Molti proprietari terrieri sono convinti che la legge garantisca loro il pieno controllo sul proprio terreno, compresa la facoltà di decidere chi vi possa accedere. Quando si parla di caccia, tuttavia, la realtà burocratica si rivela del tutto diversa e profondamente paradossale.
Con la recente pubblicazione del Piano Faunistico-Venatorio Regionale in Toscana, si è aperto ufficialmente il termine di 30 giorni entro il quale proprietari e conduttori possono chiedere l'esclusione dei propri terreni dall'attività venatoria programmata. Questo intervallo temporale rappresenta una finestra fondamentale per chi intende esercitare le proprie prerogative sul proprio fondo.
Nonostante la finestra temporale sia aperta, l'esercizio di questa facoltà si scontra subito con un ostacolo burocratico quasi insuperabile. Questa barriera rende la tutela della proprietà privata e della fauna un vero e proprio miraggio per la stragrande maggioranza dei cittadini.
Approfondimenti
La principale barriera all'esercizio di questo diritto è contenuta nel Regolamento regionale 36/R/2022. Questa norma fissa il requisito minimo di ben 200 ettari accorpati per poter ottenere l'accoglimento della domanda di esclusione del fondo dalla caccia programmata.
Le principali associazioni ambientaliste e animaliste (ENPA, GRIG, LAC, LAV, Lipu Birdlife Italia, LNDC Animal Protection e WWF Italia) hanno subito evidenziato l'assurdità logica di questo criterio. La tesi dell'amministrazione, secondo cui solo le estensioni superiori a 200 ettari garantirebbero una reale tutela della fauna selvatica, è palesemente smentita dai fatti.
In Toscana, infatti, numerose riserve naturali regionali hanno dimensioni nettamente inferiori alla soglia dei 200 ettari. Risulta quindi del tutto arbitrario pretendere che un privato debba possedere una superficie maggiore di quella di un'area protetta pubblica per poter salvaguardare il proprio terreno.
Un aspetto fondamentale emerso dall'analisi delle norme è che questo blocco non è scolpito nella pietra né richiede lunghi tempi parlamentari per essere rimosso. La soglia dei 200 ettari non è inserita in una legge regionale, ma in un regolamento approvato con decreto del Presidente della Giunta regionale il 3 novembre 2022 (Regolamento 36/R/2022).
Trattandosi di un atto regolamentare, la sua cancellazione non necessita di alcun passaggio o votazione in Consiglio regionale. La Giunta ha il potere di modificarlo direttamente con un semplice provvedimento esecutivo, eliminando la soglia con una firma.
L'inazione della Regione Toscana di fronte alle proteste non è dunque dettata da vincoli normativi o da ostacoli tecnici imprevedibili. Il mantenimento di questo criterio rappresenta una scelta politica deliberata da parte dell'amministrazione.
Un ulteriore elemento critico riguarda la gestione pratica delle domande, predisposta dalla Regione esclusivamente tramite una piattaforma online. L'accesso telematico costringe gli utenti a seguire un percorso rigidamente preimpostato dalla burocrazia digitale.
Se i filtri del sistema vengono configurati per bloccare l'accesso a chi non dichiara il possesso dei 200 ettari, si genera una vera e propria preclusione preventiva. Questo meccanismo impedisce ai cittadini persino di inviare la richiesta e registrare l'atto presso l'amministrazione, negando la possibilità di ottenere un provvedimento formale.
Viene così distorto un principio cardine del diritto amministrativo, che distingue nettamente il diritto procedurale di presentare un'istanza da quello all'accoglimento nel merito della stessa. Per ripristinare la legalità procedurale, le associazioni chiedono il ripristino dei canali ordinari di trasmissione sanciti dalle norme sul procedimento amministrativo, come la PEC.
Le restrizioni introdotte dalla Regione Toscana si pongono in diretto contrasto con il quadro giuridico nazionale. L'articolo 15, comma 3, della Legge 157/1992 garantisce infatti il diritto di ciascun proprietario o conduttore di richiedere il divieto di caccia sul proprio fondo.
I recenti orientamenti della giurisprudenza amministrativa hanno ribadito che le Regioni non possono trasformare una facoltà riconosciuta dalla legge dello Stato in un diritto inaccessibile mediante criteri arbitrari. In questo contesto, i consiglieri regionali del M5S, Irene Galletti e Luca Rossi Romanelli, hanno definito la posizione della Giunta una "scelta irrazionale e illegittima", chiedendo una netta discontinuità politica.
Le critiche ricordano come la Regione abbia già disatteso i pareri dell'ISPRA e respinto la sospensione della preapertura della caccia. Questa linea decisionale continua a comprimere ingiustificatamente le prerogative dei cittadini nell'ambito del Piano Faunistico-Venatorio Regionale.
«Non dobbiamo confondere il diritto di ciascun cittadino di presentare l’istanza con l’eventuale mancato accoglimento della stessa, qualora sia valutata in contrasto con l’attuazione della pianificazione faunistico-venatoria.» — Irene Galletti e Luca Rossi Romanelli (M5S).
Di fronte a questo scenario, le associazioni animaliste e ambientaliste hanno annunciato l'avvio di una campagna informativa per guidare i cittadini sulle modalità di presentazione delle domande. Le sigle offriranno supporto diretto agli interessati, monitoreranno l'operato dell'amministrazione regionale e valuteranno eventuali azioni legali a tutela dei diritti riconosciuti dalla legge statale.