Videogiochi per tutte le tasche - Duke Nukem Forever

Stefanacci contro un'icona dei videogames : il mitico Duke Nukem che torna col make up rifatto


Per parlare di Duke Nukem serve un intero articolo a parte, che peraltro ho già scritto (trovate il link alla fine di questo). Rimandando lì gli interessati, basti sapere che Duke Nukem è una delle maggiori icone del mondo dei videogiochi, il protagonista bullo e volgare per eccellenza, sempre pronto a sterminare malvagi invasori alieni. Il titolo che fece esplodere il fenomeno si chiama Duke Nukem 3D, ed è uscito ormai quindici anni fa; un tempo enorme nell'industria dei videogiochi.
Il suo seguito, questo “Forever”, è passato di mano in mano, da engine a engine, è sembrato sparire del tutto per diversi anni, ma è sempre tornato a galla. Sembrava ormai il “vaporware” per eccellenza, quando la Gearbox, software house del magnifico Borderlands (recensito qui su Nove), ne pubblica una demo giocabile a una mostra di videogiochi, l'anno scorso.
Con sommo sbalordimento e incredulità generale, Duke Nukem Forever è uscito davvero il 10 giugno 2011.
Andiamo a vedere di che si tratta.

15 anni di aspettative mancate
L'hype è una brutta bestia. È quel meccanismo per cui si attende una cosa con tale intensità (quasi sempre costruita ad arte grazie al marketing), che appena ci viene data non si guarda più in faccia nessuno e siamo pronti a sborsare qualsiasi cifra per averla subito.
Questo meccanismo funziona sia nel brevissimo che nel lungo periodo (pensate alle file per l'acquisto del nuovo I-phone, o dell'ultimo libro di Harry Potter), ma solo in alcuni casi si è potuto osservare il suo funzionamento nel lunghissimo periodo. Escludendo i 22 anni intercorsi tra Star Wars e La minaccia fantasma, il primato è sicuramente di Duke Nukem Forever, annunciato già nel 1997.
Se un gioco si aspetta per così tanto tempo, e si segue la sua storia così travagliata, è lecito aspettarsi che sarà A) un gioco bellissimo; B) un gioco lunghissimo; C) entrambi. Non ci passa nemmeno per l'anticamera del cervello che possa anche essere nessuna delle tre. E infatti questo è proprio il caso.
Duke Nukem Forever è un gioco mediocre, e dura appena 10 ore, con rigiocabilità praticamente nulla.

Perché è mediocre?

Stando alla cronaca, peraltro riportata come “extra” all'interno del gioco stesso, DNF era praticamente pronto per la pubblicazione già tre anni fa. E infatti anche i riferimenti autoironici all'interno del gioco parlano sempre di 12 anni di attesa, non 15.
Nel migliore dei casi, quindi, ci ritroviamo a pagare a prezzo pieno un titolo venduto come tripla A, ma che risale però, quanto a tecnologia, a tre anni fa. Ma anche di più, considerando che già all'epoca l'Unreal Engine 2 utilizzato (i giochi moderni sfruttano invece il 3.5) non era più all'apice della tecnologia.
Stiamo quindi parlando, in soldoni, di grafica “vecchia”, piuttosto plasticosa, ma soprattutto di performance pessime. È veramente incredibile come DNF riesca a girare molto, molto peggio di giochi realizzati con l'Unreal Engine 3, che è molto più recente ed è capace di far girare meraviglie come Bulletstorm (anche questo recensito su Nove) al massimo dei dettagli anche su macchine non proprio all'ultimo grido.
DNF scatta continuamente, e talvolta si pianta completamente per alcuni secondi, magari proprio durante un'azione delicata in mezzo ai nemici.
Si potesse almeno salvare quando si vuole...


Call of Duke Nukem
Esatto, il salvataggio è a checkpoint, cosa questa che già in teoria basterebbe per gettare un qualsiasi fps nella spazzatura. Ma ci sono modi e modi di gestire il salvataggio automatico. Ad esempio in Borderlands non dà mai fastidio e non diventa mai frustrante. La stessa cosa non si può dire di Bulletstorm, che non salva nemmeno gli achievement, ma in DNF si raggiunge il fondo del barile.
Non bastasse questa scelta consolara, ecco altre decisioni di sviluppo quantomeno discutibili: si possono portare solo due armi alla volta. Ma stiamo scherzando? Duke Nukem, l'esercito di un solo uomo, che va in giro con solo due armi? Qualcuno mi spieghi cosa dovrei farmene del realismo in un gioco del genere.
L'orrore di questa scelta è mitigato dal fatto che si trovano per terra, spesso e volentieri, più o meno tutte le armi che servono. Cosa che si ritorce però contro la narrazione: vi ritrovate in una piazza ampia e deserta, e vedete al centro una cassa di munizioni infinite e un lanciamissili. Ohibò, cosa mai starà per succedere? Che mistero, che suspance! Che forse arriverà il boss di fine livello? Naaah, non può essere così ovvio. E invece...
Seconda scelta più adatta a un Call of Duty che a un Duke Nukem: salute rigenerante.
Niente più pacchetti medikit: quando siete feriti basta mettersi al riparo per qualche secondo e aspettare che l'energia si rigeneri completamente. Poco importa se non si chiamano più “punti-vita”, ma “ego”... Duke Nukem è invecchiato pesantemente, ed è ormai sborone solo a parole. Ansima dopo appena due secondi di corsa, salta a malapena dieci centimetri in aria, non riesce a tenere il fiato sott'acqua per più di dieci secondi, cade per terra continuamente. I quindici anni di attesa li sente persino lui.
È quasi incredibile come il personaggio non sembri più lui: sono molto più convincenti i giochi che sono la sua eredità diretta, come il già citato Borderlands o ancora meglio Serious Sam, di cui peraltro uscirà il terzo episodio questa estate.

