Vini: stasera appuntamento a Palazzo Corsini

L'anteprima dell'Associazione Grandi Cru Costa Toscana "ospitata" a casa dei principi sul Prato

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
15 Febbraio 2026 23:36
Vini: stasera appuntamento a Palazzo Corsini

Per decenni, l’immaginario collettivo dell’enologia toscana è rimasto ancorato alle geometrie perfette delle colline interne: il rigore del Chianti Classico, la maestosità del Brunello di Montalcino, l'eleganza storica del Nobile di Montepulciano. È la Toscana dei borghi medievali, cuore antico che batte tra Firenze e Siena. Eppure, negli ultimi anni, un nuovo orizzonte si è imposto all’attenzione del pubblico: la terra lambita dal sale e sferzata dal vento, dove l'innovazione non rinnega la tradizione. La Costa Toscana è un laboratorio di eccellenza dove il mare smette di essere sfondo per farsi ingrediente. Se la Toscana centrale rappresenta l’anima storica, la Costa è il suo respiro vitale, una "nuova frontiera" capace di trasformare la sapidità marina in una cifra stilistica irripetibile.

L'eccezionalità dei vini costieri non è un dono del caso, ma il risultato di una dinamica geografica determinata dalla "circolazione forzata" dell'aria. Mentre l'entroterra può soffrire di eccessi termici, la Costa gode di un controllo climatico naturale che garantisce maturazioni lente e profili aromatici vibranti.

Questa architettura climatica si poggia su tre pilastri:

  • L’intersezione geografica: I fiumi (Magra, Serchio, Cecina, Cornia, Ombrone) scorrono perpendicolari al litorale, mentre le catene montuose e collinari si sviluppano parallelamente alla costa.
  • Il richiamo delle brezze: Durante l’estate, la superficie del mare riflette la luce solare potenziando la fotosintesi, mentre il calore della terra richiama il Maestrale, un vento asciutto che regola la temperatura e asciuga l’umidità, prevenendo malattie crittogame.
  • Il contrasto dei venti: Se in primavera soffiano lo Scirocco e il Libeccio, carichi di salsedine, l'estate è dominata dal movimento rotatorio dell'aria che, incanalandosi tra le valli fluviali e i rilievi, rimuove il calore in eccesso, preservando l'acidità e la freschezza dei cru.

Oggi Bolgheri è sinonimo di rossi monumentali, ma la sua genesi ufficiale nasconde un paradosso affascinante. Mentre il Marchese Mario Incisa della Rocchetta già nel 1944 piantava le prime marze di Cabernet (ottenute dai Marchesi Salviati di Migliarino) a Castiglioncello la burocrazia seguiva un altro ritmo. La DOC Bolgheri nacque infatti nel 1984 esclusivamente per bianchi e rosati; per il riconoscimento ufficiale dei rossi si dovette attendere il 1994.

È commovente ricordare che quando Giacomo Tachis collaborava alla nascita del mito Sassicaia, il paesaggio bolgherese fosse dominato dai frutteti e la comunicazione puntasse sulla freschezza estiva: "Percorrendo la vecchia statale Aurelia all’altezza di Donoratico nel 1964, i cancelli della Tenuta Belvedere dei Marchesi Antinori erano sormontati da giganteschi cartelloni pubblicitari con il claim: 'Qui si produce il Rosé di Bolgheri'."

Questo territorio ha saputo evolvere da una vocazione "leggera" a una potenza mondiale, dimostrando che la Costa Toscana è un organismo in continua mutazione.

Se i vitigni internazionali hanno trovato qui una "versione mediterranea" capace di sfidare l'eleganza atlantica di Bordeaux, l'anima più selvaggia della costa risiede nelle sue isole. Qui regna l’Ansonica (o Ansonaco), un’uva difficile, dalla buccia spessa e riottosa, che sembra letteralmente avere i "piedi nel mare".

Nelle isole, e in particolare al Giglio, si pratica una viticoltura eroica: piccoli appezzamenti arroccati su pendenze vertiginose, dove l'assenza di macchinari obbliga a un lavoro manuale quasi sacro. Il valore di questa fatica ha raggiunto vette incredibili: una bottiglia di Perseo&Medusa di Pier Paolo Giglioni è stata battuta a Shanghai per la cifra astronomica di € 300.000. Un segnale inequivocabile: i cru di scoglio della Costa Toscana sono entrati di diritto nel firmamento del lusso mondiale.

La Costa Toscana non è solo il regno del Merlot — che si esprime con precisione magistrale sui flysch di Suvereto — o del Cabernet. Grazie all’impegno dell’Associazione Grandi Cru della Costa Toscana, questo territorio è diventato un custode della biodiversità ampelografica. La complessità geologica, che spazia dai gabbri vulcanici di Riparbella ai tufi di Pitigliano e Scansano, fino ai minerali ferrosi dell’Elba e della vigna del Sassicaia, accoglie vitigni rari che rischiavano l'oblio:

  • Pollera Nera e Vermentino Nero (Massa e Carrara)
  • Massaretta e Luadga
  • Barsaglina (conosciuta localmente come Merla)
  • Ciliegiolo (che sui suoli vulcanici di Sovana raggiunge vette di carattere assoluto)

Questa varietà non è semplice curiosità: è l'essenza di un terroir stratificato, dove la mineralità del marmo di Carrara incontra la struttura solida di un Sangiovese che, sulla costa, si fa più morbido e dinamico rispetto ai fratelli dell'interno.

Il frutti di questa terra sono stati celebrati stasera a Firenze. In una cornice di ineguagliabile prestigio. Filippo Corsini, insieme a Duccio Corsini (Presidente Grandi Cru della Costa Toscana) e Cesare Cecchi (Presidente Consorzio IGT Toscana), hanno accolto selezionati ospiti e produttori per un evento di gala a Palazzo Corsini sul Prato, alla presenza del Presidente della Giunta regionale Eugenio Giani e della presidente del Consiglio regionale, Stefania Saccardi.

L'appuntamento si è rivelato un viaggio sensoriale completo: partiti da un aperitivo dedicato agli spumanti e ai bianchi minerali della Costa, si è poi proseguito con una cena nella Sala d'Onore. Il menu, rigorosamente a base di cacciagione, era studiato per esaltare i grandi cru rossi, serviti e raccontati direttamente dai produttori associati. Un dialogo autentico in una serata dove la nobiltà fiorentina si è lasciata avvolgere dal profumo del mare.

La Costa Toscana si è confermata anche stasera come una fucina di innovazione, un sistema dove il sole, il sale e i suoli vulcanici cooperano per creare vini che sono emozioni liquide. Non è più la "sorella minore" del Chianti, ma una realtà matura, consapevole del proprio valore e della propria unicità. Se la Toscana storica è il testo su cui si è fondata l'enologia italiana, la Costa ne è la nota a margine più vibrante.

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