Aborto: la vela fiorentina dei ProVita con lo slogan “Prenderesti mai del veleno?”

Spadi (Pd): “Rimuovere i manifesti antiaborto: presentata una mozione in consiglio regionale”. Bundu e Palagi (SPC): "Grave che in città trovi spazio una propaganda che non comunica idee, ma attacca l'autodeterminazione delle persone". L'assessore Albanese: "Inaccettabile disinformazione sanitaria. Non abbiamo autorizzato questa pubblicità"


Firenze- Un’immagine di una donna apparentemente morta a terra con una mela morsicata accanto, presumibilmente un frutto avvelenato a simboleggiare la pillola RU 486, accompagnata dal testo "Prenderesti mai del veleno? Stop alla pillola abortiva Ru486, mette a rischio la salute e la vita della donna e uccide il figlio nel grembo”. Dopo il clamore in altre città e a livello nazionale, i manifesti di ProVita contro l’aborto sono arrivati anche a Firenze in forma di vela. Scontato lo strascico di polemiche. “Prenderesti mai del veleno? Stop alla pillola abortiva Ru486, mette a rischio la salute e la vita della donna e uccide il figlio nel grembo”: è partita la campagna #dallapartedelledonne, e questo è il messaggio di Pro Vita & Famiglia riportato su maxi manifesti affissi e su decine di camion vela apparsi a Firenze e in numerose altre città italiane per denunciare l’aborto farmacologico.

Una mozione per chiedere l’immediata rimozione dei manifesti è stata presentata lunedì 14 dicembre in consiglio regionale da Donatella Spadi e Elena Rosignoli, consigliere del Partito democratico. “La Toscana – afferma Donatella Spadi, medico e membro della commissione sanità - è stata la prima Regione ad adottare l'aborto farmacologico con la Ru486. Fummo i primi a partire acquistando la Ru486 all'estero, ritenendola più sicura dell'aborto chirurgico. Poi nel 2014 il Consiglio sanitario regionale adottò un parere, dichiarando non necessario il ricovero ospedaliero. A giugno 2020 una nuova evoluzione con la possibilità di attuare l'interruzione volontaria di gravidanza farmacologica anche nei poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati e funzionalmente collegati agli ospedali. Anche in questo caso siamo stati la prima Regione”.

“Si tratta - dice Elena Rosignoli - di un attacco inaccettabile, vergognoso e oscurantista nei confronti dei diritti delle donne. Una affissione meschina, che racconta falsità e non è certo dalla parte delle donne, come recita il richiamo con l'hashtag. Questa è violenza e disinformazione è voler spaventare e riportarci al medioevo.” Dichiara la consigliera Rosignoli che precisa: “La Ru486 è stata inclusa dall’OMS nella lista delle medicine essenziali, è evidente che si tratta di una campagna antiabortista, omofoba e misogina per distruggere l’auto determinazione della donna”.

“L’interruzione volontaria della gravidanza, legale in Italia in base alla legge 194/78 – affermano le consigliere del Pd Spadi e Rosignoli - una legge fortemente voluta dalle donne e confermata da un referendum popolare per mettere fine alle tragiche conseguenze degli aborti clandestini. Quello che consentirebbe di ridurne ulteriormente il numero è una diffusione capillare dell’educazione alla sessualità e degli anticoncezionali sicuri a costi accettabili per tutte le donne e le ragazze. La RU486 somministrata senza ospedalizzazione, come da Linee guida del Ministero della Salute, permette di rendere accessibile l’interruzione di gravidanza in sicurezza a tutte le donne, in particolare a coloro che vivono in regioni con un alto tasso di obiezioni di coscienza, che ancora non sono state risolte con l’assunzione di medici ginecologi non obiettori per garantire la piena applicazione della legge 194. Nessuna donna – affermano Spadi e Rosignoli - affronta l’interruzione di gravidanza come una passeggiata, nemmeno quando prende la RU486. Ma tutte le donne pretendono che la loro libertà di scelta e il diritto di decidere del proprio corpo siano pienamente rispettati. Riteniamo pertanto che non si possano accettare simili offese. Noi ci batteremo sempre affinché i diritti e le libertà delle donne e degli uomini non vengano messi in discussione e siamo ferme nel ribadire l'autodeterminazione delle donne sempre e comunque. Chiediamo quindi l’immediata rimozione di questi manifesti, che ledono i diritti e attaccano la libertà delle donne, un’ennesima violenza che non siamo disposte a tollerare”.

