Mondiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’evento fa parte della IV Settimana delle Associazioni Culturali in programma a Firenze dal 4 al 9 dicembre.

Il fante Alfredo Pecchioli, nato a Firenze il 15 dicembre 1900 e morto a 18 anni all’ospedale militare di Bologna. E poi Oberdan Niccolai, Gino Zimelli e Guglielmo Kennedy-Laurie, tutti ragazzi del ’99, morti a 17 anni rispettivamente sul monte Sabotino, sul monte San Marco e sul Carso. Sono i più giovani fiorentini che hanno pagato con la vita il prezzo della Grande Guerra. I loro nomi sono stati rivelati ieri mattina nel Cenacolo di Santa Croce da Claudia Timossi, archivista dell’Opera, nel corso dell’iniziativa Le forme della memoria, la Grande Guerra in Santa Croce. Il momento di confronto, al crocevia fra storia e arte, coordinato da don Alessandro Andreini, vice presidente dell’Opera, si è aperto con i saluti di Giulio Conticelli per l’Opera di Santa Croce, di padre Paolo Bocci, rettore della Basilica e del generale Giuseppe Giuliani. L’incontro è stato un’occasione per tornare a fare i conti con una storia che ha travolto le vite di uomini e popoli, per raccontarla dal basso, e non per battaglie. Una storia che negli spazi del complesso di Santa Croce, ha trovato forme e luoghi speciali di memoria collettiva: dal Famedio, che alle pareti porta incisi, con sequenza impressionate, i nomi di quei 3.688 giovani fiorentini che dal fronte non sono mai tornati, tra cui quelli di Pecchioli, Niccolai, Zimelli e Kennedy-Laurie, alla cappella della Madre italiana con la Pietà tragica e solenne di Libero Andreotti. Dell’intreccio fra storia, memoria collettiva e arte hanno parlato Carlo Francini, responsabile dell’ufficio Unesco del Comune di Firenze, Giuseppe De Micheli, segretario generale dell’Opera, Giuseppe Vossilla, consulente dell’istituzione, il colonnello Franco Di Santo, in rappresentanza dell’Esercito italiano e la storica dell’arte Ludovica Sebregondi.

“Abbiamo voluto far parlare l’arte e la storia - la vittoria italiana del 1918, l’eroismo di tanti suoi protagonisti, il sentimento nazionale – e il sacrificio dei nostri soldati e delle loro famiglie. Così come l’inutile strage che comunque la guerra è stata e che proprio la tradizione spirituale francescana di Santa Croce non si stanca di ricordarci”, hanno messo in evidenza Andreini e Vossilla.

Redazione Nove da Firenze