Giorno della Memoria: seduta solenne del consiglio toscano a Livorno

Il presidente dell'Assemblea regionale oggi a Livorno per la seduta solenne. Dalla tragedia della Shoah il primo germoglio dell'identità europea


OLOCAUSTO — Livorno – La vicinanza personale e di tutto il Consiglio regionale - per la tragedia che ha colpito la famiglia D’Alessandro, con la morte del piccolo Angelo – ha aperto l'intervento del presidente dell'Assemblea toscana Alberto Monaci, nel giorno della Memoria che si è celebrato a Livorno. Ed entrando nel vivo della seduta solenne, il presidente si è domandato cosa portò l’Italia di fronte al disastro bellico e alla spaccatura del paese. Nel 1945, agli occhi di tutti, apparve chiaramente quanto fosse stata inadeguata e fragile la struttura portante dello Stato: da una parte la monarchia che, pur artefice dell’Unità nazionale, si era dimostrata incapace di arginare e contrastare le tendenze autoritarie del fascismo e dall’altra il fascismo stesso, il quale, a sua volta, con l’abolizione della democrazia parlamentare e la violazione dei diritti fondamentali, dimostrò di non saper resistere alla tentazione di assicurarsi il controllo dello Stato italiano e di sottomettere altri Stati, altri popoli e altri territori con l’uso della guerra e della violenza.

Secondo Monaci, gli italiani capirono atrocemente e sulla propria pelle che l’unico baluardo della giustizia e della pace non poteva che essere la democrazia rappresentativa. E se gli ebrei subirono il destino più atroce e tragico, tutta l’Italia pagò un prezzo altissimo, con un danno grave e duraturo: l'inoculazione di un morbo pericoloso e contagioso, il razzismo. Un morbo che ancora oggi affiora strisciando nella società, a cominciare dai nuovi mezzi di comunicazione, frequentati soprattutto dai più giovani, come la stessa cronaca testimonia.
Da qui il monito del presidente dell'Assemblea toscana: oggi una crisi economica e sociale internazionale inedita può offrire, come in passato, la scintilla che fa sì che inquietudine, disagio, disperazione si facciano sedurre da slogan e da campagne capaci di indicare come la ricetta sia inventare e colpire un presunto nemico, un presunto colpevole, invece di rafforzare coesione e solidarietà per farcela tutti insieme.
Per il presidente Monaci, è dalla Shoah che è nato il primo germoglio dell'identità europea. Può sembrare un paradosso pensare che l'Europa unita è nata ad Auschwitz, ma così è stato, ha affermato. La costruzione di un'identità politica e comunitaria tra europei ha un suo legame reale e simbolico con il rifiuto dei popoli europei di quello che è stata la Shoah. Innanzitutto c'è stata una responsabilità europea e quindi anche italiana, ma dopo Auschwitz, gli europei hanno progressivamente preso coscienza dell'orrore della Shoah e della follia della guerra europea, che poi è divenuta mondiale. Per arrivare alla scelta dell'unione, che riconosce l'identità europea, quella di un destino comune tra le nazioni in un continente dai popoli, dalle religioni e dalle culture differenti, ma attraversati da un tessuto innegabile di comunanza. La memoria della Shoah fa parte di questa comunanza e in tale senso è divenuto un fatto europeo.
Il Presidente ha quindi chiuso il proprio intervento parlando della figura di Churchill, vero iniziatore della resistenza a Hitler e al nazismo, per tenere fisso lo sguardo sulla democrazia rappresentativa, dove tutti stanno dentro con pari dignità e pari diritto. Monaci ha sottolineato ancora una volta che unico caposaldo della giustizia e della pace è la democrazia parlamentare, garanzia di tutti: giovani e vecchi. Il Presidente ha anche espresso perplessità riguardo al vincolo di mandato, invitando tutti a tenere alta la guardia contro i troppi segnali che sembrano minare la democrazia.

