Teatro della Pergola: Isabella Ragonese protagonista ne La Commedia di Orlando

Isabella Ragonese è Orlando nello spettacolo tratto dal romanzo di Virginia Woolf, adattato e diretto da Emanuela Giordano, da martedì 21 febbraio al Teatro della Pergola.


FIRENZE — Isabella Ragonese riprende dal Teatro della Pergola la tournée dello spettacolo La commedia di Orlando, al ritorno dal 62° Festival di Berlino, dove è stata premiata come nuovo talento emergente tra le Shooting Star 2012. Per la giuria, Isabella Ragonese "è un'attrice di grande versatilità e profonda intelligenza, con la capacità di esprimere un percorso emotivo a tutto tondo sullo schermo, interprete di volta in volta fragile, intensa, sofisticata e inquieta".

Versatilità e impegno hanno sempre accompagnato la carriera di Isabella Ragonese. Al cinema debutta con Nuovomondo di Emanuele Crialese, poi è in Tutta la vita davanti di Virzì, conquista il Nastro D’argento come miglior attrice non protagonista per La nostra vita di Daniele Luchetti, ed è per lo stesso film candidata ai David di Donatello 2011 come miglior attrice protagonista e ancora nello stesso anno è madrina della 67ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Isabella Ragonese contemporaneamente non si sottrae all’impegno civile offrendo partecipazione, volto e voce al movimento Se non ora quando? per la difesa della dignità femminile.

Diretta da Emanuela Giordano è la protagonista di La commedia di Orlando, trasposizione scenica ispirata al celebre romanzo di Virginia Woolf, già film nel 1992 per la regia di Sally Potter con Tilda Swinton. Orlando, intuizione geniale della Woolf, da eroe moderno, racchiude in sé la parte maschile e quella femminile, perché la ricerca della felicità riguarda tutti allo stesso modo e forse proprio una maggiore conoscenza dell’altro può essere la chiave che aprirà di nuovo le porte del ”paradiso”. Orlando attraversa quattro secoli di passioni travolgenti e cupe delusioni, tutte legate alla percezione della vita come un’opera.

“Personaggio rivoluzionario” definisce Isabella Ragonese Orlando “il suo candore è una cosa quasi rivoluzionaria così come la possibilità di dormire, svegliarsi e rinascere ogni volta in un’identità mutata che attraversa secoli e storie. Addormentarsi per una sorta di depressione di fronte alle delusioni, la delusione amorosa, la delusione di non riuscire ad essere un poeta. Ma ad ogni risveglio Orlando rinasce comunque sempre con la voglia di affrontare le cose senza cedere all’istinto della rinuncia, della depressione. Nei tempi che attraversiamo rappresentare un personaggio così positivo ed energico diventa necessario”

Emanuela Giordano percorre i motivi del successo del romanzo e le intenzioni dello spettacolo: “Orlando percepisce la sua vita come un’opera, unica, preziosa e irripetibile. È per questo forse che il romanzo della Woolf è tuttora un caposaldo della letteratura, un libro in cui tutti, grandi e piccoli, uomini e donne, possono ritrovare una ragione di emozione, di corrispondenza, di divertimento. Questa messa in scena mira a riportare Orlando alla sua veste naturale di Commedia, di grande, vivacissimo gioco, dove, con il pubblico e per il pubblico, si esalta l’intreccio, l’acutezza della parola, la sua musicalità, i suoi rimandi, senza trascurare le sollecitazioni visive che quattro secoli di storia ci consentono di evocare: il castello di Orlando, Costantinopoli, l’altipiano abitato dai gitani, feste, banchetti, matrimoni, partenze e addii… Le avventure dei dieci personaggi sono accompagnate da un racconto sonoro travolgente, per orchestra d’archi, che evoca il passare del tempo, l’emozione della sorpresa e il contraltare della delusione, trasporta in atmosfere romantiche e in mondi esotici, nel burlesque e nel vaudeville, fino a giungere nel primo novecento, su binari di un treno, alla scoperta della modernità e del progresso, con tutti i suoi chiaroscuri. Il “tema” di Orlando s’insinua nella forma in maggiore e in minore fino a divenire, come nell’opera lirica, elemento riconoscibile. Lo spettacolo scorre tra continui cambi di scena fatti a vista, sulla musica della Bubbez Orchestra eseguita dal vivo, dagli attori stessi, quasi giocolieri dello spazio, grazie a quinte mobili di seta cangiante che diventano un’alcova, una cripta, a una tavola imbandita, un giardino d’inverno, i binari del treno… Parimenti i costumi rievocano le epoche con allegria, misurandosi cromaticamente con la ricchezza dei fondali. Di pura invenzione, costituiscono la vera continua sorpresa, capaci, in una sintesi di segno, di descriverci un’epoca e di prenderla anche in giro, per le sue vanità, costrizioni, doppiezze.”

Redazione Nove da Firenze