Rubrica — Editoria Toscana

​Galileo e il Sidereus Nuncius, 410 anni fa il salto nella modernità

A metà tra relazione scientifica e opera letteraria, il Sidereus Nuncius è da più parti considerato come il prototipo di un genere di scrittura fino a quel momento mai visto


Sono passati esattamente 410 anni da quando Galileo Galilei, con le sue rivoluzionarie scoperte, ha cambiato il corso della storia, dando vita a quella che a tutt'oggi viene considerata la scienza moderna: era il 12 marzo 1610, infatti, quando l'astronomo, fisico, matematico e filosofo pisano pubblicò il Sidereus Nuncius, un volume di poche pagine in cui vengono descritti i risultati delle ripetute osservazioni del cielo tramite cannocchiale.

A metà tra relazione scientifica e opera letteraria, il Sidereus Nuncius è da più parti considerato come il prototipo di un genere di scrittura fino a quel momento mai visto, in cui la narrazione si fa portatrice di informazioni di natura scientifica, dimostrate e dimostrabili, tanto da rendere Galileo anche un "grande scrittore" nell'ambito della letteratura italiana, come addirittura Italo Calvino ebbe a dire.

Il Sidereus Nuncius è dunque un'opera di altissimo valore sotto diversi punti di vista, ma è ovviamente intorno alle scoperte di Galileo che si concentra il racconto. Al suo interno vengono infatti descritte e rivelate le tante cose viste dallo scienziato tra l'autunno del 1609 e l'inizio del 1610 con il suo cannocchiale, dall'osservazione dettagliata di luci e ombre all'analisi visiva della via Lattea, fino alle considerazioni sulle similitudini tra la Terra e gli altri pianeti.

La Luna, per esempio, fino a quel momento immaginata come un corpo celeste etereo, viene finalmente rivelata per quello che è, ossia un satellite non molto dissimile dalla Terra dal punto di vista della materia, e proprio tale scoperta mette in crisi le credenze fino ad allora dominanti che volevano una netta distinzione tra fisica terrestre - imperfetta - e fisica celeste - perfetta e divina.

Non solo, è sempre Galileo a descrivere per la prima volta i quattro satelliti di Giove e a osservare come il cielo sia costellato di stelle non visibili a occhio nudo, aprendo a scenari rivoluzionari intorno all'infinità dell'universo. Tanti tasselli che, posti uno accanto all'altro, creano una spaccatura profonda tra la scienza prima del 1610 e la scienza dal Sidereus Nuncius in poi, una nuova visione del cosmo fatta di osservazione pratica e non più di mera dissertazione filosofica.

Il Sidereus Nuncius fu dunque sin da subito visto come un lavoro rivoluzionario, sia dai fautori dell'opera galileana che dai suoi detrattori, Chiesa in primis. Tra i primi a poter leggere i risultati di quella lunga attività di osservazione, per esempio, vi fu Cosimo II, granduca di Toscana, amico e mecenate di Galileo, che mostrò la sua riconoscenza donandogli una copia del testo con un cannocchiale e la dedica dei quattro satelliti scoperti, cui diede il nome di Medicea Sidera, ossia Pianeti Medicei. Il rapporto tra i due fu sempre molto forte, sia a livello scientifico, con Cosimo II a fare da continuo stimolo alla curiosità di Galileo, come quando il granduca chiese al matematico di studiare le probabilità delle diverse combinazioni con il lancio di tre dadi, sia a livello umano: Cosimo II fu infatti uno dei più strenui difensori di Galileo in occasione delle accuse mosse dalla Chiesa allo scienziato.

Nonostante l'appoggio di diversi ecclesiastici, infatti, il testo fu ben presto messo all'indice perché considerato incompatibile con la fede cattolica e rappresentò il primo motivo di uno scontro protrattosi negli anni, tra queste e altre scoperte considerate "scomode" e scandalose, e culminato con il processo del 1633 a Roma e l'abiura da parte di Galileo delle sue teorie eliocentriche.

Al di là degli eventi che hanno portato Galileo a difendersi da accuse che oggi riterremmo ingiustificate, ben consci del valore che le stesse hanno avuto per la comunità scientifica e non solo nei successivi 400 anni, non possiamo che guardare ancora adesso al Sidereus Nuncius come a una pietra miliare per l'intero corso della storia, un vero e proprio pilastro che segna una divisione netta tra un pensiero "antico" e una modernità fatta di studio, ragionamento e osservazione: ecco perché ancora oggi questo testo va preservato e raccontato alle nuove generazioni, sia per le scoperte descritte che come esempio di dedizione alla sete di conoscenza.

Redazione Nove da Firenze