In Toscana il Giorno della memoria dura tutto l’anno. Così la vicepresidente della Giunta regionale, Stella Targetti, ha dato il “la” al proprio intervento a Livorno, partendo da questo importante motivo di orgoglio, che ha trovato il consenso e la partecipazione dell’intera regione. Basti pensare alle 281 manifestazioni sparse su tutto il territorio, al treno della memoria che dal 2002 ha coinvolto migliaia di ragazzi e centinaia di professori, a tutto il lavoro di approfondimento fatto nelle scuole toscane. Un progetto di crescita della conoscenza che fa leva sui giovani, con il contributo della scuola e dell’università. Con al centro di tutto – secondo la vicepresidente – il principio della responsabilità individuale, unico antidoto in grado di impedire tragedie come quelle che hanno segnato il Novecento. Affidiamoci all’intelligenza e alla passione dei nostri giovani – ha concluso Stella Targetti – vero motore delle numerose attività che interessano la nostra Regione, per creare, insieme, anticorpi contro le ideologie di morte

Si è aperta con i saluti del presidente del Consiglio provinciale di Livorno, Fabio Di Bonito, la commemorazione del Giorno della Memoria svolta per iniziativa del Consiglio regionale della Toscana, questa mattina, nella sala consiliare della Provincia di Livorno.
Esprimo vicinanza alla famiglia del bambino che ha perso la vita nell’incendio di venerdì scorso in un palazzo proprio qui a Livorno, ha esordito Di Bonito. Che poi è entrato nel merito nella commemorazione: in questi giorni ho avvertito e vissuto un senso di stanchezza, rispetto al Giorno della Memoria, una stanchezza che preoccupa perché fa capire che esiste il rischio che, con il tempo, essa possa trasformarsi in atrofia della memoria, ha detto. Il 27 gennaio 1945 venne liberato il campo di concentramento di Auschwitz e questa data è presa a simbolo per indicare la liberazione degli ebrei chiusi nei campi di sterminio realizzati dalla Germania nazista. Questa data non può dunque essere fatta scivolare nell’oblio e nella mancanza del ricordo. L’ignoranza e la non conoscenza, ha aggiunto Di Bonito, alimentano i pregiudizi.
Dopo i saluti di Di Bonito, che ha ringraziato l’Assemblea toscana di aver scelto la città dei Quattro mori, è stato il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà, a sottolineare che quella ebraica è una forte comunità profondamente inserita nella nostra società aggiungendo, a dimostrazione del radicamento degli ebrei nel tessuto locale, i nomi di alcuni ebrei livornesi illustri, fra cui il rabbino Elia Benamozegh, Elio Toaff, Amedeo Modigliani.
Livorno ha sempre sentito l’impegno imprescindibile di ricordare la Shoah, l’evento più tragico del Novecento, ha aggiunto Kutufà ricordando che l’Amministrazione provinciale ha dato vita nel tempo, tutti gli anni, ad una serie di iniziative di ogni livello. Ha poi aggiunto che l’impegno è stato quello di dare la parola ai testimoni diretti della tragedia e il ricordo, con emozione, dell’appassionata testimonianza del concittadino Isacco Bajona, scomparso pochi giorni fa, con quel mostrare il numero impresso nel braccio, segno della folle volontà nazista di annientare l’uomo e ridurlo a numero. Sono perciò inaccettabili tutte le tesi negazioniste o quelle parzialmente giustificazioniste sulla responsabilità forte anche dell’Italia.
Il sindaco di Livorno, Alessandro Cosimi, ha ringraziato di aver scelto Livorno e ha aggiunto di essere orgoglioso di fare il sindaco in una città che non ha mai avuto il ghetto pur avendo storicamente una numerosa comunità ebraica, una città che ha avuto le leggi Livornine, che è stata coacervo di razze e di religioni.
Dopo aver ricordato anche lui il concittadino Bajona, il sindaco Cosimi ha esortato a non sottovalutare i rigurgiti di antisemitismo che stanno apparendo, fra l’altro, in Francia e in Ungheria e ha concluso con un ammonimento: l’antisemitismo è trasversale.



La delegazione della Comunità Ebraica di Firenze lancia un appello dal Treno della memoria: “Ricordare perché non accada mai più a nessuno” quanto è successo con l’Olocausto. Sara Cividalli, presidente della comunità fiorentina, ricorda che delle centinaia di ebrei deportati da Firenze tornarono indietro solo in quindici, e nemmeno uno dei bambini si salvò.
“I giovani hanno il compito di conservare e tramandare il ricordo di quella tragedia terribile” – aggiunge. “Solo la memoria rappresenta lo strumento che può preservarci dal razzismo e dalla xenofobia. A questo servono iniziative come questa del Treno della memoria, creare un contatto tra i sopravvissuti e le nuove generazioni, perchè si sviluppi quell’autentica coscienza storica che può fare da argine in futuro al rinascere di fenomeni analoghi”.

Redazione Nove da Firenze