Rubrica — Mostre

Sviluppo urbano e tradizione, per la X Florence Biennale

Franca Pisani - Un insolito dettaglio

423 artisti da 62 Paesi, per un’edizione, la decima, contrassegnata da una forte coscienza civile. Fino al 25 ottobre alla Fortezza da Basso, Padiglione Spadolini. www.florencebiennale.org.


FIRENZE - L’antica polis greca fu una realtà sociale e politica nella quale si compendiavano il bello e il giusto dell’utopia platonica, le cui leggi, valide per tutti i cittadini, richiamavano l’ordine naturale dell’universo. Al suo interno il dialogo e il confronto era strumenti di partecipazione democratica, una democrazia vissuta con profondo senso del dovere, ed esercitata nell’interesse della collettività. A questo antico spirito si rifà la decima edizione della Florence Biennale, diretta da Jacopo Celona e curata da Rolando Bellini e Melanie Zefferino, e dall’emblematico titolo Art and the polis.

La polis contemporanea ha la dimensione di una grande città, ovvero di una comunità composita e organica, dinamica e partecipata, ma non di rado scossa da tensioni, anche etniche, causate da un vertiginoso aumento dell’immigrazione, che ha messi in crisi equilibri già delicati. In questa polis, profondamente diversa da quella antica, si muovono gli artisti, con un ruolo sicuramente cambiato rispetto al passato, quando, fino all’Età Ellenistica, erano considerati alla stregua di artigiani capaci di riprodurre la bellezza della natura. Oltre due millenni più tardi, l’artista ha il ruolo di coscienza critica della società, ha il dovere morale di istillare dubbi, affrontare temi scomodi, sollevare domande, e contribuire a diffondere la bellezza, un concetto che sta alla base dell’armonia civile. In questo senso, la Fortezza da Basso sarà, fino al 25 ottobre, una polis nella polis, cittadella dell’arte internazionale, sottile metafora di come l’arte e la cultura debbano essere tutelate contro la barbarie della guerra e del fanatismo. Da questo punto di vista, spicca la presenza di Morehshin Allahyari, artista iraniana che, attraverso l’utilizzo di stampanti a tre dimensioni, riprodurrà alcune delle antiche sculture del Museo di Mosul, distrutte dalla furia iconoclasta dell’ISIS. Una performance artistica che sensibilizza le coscienze circa la salvaguardia del patrimonio artistico mondiale, e una voce forte contro il terrorismo, di qualsiasi genere esso sia. Anche per questo, l’artista sarà insignita del Premio Speciale del Presidente per l’impegno nella tutela del patrimonio culturale. La forte presenza di artisti mediorientali, e da Paesi musulmani in genere, a questa decima Biennale, è sintomatica della determinazione di questi popoli a dialogare con l’Occidente nel segno della pace della cultura, rifiutando completamente atteggiamenti di chiusura che porterebbero soltanto a ignoranza e stagnazione. In questo senso, si coglie con evidenza il dialogo apertosi all’interno della polis degli artisti.

Nell’anno di Expo, anche la Florence Biennale entra nell’ottica della sostenibilità e del recupero delle tradizioni, sia in ottica artistica che alimentare. A quest’ultimo proposito, sotto il patrocinio di Expo 2015, la cena di gala del 25 ottobre sarà preparata da un famoso chef stellato, con un menu completamente gluten free, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla piaga della celiachia. Inoltre, per la prima volta, sono presenti in mostra le categorie artistiche del gioiello, della ceramica e del tessuto, in omaggio alla tradizione artigiana delle città italiane, realtà artistiche che a partire dal Rinascimento hanno contribuito a mantenere alta la considerazione dell’Italia nel mondo. In particolare, in Toscana la tradizione artigiana è sempre stata ai massimi livelli, fulcro di quelle operose cittadine che furono un modello sin dall’Età Comunale.

Ma la riscoperta di artigianato e tecniche tradizionali non si ferma all’Italia; da segnalare la presenza del Movimento Neo-inchiostro, composto da artisti cinesi e incentrato sulla reinterpretazione contemporanea di antiche tecniche che prevedono l’uso dell’inchiostro su seta e carta di riso.

Intendendo la polis nel suo senso più ampio, cioè antico, la siciliana Mimma Alessandra, con mediterraneo lirismo immortala le vestigia dell’anfiteatro di Taormina (Radici della memoria, 2015). Un’opera quanto mai opportuna, se si considera che il teatro era uno dei luoghi più importanti della vita della polis, e sino ad oggi ha continuato ad essere uno spazio di dibattito democratico sulla società.

