Cinema: Grune Rose in prima internazionale a Firenze


Il film, co-prodotto da Visions Milano e Arcigay Firenze “Il Giglio Rosa”, in prima internazionale nel capoluogo toscano il 27 gennaio, in occasione della Giornata Mondiale della Memoria. Un evento senza precedenti: un omaggio straordinario a Richard Grüne, artista e testimone dello sterminio degli omosessuali sotto il nazismo.

In una legnaia persa nel nulla l’odio consumò la più atroce vendetta contro l'amore. Nell’era più oscura e crudele della storia umana, uomini dalle mani di fuoco marchiarono i cuori d’altri uomini con segni di condanna. E l’amore – quando i sicari più spietati conobbero il suo nome – fu braccato, combattuto, privato del suo diritto alla diversità, tormentato e, infine, assassinato. Ma dalle ceneri della follia, ecco il suo spettro e il suo seme (fantasmi e speranze ritornano sempre), rosa come l'inizio del mattino, verdi come germogli. Grüne Rose – regia di Dario Picciau, soggetto e sceneggiatura di Roberto Malini, interpretato da Libero Stelluti, Angelo Cirfiera, Massimo Muntoni, Enzo Maria Cilento, Emanuele Cirfiera, Paolo Riva, Francesco Caci e Giovanni Cirfiera – è il cortometraggio che celebra un mondo tragico, una cultura e una gente distrutte. Il film è co-prodotto da Arcigay Firenze e Visions.

Visions Milano e Arcigay Firenze firmano così una produzione che certamente entrerà nella storia dei corti italiani, e che commoverà il pubblico per la crudezza della realtà con la quale viene raccontato, sotto la chiave di una minoranza perseguitata, il più grande dei genocidi compiuti al mondo. Gli omosessuali sono stati infatti il terzo gruppo, dopo ebrei e zingari, a essere perseguitati, internati e sterminati nei lager nazisti. A causa del Paragraph 175, che condannava l’omosessualità come aberrante nonché minacciosa per la società, sono stati circa centomila gli omosessuali arrestati tra il 1933 e il 1945. Tra questi – secondo i dati forniti da Arcigay – circa quindicimila vennero internati nei campi di concentramento; da documenti ufficiali del regime hitleriano è risultato che solo quattromila furono i sopravvissuti. Numerosi sopravvissuti furono nuovamente incarcerati, ancora in base al Paragrafo 175 del codice penale tedesco, che rimase in vigore fino al 1969. Il tedesco Richard Grüne fu uno di loro. Nel 1933, quando il partito nazionalsocialista prese il potere, si trasferì, dalla città natale Flensburg, a Berlino, accorgendosi ben presto delle misure repressive attuate dal regime contro la sua categoria. I locali per omosessuali vennero chiusi e nei luoghi in cui si incontravano vennero effettuate vere e proprie retate. L’artista è arrestato nel dicembre 1934 insieme ad altri 70 omosessuali, in seguito a delazione. Interrogato duramente, riconosce la propria omosessualità e trascorre cinque mesi in detenzione, quindi torna a casa, sul confine fra Germania e Danimarca. Nel settembre del 1936 è condannato ad altri dieci mesi di custodia cautelare. La Gestapo, tuttavia, prolunga la detenzione e nell’ottobre del 1937 lo deporta presso il campo di concentramento di Sachsenhausen, dove resta fino all’inizio di aprile 1940, quando è trasferito a Flossenbürg. Cinque anni dopo, quando le forze di liberazione americane raggiungono il lager in cui è detenuto, Grüne fugge e raggiunge sua sorella a Kiel. Dal 1934 al 1945 l’artista ha subìto umiliazioni e vessazioni inumane, soprattutto a partire dal 1940, quando Himmler promosse una repressione violenta contro gli omosessuali nei lager, comprendente cure sperimentali farmacologiche, esperimenti chirurgici, tortura e castrazione. Nel 1947 L’artista cerca di portare all’attenzione del mondo la tragedia della deportazione degli omosessuali, pubblicando un portfolio di sue litografie in edizione limitata: Passion de XX Jahrhunderst, Passione del XX secolo. Dopo la fuga, trascorre molti anni in Spagna, per tornare in seguito a Kiel, dove muore nel 1983.

Grüne Rose, realizzato dagli stessi regista e sceneggiatore della nota cineistallazione “Binario 21” – che raccontava la deportazione di Liliana Segre –, nonché del kolossal in digital reality “Dear Anne. The gift of hope” – la storia di Anne Frank in 3D che gli artisti della 263 Films stanno mettendo a punto –, vuole essere un omaggio alla memoria, alla forza e al coraggio di Richard Grüne: il coraggio di raccontare ciò che per troppo tempo era stato taciuto.

Il 26 gennaio, in via del Leone 60 a Firenze – sede del Comitato Provinciale Fiorentino Arcigay –, si svolgerà il vernissage della mostra fotografica Grüne Rose – Sul set del film, di Steed Gamero e Roberto Malini (già autori della mostra Eldorado Nuova Apertura – Un simbolo di libertà contro il pregiudizio, esposta a Firenze in occasione della Giornata Mondiale Contro l’Omofobia 2006), alla presenza degli autori, del regista Dario Picciau e dell’attore-protagonista Libero Stelluti, che illustreranno al pubblico e alla Stampa le fasi di realizzazione del cortometraggio e svilupperanno una riflessione artistica e storico-culturale sull’Omocausto (Olocausto degli omosessuali).
Sabato 27 gennaio, a partire dalle 20,45, presso l’Altana (ex convento delle Leopoldine) di Piazza Tasso, n°1, Firenze, si svolgerà invece la prima internazionale del film, alla presenza, oltre che del cast, di rappresentanze istituzionali e della comunità GLBT.

Grüne Rose ha già suscitato interesse tra comunità GLBT internazionale: in particolare lo studioso Gerard Koskovich, conosciuto e rispettato in tutto il mondo per le sue ricerche sulla storia omosessuale e in particolar modo sulla persecuzione attuata dai nazisti contro i “triangoli rosa”, si è complimentato vivamente con i produttori per la realizzazione del cortometraggio. Il Mémorial de la Déportation Homosexuelle di Parigi e la GLBT Historical Society di San Francisco hanno inoltre concesso il loro alto patrocinio per l’iniziativa.

Francesco Piomboni e Matteo Pegoraro – Presidente e Segretario de “Il Giglio Rosa” – si dicono estremamente soddisfatti del lavoro svolto da Picciau, Malini e Gamero: “Sono artisti eccezionali con cui abbiamo il piacere di collaborare da tempo, e che ancora una volta ci hanno sorpreso. Lavorano per la salvaguardia dei diritti umani e civili, e questa ne è un’ulteriore, validissima dimostrazione”.

Redazione Nove da Firenze