"Tutta l'Italia è ferita dalla campagna di un movimento che ha deciso di lanciare una crociata contro la pillola Ru486. Un corpo di donna presentato come cadavere pieno di veleno campeggia per le strade di Firenze. Il Sindaco di Bergamo ha avuto la decenza di impedire che facesse mostra nella sua città. Lunedì chiederemo in aula se lo stesso si ha intenzione di fare sul nostro territorio -intervengono Antonella Bundu e Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune- Scegliere di chiamare un farmaco veleno è pura disinformazione. In questo periodo le voci reazionarie sono scandalizzate dallo spettacolo che offrono i progetti educativi nelle scuole, ma per le stesse va evidentemente bene che una salma campeggi a piena vista di tutta la cittadinanza, veicolando un messaggio violento, che fa dell'essere umano un oggetto di mera carne avvelenata, priva di volontà, di autodeterminazione e vittima di un presunto complotto contro la vita. Chi tirerà nel mezzo la libertà di espressione farà la più banale delle operazioni che vorrebbero imporre un unico punto di vista, senza accettare che la storia va avanti e che la civiltà è una faticosa conquista da rinnovare giorno dopo giorno".

"A chi sta facendo questa propaganda non gliene frega nulla della RU486 ma vuole solo lanciare un messaggio per convincere le donne a non abortire. Legittimo il loro credere che lo zigote fecondato sia un essere umano così come è legittimo credere che esista un Dio che ci organizza la vita prima, durante e dopo la morte. Ma finisce qui. Anzi, se qualcuna non sapeva cosa fosse la RU486, oggi, incuriosita, si informerà meglio e – ma guarda un po’ - scoprirà che per abortire è molto, ma proprio molto meglio di qualunque altro tipo di strumento" commenta Vincenzo Donvito, presidente dell'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori.

“Questa pubblicità non è stata autorizzata dal Comune di Firenze: consideriamo l’iniziativa una forma di inaccettabile disinformazione, che peraltro fa vigliaccamente leva sulle paure legate ad una situazione di vulnerabilità ed incertezza, come troppo spesso è quella della donna di fronte alla drammatica scelta di interrompere o meno la gravidanza”. Così Benedetta Albanese, assessora a Diritti e pari opportunità del Comune di Firenze in merito alla circolazione di camion vela recanti la propaganda della Onlus Pro Vita & Famiglia, con l’immagine di una donna riversa priva di sensi dopo aver morsicato una mela, e la scritta “Prenderesti mai del veleno? Stop alla pillola abortiva RU486: mette a rischio la salute e la vita della donna e uccide il figlio nel grembo”, riscontrata in questi giorni anche nella nostra città, dopo i manifesti spuntati in molte città italiane.

“Le evidenze scientifiche dimostrano che la pillola RU486 costituisce un’alternativa efficace, meno rischiosa e in molti casi psicologicamente più indicata, rispetto ai metodi chirurgici di interruzione volontaria della gravidanza. – prosegue Albanese - Parliamo di un farmaco ritenuto sicuro dalle autorità sanitarie preposte. Una possibilità in più per la libera determinazione della donna, che il Ministero della salute, con le recenti linee di indirizzo del 12 agosto 2020, ha inteso rafforzare, in modo da assicurare una sempre maggiore attuazione dei principi della legge 194/1978. Assimilare questo farmaco ad un veleno costituisce quindi una falsità, che rischia di sconcertare le pazienti e causare danni sociali molto gravi. Per evitare che questa falsità si diffonda, e difendere una conquista civile continuamente minacciata, il Comune di Firenze chiede che al Ministro della salute di intervenire con decisione, in ogni opportuna sede”.

“Nel frattempo, il Comune di Firenze rileva che la pubblicità sembra porsi in contrasto anche con le vigenti previsioni regolamentari comunali. – prosegue Albanese - Infatti, anche se la pubblicità sui camion vela non necessita di preventiva autorizzazione, l’art. 10 del regolamento sulla pubblicità stabilisce che il messaggio pubblicitario debba garantire, tra l’altro, ‘il rispetto della dignità umana e dell’integrità della persona’. Un principio su cui questa campagna pubblicitaria è in evidente contrasto; veicolando un messaggio volto a terrorizzare riguardo all’uso di una procedura medica che viceversa risulta di regola meno pericolosa ed invasiva delle alternative disponibili, finisce quindi col mettere in pericolo la salute psichica e fisica delle donne - e non solo di esse, stante le implicazioni famigliari e sociali che inevitabilmente un aborto porta con sé”.

“Pertanto, stiamo provvedendo a diffidare il gestore della pubblicità in questione dal continuare a diffonderla, ed è stato dato mandato all’Avvocatura comunale di approfondire la sussistenza dei presupposti per applicare eventuali ulteriori sanzioni”, conclude Albanese.

Redazione Nove da Firenze