Ma la città contemporanea, lo accennavamo di sopra, è un coacervo di luci, culture, etnie, strade, edifici, strutture di ogni genere, e anche, purtroppo, afflitta da problematiche a vari livelli, quali inquinamento, sovrappopolamento, carenza di servizi e infrastrutture, povertà e sottosviluppo. È su questi punti critici che si spinge l’impegno di tanti artisti che affrontano le realtà dei Paesi emergenti, quelli dove più concentrano queste problematiche. L’austriaca Judith Klein, in un colorato collage a tecnica mista in rilievo, ci parla della caoticità delle favelas brasiliane, con il loro sottofondo di povertà, criminalità, prostituzione. La vivacità dei colori riproduce fedelmente le facciate delle baracche, che non basta però a spezzare lo squallore della miseria quotidiana che vi si respira. Un’opera che l’artista ha riempito fino all’ultimo centimetro, rendendo appieno l’idea, anche grazie al rilievo in primo piano, della precarietà di baracche l’una attaccata all’altra, su fianchi collinari sempre più erosi, e sempre più soggetti a frane e crolli. E ancora, Yi Zhu, giovane artista cinese, riflette sulle dimensioni dell’inquinamento che affligge il suo Paese (ma non solo il suo), nelle due tele della serie Realm – World, la prima delle quali raffigura un panorama urbano fatto di grattacieli, palazzi, edifici industriali, il tutto declinato in una tinta grigio-bluastra, con sfumature nebbiose, a significare la cappa di smog. L’altra tela, negli stessi colori, raffigura una giovane donna con il volto coperto da una maschera di garza, poco efficace rimedio contro l’inalazione di quelle polveri venefiche. A poco serve la buona volontà dei cittadini, se la politica non interviene con decisione. Un artista, Yi Zhu, che attacca velatamente Pechino, e sensibilizza l’opinione pubblica sulla necessità di migliorare le condizioni di vita nelle città. Con stile appena elegiaco, ma efficace nella forma, il suo connazionale Dong Xu, in delicati oli su tela, raffigura piccole cittadine ancora a misura d’uomo, dove la strada di grande scorrimento non ha ancora sostituito i vicoletti antichi, su cui si affacciano abitazioni in stile circondate da alberi e cortili, e il silenzio garantisce la quiete. Un gesto artistico per ricordare come le grandi dimensioni non siano sempre, per una città, indice di progresso, ma siano molte volte indice di un basso livello della qualità della vita. È questo uno dei nodi da affrontare nel millennio, ovvero trovare il compromesso fra dimensione urbana - dettata dalle esigenze dei nuovi stili di vita -, e qualità della vita. Non soltanto a livello materiale, ma anche, e forse soprattutto, spirituale. Il brasiliano Osvaldo Chiquesi, nella serie di oli su tela Cities, concentra la sua attenzione sulla solitudine dell’individuo nelle metropoli occidentali contemporanee, perso in una folla che lo sfiora con indifferenza, che si muove senza vedere, concentrata soltanto sulle proprie occupazioni. Migliorare le città, significa anche renderle più accoglienti, umanizzarle; ma per farlo, occorre che a cambiare sia, in primis, la mentalità di chi le abita, recuperando quelle radici spirituali che il ritmo frenetico e il progresso tecnologico hanno fatto in gran parte dimenticare.

Si tratta di una Biennale, questa, dalla profonda coscienza civile, che ha portati a Firenze artisti da tutto il mondo per ricordare ancora una volta come l’arte possa essere uno strumento di riflessione, in grado di portare efficaci contributi al miglioramento della vita quotidiana, sia in senso materiale, sia spirituale.

Da sottolineare, infine, l’attenzione riservata alla tutela dell’ambiente: sabato 17 e domenica 18 ottobre, Emmanuela Panzarini realizzerà Preserve Green, una performance contro la piaga della deforestazione. Seimila palloncini verdi, simbolo di altrettanti alberi, saranno posizionati sul piazzale davanti al Padiglione Spadolini, per ricordare com’era quando era un prato. I palloncini potranno essere acquistati dal pubblico, per tre Euro l’uno, e poi ricollocati all’interno dell’opera. Il ricavato sarà utilizzato per l’acquisto di alberi di cacao in Camerun, nei terreni devastati dal taglio illegale che coinvolge numerosi villaggi della Regione Centrale.

Infine, volendo espandersi capillarmente in città, Florence Biennale propone, negli spazi del nuovo Palazzo di Giustizia - che per la prima volta in assoluto si apre a collaborazioni del genere -, Per Desdemona, la personale di Franca Pisani che in ventotto opere racconta per metafora la piaga della violenza sulle donne, purtroppo ancora strettamente attuale. Una piaga sulla quale l’arte non si esime dal riflettere.

Una Biennale ricca di idee, di proposte, di riflessioni, che contribuisce non poco a mantenere la città di Firenze all’interno della scena artistica contemporanea internazionale.

Niccolò Lucarelli

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