Cinema: anteprima fiorentina per “Anni felici”

Amore, arte e trasgressione nell'ultimo film di Daniele Luchetti


VIDEO — Formidabili gli anni Settanta o, comunque, per dirla con Daniele Luchetti “Anni Felici”.Dopo “Mio fratello è figlio unico “ e “La nostra vita”, il regista torna per la terza volta ad affrontare un racconto familiare. Il regista romano attinge allo scrigno della memoria personale e dedica questo film alla propria famiglia in un racconto in buona parte autobiografico che ci regala una precisa e attenta ricostruzione degli anni Settanta. E' l'estate del 1974. Guido (Kim Rossi Stuart) è un artista che s’inserisce nelle correnti d’avanguardia e cerca di fare carriera allestendo opere e performance originali , che vorrebbero scuotere gli animi assuefatti all’ovvietà della cosiddetta arte borghese . Sua moglie Serena (Micaela Ramazzotti), lo sostiene con tutte le sue forze, supportata anche dai due figli, Dario e Paolo, di dieci e cinque anni. Il rapporto tra Guido e Serena è messo in crisi dalle velleità artistiche e dai tradimenti di lui, ed è sul punto di implodere,quanto interviene un altro elemento destabilizzante. Si tratta di Helke (Martina Friederike Gedeck), la gallerista di Guido, che fa amicizia con Serena e la invita a passare un periodo di vacanza in un campo femminista, lasciando il marito alle sue bizzarre e incomprese produzioni artistiche. Il tutto avviene sotto l’occhio di Dario, che non perde occasioni di sperimentare la sua passione per il cinema grazie a una cinepresa super 8. Luchetti sembra , almeno in parte,superare le difficoltà di un 'opera in buona parte autobiografica, riuscendo a raccontare attraverso una crisi di coppia la crisi di un mondo in evoluzione, destinato a cambiare. Il film è anche il racconto di un momento di transizione , la fotografia inconsueta ma partecipata di un’Italia anche allora contraddittoria, ma al contempo autentica e viva, dove i protagonisti sono mossi da spirito d’iniziativa e non hanno paura di rischiare, anche a costo di stravolgere le loro vite. Luchetti riesce a mantenere un tocco leggero, anche se non convince del tutto la scelta di appesantire la narrazione sia con una voce fuori campo (la sua) invadente e spesso superflua, sia quella di affidare il punto di vista della storia a un ragazzo di dieci anni (suo alter ego). Il film che evidenzia sia la temperie artistica del tempo(sono gli anni di Mario Schifano ,di Tano Festa di Kounellis...) che il contesto socio politico , si fa apprezzare per la qualità degli interpreti che danno credibilità e spessore ai protagonisti della storia.

Alessandro Lazzeri

Redazione Nove da Firenze