Non sparate sul Duca
C'è molto dibattito su questo gioco, nei forum e nei siti specializzati. Generalmente è stato stroncato, e per ovvi motivi, ma c'è chi dice che se non fosse Duke Nukem, se non ci fosse stata tutta questa aspettativa al riguardo, le recensioni sarebbero state molto più magnanime. In parte è vero, ma è forse un'attenuante? Proprio perché è Duke Nukem, e proprio perché abbiamo aspettato quindici anni, potevamo aspettarci qualcosa di più di un giochino mediocre che dura dieci ore.
La mia idea è che i Gearbox si siano ritrovati con il codice compilato nel corso di tutti questi anni (dalla 3D Realms prima e dalla Tryptich Games poi) e che, contratto sul brand appena acquistato in mano, si siano detti: “fanculo, rattoppiamo i buchi e vendiamolo così com'è adesso... Per il seguito penseremo a qualcosa di meglio”. È l'unica spiegazione che riterrei accettabile. Spero che ora si mettano a programmare un motore nuovo partendo dall'Unreal Engine 3.5, o il Source, o quello della ID - o da zero, se preferiscono - e ci diano finalmente un seguito degno di quel capolavoro assoluto che è Duke Nukem 3D. Questo Forever spero sia servito solo per chiudere un bruttissimo capitolo della storia di questo marchio.

Cosa si salva?

Si salva il sarcasmo del Duca, sempre doppiato da Jon St. John (evitate accuratamente la versione italiana, ovviamente. Non perché sia doppiata male, ma perché non può proprio reggere il confronto), ma non il suo nuovo fisico da vecchio decrepito; si salvano i boss enormi, ma non i modi molto “scemini” ed eccessivamente semplici con cui devono essere fatti fuori; si salvano le armi importate direttamente dal vecchio DN3D, ma non il modo in cui sono implementate (raggio restringente e gelante su tutti, per non parlare dello stupidissimo limite di quattro pipe e quattro trip bomb... Addio imboscate!); si salva l'ambientazione di Las Vegas che è diventata praticamente un tempio adorante di Duke, ma non il resto della storia, che vuole mettere troppo senso in un gioco che senso e realismo quasi non ne dovrebbe avere.

Multiplayer classico Dukizzato
Si salvano le modalità multiplayer? Se non avete grosse pretese e vi accontentate delle solite, trite e ritrite modalità, immagino di sì. Deathmatch, Deathmath a squadre, Hail to the King (che altri non è se non il King of the Hill, cioè la modalità a punti di controllo) e Capture the Babe, versione con le pupe del Duca al posto della classica bandiera da rubare. Peccato che online ai problemi già elencati di pesantezza dell'engine si aggiungano anche notevoli problemi di netcode, che danno vita a lag incomprensibile, sia sui server pubblici che sui server dedicati creati dagli utenti (anzi... Incredibilmente nei primi ci sono ancora più problemi, incredibile).
Inoltre, il single player è stato messo paro paro in un contesto multiplayer, senza minimamente pensare al bilanciamento. Pensate cosa può fare un qualsiasi giocatore che sia in grado di mettere le mani su un Devastator. Automaticamente, la difficoltà del gioco consiste nell'imparare a memoria la mappa, sapere dove spawna il Devastator, e arrivarci prima degli altri. Che divertimento.
Gli achievement nel gioco online sono chiamati “challenge”. Ogni challenge vale un tot di punti (in modo simile alle skillshot di Bulletstorm). Con i punti potete personalizzare il vostro Duke Nukem cambiandogli i vestiti (sì, perché online tutti i giocatori sono Duke Nukem), o acquistare arredamento per il vostro appartamento, una sorta di bacheca dei trofei. Insomma... Non è che si devono per forza mettere modalità multiplayer in tutti i giochi, eh.

Comprare o non comprare, questo è il dilemma

Con il cuore pesante, sono costretto a non consigliare l'acquisto; men che meno ai prezzi da capogiro a cui l'hanno fatto uscire: quasi 50€ per la versione standard (anche se si trova online a 30€, son comunque troppi), l'abominevole cifra di 62€ per l'edizione speciale “palle d'acciaio”. Aspettate gli sconti Steam perché, Duca o non Duca, questo gioco non vale assolutamente più di 20€, e sono generoso.

Punti forti: il carattere da spaccone di Duke.

Punti deboli: cortissimo (10 ore). Scelte di gameplay “realistico” ampiamente discutibili (salvataggio a checkpoint, due sole armi alla volta, salute rigenerante...). Grafica ma soprattutto performance assolutamente obsolete. Multiplayer poco curato. Venduto come gioco tripla A a prezzi esorbitanti.

Requisiti
I requisiti minimi consigliano un Dual Core a 2Ghz, 1Gb di RAM e una Geforce 7600/Ati Radeon HD 2600. Io con il mio Dual Core a 3Ghz, 4Gb di RAM e una Geforce GTX 285 ho riportato i problemi di scatti e freeze di cui sopra. Fate voi.
Lo spazio occupato sull'HD è di 10Gb. Forse l'unica richiesta onesta del gioco.

Francesco Stefanacci

Redazione Nove da Firenze